La classe prima A ha incontrato lo scrittore di “Solo una parola”
a cura della classe 1 A
20/02/20
La classe 1 A, il giorno 20 febbraio 2020 ha incontrato Matteo Corradini dopo aver letto e rielaborato il suo libro “Solo una parola”. I ragazzi hanno accolto l’autore indossando degli occhiali costruiti appositamente perché sono l’elemento chiave del libro che racconta la storia di ragazzi discriminati perché “occhialuti”.

Di seguito vi riportiamo l’intervista fatta dai ragazzi all’autore.
D: Quando aveva la nostra età, quale era il suo profitto a scuola? Aveva un professore preferito?
R: Quando ero in prima media il mio profitto era buono. Le materie preferite erano arte e italiano. Mi piaceva in particolare l’ora di lettura in classe. La mia professoressa preferita era la prof. Baciocchi, che insegnava francese benissimo; il primo giorno di scuola ci ha conquistati con una felpa che aveva la scritta: “Questa non è una felpa”!
D: Praticava o pratica uno sport? Qual è la sua squadra e il suo sportivo preferito?
R: Da giovane giocavo a basket, seguivo il campionato statunitense NBA; il mio giocatore preferito era Kareem Abdul- Jabbar e pensate che anche lui aveva gli occhiali, o meglio, una mascherina per proteggersi gli occhi. Era così alto che avevano addirittura modificato le misure del campo e del canestro! Noi cercavamo di imitare il suo bellissimo gancio – cielo. Quindi ho seguito il calcio, il Milan perché mi piacevano Gullit, un calciatore bravissimo olandese che aveva una criniera di lunghe treccine e Van Basten. Un paio di anni fa, ho letto un brano del diario di Anne Frank allo Juventus Stadium, davanti a migliaia di tifosi. Mi piace girare con la mountain bike, sono piuttosto spericolato, quindi quando esco di casa, sono coperto da protezioni come un guerriero medievale.
D: Suona o suonava uno strumento? Quali sono la sua canzone e cantante preferiti?
R: Alla vostra età suonavo il pianoforte. Poi mi sono iscritto al conservatorio per suonare il fagotto ma dopo un anno “ho fatto fagotto” perché non era la mia strada. Ascolto tutti i generi musicali, dalla musica antica alla contemporanea, credo si debbano “assaggiare” tutti i generi musicali senza pregiudizi.
D: Quando ha cominciato a scrivere e quando si è accorto che avrebbe fatto lo scrittore?
R: Da ragazzo scrivevo brevi racconti horror, il primo è stato “Il gatto nero” ma poi ho scoperto che anche Edgar Allan Poe aveva scritto un analogo racconto più di cento anni prima… Mi piacevano racconti di mare, di pirati, leggevo “L’isola del tesoro” con i miei amici. Il mio primo libro pubblicato è stato “Alfabeto ebraico”, dell’editore Salani, (lo stesso di “Harry Potter”). Come è successo alla Rowling, anche a me sono arrivati rifiuti. L’importante è crederci e scrivere, possibilmente buone cose. Oggi mi chiedono come si fa a pubblicare un libro, magari chi lo chiede non ha ancora scritto una parola… Il libro a cui sono più affezionato è “Annalilla”.
D: Come le è venuta l’idea di raccontare in un libro la storia degli “occhialuti” sostituendoli agli ebrei?
R: Intanto perchè pochi conoscono gli ebrei, la loro storia e la loro cultura. In Italia sono tra i 30 e i 50.000. Ma soprattutto perché mi interessava far riflettere sul meccanismo che mettono in atto i razzisti di trasformare semplici parole in insulti. Se qualcuno ci insulta, possiamo pensare che sia maleducato, fare finta di niente ma se qualcuno usa una parola che ci rappresenta come insulto, la ferita è più profonda. Se “italiano” venisse usato come un insulto, questo ci ferirebbe in quanto noi siamo italiani. Così sulle stelline, i nazisti scrivevano “Jude”, cioè “Ebrei” e usavano quella parola come un insulto, affondando in profondità nell’animo delle persone. Ci sono eventi del passato che iniziano e finiscono ma certi meccanismi sono vivi ancora oggi e su questi dobbiamo riflettere.
D: Il libro ha un finale che ci ha lasciato l’amaro in bocca…
R: Il libro non dà risposte, fa provare un istante di incertezza, quella stessa che provavano le persone perseguitate. Credo che lo scrittore non debba essere per forza “amico” del lettore, non debba per forza dare sicurezze, viceversa, deve mettere nei guai il lettore, stimolare delle domande.
Grazie a Matteo Corradini, lo rivedremo presto a teatro con lo spettacolo “Favole al telefono” e, soprattutto, tutti in libreria il 25 marzo per l’uscita del nuovo libro: “Se la notte ha cuore”!




