I giorni 22, 23 e 24 aprile 2013 hanno visto le classi 3^A e 3^E impegnate in una importante gita scolastica.

Questo viaggio d’istruzione è stato proposto e organizzato dalla prof.ssa Carlucci, che ci ha accompagnati a Trieste, insieme ai prof. Vino e Carrà e alla prof.ssa Vercesi. Gli obiettivi principali erano: innanzitutto sensibilizzarci su eventi tragici della nostra storia del 1900, accrescendo il nostro bagaglio culturale, farci conoscere e visitare una città lontana e molto diversa dalla nostra, farci socializzare, anche con gli alunni dell’altra classe, e renderci più autonomi e responsabili. Personalmente mi ero posto anch’io degli obiettivi più o meno simili a quelli già citati: dovevo imparare a stare per molto tempo lontano dalla mia famiglia, a gestire il mio bagaglio e dovevo cercare di conoscere meglio i miei amici. Quest’esperienza è durata tre giorni: il 22 aprile, il primo, alla mattina presto siamo partiti da Castel San Giovanni, in pullman. All’inizio provavo un pò di malinconia e paura dello sconosciuto, di una città lontana, ma poi questa sensazione è stata sostituita dalla spensieratezza di stare con i miei compagni. Dopo cinque ore circa di viaggio, siamo arrivati al Sacrario Militare di “Redipuglia”, abbiamo pranzato e abbiamo iniziato la “scalata” del monumento nazionale. Infatti, esso è costituito da una enorme scalinata: su ogni “gradone” ci sono i nomi di tutti coloro che sono caduti in guerra. Una croce è anche dedicata all’unica crocerossina presente lì: Margherita Kaiser Parodi. Una volta in cima, abbiamo guardato in giù e ci siamo goduti la splendida vista panoramica. La cosa che mi ha impressionato di più è stata la scoperta di quanti uomini hanno dato la vita per noi, morendo brutalmente in guerra. Un altro aspetto toccante è la scritta “presente” sulle lapidi: l’antica tradizione militare di dire quella parola all’appello in vece di ogni caduto in battaglia, sta ad indicare che lui vive nella memoria dei suoi compagni, e questo, secondo me, è molto profondo.

Poi, abbiamo visitato una trincea ricostruita, e lì ho provato grande angoscia e paura, insomma, le stesse sensazioni che provavano i soldati che vivevano lì, rinchiusi in costruzioni di pietra. Successivamente, siamo partiti per il Castello di Miramare: la visita è stata lunga, ma molto piacevole; infatti abbiamo scoperto come vivevano gli imperatori nell’800 e nel ‘900. Anche i giardini erano enormi e maestosi e, dalla terrazza all’aperto, abbiamo goduto di una vista strepitosa: il mare che si perdeva nell’orizzonte, abbracciato dalla costa. Infine, ci siamo sistemati in hotel e abbiamo visitato Trieste: prima Piazza dell’Unità d’Italia, dove ci siamo divertiti, poi il Molo Audace, dove abbiamo scoperto quante dominazioni ha subito la città.
Il secondo giorno, il 23 aprile, per prima cosa, siamo andati al Centro di ricerca italiano di studi Joyceani. Lì, abbiamo scoperto la vita di James Joyce e abbiamo anche visitato il museo di Italo Svevo, raccogliente tutti i suoi oggetti. Poi, siamo andati al Colle di San Giusto, abbiamo visitato la Cattedrale omonima e, sfiancati, siamo saliti in cima al campanile, da cui si poteva osservare tutta la città con il suo porto.

Siamo partiti per la Risiera di San Sabba, ma prima di entrarvi, abbiamo pranzato. Lì, la visita è stata, a dir poco, sconvolgente: siamo andati nei capannoni e negli edifici in cui i nazisti imprigionavano tanti innocenti e abbiamo potuto osservare i resti (come ceneri umane, mazze chiodate dei nazisti, uniformi in uso prima ) dei prigionieri dell’ex campo di sterminio. Infatti, prima, nell’800, era una fabbrica per la pilatura del riso, ma poi era diventata, un campo di sterminio e smistamento. La guida è stata molto brava : ci ha infatti illustrato tutti i meccanismi di distruzione umana nazisti e la funzione dei vari edifici. E’ stata una delle visite che mi ha toccato di più, infatti, abbiamo sperimentato la malvagità inaudita dell’uomo: non pensavo che potesse arrivare a bruciare i suoi simili, dopo atroci sofferenze, in piena città.
Dopo siamo andati alla Foiba di Basovizza: la guida ha saputo spiegarci le atrocità compiute da entrambi gli invasori: di destra (nazisti e fascisti) e di sinistra (titini). La Foiba consisteva in un enorme e profondissimo pozzo carbonifero, utilizzato dai titini per uccidere gli italiani: venivano brutalmente gettati lì dentro. Questo è stato il monumento nazionale che mi ha impressionato di più: camminare sulla terra, sapendo che sotto i nostri piedi giacevano tantissimi corpi maciullati di innocenti, mi ha quasi fatto rimpiangere di essere vivo. Infatti, al pensiero di coloro che, morendo, hanno dato la vita per il nostro Paese, mi sento una persona inutile.
Infine, siamo ritornati in hotel e poi ci siamo goduti la vista più spettacolare d’Italia: il tramonto sul mare da Piazza dell’Unità d’Italia. Infatti, vedere il sole, che si tuffa dentro al mare rosa, abbracciato dal porto triestino, dalla piazza più bella d’Italia, è stato un momento magico, il più bello della gita scolastica.
Abbiamo cenato e ci siamo divertiti, anche con i prof.
L’ultimo giorno, il 24 aprile, alla mattina, abbiamo lasciato Trieste, per dirigerci a San Martino del Carso, dove, all’entrata del paese abbiamo letto l’omonima poesia di Giuseppe Ungaretti. Inoltre, abbiamo visitato uno dei luoghi, sull’ex confine sloveno, più devastati dalla guerra. Abbiamo anche fatto una breve intervista a un testimone degli eventi, un anziano che ci ha raccontato la sua storia. Poi, siamo partiti per Gorizia e l’abbiamo visitata, scoprendo la storia di quella città, da sempre sul confine, e sempre contesa. Abbiamo pranzato e abbiamo “visitato” il confine italo-sloveno: quella è l’unica città in cui si può camminare con un piede in Italia e uno in Slovenia. Come ultima tappa, siamo andati a visitare il Castello, con i suoi bastioni, e la Chiesetta di S. Spirito, unici resti dell’antichissimo borgo medievale e dall’alto abbiamo visto Gorizia. Infine, abbiamo visitato i Museo della Grande Guerra, dove abbiamo potuto sperimentare dal vivo, la ricostruzione della vita in trincea durante la Prima Guerra Mondiale. Anche questo è stato profondamente impressionante e un po’ sconvolgente. Siamo, alla fine, partiti per Castel San Giovanni, con un po’ di nostalgia di quella città meravigliosa che ci ha ospitato per tre giorni.
Penso che, in conclusione, questa gita abbia superato di molto le mie aspettative: infatti, sono riuscito a stare lontano dalla famiglia e dalla routine quotidiana, provando anche poca nostalgia di esse. Ho inoltre imparato ad essere responsabile e autonomo e che, oltre a Piacenza, ci sono tante altre meravigliose città, che vale la pena visitare, senza restare chiusi nella propria realtà e, a volte, anche facendo degli sforzi per superare ostacoli morali, come nostalgia e tristezza.
Inoltre, ho avuto modo di riflettere sulla guerra, responsabilizzandomi e imparando il vero valore dei principi di Gandhi e Martin Luther King: dalla violenza si genera solo altra violenza. Penso che, questo, non sia stato bene recepito sia dalle popolazioni che hanno invaso la zona, sia dai friulani, che hanno dato luogo a continue faide tra popoli. Tuttavia, abbiamo anche imparato a comprendere gli istriani, che, dopo tante dominazioni violente, erano stanchi di dover sempre abbassare la testa, e hanno reagito con violenza.
Sorprendentemente, i professori non sono stati così severi come pensavo: hanno saputo tenerci bene a bada, facendoci divertire molto. Insomma, abbiamo anche scoperto un lato nascosto degli insegnanti, che a scuola non abbiamo modo di vedere.
Paolo Prazzoli