Di: Cristiano Gobbi, Melissa Tosca, Alessio Groppi
21/10/2025
Abbiamo incontrato lo scrittore Matteo Corradini per un laboratorio intitolato “OrientaMENTI”, che aveva come obiettivo aiutarci a riflettere su noi stessi per poterci conoscere meglio e affrontare così la scelta delle scuole superiori. Durante il primo incontro, ci siamo presentati e abbiamo parlato di una grande schermitrice tedesca ed ebrea, Helene Mayer, alla quale Corradini ha dedicato il libro “La spada non mi ha salvata”. Siamo rimasti molto colpiti quando l’esperto ha estratto dal suo zaino una vecchia maschera da scherma, tale e quale a quella che Helene Mayer avrebbe indossato in una delle sue gare, negli anni Trenta. Ispirandosi a essa, Corradini ci ha assegnato un’attività da svolgere in classe, intitolata: “Quali sono le nostre maschere?”. L’attività consisteva nello scrivere un breve testo parlando delle nostre “maschere” su una pagina di quaderno. La metafora della maschera ci ha aiutato a riflettere su noi stessi, a capire quali sono le nostre paure, perché ci nascondiamo e che a volte le maschere sono rassicuranti. E’ stato un passo per avvicinarci alle nostre insicurezze.

Successivamente, l’esperto ci ha chiesto di disegnare il nostro corpo. Non com’è ma come vorremmo che fosse. In modo fantastico e soprattutto soprannaturale. I corpi che abbiamo disegnato erano composti da elementi diversi tra loro: ali di farfalla, zampe di leopardo, arti robotici e molto altro. Ne nasceva una versione del corpo irreale, ma allo stesso tempo sorprendentemente armoniosa e bellissima.

Infine, Corradini ha proposto l’attività di scrivere una poesia, intitolata “Quel che resta di giorno, quel che torna la notte”. E’ stato un momento intenso, perché molti hanno tirato fuori delle paure davvero profonde e toccanti. Abbiamo poi letto i nostri testi “a testa in giù”, perché a volte dobbiamo cambiare prospettiva per vedere meglio le cose.

Ci è piaciuta l’attività proposta per la sua creatività e perché abbiamo capito che non dobbiamo dare nulla per scontato, anche su noi stessi, ma riflettere, fare un passo indietro e, se serve, capovolgere le nostre idee.