Continuiamo la Galleria d’arte virtuale della nostra scuola con alcune opere della scuola secondaria di I grado “G. Moia” di Sarmato. In particolare, le classi prima A e prima B hanno reinterpretato l’arte greca.
Per passare all’arte moderna, sono stati creati dei paesaggi in controluce formato “Instagram”. Complimenti agli artisti e alla prof. Vannucci.
Ci eravamo lasciati chiedendoci come aveva potuto sopravvivere Anne per tanto tempo nascosta nella casa sul retro. E come passava il tempo? Anne passava il tempo studiando e soprattutto leggendo.
Kitty era il personaggio di un libro che le piaceva, ad esempio. Matteo Corradini sta cercando di ricostruire la biblioteca di Anne, con libri originali degli anni ’30. Inoltre leggeva due riviste: una era di moda, nella quale ci sono idee per creare vestiti, l’altra era “Cinema & theater”.
Le foto che aveva attaccate al muro della sua stanzetta venivano quasi tutte da questa rivista. Chi le portava? Il signor Kugler, un collega del papà. Chi aiutava la famiglia, portava cibo e vestiti. Anne però aveva bisogno anche di nutrire le sue passioni e Kugler portava libri e riviste. Le foto appese sono: star di Hollywood -Anne voleva fare l’attrice-, Ginger Roger, Greta Garbo, pattinatrici famose olandesi. Greta Garbo era una delle attrici più famose del mondo. Non rideva mai, aveva questa caratteristica, ma era bellissima e piena di fascino.
I libri degli anni ’30 che Matteo Corradini ha recuperato per ricostruire la biblioteca di Anne Frank
Chi erano i complici di Anne Frank? Erano 4 colleghi del padre, di cui si fidava. Il sig. Kugler (portava riviste e libri), Miep Gies che era l’anima di tutto, cercava contatti e agganci. Salverà il diario, è la prima che entra nel nascondiglio, dopo l’arresto. Quando arrivano ad arrestare la famiglia Frank e gli altri ospiti, i poliziotti olandesi e il tedesco della Gestapo cercano l’oro. Quando lo trovano, prendono una valigetta (che conteneva il diario) la svuotano sul pavimento e la riempiono d’oro. Il diario resta sul pavimento. C’è poi Kleiman, fedelissimo e Bep, la persona che Anne ricorda con più dolcezza.
Chi ha tradito e causato l’arresto degli abitanti della casa sul retro?
Per tre volte, i ladri vanno a rubare nell’Opekta. Una di queste volte, i ladri si accorgono che ci sono delle persone. Quindi: ipotesi 1, i ladri hanno tradito, hanno venduto gli ebrei per denaro. Oppure: è stato il magazziniere dell’Opekta, che viene definito da Anne “un tipo inquietante” che voleva capire se ci fosse qualcuno nascosto e quindi lasciava dei foglietti in giro e controllava se fossero ancora dove aveva messi il giorno dopo. Altra ipotesi: la sorella di Bep aveva un fidanzato nazista e Anne scrive che era impazzita cioè aveva aderito al nazismo. Ancora un’altra ipotesi: vicino alla casa sul retro c’era un panettiere che vendeva il pane a Miep (ne comprava per 8 ma la famiglia di Miep era formata da due persone). Inoltre, il panettiere consegnava il pane alla Opekta negli orari in cui non c’erano gli operai. Ad un certo punto arrestano il panettiere (nascondeva anche lui due ebrei!), finisce in campi di sterminio ma si salva. È quindi impossibile che fosse il responsabile. Oppure: potrebbe essere stato il magazziniere dell’azienda di fronte. L’ultimo libro uscito ma poi ritirato dal commercio in questi giorni, infine, dice che era stato il capo del consiglio ebraico di Amsterdam.
Rimane un mistero.
Ci aggiorniamo per la terza parte del nostro resoconto.
Sabato 12 marzo 2022, nella biblioteca del nostro istituto, si è tenuto l’incontro con Margherita Asta, esponente dell’associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie” e testimone della strage mafiosa di Pizzolungo. E’ stato un momento importante ed emozionante per tutti, anche perché era atteso da tempo, fin dal 2018, ed era stato rimandato a causa della pandemia.
Erano presenti il sindaco, l’assessore all’istruzione, alcuni docenti, la responsabile provinciale dell’associazione Libera, Antonella Liotti e un gruppo di giovani aderenti all’associazione stessa.
I ragazzi rappresentanti delle terze presenti hanno portato le domande elaborate dalle loro classi. Io ero presente all’incontro, ho ascoltato con attenzione le domande che le venivano fatte e anche le risposte che lei stessa dava, ho visto i suoi occhi lucidi, la sua determinazione, la sua voglia di raccontare.
Abbiamo chiesto a Margherita Asta della sua vita di oggi, della sua esperienza come testimone nelle scuole, della sua idea di giustizia, di come ha fatto a trovare la forza di andare avanti dopo la tragedia della sua famiglia.
La domanda che più mi ha colpito è stata:
D: Ma dopo tutto quello che le è capitato, come fa ad avere ancora fiducia nella giustizia?
R: Non, potrei non averne, perchè farei un torto a tutti quei magistrati che quotidianamente si impegnano per scrivere la verità, per affermare la giustizia, che sacrificano la famiglia, spesso lavorando nel silenzio.
Ecco un breve estratto dell’incontro:
Terminato questo momento, Margherita Asta ha visitato tutte le classi della scuola, acclamata dai ragazzi.
Quindi, tutti quanti ci siamo recati al parco giochi comunale di via “Fratelli Bandiera”, per inaugurare una targa dedicata a Giuseppe e Salvatore Asta, i gemellini di sei anni, fratelli di Margherita, vittime innocenti insieme alla madre Barbara Rizzo, della strage di Pizzolungo. Qui abbiamo ascoltato parole che ci hanno fatto riflettere, ancora una volta, sull’importanza della memoria e dell’impegno di tutti per la legalità.
Nel mese di gennaio, in corrispondenza della Giornata della Memoria, gli alunni delle classi 2 A e 3 A hanno ricevuto una richiesta dallo scrittore Matteo Corradini, con il quale stavano lavorando: scrivere alcune lettere destinate ad Anne Frank, alcune delle quali sarebbero state pubblicate su “Corriere della Sera”. I ragazzi hanno quindi riflettuto in classe con la prof. Antoniotti, sulla figura di Anne Frank, che, straordinariamente, è apparsa molto attuale a tutti e hanno scritto alcuni testi. Proponiamo alcune domande che sono state fatte agli autori delle lettere pubblicate.
Il primo autore è Luca Dantoni, classe 2 A.
D-Cosa hai provato quando hai visto il tuo testo sul giornale?
R-Quando ho visto il mio testo nell’inserto settimanale dedicato alla lettura del Corriere della Sera, mi sono sentito pienamente soddisfatto del lavoro svolto ed in qualche modo molto orgoglioso di me stesso. Della bella notizia ho avvisato subito i miei genitori ed assieme siamo andati a comprare il giornale in edicola… dopo averlo letto attentamente tutti assieme, anche loro si sono complimentati con me, sia per la fantasia del testo, sia per l’impegno dimostrato.
D-Cosa custodirai di questa esperienza?
R-Non dimenticherò mai l’emozione che ho provato a leggere un mio testo su una delle più famose testate giornalistiche nazionali; è stata un’esperienza che consiglio a tutti perché ti rende fiero dell’impegno e del lavoro svolto.
D-Che cosa ti ha colpito di più della storia di Anne Frank?
R-La parte che mi ha colpito di più è stato quando Anne e la sua famiglia furono costretti a nascondersi, per fuggire dalla cattura della Gestapo. Ancora non riesco a capire come questa ragazza sia stata chiusa in un’abitazione così piccola, senza uscire con amici e senza mai stare all’aria aperta. Se fossi stato in lei, non avrei resistito neanche per un’ora.
D-Cosa ne pensi della Shoah?
R-A mio parere la Shoah non ha senso: nessuno si può ritenere superiore all’altro, ma purtroppo ancora oggi molte persone vengono discriminate per le loro diversità, come ad esempio per il colore della pelle. I fatti accaduti non dovranno mai più riaccadere ed è per questo che bisogna ricordarli attentamente in maniera tale che non si ripetano gli stessi errori commessi nel tempo.
Passiamo a Malak Es Sabahi.
D-Cosa hai provato quando hai visto il tuo testo sul giornale?
R-La mattina ero molto ansiosa ma quando ho visto il messaggio della prof su Whatsapp e leggendo i testi trovai il mio. Ero molto orgogliosa di me stessa!
D-Cosa ne pensi della Shoah?
R-Secondo me la Shoah è un evento che non dovrà più succedere. Alla shoah e ai nazisti dedico tre parole: “Rovina dell’umanità”.
D-Che cosa ti ha colpito della storia di Anne Frank?
R-Anne è una di quelle persone molto forti mentalmente perché è riuscita a superare anni dell’adolescenza in un alloggio segreto; anche se non è riuscita a sopravvivere mi ha trasmesso tanta tristezza e mi rispecchio molto in lei.
D-Cosa custodirai di questa esperienza?
R-Di questa esperienza custodirò la voglia e il coraggio di voler scrivere testi.
Il gruppo dei ragazzi che ha aderito al progetto Erasmus + e segue il percorso “Sulle tracce di Anne Frank” ha incontrato uno dei massimi esperti della materia: lo scrittore Matteo Corradini. Vi racconteremo quello che abbiamo scoperto in tre puntate, vista la quantità di informazioni che abbiamo ricevuto dall’esperto.
Corradini ci ha spiegato che Anne Frank è la star della Shoah. Il suo diario sfiora i 100 milioni di copie, probabilmente. Niente male per una scrittrice che si chiedeva se il suo diario avrebbe mai interessato qualcuno! Molti credono di conoscere Anne Frank, ma in realtà circolano molti sbagli. È il simbolo della Shoah olandese ma non è nata in Olanda, bensì a Francoforte sul Meno. Il padre amava la Francia, infatti dà ad Anne e alla sorella Margot due nomi di origine francese. La sua era una famiglia benestante. Ed ebrea.Quando il partito nazista prende il potere, a Francoforte la situazione diventa pericolosissima per gli ebrei. Chi può, scappa all’estero e in questo la storia si ripete: chi vive situazioni di pericolo, come la guerra, scappa e cerca di salvarsi.
Così Otto Frank, il padre, decide di spostare la famiglia in Olanda: questo comporta il fatto di cambiare vita, lingua, città. Otto, con un suo parente, in Svizzera, aveva fondato una ditta che si chiamava “Opekta” e produceva pectina, un addensante per la marmellata. Sposta quindi anche la sede della ditta ad Amsterdam.
La famiglia Frank viveva a Merwedeplein n. 37, nella zona dove c’era il grattacielo più alto di tutta l’Olanda.A Margot, il 5 luglio 1942, arriva una cartolina che ordina di presentarsi per essere trasferita a lavorare in campi di lavoro non precisati (tutti sapevano che quelli che partivano non avrebbero fatto ritorno).Così la famiglia decide di nascondersi. Una mattina escono di casa indossando strati di vestiti e portando borse piene di vestiti. Oggi i bambini e ragazzi arrivano dall’Ucraina con zainetti e le loro mamme hanno borse piene di vestiti. Che differenza c’è tra loro e Anne Frank? Poca.
Quando Anne compie gli anni, il 12 giugno 1942, riceve in regalo un diario, che diventerà il suo confidente, l’amica che non aveva. Una volta finito, Anne userà altri tre diari e quaderni, lei scrive tanto ed, entro dicembre ha finito il primo. Un ministro olandese, in esilio, dice da Radio Londra di tenere i diari per documentare quello che succedeva.Quindi Anne ricopia i diari. Così abbiamo i quaderni e la ricopiatura, dove riscrive meglio alcune parti, altre le cancella o modifica. Secondo gli esperti manca un quaderno o due dell’anno 1944.
Ma dov’è il nascondiglio della famiglia Frank? Si nascondono in centro a Prinsengracht. Lasciano credere di essere fuggiti e si rifugiano nella soffitta della sede dell’azienda Opekta, in corrispondenza di una zona che era adibita a laboratorio chimico.Qui Otto Frank aveva accumulato cibo in scatola e vestiti. Anne chiama questa zona “La casa sul retro”, “Het Achterhuis” e vuole che questo sia il titolo del suo libro.
Come faranno a sopravvivere nascosti, senza poter uscire? Ve lo racconteremo nel prossimo articolo.
Nel 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Questa commemorazione è stata promossa e portata avanti dall’Associazione LIBERA, che dal 1996 celebra questa lettura come una preghiera di speranza. Anche i ragazzi del nostro istituto leggeranno i nomi delle vittime e si uniranno a tutte le voci che il 21 marzo si alzeranno per dire no alle ingiustizie.
Buongiorno, oggi siamo in compagnia della classe 1^E che, guidata dalla prof. Maria Antonia Rao, ha ricreato, modernizzandolo, lo Stendardo di Ur, un famoso reperto archeologico dell’epoca sumera, risalente a più di 2500 anni fa. Abbiamo intervistato i ragazzi della classe che ha portato a termine questo impegnativo e originale progetto artistico.
Studiando la civiltà sumera, ci ha colpito molto lo Stendardo di Ur, uno stendardo formato da due facciate rettangolari e due laterali di forma trapezoidale. Noi abbiamo cercato di riprodurlo rinominandolo “Stendardo Moderno”. L’antico stendardo è in legno mentre quello che abbiamo fatto noi è stato realizzato con carta e cartone.
Cosa rappresentano l’antico stendardo e quello “Moderno”?
L’antico stendardo di Ur, nei lati principali, che vanno letti dal basso verso l’alto, da una parte presenta scene di guerra mentre dall’altra scene di pace. Abbiamo deciso di rifarlo modernamente perché c’è un grande collegamento con l’attualità, infatti sullo Stendardo Moderno, sempre dalla parte dei lati, abbiamo pensato di rappresentare scene dedicate ai momenti vissuti durante il Corona Virus e scene, invece, che celebrano la normalità, la quotidianità e la spensieratezza. Sui fianchi, a forma di trapezio, invece, sono stati raffigurati temi che evocano pace e serenità, ma anche responsabilità e civiltà.
Un momento dell’intervista alla classe 1E
Come avete realizzato il lavoro?
Abbiamo realizzato questo lavoro con carta, cartone e fogli da disegno. Abbiamo disegnato sui fogli le figure che poi abbiamo ritagliato e incollato sulle facce dello stendardo realizzato in cartone.
All’interno di quale percorso è stato ideato questo progetto?
In arte stavamo studiando la civiltà antica dei Sumeri che creò l’originale “Stendardo di Ur”, fatto in legno con figure costituite da piastre ricavate da grandi conchiglie; nel nostro Stendardo Moderno, invece, le figure sono in cartoncino a rilievo dipinte con colori caldi, su sfondo blu intenso come nel vero stendardo, a cui ci siamo ispirati.
Lo Stendardo Moderno
Come definireste questa opera?
La definiamo un’opera istruttiva e divertente… e, a tratti, anche imbarazzante. Inizialmente, durante “l’esposizione” per le vie della nostra città, Castel San Giovanni, eravamo timidi ma pian piano la timidezza ci è passata perché abbiamo notato che molti cittadini erano interessati al lavoro fatto da noi. I passanti che abbiamo intervistato, avevano preso seriamente il lavoro e l’hanno definito una raffigurazione che esprime solidarietà, parla di socialità, ecologia e che esprime buonumore e gioia.
La presentazione alla cittadinanza dello Stendardo Moderno
Quanto tempo ci avete impiegato a realizzare questo lavoro?
Per realizzare quest’opera ci abbiamo impiegato circa un mese, il problema è che il tempo meteorologico ci aveva impedito di portarlo in città quindi abbiamo dovuto aspettare qualche altra settimana prima di presentarlo alla comunità Castellana.
Che significati ha per voi?
Noi volevamo ricordare a tutti l’uscita dalla pandemia dopo un periodo per noi ragazzi difficile, sia con la scuola che socialmente. Come avevamo detto prima ci è servito per sconfiggere la timidezza, l’imbarazzo e portare a tutti un po’ di felicità.
Quale parte del lavoro vi è piaciuta di più?
La parte più bella è stata quando abbiamo lavorato in gruppo e sfilato per le strade della città con lo Stendardo Moderno in mano. Per noi è stato un lavoro divertente ma nello stesso momento anche educativo e di apprendimento, siamo davvero felici del risultato ottenuto!
Vi ringraziamo della disponibilità per questa intervista, vi facciamo i complimenti e vi auguriamo buona giornata, alla prossima!
Buongiorno Professoressa Ludovica Chiesa, di lei conosciamo solo nome e cognome e la materia che ci insegna. Vorremmo farle alcune domande per saperne di più. Iniziamo!
D: Tre aggettivi per definirsi R: Mi definisco sensibile, doverosa e disponibile. D: Quali studi ha fatto? R: Ho fatto la scuola elementare e la scuola media qui a Castel san Giovanni; poi ho frequentato il Liceo classico europeo al Gioia di Piacenza; poi il corso universitario Triennale di lettere classiche a Milano e adesso sto frequentando il corso universitario Magistrale di filologia moderna, sempre a Milano.
D: Quando e perché ha scelto di diventare insegnante? R: L’insegnamento mi ha sempre attirata fin da piccola. Poi, mentre facevo l’Università mi sono appassionata anche ad altre cose. Quando mi si è presentata la possibilità, mi ha fatto molto piacere accettare l’incarico come professoressa, anche perché è un’esperienza da cui si impara molto. Essendo ancora all’Università però, vedo comunque i miei insegnanti che spiegano le varie lezioni, e quando sono io invece che devo spiegare a voi, ho spesso paura di non riuscire a spiegare in modo che tutti riescano a capire.
D: Abbiamo iniziato a frequentare le sue lezioni in DAD. Cosa pensa riguardo le differenze tra DAD e scuola in presenza? R: La DAD si è subito presentata una validissima alternativa nel momento in cui non si poteva fare altro, ma per le scuole medie e le scuole elementari è molto importante poter interfacciarsi con gli altri, più di altre scuole. Già alle scuole superiori e all’Università, essendo più grandi, si può sopportare la situazione molto di più, e la DAD non crea grandi problemi come invece ai bambini e ai ragazzi come voi.
D: Se potesse insegnare un’altra materia per un giorno, quale sarebbe e perché? R: Mi piacerebbe insegnare scienze, perché quando andavo alle scuole medie, ricordo che la professoressa Ricci mi appassionava quando spiegava questa materia. Vorrei avere la possibilità di insegnare scienze per appassionare anche gli altri.
D: Quale invece non vorrebbe mai insegnare? R: Educazione fisica, anche perché siete tutti più alti di me, e non sono adatta per una materia come motoria.
D: Un mondo senza la sua materia, secondo lei, come sarebbe? R: Penso che un mondo senza la mia materia sarebbe un mondo molto chiuso; un mondo dove non c’è spazio per combattere disparità e disuguaglianze, cioè un mondo cupo e quadrato.
D: Se potesse risolvere un grande problema nel mondo, quale sarebbe? R: Vorrei rallentare il surriscaldamento globale, perché penso sia uno dei problemi più grandi che dobbiamo affrontare ora. Penso che sia giusto anche introdurre una dieta vegetariana per tutti perché può essere un fattore che aiuterebbe nel combattere il problema del clima.
D: Cosa apprezza e non apprezza del suo lavoro? R: La cosa che apprezzo di più è il fatto di avere l’opportunità di mettersi alla prova. Essendo infatti ancora all’università, ho la possibilità di poter passare da davanti a dietro la cattedra. La cosa che apprezzo di meno è dare dei giudizi: non mi piace dare voti bassi, ma sono sicuramente giusti, anche perché servono per spronarvi e invitarvi a fare meglio.
D: Il suo sogno più grande? R: Vorrei essere felice e soddisfatta. Vorrei trovare qualcosa che mi renda felice, sia a livello personale sia per quello lavorativo. Vorrei trovare una strada che non mi faccia rimpiangere di alcune scelte, ma che mi faccia arrivare alla fine soddisfatta; vorrei trovare la pace con me stessa. Questo è il mio sogno più grande.
La ringraziamo per la collaborazione e la disponibilità. Alla prossima!
Nella nostra scuola, durante le ore di arte e immagine, abbiamo la possibilità di disegnare e comporre quadri con varie tecniche e diversi soggetti, in base all’argomento affrontato riguardante un periodo storico o proposto dai nostri docenti. Ma non vogliamo più che i nostri lavori rimangano chiusi nell’armadio nel corridoio o in classe, vogliamo mostrarli a tutti quanti. Per questo, abbiamo deciso di creare uno spazio del nostro sito per esporre le nostre opere d’arte: la nostra Galleria d’Arte.
Cominciamo con alcuni quadri che ci sono pervenuti e che sono stati realizzati nei mesi scorsi nelle classi del prof. Bernini.
Di Emma ToscaDi Gabriele Valla
Composizioni create con la tecnica del collage, ispirate alle “teste composte” del pittore Giuseppe Arcimboldo (1527-1593).