A lezione di legalità con Lorenzo Piva

Il referente dell’Associazione Libera di Piacenza nelle nostre classi

Di Alessio Groppi 

12/5/2025

L’articolo 3 della Costituzione italiana dice che tutti devono avere gli stessi diritti e lo Stato deve rimuovere gli ostacoli affinché tutti possano avere le stesse opportunità.Questo articolo è stato il punto di partenza per le lezioni di Lorenzo Piva, co-referente di “Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.Ma facciamo un passo indietro, che cosa si intende con “mafie”? La mafia si definisce come un’associazione criminale organizzata che sfrutta violenza e omertà per fare soldi.Occorre fare attenzione al fatto che parliamo di “mafie” al plurale: in Sicilia parliamo di “Cosa Nostra”, in Calabria di “‘Ndrangheta” (che assomiglia ad una parola greca che significa “uomini buoni”!); in Campania c’è la “Camorra”; in Puglia la “Sacra corona unita”; in Basilicata i “Basilischi”. Ovviamente, le mafie si sono spostate dal sud al nord Italia, dove ci sono più attività economiche e quindi più soldi.

Sono arrivate anche a Piacenza, in provincia, ne è un esempio il capannone confiscato a Calendasco, a due passi dal nostro paese. Chi lotta contro le mafie non è un supereroe, lo fa con i suoi strumenti e deve combattere anche la paura e l’omertà delle persone, cosa che può capitare anche ad ognuno di noi, ogni giorno.

Infatti, per farci riflettere sul fatto che atteggiamenti mafiosi siano più frequenti di quanto si possa pensare, Lorenzo ci ha proposto un caso da analizzare: abbiamo visto un ragazzo che ha rubato delle caramelle al bar. Come ci comportiamo? In un post it abbiamo provato a scrivere come ci sentiremmo se provassimo a dire a qualcuno, ad esempio, un professore, quello che è successo. In un altro, quello che gli altri penserebbero di noi. Poi abbiamo incollato i due post it rispettivamente dentro e fuori una sagoma umana disegnata alla lavagna.Successivamente ne abbiamo letti alcuni ed è emerso che alcuni, denunciando il fatto si sentirebbero orgogliosi ma anche in colpa verso il compagno, (se fosse un amico), alcuni soddisfatti, alcuni invece avrebbero paura di essere considerati delle spie, dei traditori.

Ma a questo punto, posto che denunciare è l’unica strada da percorrere, è sorta una domanda: chi denuncia, sarà invogliato se si sente giudicato dagli altri? E se ci mettessimo dalla parte del prof. che riceve la “denuncia”? Secondo noi, potrebbe parlare al ragazzo e ammonirlo, comunicare ai genitori, cercare di capire il motivo del gesto. Si può discutere sull’opportunità di dare punizioni. Ma perché si compie un gesto come rubare? Forse perché non si hanno i soldi o perché non si vuole pagare, potrebbe trattarsi di una sfida e un’occasione per dimostrarsi “coraggiosi”. Bisogna però sempre considerare le conseguenze di un gesto che può sembrare una “sfida” ma che può dare conseguenze pesanti, come una denuncia. E il vero coraggioso, a questo punto, è chi denuncia. Infatti, a chi ha denunciato, il prof dovrebbe esprimere l’apprezzamento e sottolineare l’importanza  del suo gesto. Alla fine della discussione, abbiamo capito che la cosa importante è una: avere un adulto di riferimento, a casa, a scuola, nello sport a cui poter dire tutto; non un amico, una persona adulta. Perché le situazioni difficili si presentano improvvisamente e bisogna avere qualcuno a cui riferire quello che succede.

Penso che quello delle mafie sia un argomento molto importante che si dovrebbe studiare e comprendere già da bambini perché i comportamenti mafiosi possono proporsi ogni giorno e ad ogni età.

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