A Carnevale… ogni curiosità vale! 

di Nicolas Loccisano, Ahmed Elsehiti e Federico Maiocchi.

12/02/2026 

Il Carnevale affonda le radici in antichi riti pagani, tra cui le feste egizie per Iside, le Dionisie greche e i Saturnali romani, celebrando il passaggio dall’inverno alla primavera, la fertilità e il rovesciamento delle gerarchie sociali. Nel Medioevo, la tradizione si è fusa con quella cristiana, diventando l’ultimo momento di festeggiamenti e abbuffate (“carnem levare”) prima del digiuno quaresimale. 

La tradizione piacentina a Carnevale è dominata dai dolci fritti. I più caratteristici sono le sprelle (sprelle piacentine) e i turtlitt (tortelli dolci ripieni), oltre alle immancabili chiacchiere, che invadono panetterie e pasticcerie del centro storico.

Castel San Giovanni ha una tradizione di feste in maschera, storicamente legata anche ad eventi nei locali notturni, come il “Carnevalissimo” che ha avuto luogo in storiche location locali, segnando il culmine dei festeggiamenti del martedì grasso. Le celebrazioni si concentrano su spettacoli teatrali per bambini, feste organizzate in parrocchia (come all’Oratorio) o al cinema e momenti di incontro in piazza per grandi e piccini.

Carnevale a Piacenza di cent’anni fa (http://www.piacenzantica.it/page.php?236)

L’atmosfera di carnevale,  in provincia di Piacenza, è caratterizzata da sfilate spontanee, costumi curati e una “pazzia collettiva” organizzata, che coinvolge anche le zone circostanti a Castel San Giovanni. Il Carnevale di Borgonovo Val Tidone, è incentrato sul tradizionale falò “Brusa la Vecia”, un rituale simbolico che rappresenta la fine dell’inverno e l’inizio della primavera e che vuole scacciare la sfortuna per la prossima stagione.

Il falò a Borgonovo Valtidone

E adesso, per mantenere vivo lo spirito divertente del carnevale, vi proponiamo tre battute di spirito:

Cosa succede se si fa un regalo a un muratore? Ci rimane di stucco!

Lo Scriba e il Nilo: Uno scriba chiede al Nilo: “Quando smetterai di allagare i campi?”. Il Nilo rispose: “Quando smetterai di allagare i papiri con i tuoi errori!”.

Qual è il colmo per un fotografo? Essere un tipo scattante!

Vivere lo spirito Olimpico: un’esperienza unica all’Ice Hockey Arena di Milano

Di Leonardo Cantoni e Alessio Groppi

12/2/2026

Il giorno 11 febbraio 2026 un centinaio di ragazzi delle scuole secondarie di Castel San Giovanni e Sarmato si è recato alla Santa Giulia Ice Hockey Arena di Milano per assistere alla partita olimpica di Hockey maschile Finlandia – Slovacchia, valida per il Turno preliminare del Gruppo B.L’Arena Milano Santa Giulia, destinata all’hockey su ghiaccio per le Olimpiadi invernali 2026, è stata progettata dall’architetto britannico David Chipperfield. Con una capacità di circa 16.000 spettatori, l’edificio ha una forma ellittica ispirata all’anfiteatro romano. Ci sono tre anelli concentrici di altezza crescente, con un rivestimento esterno in tubi di alluminio illuminati da LED e fasce vetrate. L’arena è situata nella zona sud-est di Milano, vicino al quartiere di Rogoredo. 

La struttura, con una capienza di 14.000 posti, è stata appositamente progettata per offrire agli spettatori un’esperienza di ampio impatto emotivo. L’acustica, la visuale e i servizi moderni creano un’atmosfera molto coinvolgente. Una volta terminate le Olimpiadi, l’edificio diventerà un’arena per eventi, concerti ed esibizioni musicali!Appena ci siamo avvicinati all’arena, siamo rimasti colpiti dalla sua imponenza e modernità. Dopo i controlli di sicurezza, siamo finalmente entrati per assistere alla partita Slovacchia – Finlandia. 

La squadra maschile finlandese di hockey su ghiaccio, dopo decenni di tentativi falliti, ha conquistato la sua prima medaglia d’oro olimpica a Pechino 2022.I biancazzurri tornano in Italia 20 anni dopo l’edizione di Torino 2006 con l’obiettivo di migliorare la medaglia d’argento ottenuta al termine della finale con la Svezia, e lo faranno con un gruppo nel quale 24 dei 25 giocatori militano in NHL, la lega professionistica nordamericana.

L’allenatore della nazionale maschile finlandese di hockey su ghiaccio per le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 è Antti Pennanen. Egli guida la squadra finlandese (campione in carica) nel torneo olimpico, con l’obiettivo di difendere il titolo. Da segnalare che l’allenatore (head coach) della nazionale italiana maschile di hockey su ghiaccio è il finlandese Jukka Jalonen, in carica da luglio 2024. Jalonen, celebre per aver guidato la Finlandia all’oro olimpico a Pechino 2022, è stato scelto per guidare gli Azzurri alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. 

La formazione est europea della Slovacchia è salita sul podio nell’ultima edizione dei Giochi vincendo il bronzo a Pechino 2022 e torna sul palcoscenico più importante per cercare un altro risultato di rilievo. Per le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, il capo allenatore (head coach) della Nazionale maschile di hockey su ghiaccio della Slovacchia è Vladimír Országh. Guida la squadra nel gruppo B, affrontando Finlandia, Svezia e Italia nel torneo olimpico. 

L’interno dell’Arena non ha deluso le aspettative: l’atmosfera era molto coinvolgente e si respirava il vero spirito olimpico. Tifosi delle due squadre, con i loro colori e abbigliamenti stravaganti stavano fianco a fianco a sostenere le loro nazioni.

Il tempo della partita di hockey si è snodato tra azioni, intervalli, pause musicali molto coinvolgenti, creando uno spettacolo non solo sportivo. La partita è stata vinta dalla Slovacchia 4-1, nonostante i tiri in porta ben superiori della Finlandia. È stata un’esperienza unica e forse irripetibile, per noi, che non dimenticheremo.

Dai libri ai musei: uscita didattica alla galleria Ricci Oddi

Di Lakha Giulia e Stanojevic  Sara

05/02/2026

La galleria d’arte moderna Ricci Oddi, situata nel centro storico di Piacenza, deve il suo nome al suo fondatore, Giuseppe Ricci Oddi, un collezionista che, insieme alla sua famiglia, dalla fine del XIX secolo, acquistó diverse opere d’arte, per poi donarle al comune di Piacenza al fine di renderle accessibili al pubblico. La Galleria, patrimonio culturale della nostra città, inaugurata nel 1931, è composta da un edificio progettato per la collezione artistica affiancato ai locali dell’antico monastero di San Siro. Si distingue per il suo elegante cortile-giardino, che contribuisce a rendere la visita particolarmente suggestiva. 

Il 28 Gennaio, le classi 3E e 3A della scuola G. Mazzini, dopo aver partecipato allo spettacolo di Matteo Corradini al teatro dei Filodrammatici di Piacenza, hanno avuto l’onore di visitare la Galleria. Le sale espositive sono diciannove, divise per regioni, per movimenti artistici e, in alcuni casi, dedicate ad un solo autore.

Un evento che ha aumentato molto la notorietà di questa galleria è stata la storia del quadro di Gustav Klimt, nominato “Ritratto di signora”, la star della Galleria. Il quadro è stato realizzato agli inizi del novecento ed è uno dei pochi quadri dell’autore presenti in Italia. Oltre che per la sua bellezza, è diventato famoso a causa del furto che subì nel 1997,  ma la cosa anche più sorprendente è stato il ritrovamento nel 2019, quasi una apparizione, in un anfratto del giardino della galleria stessa, sorprendentemente in perfette condizioni. Un altro motivo che rende questo quadro unico, è l’intuizione del Doppio Ritratto, grazie all’abilità della giovane studentessa Claudia Maga. Fu lei che notò una straordinaria somiglianza con il dipinto “Ritratto di giovane signora col cappello” anch’esso di Klimt e considerato perso dal 1912. In seguito ad alcune analisi, si scoprì che Klimt aveva ridipinto, sopra alla tela originale, il “Ritratto di signora”. Purtroppo, questo quadro tanto famoso non era esposto, si trovava infatti in trasferta in Corea, dove la Galleria ha aperto un’importante mostra internazionale. 

Oltre a Gustav Klimt,  tra gli artisti esposti, è presente Giovanni Fattori che eseguì le sue opere nello stile dei macchiaioli toscani, descrivendo anche scene di vita quotidiana e militari. Ci sono, inoltre, opere di Carlo Carrà, Giorgio Morandi e Umberto Boccioni, figure fondamentali dell’arte italiana. 

Alcuni degli studenti, durante la visita, sono stati accompagnati dal Prof Dazzi, che ha spiegato e illustrato alcune delle opere più significative, aiutando a comprendere i diversi stili artistici e il contesto storico in cui sono nate, approfondendo gli argomenti studiati precedentemente in classe. È stata un’esperienza molto interessante e istruttiva, che ha permesso di avvicinare gli alunni in modo più diretto al mondo dell’arte. 

“Around the World in 80 stories”

Indimenticabile esperienza Erasmus+

Di Leonardo Cantoni

12/2/2026

Domenica 11 gennaio 2026 ore 10:00. I ragazzi della scuola “Giuseppe Mazzini” di Castel San Giovanni salutano i genitori e partono per un’avventura indimenticabile. Ad accompagnarli, le professoresse di Inglese Maria Angela Ceruti ed Erika Intrisano. Tanta ansia e pochi pensieri. Ore 15:00, i ragazzi decollano dall’aeroporto di Bergamo e si dirigono a Saragozza, in Spagna. Nel momento in cui l’aereo tocca il suolo spagnolo, le facce dei ragazzi si illuminano: gioia, felicità, curiosità e forse anche un po’ di malinconia; un insieme di emozioni diverse. I ragazzi si dirigono al ritiro delle valigie. Lì, vedono un sacco di persone ad aspettarli; persone che salutano, ridono e urlano. Sono i ragazzi spagnoli, sono lì, proprio loro, con quello striscione che dice: “Welcome to Zaragoza”. I ragazzi italiani, emozionatissimi, come lo sono gli spagnoli, non vedono l’ora di conoscere i loro nuovi amici. Ritirate le valigie, la felicità si fa sempre più forte ed ecco, è finalmente il momento di incontrarsi.

Ci si presenta e subito tutti a casa con la propria famiglia.La prima sera, molti ragazzi si dirigono al campetto pubblico per giocare, altri invece visitano il quartiere e, in un attimo, la domenica vola via. Suona la sveglia, è lunedì e i ragazzi si preparano per conoscere la nuova scuola in cui dovranno stare per una settimana. Ore 08:05, i ragazzi si incontrano in aula magna per la presentazione del progetto e della città. Lì, presenti le professoresse spagnole di inglese: la professoressa Olga e la professoressa Angulo. Poi, a seguire, ci si reca nell’aula del futuro e si fanno delle attività inerenti al progetto. Per finire la mattinata a scuola, i ragazzi italiani seguono una lezione di spagnolo base. Suona la campana e tutti a casa! Il pomeriggio, i ragazzi spagnoli portano i ragazzi italiani a giocare al parco tutto il pomeriggio. Quei momenti sono meravigliosi, italiani e spagnoli tutti insieme a ridere e scherzare. In Spagna, la cena viene servita molto tardi, circa verso le 21:00|21:30 e anche alcune volte alle 22:00 se capita.

Il martedì, i ragazzi italiani si recano all’Aljafería Palace per una visita guidata. L’Aljaferia Palace è un grande palazzo islamico nel cuore di Saragozza, dove è ospitata la sala del governo della regione dell’Aragona. Una grande visita, ma il meglio arriva quando arrivano i ragazzi spagnoli. Le professoresse ci dividono in gruppi da sei. Tre spagnoli e tre italiani per gruppo.Ogni gruppo, deve seguire delle istruzioni e fare un foto o un selfie al monumento indicato dalle istruzioni. 10 monumenti da fotografare, un’ora a disposizione. Una sfida che non si può rifiutare. E’ un’ora di risate, corse e divertimento. Per chiudere la mattinata, quell’attività era proprio giusta. E poi, come il lunedì, spagnoli e italiani tutti insieme; chi al campetto, chi a visitare la città e chi sta in famiglia. 

Mercoledì. I ragazzi spagnoli e italiani fanno attività a scuola e poi si recano al Museo Romano, in centro, dove la visita verrà guidata dal professore spagnolo di storia e geografia Diego. Al pomeriggio i ragazzi, tutti insieme, si recano al centro commerciale Gran Casa. Si trova verso il centro. Dalla scuola, in centro ci si riesce ad arrivare in tram o in pullman. Il centro commerciale è enorme, con molti piani dedicati a negozi di abbigliamento e di giocattoli, ristoranti e supermercati. Arrivato il giovedì, i ragazzi Spagnoli e Italiani si recano a “EL TÚNEL”, un posto meraviglioso, dove si registrano podcast, interviste e dove si suona. I ragazzi, divisi in due gruppi, seguono un corso di danza e successivamente assistono ad una piccola dimostrazione di solfeggio; successivamente, i direttori permettono ai ragazzi di suonare gli strumenti a disposizione.

Per finire in “bellezza” la mattinata, il papà di una delle ragazzine spagnole fa una interessante e accattivante dimostrazione degli strumenti tipici Aragonesi. Il venerdì è arrivato, dopo una settimana piena di esperienze e avventure, i ragazzi arrivano al termine dei giorni scolastici e, per festeggiare, restano a scuola a mangiare tutti insieme. Musica, risate e abbracci. Insomma, tutto perfetto. Il sabato, giornata in famiglia! I ragazzi stanno insieme alla propria famiglia, ognuno fa attività diverse.

Ma eccoci al capolinea. Ore 15:00 i ragazzi vengono accompagnati in aeroporto. Non può mancare qualche pianto, sia dei ragazzi italiani che degli spagnoli ed è proprio questa la meraviglia di questa esperienza. Con un ultimo sguardo, un ultimo abbraccio, con gli occhi che luccicano, i ragazzi si danno un ultimo saluto, che però è un arrivederci!

Intervista al Prof. Gianfranco Dazzi 

di Lakha Giulia e Stanojevic Sara

 12/02/2026 

L’arte è un pilastro fondamentale della cultura in tutto il mondo. Nella nostra scuola, già da un paio di anni, insegna arte il Professor Dazzi, perciò abbiamo colto l’occasione per fargli alcune domande. 

D: Che percorso di studi ha fatto? Cosa l’ha spinta a scegliere questa materia e questo percorso di studi?

R: Per poter rispondere a queste due domande, devo fare una premessa. Io e mio fratello gemello siamo gli ultimi di quattro figli. Abbiamo un fratello che ha sei anni più di noi e una sorella che ne ha dieci in più. Mio padre era un artista e, nonostante tutti i suoi sforzi, non eravamo una famiglia agiata. Nostra sorella e nostro fratello più grande avevano tutti e due scelto scuole di natura artistica, Liceo artistico e poi Accademia la sorella, Conservatorio di Milano e specificamente composizione musicale il fratello. Vista la situazione economica, i nostri genitori decisero che per me e per mio fratello era meglio pensare a una scuola che ci garantisse un futuro, così scelsero loro e ci mandarono all’Istituto Tecnico. Io, naturalmente, avrei voluto di gran lunga fare il Liceo artistico. Così, ho trascorso cinque anni a fare ciò che non volevo, ma lo feci bene e alla maturità uscii con 9 (54/60). Quando si trattò di scegliere l’università, a quel punto scelsi io e mi iscrissi ad Architettura. Pertanto, per rispondere alla prima e alla seconda domanda, la scuola mi è stata imposta e questa cosa mi ha fatto soffrire, l’Università invece è stata una mia scelta e finalmente sono riuscito a trovare una strada che in qualche modo mi corrispondeva. Anche l’Università l’ho seguita con grande impegno, ma questa volta con molto entusiasmo. Sono uscito con il massimo dei voti e poi ho anche lavorato nell’università, prima come cultore della materia e poi come professore a contratto fino a quando non ho deciso di dedicarmi solo all’attività professionale.

D: Al di là della scuola, cosa le piace fare nel tempo libero?

R:Mi piace fare quello che faccio anche quando lavoro, leggo, vado a vedere mostre realizzo opere in ceramica o dipingo (quando sono ispirato). Penso che tutto il tempo debba essere occupato, il tempo dell’ozio dovrebbe essere dedicato alla cura dello spirito facendo attività che stimolano la tua crescita sia emotiva che culturale.

D: Ha un libro preferito? Quale?

R: Ne ho tanti, i libri seguono le stagioni della vita e spesso ti restituiscono una chiave di lettura dei tuoi stati d’animo. Quando avevo 16 anni i due libri che mi hanno accompagnato sono stati “Opinioni di un clown” di Heinrich Böll e “il libro dell’inquietudine” di Fernando Pessoa.

D: Ha un sogno nel cassetto? Se sì quale?

R: Una volta, quando facevo l’architetto con il mio studio a Milano, il mio sogno era di riuscire a costruire un palazzo a New York; oggi mi accontenterei di riuscire a realizzare delle opere che si possano considerare arte. Forse questo è il mio sogno nel cassetto: riuscire a creare delle opere che trasmettano delle emozioni a chi le osserva.

D: Se potesse cambiare una cosa del suo passato, cosa sarebbe?

R: Oggi non cambierei proprio nulla, perché se cambiassi anche sono una delle scelte fatte, anche se non condivise, tutti gli elementi che hanno composto la mia vita non si incastrerebbero più. Se avessi scelto il Liceo Artistico probabilmente sarei finito in Accademia e probabilmente non avrei sposato la donna con la quale poi ho generato due splendidi figli e così via. 

D: Qual è il suo ricordo d’infanzia preferito? 

R: Quando mio Padre, guardando un disegno che avevo fatto alle scuole medie, mi disse che ero bravo e che avrei potuto proseguire su questa strada, anche se le cose sono andate diversamente. 

D: Ha mai fatto altri lavori oltre al professore?

R: Ne ho fatti tanti. Ho iniziato giovane a fare il decoratore durante l’estate, ho lavorato alla Scala di Milano per 14 anni, ho fatto l’architetto lavorando in proprio dai 27 anni in poi, in ultimo nel 2019 ho cominciato a insegnare nella scuola. 

 D: Qual è la parte più bella del suo lavoro? E quella più difficile? 

R: La parte più bella è quando i ragazzi a cui cerchi, a volte con fatica, di trasmettere delle conoscenze interagiscono con te e creano un legame, quando percepisci nei ragazzi un vero interesse per ciò che stanno facendo. La parte più difficile è riuscire a suscitare questo interesse. 

D: Che consiglio darebbe ad uno studente delle medie? 

R: Parafrasando una frase biblica, così diamo argomenti alla prof. Dionedi per prendermi in giro, direi che “la conoscenza vi renderà liberi”, intendendo la libertà di essere, quella di esistere, di affrontare le sfide della vita di petto. Siate curiosi sempre, non accontentatevi mai, siate affamati di cultura e di conoscenza. La vostra vita diverrà ricca e piena di amici, perché una persona curiosa non lo è soltanto nei confronti delle idee ma lo è anche verso le persone. Questo più che un consiglio è un augurio.

Ringraziamo il nostro prof. per la sua professionalità, pazienza e disponibilità!

Speciale Olimpiadi invernali: chi sono i Flo?

Di Bianca Piombino e Adja Fall

05/02/26 

I Flo sono sei piccoli bucaneve, che insieme a Milo e Tina, sono le mascotte delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali 2026. Anche loro, come i due ermellini, sono stati disegnati da degli alunni italiani della scuola “Sabin di Segrate” di Milano. Simboleggiano la natura e lo spirito di squadra. Sono i migliori amici e gli aiutanti dei due ermellini. I bucaneve rappresentano la vita eterna, perché crescono anche sotto la neve nei periodi invernali.

Sono protagonisti della campagna ”Follow the Flo” impegnata nel rispetto dell’ambiente e della natura e per la raccolta differenziata. Ogni Flo ha una propria personalità, per esempio, il bucaneve con gli occhiali da sci rappresenta l’energia. Sono nati per portare un pizzico di vivacità e sostenere l’inclusione. Si possono acquistare anche sotto forma di gadget di varie dimensioni e sono davvero simpaticissimi!

Alla scoperta dell’hockey su ghiaccio

Di: Elsehiti Ahmed, Nicolas Loccisano, Federico Maiocchi

05/02/2026

L’hockey su ghiaccio è nato in Canada nel XIX secolo; la parola “hockey” deriva probabilmente dal francese antico hocquet, che significa “bastone ricurvo”. È uno sport caratterizzato da ritmi frenetici con cambi al volo ogni 30-60 secondi. 

Hockey su ghiaccio alla McGill University, Montreal, 1901 (fonte: Wikipedia)

Si gioca su di una pista ghiacciata grazie ai pattini da ghiaccio (56-61m); le due squadre sono composte da 6 elementi (1 portiere + 5 in movimento). La partita si compone di 3 tempi da 20 minuti di gioco effettivo, con l’obiettivo di segnare reti usando un bastone (stick) per indirizzare il disco (puck). Il puck, durante le partite, può superare i 160 km/h: viaggia cioè a velocità superiori a quelle di un’automobile, rendendo il gioco estremamente rapido e pericoloso. A causa dell’intensità estrema, i giocatori rimangono sul ghiaccio per turni brevi (30-60 secondi) e cambiano “al volo” senza fermare la partita.

Gli USA sono i Campioni del Mondo 2025, tornando al successo mondiale dopo il 1933.

Ci sono alcune curiosità particolari riguardo questo sport:

Il puck congelato: Per evitare che rimbalzi eccessivamente, il disco (puck)  in gomma viene congelato per diverse ore prima della partita.

Il rito della barba: È tradizione che i giocatori non si radano durante i playoff della NHL, la lega professionistica nordamericana, fino all’eliminazione o alla vittoria 

Il numero 99: Il numero 99 è stato ritirato da tutte le squadre della NHL in onore del giocatore leggendario Wayne Gretzky, considerato il giocatore di hockey più forte del mondo (“The Great One”), detentore di innumerevoli record nella NHL, tra cui il maggior numero di punti, gol e assist, e vincitore di 4 Stanley Cup con gli Edmonton Oilers. Il 99 è l’unico numero non più indossabile nell’intera lega.

Wayne Gretzky

I pali mobili: A differenza del calcio, le porte dell’hockey non sono saldamente fissate al ghiaccio per ragioni di sicurezza, consentendo ai giocatori di pattinare dietro di esse.

Nessun fallo laterale: Non esiste il fallo laterale, la balaustra può essere utilizzata per far rimbalzare o scorrere il disco.

Alle Olimpiadi Milano Cortina 2026, le gare si disputeranno a Milano, precisamente al Milano Rho Ice Hockey Arena e al Milano Santagiulia Ice Hockey Arena. Il torneo maschile si terrà dall’11 al 22 febbraio, quello femminile dal 5 al 19 febbraio, mentre i giochi paralimpici si svolgeranno dal 6 al 15 marzo 2026. 

La nazionale femminile italiana 2026

La disciplina, seppur di nicchia rispetto al calcio, mantiene una base di tifosi molto appassionata, specialmente in Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia. 

5 curiosità che non sapevi sugli sport invernali

Autori: Cristiano Gobbi, Alessio Groppi 

5/2/2026

I giochi olimpici invernali sono un evento storico per il nostro paese e noi della redazione non vediamo l’ora di assistere alle gare. Per farvi venire ancora più voglia di giochi invernali, abbiamo selezionato per voi non una, non due, non tre, non quattro, ma ben cinque curiosità sugli sport invernali! Buona lettura.

  1. Vari tipi di ghiaccio

Il ghiaccio olimpico non è una superficie universale, ma un materiale ingegnerizzato su misura per ogni disciplina. Mentre nel pattinaggio di velocità si cerca la densità assoluta del “ghiaccio nero” (purificato da minerali e aria). Nel curling la superficie viene resa irregolare tramite una pioggia di goccioline che crea una texture a “buccia d’arancia”, indispensabile per far ruotare la pietra. Al contrario, per l’hockey si preferisce un ghiaccio più “morbido” e spesso (circa -5°C) per favorire la tenuta dei pattini nelle frenate brusche.

  1. La fisica del salto

Nel salto con gli sci, la tuta non è un semplice indumento ma una vera appendice aerodinamica. Il regolamento impone che il tessuto abbia una permeabilità all’aria minima di 40 litri per metro quadrato al secondo: se fosse meno traspirante, la tuta agirebbe come una vela illegale, gonfiandosi e permettendo all’atleta di “galleggiare” troppo a lungo. Anche le dimensioni sono stabilite: deve aderire al corpo con una tolleranza massima di soli 2 centimetri per evitare l’effetto “scoiattolo volante” che si verifica quando un saltatore cerca di aumentare artificialmente la superficie del proprio corpo per “volare” il più a lungo possibile nell’aria. 

  1. Il super potere degli slittinisti

Nello slittino, gli atleti devono mantenere una calma piatta mentre sfrecciano a 150 km/h. È stato dimostrato che i campioni riescono ad abbassare volontariamente la frequenza cardiaca pochi istanti prima del via, per poi esplodere in una spinta di braccia alla partenza. In curva, la loro visione periferica scompare a causa delle vibrazioni e della forza centrifuga, costringendoli a guidare affidandosi esclusivamente alla sensibilità dei muscoli dorsali che percepiscono le minime variazioni di pressione sul ghiaccio.

  1. Il biathlon e la chimica dietro ai miraggi

Il Biathlon porta l’occhio umano al limite della percezione. Dopo chilometri di sci di fondo ad altissima intensità, il calore sprigionato dal corpo dell’atleta (che può superare i 39°C interni) incontra l’aria gelida, creando un velo di vapore acqueo proprio davanti al viso. Questo fenomeno genera un effetto miraggio: l’aria calda rifrange la luce, facendo apparire il bersaglio come se vibrasse o si muovesse lateralmente. Per combattere questa distorsione visiva, gli atleti utilizzano paraocchi e schermi laterali sulla carabina. Questi strumenti servono a isolare l’occhio dominante, eliminando i riflessi della neve e i movimenti del vapore, permettendo all’atleta di “fissare” il bersaglio in una bolla di concentrazione assoluta.

  1. La cecità durante lo Sci Alpino

Durante una discesa libera, a causa della velocità e del vento, le pupille degli atleti possono subire una tale pressione da rendere difficile la messa a fuoco. Inoltre, il fenomeno del “Whiteout” (quando cielo e neve diventano dello stesso identico bianco) annulla la percezione della profondità. In questi casi, gli sciatori non vedono i dossi, ma li “anticipano” grazie a una memoria procedurale perfetta del tracciato: sciano letteralmente su un percorso che hanno memorizzato al millimetro nella loro mente.

fonte: https://www.7giorni.info/sport/milano-metropoli/milano-cortina-2026-storia-segreti-e-curiosita-di-tutti-gli-sport-invernali.html

I fiori della Memoria

Di: Cristiano Gobbi, Alessio Groppi

5/2/2026 

In occasione della giornata della Memoria, i ragazzi del laboratorio di ceramica del Prof. Dazzi hanno creato dei magnifici fiori di ceramica con lo stelo di ferro arrugginito, che sono stati “piantati” davanti alla stele dedicata a Tina Pesaro presente all’ingresso dell’omonima scuola elementare.

I fiori sono stati cotti a 900 gradi, la stessa temperatura dei forni crematori che venivano utilizzati nei campi di sterminio.

Il metallo sul quale i fiori sono piantati è lo stesso con il quale si costruiscono le armi; nel nostro monumento è invece diventato il terreno su cui nascono i fiori.

Accanto al monumento della Memoria sono stati piantati dei fiori che simboleggiano la vita che prende insegnamento dalla Memoria.

Le parole della Memoria

a cura della redazione

4/2/2026

Una parola non è mai “solo” una parola, come ci ricorda Matteo Corradini, scrittore ed esperto ebraista che anche quest’anno ha lavorato con le classi terze delle secondarie e quinte delle primarie del nostro istituto.Abbiamo provato a rispondere alla domanda: quanto contano le parole? E quanta responsabilità abbiamo nel modo in cui le affidiamo agli altri?

Se ci guardiamo intorno, il mondo continua a riversarci addosso immagini di guerra, odio, contrapposizioni violente. Ma la nostra lingua è una casa comune. Quando si usano male le parole, si cancellano delle stanze: si riduce ciò che può essere raccontato, discusso, immaginato. Le parole sono armi potenti perché tutti le possiamo usare in ogni momento, non ci sono patenti, non ci sono multe, segnali di divieto. Tutto dipende dalla nostra responsabilità, che siamo adulti o ragazzi.Possiamo costruire la pace anche con le parole se usiamo quelle della critica, del rispetto, della responsabilità, dell’accoglienza, della Memoria.

Il 27 gennaio, i bambini di quinta della scuola primaria “Tina Pesaro” e i ragazzi di terza della scuola secondaria “G. Mazzini” hanno guidato la riflessione per fare Memoria: le loro parole sono state perle preziose che si sono espresse con la musica e che si sono anche trasformate in una mostra, dove le parole si sono fatte simboli, pensieri, poesia. Infatti, i bambini hanno letto il libro “Solo una parola” e hanno lavorato su alcune parole-chiave: occhiali, lampadina, ali, maschera, foglia, spada. Esistono, infatti, parole-spada che feriscono chi le usa e chi le riceve, parole-foglia che danno speranza, parole-occhiali che ti fanno vedere meglio la realtà. Dopo aver disegnato delle sagome e scritto le loro riflessioni, le quinte hanno allestito la loro mostra.

Le classi terze della secondaria “G. Mazzini” hanno realizzato una mostra con i loro caviardage, testi poetici ed espressivi che vengono creati a partire dalle parole contenute in una pagina stampata: il testo di partenza è stato il libro “Solo una parola”.

Tutte le parole-perle preziose contenute nei lavori dei bambini e dei ragazzi, sono racchiuse nello scrigno che è il nostro archivio della Memoria, collegato alla stele di Tina Pesaro e accessibile tramite il qr code applicato sulla stele stessa.

La Giornata si è infine conclusa intorno alla stele stessa, dove è stato inaugurato un monumento, “Il giardino di Tina”, realizzato dai ragazzi del laboratorio di ceramica del prof. Dazzi.