Autori: Cristiano Gobbi, Alessio Groppi
5/2/2026
I giochi olimpici invernali sono un evento storico per il nostro paese e noi della redazione non vediamo l’ora di assistere alle gare. Per farvi venire ancora più voglia di giochi invernali, abbiamo selezionato per voi non una, non due, non tre, non quattro, ma ben cinque curiosità sugli sport invernali! Buona lettura.
- Vari tipi di ghiaccio
Il ghiaccio olimpico non è una superficie universale, ma un materiale ingegnerizzato su misura per ogni disciplina. Mentre nel pattinaggio di velocità si cerca la densità assoluta del “ghiaccio nero” (purificato da minerali e aria). Nel curling la superficie viene resa irregolare tramite una pioggia di goccioline che crea una texture a “buccia d’arancia”, indispensabile per far ruotare la pietra. Al contrario, per l’hockey si preferisce un ghiaccio più “morbido” e spesso (circa -5°C) per favorire la tenuta dei pattini nelle frenate brusche.

- La fisica del salto
Nel salto con gli sci, la tuta non è un semplice indumento ma una vera appendice aerodinamica. Il regolamento impone che il tessuto abbia una permeabilità all’aria minima di 40 litri per metro quadrato al secondo: se fosse meno traspirante, la tuta agirebbe come una vela illegale, gonfiandosi e permettendo all’atleta di “galleggiare” troppo a lungo. Anche le dimensioni sono stabilite: deve aderire al corpo con una tolleranza massima di soli 2 centimetri per evitare l’effetto “scoiattolo volante” che si verifica quando un saltatore cerca di aumentare artificialmente la superficie del proprio corpo per “volare” il più a lungo possibile nell’aria.

- Il super potere degli slittinisti
Nello slittino, gli atleti devono mantenere una calma piatta mentre sfrecciano a 150 km/h. È stato dimostrato che i campioni riescono ad abbassare volontariamente la frequenza cardiaca pochi istanti prima del via, per poi esplodere in una spinta di braccia alla partenza. In curva, la loro visione periferica scompare a causa delle vibrazioni e della forza centrifuga, costringendoli a guidare affidandosi esclusivamente alla sensibilità dei muscoli dorsali che percepiscono le minime variazioni di pressione sul ghiaccio.

- Il biathlon e la chimica dietro ai miraggi
Il Biathlon porta l’occhio umano al limite della percezione. Dopo chilometri di sci di fondo ad altissima intensità, il calore sprigionato dal corpo dell’atleta (che può superare i 39°C interni) incontra l’aria gelida, creando un velo di vapore acqueo proprio davanti al viso. Questo fenomeno genera un effetto miraggio: l’aria calda rifrange la luce, facendo apparire il bersaglio come se vibrasse o si muovesse lateralmente. Per combattere questa distorsione visiva, gli atleti utilizzano paraocchi e schermi laterali sulla carabina. Questi strumenti servono a isolare l’occhio dominante, eliminando i riflessi della neve e i movimenti del vapore, permettendo all’atleta di “fissare” il bersaglio in una bolla di concentrazione assoluta.

- La cecità durante lo Sci Alpino
Durante una discesa libera, a causa della velocità e del vento, le pupille degli atleti possono subire una tale pressione da rendere difficile la messa a fuoco. Inoltre, il fenomeno del “Whiteout” (quando cielo e neve diventano dello stesso identico bianco) annulla la percezione della profondità. In questi casi, gli sciatori non vedono i dossi, ma li “anticipano” grazie a una memoria procedurale perfetta del tracciato: sciano letteralmente su un percorso che hanno memorizzato al millimetro nella loro mente.
