Bill Gates: l’inquietante predizione

Invitato nel 2015 a una conferenza dall’organizzazione privata non-profit The Sapling Foundation, il fondatore di Microsoft aveva commentato gli effetti dell’epidemia di Ebola, abbattutasi in quell’anno in alcuni paesi dell’Africa Centrale con numerose vittime.

di Stefano Ratti, Davide Bergonzi e Giovanni Piombino

24/03/2020

In questo periodo di quarantena sono stati ritrovati video e articoli passati che in qualche modo, più o meno vago, avevano predetto questa catastrofe. In particolare c’è un’intervista a Bill Gates del 2015 in cui fa un’inquietante ipotesi: “Oggi il più grande rischio per una catastrofe mondiale non è una bomba nucleare, ma un virus”.
Da una parte questo potrebbe far sembrare Bill Gates un veggente, ma secondo noi invece quello che ha detto si può spiegare molto semplicemente.

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Nel video integrale infatti il multimiliardario criticava il fatto che altre esperienze con malattie pericolose (che però sono state arginate e non hanno avuto gli effetti del Coronavirus) tipo l’ebola, non ci avevano fatto da campanello d’allarme su quello che poteva essere una pandemia da virus: dopo quelle esperienze infatti non abbiamo sviluppato la ricerca medica come avremmo dovuto fare e ci siamo invece dedicati alla corsa agli armamenti per fronteggiare un’ipotetica III Guerra Mondiale. All’epoca Obama aveva anche creato un’unità di crisi permanente contro le pandemie, ma il governo di Trump poi la sciolse, ritenendola superflua. Quindi alla fine ci siamo ritrovati in questa situazione, che è sì una guerra, ma contro un nemico che non si sconfigge con mitra e bombe, ma con cure e vaccini, che però non abbiamo ancora trovato. Questo ci può anche far riflettere sulla fragilità umana e sul fatto che spesso la maggior parte di noi pensa a se stesso e solo pochi hanno la chiaroveggenza per capire quale sia il bene per l’umanità.
Speriamo che questa battaglia ci abbia fatto da lezione su quali sono le nostre priorità, sul fatto che dobbiamo pensare prima a come fare del bene per l’umanità intera e al suo sviluppo, piuttosto che a come annientarci a vicenda.

 

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