di Bianca Piombino, Adja Fall e Martina Bushi
Le Paralimpiadi Invernali inizieranno il 6 marzo con la cerimonia di apertura a Verona e si concluderanno 15 marzo 2026. Esse, a differenza delle Olimpiadi tradizionali, sono destinate ad atleti con disabilità fisiche, mentali o sensoriali. Sono nate nel 1948 in Svezia e, inizialmente, erano per veterani della Seconda Guerra Mondiale. Nelle classifiche, per assicurare imparzialità, gli atleti vengono divisi in categorie in base alla disabilità. Le medaglie e le cerimonie hanno lo stesso livello di importanza delle Olimpiadi. Molti atleti paralimpici sono diventati simboli di inclusione nel mondo, infatti nonostante i loro problemi si spingono oltre i loro limiti.

L’edizione del 2026 segna due tappe fondamentali per il movimento paralimpico: 50 anni dai primi Giochi Paralimpici Invernali della storia (Örnsköldsvik 1976) e 20 anni dal debutto del Wheelchair Curling ai Giochi, avvenuto proprio in Italia a Torino 2006. La Delegazione Azzurra è composta da 42 atleti (5 donne, 37 uomini) più tre atleti guida, che si misureranno in 6 discipline: sci alpino, snowboard, sci nordico, biathlon, curling in carrozzina e para ice hockey.

In generale, tra il ghiaccio di Milano e le nevi di Cortina e Predazzo, sono attesi fino a 665 atleti provenienti da circa 50 Comitati Paralimpici Nazionali. I campioni più importanti di queste Paralimpiadi sono: Giacomo Bertagnolli per lo sci alpino, Francesca Porcellato per lo sci di fondo, Tyler Turner per lo snowboard, Oleksandra Kononova per il para biathlon. La mascotte paralimpica si chiama Milo ed è un ermellino bruno. La sua particolarità? È nato senza una zampetta, ma ha imparato a usare la sua coda per muoversi, giocare e superare ogni ostacolo.
Le Paralimpiadi assumono un significato che va oltre la dimensione delle gare, riaffermando lo sport come strumento di relazione, unità e inclusione sociale e non solo come celebrazione della vittoria a ogni costo. Se il valore di un atleta, infatti, si misura dalla sua fatica, il valore di una società si misura invece da come sa dare spazio a chi quella fatica la compie ogni giorno per vedere riconosciuti i propri diritti.