La nostra squadra (San Filippo Neri) e il derby memorabile

Di Francesco Bergami, Mattia Gobbi, Klevin Ballabani

3/11/2026

Siamo tre nuovi giornalisti appassionati calciatori e quindi vi proponiamo un articolo – cronaca di una partita che abbiamo giocato e che è stata davvero memorabile!

Domenica 25 ottobre, alle ore 10:30, al campo sportivo Soressi di Castel San Giovanni inizia un derby pazzesco: San Filippo Neri contro la grande Borgonovese.

Fischio di inizio, la palla è della Borgonovese. Dopo poco, la Borgonovese passa in vantaggio, ma dopo cinque minuti Francesco Bergami segna il goal del pareggio e il primo tempo finisce così. Il secondo tempo è parecchio eccitante perchè ci sono goal pazzeschi, tra cui quello di Klevin Ballabani che, con un tiro da fuori area, piazza una bomba sotto l’incrocio dei pali. Il secondo tempo termina così 4 a 2 per il San Filippo.

Il terzo ed ultimo tempo finisce 1 a 1 e il San Filippo vince il match per 6 a 4. Alla fine San Filippo ha la meglio!

Questa partita è stata molto importante perché la squadra si è dimostrata molto affiata e tra compagni di classe ed ex compagni di squadra ci si conosce quasi tutti. I giocatori, inoltre, hanno dimostrato di pretendere da loro stessi il meglio. A questo punto del campionato, infine, il punteggio vittorioso è stato essenziale per consolidare la nostra posizione in campionato.

Vi terremo aggiornati sull’andamento del nostro campionato.

Dagli stivali di gomma ai telefoni indistruttibili: l’incredibile storia di Nokia

di Federico Maiocchi

3/11/2026

Se pensate che la tecnologia sia nata con gli smartphone touch screen e i social media, vi sbagliate di grosso. C’era un tempo in cui un piccolo logo blu dominava l’intero pianeta. Ma conoscete davvero la storia di Nokia? Preparatevi a scoprire come un’azienda che produceva carta è arrivata a conquistare il mondo! Nel lontano 1865, in Finlandia, un ingegnere di nome Knut Fredrik Idestam aprì una semplice fabbrica di carta lungo le rive di un fiume. Quale fiume? Nokianvirta. È da lì che deriva il nome “Nokia”.

La vecchia fabbrica di Nokia presso il fiume Nokianvirta

In seguito, in quella zona, aprirono una fabbrica di gomma e una di cavi che si fusero per creare la Nokia Corporation. Negli anni Ottanta, Nokia ha capito prima di tutti che il futuro sarebbe stato nei telefoni cellulari e quindi produsse i suoi primi modelli. Erano pesanti ma bellissimi per l’epoca. Se chiedete ai vostri genitori, probabilmente ne hanno avuto uno! Era famoso per tre cose: la batteria che durava giorni (a volte una settimana intera) con una sola carica; il videogioco del serpente “Snake” che mangiava i pallini, il vero antenato di giochi come “Candy Crush” o “Brawl Stars” e la sua resistenza estrema che lo fa considerare “indistruttibile”. Il Nokia 1100 ha ancora il primato per il telefono più venduto della storia dell’umanità, con 250 milioni di pezzi.

Forse non tutti sanno che… La  suoneria più famosa della storia, il celebre motivo Nokia Tune si basa su un pezzo di chitarra classica del 1902, composto da Francisco Tarrega  intitolato “Gran Vals”. Nei primi anni 2000 risuonava quasi 20.000 volte al secondo in giro per il pianeta! Quando arrivava un SMS, i vecchi cellulari Nokia facevano un segnale sonoro (beep-beep-beep beep-beep beep-beep-beep). Quella sequenza non era casuale ma corrispondeva alle lettere S-M-S nel codice Morse. Esistevano anche alcuni codici che, se digitati sulla tastiera, erano in grado di sbloccare menu segreti.

Nokia è stata la prima azienda al mondo produttrice di telefoni per oltre un decennio, vendendo miliardi di dispositivi. Poi, con l’arrivo dell’iPhone, di Samsung e degli smartphone moderni, ha perso il primato perché non ha rinnovato in tempo i suoi sistemi operativi, continuando ad usare Symbian e non Android come gli altri. Oggi Nokia non produce più i telefoni di un tempo (ha ceduto il marchio alla azienda finlandese HMD global, formata dai vecchi capi Nokia nel tempo, che hanno rifatto alcuni telefoni storici come il 3310), ma continua a essere protagonista delle infrastrutture di rete e della tecnologia 4g/5g.

Io ho un Nokia (3330) perché non ho ancora l’età per lo smartphone e poi è un bellissimo telefono! Ha 5 giochi bellissimi, una batteria da ricaricare ogni 5-6 giorni e le cover xpress-one che si possono cambiare sia davanti che dietro. E se pensate che i modelli in bianco e nero siano brutti perché non si possono fare foto, non sapete che, come sfondo ci sono tanti salvaschermo davvero bellissimi!

Pallavolo, che passione!

Di Arianna Merli, Giorgia La Macchia, Greta Crespi, Vittoria Imperio e Joele Qejvani

27/10/2026

Il campionato italiano di pallavolo maschile serie A è da sempre considerato il più bello e competitivo del mondo. Ogni settimana, i palazzetti si riempiono di tifosi pronti a vedere scambi spettacolari, recuperi mozzafiato e schiacciate micidiali. In questo viaggio del grande volley, abbiamo deciso di raccontarvi la storia di tre campioni speciali, ognuno con una storia unica: chi sono?

Cominciamo con Yuki Ishikawa, che nasce nel 1995 a Okazaki. E’ un pallavolista professionista giapponese, il suo ruolo è schiacciatore e attualmente gioca nel Ziraat Bankkart in Turchia. Inoltre, è anche il capitano della nazionale giapponese. Vanta un’altezza importante pari a 193 centimetri e pesa circa 90 kg. È considerato una vera icona della pallavolo moderna asiatica e fonte di ispirazione per le anime “Haikyuu”, dove viene soprannominato “Re del campo”.

Il secondo giocatore leggendario che ci appassiona è Alessandro Bovolenta, nato nel 2004  a Roma. Attualmente gioca nella Gas Sales Bluenergy Volley Piacenza nel ruolo di opposto. Ha la bellezza di 207 centimetri di altezza, che lo avvantaggia molto nella pallavolo essendo una caratteristica molto importante; inoltre grazie al suo braccio potente e alla sua efficacia in fase d’attacco, già da giovane è riuscito ad entrare nella serie A e nel giro della nazionale italiana.

La terza leggenda è Alessandro Michieletto, classe 2001: uno dei più grandi giocatori della pallavolo mondiale. Il suo ruolo è di schiacciatore, è alto 211 cm e pesa circa 88 kg. Gioca nella Trentino Volley e nella nazionale italiana.

Durante la sua carriera, ha affrontato un momento difficile nel 2026, quando ha avuto una frattura da stress ad una vertebra lombare che lo ha costretto a un lungo stop; lo ha superato grazie a un percorso di riabilitazione ed è tornato in campo. Nonostante la giovane età, ha già vinto tutto quello che un pallavolista può desiderare. Con la Nazionale Italiana è diventato Campione d’Europa nel 2021 partecipando ai Giochi della XXXII Olimpiade di Tokyo e ha vinto la medaglia d’oro al campionato europeo, dove è stato premiato come miglior schiacciatore. Con il suo club, a Trento, ha invece vinto lo Scudetto e la prestigiosa Champions League nel 2024.

Dato che molti di noi ragazzi e ragazze sono pallavolisti, siamo stati molto felici di aver realizzato questo articolo, che ci ha molto appassionato con tanti dettagli relativi ai giocatori, alle loro storie, alle loro difficoltà e alla loro capacità di risollevarsi. Molte volte ci capita anche di prendere ispirazione dai giocatori a cui vorremmo assomigliare, nella nostra vita e nello sport.

I “Se fossi…” della classe 2 A

Bianca Piombino, Adja Fall, Emily Beqiri

03/11/2026

Ricominciando i lavori, all’inizio del nuovo anno scolastico, i ragazzi e le ragazze della classe 2^A si sono messi all’opera e hanno scritto e rielaborato diverse poesie con temi altrettanto diversi e significativi. Una delle rielaborazioni che ci é piaciuta particolarmente è stata “I miei se fossi”, ispirata a una poesia comico-realistica scritta da Cecco Angiolieri (1260-1312). Il poeta, uno dei maggiori della sua epoca, si distingueva perché non amava particolarmente scrivere testi d’amore astratti ma raccontava la sua vita, a volte senza filtri e in modo ironico. La professoressa Antoniotti ci ha quindi chiesto di rielaborare il testo “S’i’ fosse foco” seguendo l’esempio di Cecco Angiolieri, aggiungendo la nostra vita nella poesia e cercando di descrivere cosa ci piacerebbe o non ci piacerebbe essere. E’ stato anche un modo per cominciare a pensare al nostro futuro. Quello che segue è un esempio del lavoro svolto in classe.

“I miei se fossi” di Adja Fall

Se fossi una vespa non pungerei,

se fossi gatto non graffierei.

Se fossi una penna non mi scaricherei mai,

Se fossi un astuccio sarei infinito, sai?

Se fossi una voce sarei gentile,

se fossi un mese sarei aprile.

Se fossi un fucile sparerei un fiore,

se fossi una lumaca non rovinerei l’orto all’agricoltore.

Se fossi qualunque cosa,

cercherei di rendere a tutti la vita gioiosa.

Questa è stata un attività che ci è piaciuta molto, ci è piaciuto approfondire le poesie analizzate durante questo periodo, dimostrando le nostre capacità nel pensare e creare.

La nostra esperienza nel gruppo Scout

Di Bassi Ginevra e Bushi Martina

03/11/2026

Partecipare ai gruppi Scout rappresenta un’esperienza bella e soprattutto utile perché insegna a cavarsela da soli, ma anche ad affrontare le diversità del mondo che ci circonda. Il gruppo scout del nostro paese si chiama: “Gruppo Scout Castel San Giovanni 1“ ed ha festeggiato il 60^ anniversario della sua nascita. La sede si trova in Via Parpanese 1 ed è composta da una sede per i lupetti (tana), una per il reparto, una per il clan, un salone, una cucina, un magazzino e un grande prato. Il gruppo comprende le seguenti fasce di età: da 8 a 11 anni i bambini entrano a far parte dei Lupetti, da 12 a 16 anni si passa al Reparto, dove ci si divide in squadriglie e, da 16 a 21 anni si entra nel Clan. Successivamente si può proseguire in Comunità Capi. Il gruppo è formato in totale da 90 persone, senza contare i nuovi arrivati di quest’anno 2026/27.

Le feste più sentite del gruppo sono le seguenti: le cerimonie di chiusura e apertura, che sono per tutti e, a seguire, la festa di primavera, che è un raduno e un momento di festa organizzato annualmente dalle zone dello scautismo. Infine, dobbiamo ricordare  il “San Giorgio”, che viene festeggiato dal reparto annualmente ed è una delle ricorrenze più importanti del movimento scout mondiale: l’evento è in onore di San Giorgio, patrono degli scout.

La promessa di Ginevra

Si entra ufficialmente nel gruppo scout con un momento ufficiale e solenne: la promessa, un impegno a seguire i valori di onestà, rispetto e cortesia che dura tutta la vita. Quando abbiamo iniziato a frequentare gli scout nei Lupetti, alle elementari eravamo timide e silenziose, ma dopo un po’ di tempo ci siamo ambientate e abbiamo iniziato a fare amicizie e a sentirci a nostro agio. I capi scout ci hanno aiutato ad entrare nel gruppo e a tirare fuori le nostre emozioni. Con il passare del tempo, il nostro branco è diventato come una famiglia. I Lupetti si chiamano così perché, durante il percorso, viene raccontato il “Libro della giungla” dove un ragazzino, Mowgli, si perde nella giungla e viene accolto da un branco di lupi: infatti ogni capo dei lupetti si chiama con il nome di un personaggio del libro stesso.

La promessa di Martina

Da pochi mesi, io, Ginevra, dai Lupetti sono passata in Reparto. Sono stata accolta dalla squadriglia dei Puma e non vedo l’ora di fare la prima uscita insieme. Dovrò imparare a cucinare e a montare una tenda… che emozione! Io, Martina, sono entrata a far parte del reparto circa un anno fa. Consigliamo a tutti questa esperienza, perchè fa scoprire le capacità che abbiamo dentro e aiuta a credere in se stessi, insegnando il rispetto per gli altri e l’importanza di aiutarsi a vicenda, senza escludere nessuno.

La Carta dei Diritti della 2 C

di Valentina Lakha

2/10/2026

Spesso penso che la scuola sia considerata soltanto un luogo in cui studiare e rispettare delle regole. In realtà, per me, è anche uno spazio in cui posso sentirmi ascoltata, accolta e rispettata. Proprio per riflettere su questi aspetti, la prof.ssa Dionedi Chiara ha proposto alla mia classe, la 2^C, un’attività speciale che ci ha portato alla realizzazione della Carta dei Diritti della classe. Durante la quarta ora di un giovedì, ho ricevuto, insieme ai miei compagni, dei foglietti colorati sui quali ho scritto parole e brevi frasi per esprimere bisogni, desideri e diritti importanti sia nella vita scolastica, sia in quella personale. Per aiutarci nella riflessione, la professoressa ha scritto alla lavagna alcuni esempi che potevano servirci da spunto, lasciandoci però la totale libertà di esprimere i nostri pensieri.

Una volta terminata la scrittura, ho ritagliato il mio foglietto e l’ho trasformato in un piccolo omino stilizzato e colorato, diverso da tutti gli altri.Successivamente, ho ascoltato la professoressa mentre leggeva ad alta voce alcuni dei messaggi raccolti. I testi scritti sugli omini erano anonimi, perché non avevamo scritto il nostro nome. Durante la lettura, quando mi riconoscevo nelle parole ascoltate, potevo alzare la mano. Questo momento è stato particolarmente significativo, perché mi ha permesso di comprendere come molti bisogni, paure e desideri fossero condivisi da tutta la classe. Attraverso l’ascolto reciproco, ho potuto vivere un clima di maggiore comprensione, rispetto ed empatia. Al termine dell’attività, tutte le idee raccolte sono diventate parte della “Carta dei Diritti della 2^C”, un documento che rappresenta anche i miei valori e i miei bisogni.

Questa esperienza mi ha insegnato che ho il diritto di essere ascoltata, rispettata e compresa. Per me, la Carta dei Diritti non è soltanto un progetto scolastico, ma anche un simbolo di collaborazione e di crescita comune, che ricorda come una classe unita nasca dall’ascolto e dal rispetto reciproco di tutti.


La Passeggiata della Legalità 

Di Adja Fall e Bianca Piombino

26/5/2026

I ragazzi di 10 classi della scuola secondaria “G.Mazzini”, tra prime e seconde, hanno partecipato alla Passeggiata della Legalità, un momento conclusivo del progetto che si è basato sulla Costituzione Italiana. 

Durante i mesi scorsi, le classi hanno lavorato sulla legalità, leggendo il libro “La Costituzione in tasca” e lavorando con Lorenzo Piva, dell’associazione Libera. Hanno preparato del materiale (poesie, scritte, disegni) per rielaborare quello che hanno fatto.

Quindi, il 21/5 sono partiti per un viaggio attraverso i luoghi della Legalità di Castel San Giovanni.
Il tragitto della passeggiata ha toccato le seguenti tappe:

1.L’angolo della Legalità (presso la biblioteca del plesso “G. Mazzini”)

2.Campo Giochi dedicato ai gemelli Asta, vittime della strage di Pizzolungo

3.Il Comune di Castel San Giovanni, in piazza XX Settembre 

4.L’albero della Legalità, la quercia “Nonna Speranza” in via Carlo Manzella.

Le classi hanno camminato con uno striscione, sul quale è stampata la scritta:  “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” È una frase di Giovanni Falcone che riassume bene il senso della Memoria e della Legalità.

Anche le classi quarte della primaria, il giorno 20/5, hanno fatto visita alla quercia “Nonna Speranza” e portato i loro lavori.

Per noi delle medie, è stata una passeggiata molto significativa, ci ha fatto molto piacere trovare i disegni dei bambini della scuola primaria, inoltre abbiamo scoperto che a Castel San Giovanni abbiamo un meraviglioso monumento alla legalità vivo di cui dobbiamo prenderci cura!

Gita a Camogli e San Fruttoso 

Di Lakha Giulia e Stanojevic Sara

26/05/2026

Nella soleggiata mattinata del 18 maggio, le classi 3E, 3D e 3F della scuola “G. Mazzini” si sono ritrovate, verso le ore 7.00 in piazza Olubra, pronte per partire alla volta di Camogli. Nonostante l’orario, eravamo tutti entusiasti e pieni di energia per la giornata che ci aspettava. Dopo aver sistemato zaini e giacche nell’autobus, il viaggio ebbe inizio. Il tragitto durò circa tre ore e trascorse tra chiacchiere, musica, risate e momenti di riposo. Durante il viaggio, facemmo anche una breve sosta in un autogrill, dove potemmo sgranchirci le gambe e comprare qualcosa da mangiare o da bere prima di ripartire. Poco dopo, finalmente, arrivammo in Liguria, a Camogli, un piccolo borgo affacciato sul mare, famoso per le sue case colorate e il suo panorama suggestivo.

Ad attenderci c’era la guida, Francesca, che ci accompagnò durante tutto il percorso di trekking nel parco naturalistico di Portofino. Fin dai primi passi, ci spiegò molte curiosità sulla zona, raccontandoci la storia del territorio, della vegetazione e dei sentieri del parco naturale. Durante il cammino potemmo osservare panorami spettacolari sul mare e immergerci completamente nella natura.

Anche se in alcuni punti il percorso era un po’ faticoso, continuammo tutti con entusiasmo, aiutandoci a vicenda e godendoci l’esperienza. Lungo il sentiero, Francesca ci mostrò diverse particolarità del luogo, spiegandoci come in passato  quei percorsi e quei terrazzamenti venissero utilizzati dagli abitanti della zona e dai pescatori. Ascoltammo con interesse le sue spiegazioni e approfittammo delle pause per scattare fotografie al paesaggio. Il trekking fu quindi non solo un’attività sportiva, ma anche un’occasione per imparare cose nuove e stare insieme all’aria aperta. Dopo il lungo percorso, raggiungemmo finalmente la spiaggia di San Fruttuoso, un luogo molto suggestivo circondato dal verde e dal mare cristallino.

Qui ci siamo rilassati facendo il pranzo al sacco tutti insieme sulla spiaggia. Grazie alla splendida giornata di sole, molti di noi decisero anche di fare il bagno in mare, nonostante l’acqua fosse ancora piuttosto fresca. Tra tuffi, giochi e risate, quel momento fu sicuramente uno dei più divertenti della giornata. Successivamente, visitammo la famosa chiesa presente a San Fruttuoso, osservando con attenzione la sua particolare posizione affacciata direttamente sulla spiaggia. Francesca ci raccontò alcune curiosità storiche anche su questo luogo, rendendo la visita ancora più interessante.

Restammo colpiti dalla bellezza del paesaggio e dall’atmosfera tranquilla che si respirava in quel piccolo angolo di Liguria. Nel pomeriggio, concludemmo la nostra esperienza con un breve tragitto in traghetto che ci riportò a Camogli. Durante il viaggio, potemmo ammirare ancora una volta la costa, le scogliere e il mare, osservando il panorama mozzafiato. Stanchi ma felici, risalimmo poi sull’autobus per tornare a casa. La gita è stata un’esperienza molto divertente e istruttiva, che ci ha permesso di trascorrere una giornata diversa dal solito insieme ai compagni e agli insegnanti, scoprendo nuovi luoghi e creando bellissimi ricordi da conservare nel tempo.

Un anno di musica con il Gruppo Vocale e Strumentale del plesso “G.Mazzini”

Di Alexandra Negrea

21/5/2026

Da quando abbiamo iniziato il corso musicale con il professor Cirinnà, abbiamo fatto diverse esibizioni: vi parlerò in particolare di quelle del 20, 25 aprile e 9 maggio.

Il 20 aprile siamo andati prima a Ostiano, dove si è esibita una nostra compagna come solista ed è stata un’esperienza bellissima della quale possiamo essere fieri, perché vedere una di noi arrivare a fare un concorso come solista e ottenere un ottimo piazzamento (3° posto), è sicuramente una cosa della quale possiamo essere orgogliosi (ed infatti lo siamo). Successivamente, abbiamo continuato la nostra giornata andando a Ca’ de Mari, dove ci siamo esibite nella scuola primaria come Gruppo Vocale. Abbiamo cantato i brani “Dona Nobis Pacem”, “Sambalelè”, “Caccia siciliana” e “La formica” e, anche se potrebbe sembrare il contrario, per noi il tempo è passato in fretta. Una volta finita la nostra esibizione, ci siamo fermati a osservare quella delle altre scuole e per noi, sentire altri gruppi cantare, è stato molto utile per confrontarci con altre realtà musicali che magari hanno anche più esperienza di noi. Nonostante siamo andate con lo scopo di vedere come fossero le altre scuole a livello di musica, siamo riuscite ad arrivare prime, che è un bellissimo traguardo perchè, per arrivare fino a lì, abbiamo lavorato molto.

Il 25 aprile, siamo andati invece a Sarmato, per eseguire dei brani per la festa della Liberazione. In questo caso, invece, siamo andati anche con il gruppo strumentale che ci ha accompagnato mentre cantavamo. Abbiamo eseguito i brani “Blowin’ in the wind” e “Il mio nome è mai più” ed entrambi hanno avuto delle parti cantate da solisti. Per questi brani, abbiamo lavorato con il professor Valiante e dei ragazzi di Sarmato che si sono rivelati veramente bravissimi e che, nel complesso, hanno svolto un bellissimo lavoro.

Il 9 maggio, invece, siamo andati a ritirare il primo premio del concorso “Enrico Arisi”, una storica competizione dedicata ai giovani musicisti che ha sede in provincia di Cremona e che è dedicata al celebre trombettista solista Enrico Arisi. Una volta arrivate, abbiamo fatto riscaldamento vocale e, dopo un po’, ci siamo esibite con i brani “Dona Nobis Pacem” e “Sambalelè”. Una volta iniziato il secondo brano, è diventato tutto più bello di prima: il pubblico che ci stava ascoltando è diventato silenzioso, eravamo solo noi e il nostro brano, e una volta finito, gli applausi non terminavano più. E’ stato magnifico perché ci ha inizialmente fatto provare un po’ di ansia, poi però, mentre stavamo sentendo più di 300 persone applaudire per noi, abbiamo capito che avevamo raggiunto un traguardo al quale non tutti riescono ad arrivare.

Al ritorno il prof. si chiedeva se ne fosse valsa la pena fare tutto quel viaggio per soli 5 minuti di esibizione e la risposta per noi è ovvia: sì. Non sono stati solo 5 semplici minuti di canto, sono stati 5 minuti che ci hanno fatto capire che tutto il lavoro svolto da quando è iniziato il corso fino ad oggi ha dato i suoi frutti, tutta la fatica si è ripagata. 

Siamo tutte quante fiere di aver partecipato a queste esibizioni e in generale di far parte del Gruppo Vocale della scuola.

Intervista a Filippo Grassi, ex calciatore di Serie A

Di Leonardo Cantoni

26/5/2026

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare uno sportivo, ex calciatore di serie A, Filippo Grassi, e gli abbiamo chiesto dello sport, del lavoro e della vita. Buona lettura!

D: Filippo, lei ha giocato nel Piacenza giovanile quando era in Serie A, ci racconti meglio la sua esperienza.

Filippo Grassi, 2015, Sarmatese

R: Ho avuto la fortuna di entrare nel settore giovanile del Piacenza Calcio all’età di 14 anni, proprio nel periodo in cui il Piacenza esordiva in Serie A. Sono stati anni bellissimi, vissuti interamente nelle giovanili biancorosse fino ad arrivare alla Primavera. Apro una piccola parentesi: la nostra è stata l’unica squadra Primavera del Piacenza a qualificarsi alle finali nazionali, entrando tra le prime otto d’Italia e superando quella che, fino ad allora, era considerata la fortissima Primavera dei fratelli Filippo Inzaghi e Simone Inzaghi. Del resto, nella nostra squadra giocavano talenti del calibro di Alberto Gilardino. Sono stati anni straordinari, culminati con l’aggregazione alla Prima Squadra, che in quel periodo militava stabilmente in Serie A. Ho avuto l’opportunità di disputare numerose amichevoli con i grandi, pur senza arrivare alla convocazione in panchina o all’esordio ufficiale. Ma non ho rimpianti: in quegli anni il livello era altissimo e c’erano davvero tanti giocatori di grande valore.

D: Filippo, ci dica quale soprannome le davano i suoi compagni quando giocava.

R: Beh, diciamo “Pippo Grassi” quel soprannome che nasce nello spogliatoio e poi ti rimane appiccicato per decenni. E poi il paragone con Iván Córdoba (ex giocatore dell’Inter) non è mica male: rapidità, aggressività, uno che compensava centimetri con tempismo e intensità. Era famoso proprio per esplosività e cattiveria agonistica più che per l’aspetto fisico da corazziere.

D: Lei, ha giocato anche in altre squadre prima di andare a Piacenza e anche dopo?

R: Ho iniziato a calcare i primi campi da calcio nella scuola calcio del mio paese, Castel San Giovanni, che ai tempi si chiamava Audax. Abbiamo disputato bei campionati: la nostra annata, la classe 1980, era davvero molto forte. Eravamo tutti ragazzi del paese, cresciuti a pane e pallone. Poi si è aperta la parentesi con il Piacenza Calcio 1919, durata ben otto anni, prima di continuare il mio percorso su tanti altri campi e in diverse categorie: dai semiprofessionisti, con quella che allora era la storica Serie D, fino a tutte le categorie del calcio dilettantistico. Ho giocato fino a 39 anni, poi ho deciso di appendere le scarpe al chiodo, anche a causa del periodo del Covid, che aveva fermato i campionati. In quel momento ho capito che era arrivato il momento di chiudere un capitolo importante della mia vita.

Squadra giovanile del Piacenza, stagione 1995/96

D: E’ vero che lei ha incontrato Luciano Spalletti, (l’attuale allenatore della Juventus) quando lui allenava l’Empoli a inizio carriera?

R: Eh, mi ricordo molto bene anche questo episodio… Eravamo a Empoli per disputare una partita delle finali nazionali di categoria e il nostro allenatore, Maurizio Braghin, che era molto amico di Luciano Spalletti, riuscì a portarlo nei nostri spogliatoi prima dell’inizio della gara per augurarci in bocca al lupo. Poi, da buon toscano, Spalletti non si risparmiò qualche battuta con noi ragazzi… Ah, dimenticavo: ai tempi avevi ancora i capelli!

D: Quale fu la squadra dove ha giocato per la prima volta?

R: Alla tua domanda rispondo: Fidenza. Diciamo che è stata la mia prima vera esperienza al di fuori del contesto in cui avevo militato a Piacenza. All’epoca il Fidenza giocava in Serie D e avevamo tante ambizioni: infatti la rosa era davvero molto forte, con diversi calciatori professionisti scesi di categoria. Lottavamo per salire in C2, purtroppo non siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo, ma resta comunque una bellissima esperienza.

D: Perché ha scelto di non andare avanti a giocare nel Piacenza?

R: Non ho scelto io di lasciare Piacenza. Dopo tanti anni di militanza in quella squadra, è normale che, arrivati a un certo punto, per ovvie ragioni si senta il bisogno di fare un’esperienza altrove, magari andando a farsi le ossa in un contesto diverso, giocando da giovane contro giocatori più grandi e più esperti. Ricordo un aneddoto: durante il mio ultimo anno di Primavera, insieme ad altri due compagni — e in quella stagione eravamo stati tra i migliori per rendimento — ci fu la possibilità di andare al Faenza, che militava in C2, con la formula del prestito. Sarebbe stata un’occasione per confrontarci con il calcio dei grandi e crescere in categoria. Alla fine, però non se ne fece nulla, perché il Piacenza decise di trattenerci per un altro anno in Primavera, aggregandoci nel frattempo alla Prima squadra in Serie A. Oggi ogni tanto mi chiedo come sarebbe andata se avessi preso quella strada: forse la mia carriera avrebbe seguito un percorso diverso

D: Lei ha giocato anche nella Nazionale Italiana dei Geometri, ci racconti meglio la sua esperienza.

R: Essendo geometra iscritto al Collegio dei Geometri di Piacenza, ho avuto la fortuna di partecipare per molti anni al torneo nazionale di calcio a 11 organizzato dai vari collegi provinciali italiani, che ogni anno si svolgeva sulla riviera adriatica. Per noi non era soltanto sport: erano giorni di aggregazione, amicizia e divertimento, vissuti insieme a colleghi accomunati dalla stessa passione per il calcio. La nostra squadra di Piacenza partecipava sempre con grande entusiasmo, accompagnata dal mitico presidente Carlo Fortunati, primo tifoso e vera anima del gruppo. Ricordo con particolare emozione un’edizione del torneo in cui venne organizzata una selezione dei migliori giocatori provenienti dalle diverse province per disputare una partita con la Nazionale Geometri Italiana. Essere convocato tra tanti partecipanti arrivati da tutta Italia fu per me motivo di grande orgoglio e una soddisfazione che porto ancora oggi nel cuore. Conservo ancora il completo di quella partita: non come semplice ricordo sportivo, ma come simbolo di un’esperienza bellissima fatta di passione, amicizia e appartenenza.

D: Che ruolo faceva quando giocava e, se si ricorda quanti gol ha segnato?

Ho iniziato nelle giovanili come il classico stopper: marcatore arcigno, duro sull’uomo, uno di quelli che non mollavano mai l’attaccante. Con il passare degli anni mi sono evoluto nel ruolo di fluidificante di destra, il tradizionale terzino di spinta, sempre pronto ad accompagnare l’azione offensiva e a dare profondità alla squadra. Negli ultimi anni della mia carriera sono poi diventato centrale difensivo, sempre all’interno di una difesa a quattro rigorosamente a zona, che per me rappresentava il vero ABC del calcio. Di gol ne ho segnati pochi, anche perché gli allenatori mi chiedevano quasi sempre di restare dietro: volevano che fossi l’ultimo baluardo davanti al portiere, il punto di equilibrio della squadra. Forse era anche un segno della grande fiducia che riponevano in me. C’è però un gol che non dimenticherò mai. Era la finale degli spareggi per la promozione dalla Seconda alla Prima Categoria. La partita era bloccata, ormai agli sgoccioli, quando proprio io — difensore abituato a restare dietro — mi inventai una rete in area allo scadere. Vincemmo 1-0 e quel gol ci regalò la promozione. Ancora oggi conservo con orgoglio l’articolo pubblicato dal giornale Libertà che raccontava quell’impresa: un ricordo che per me vale molto più di qualsiasi statistica.

Stagione 1995/96, Filippo Grassi con Manuel Lobianco

D: Filippo, ci racconti qualcosa della sua famiglia.

R: La mia famiglia è il mio porto sicuro. Flavia, con la sua forza e la sua dolcezza, e Leonardo, con i suoi 13 anni pieni di sogni, energia e meraviglia, riescono a rendere ogni giorno della mia vita più autentico, più ricco e infinitamente più bello. Non sono una persona di grandi parole, e spesso faccio fatica a esprimere davvero quanto bene voglia a entrambi. Cerco però di dimostrarlo ogni giorno, con la mia presenza, stando accanto a loro e facendo tutto ciò che posso perché non gli manchi mai nulla. E forse è proprio questo il mio modo di amare. Per fortuna ci sono loro con me: sono la mia forza, il mio equilibrio e la parte più importante della mia vita.

D: Cosa le piace fare nel tempo libero?

R: Devo dire che in passato, nel mio tempo libero, mi piaceva fare parecchio sport e dedicarmi a diverse attività fuori casa. Ora però non sento più questa esigenza nello stesso modo. Col tempo le mie priorità sono cambiate e oggi preferisco dedicare il mio tempo libero soprattutto alla mia famiglia. Mi piace trascorrere momenti con loro, fare attività insieme oppure semplicemente restare a casa in tranquillità, condividendo la quotidianità. Non sento il bisogno di andare altrove senza di loro, né tanto meno di organizzare attività separate. Per me è importante vivere il tempo libero come un’occasione per stare insieme e godersi le cose semplici di ogni giorno.

D: Che cosa voleva diventare da grande quando era bambino?

Se devo essere onesto, non ho mai avuto grandi ambizioni nel senso classico del termine, né il desiderio preciso di diventare qualcuno in particolare. Da ragazzo, come molti, l’idea che mi affascinava di più era quella forse di diventare un calciatore di Serie A: era il sogno più immediato, quello che sembrava più concreto e accessibile nella mia immaginazione. Col tempo ho continuato a coltivarlo, almeno in parte, e posso dire che in qualche modo ci sono anche arrivato vicino, più di quanto succeda alla maggior parte delle persone. Poi la vita ha preso altre direzioni e quel tipo di obiettivo ha perso centralità, lasciando spazio a un modo diverso di vedere le cose, meno legato a grandi traguardi e più alla realtà quotidiana.

D: Quale lavoro fa attualmente e, che cosa apprezza o non apprezza di esso?

R: Attualmente svolgo la professione di Tecnico Facility Management presso il Gruppo FBH, per conto di un importante General Contractor attivo nello sviluppo di immobili ad uso logistico. Il mio percorso professionale nasce come geometra, con la gestione di uno Studio Tecnico di progettazione, per poi evolversi nel ruolo di Direttore Tecnico in ambito immobiliare, occupandomi dello sviluppo di costruzioni residenziali e non nelle province di Piacenza e Pavia. Oggi mi occupo di un’attività che considero particolarmente stimolante e dinamica, in quanto combina aspetti sia d’ufficio sia operativi di cantiere, garantendo varietà e continuità di sfide tecniche. È un lavoro che sento molto mio e che, ad oggi, non presenta particolari aspetti negativi dal punto di vista professionale. Se dovessi individuare un unico elemento migliorabile, non riguarda il lavoro in sé, ma alcune dinamiche interne legate alla collaborazione con colleghi che, talvolta, non dimostrano adeguata competenza o proattività. Tuttavia, si tratta di una condizione che rientra nei normali contesti organizzativi complessi, come la nostra azienda e difficilmente modificabile.

D: Cosa pensa del calcio oggi? Secondo lei, quali sono gli aspetti negativi e, come si potrebbe fare per migliorarli?

R: Purtroppo il calcio di oggi è molto diverso da quello con cui sono cresciuto, soprattutto per i valori che mi ha trasmesso nel corso degli anni. Per me non è mai stato soltanto uno sport: è stata una vera scuola di vita, fatta di sacrificio, rispetto, appartenenza, amicizia e condivisione. Attraverso il calcio ho imparato tanto, non solo come atleta ma soprattutto come persona. Io ho dato molto a questo mondo, in termini di passione, impegno e dedizione, ma allo stesso tempo il calcio ha dato tantissimo anche a me, lasciandomi insegnamenti ed emozioni che porterò sempre dentro. Oggi, però, faccio fatica a riconoscermi nel calcio moderno. Lo seguo molto meno e, in parte, me ne sono allontanato volutamente, perché vedo un ambiente cambiato profondamente rispetto a quello che ho conosciuto e amato. Spesso ho la sensazione che certi valori siano passati in secondo piano, sostituiti da interessi diversi che mi appartengono poco. Probabilmente ci sarebbero tante cose da cambiare, ma con il tempo ho capito che non si può cambiare il mondo da soli. Per questo preferisco custodire il ricordo del calcio che ho vissuto davvero, quello che mi ha formato e che, nel bene e nel male, ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi.

Ringraziamo Filippo Grassi per la disponibilità e per averci aperto una porta sulla sua esperienza professionale ma anche di vita.