Le classi della nostra scuola in visita alla Logistica di Amazon
di Alessia Albo e Giulia Parolini
18/04/2019
Tutte le classi del nostro istituto, nel mese di Gennaio, si sono recate in visita alla sede Amazon di Castel San Giovanni, su invito diretto dell’azienda stessa. Le classi 2°B, ovvero la nostra classe, e 1°D, il giorno 17/01/19.
Appena entrati in classe abbiamo lasciato gli zaini e con le rispettive professoresse ci siamo diretti verso la fermata dell’ autobus. Dopo dieci minuti siamo giunti a destinazione. Scesi dal pullman, per prima cosa abbiamo scattato delle foto dall’esterno dell’edificio. All’ingresso, ci ha accolto una dipendente di nome Gloria, che ci ha fatto da guida per tutta la mattinata. Per prima cosa ci ha fatto salire lunghe scale, per arrivare nella sala riunioni, raccomandandoci di mantenere la destra. Nella sala ci ha parlato della storia di questo enorme magazzino, spiegandoci ad esempio che il nome proviene da un fiume chiamato “Rio dell’Amazzoni” oppure che in Italia ci sono altri due magazzini più piccoli, uno a Roma e un altro a Vercelli. Poi, dopo averci dato la pettorina per i visitatori e le cuffie per sentire meglio la guida, ci siamo avviati verso le diverse tappe all’interno del magazzino. Abbiamo visto l’Inbound e l’Outbound, reparti importanti di questa logistica, occupati da diverse persone che ci lavorano. Nel primo si ricevono i prodotti dai molteplici fornitori e, una volta ricevuti, questi prodotti diventano disponibili sul sito web e possono essere ordinati; nel secondo, invece, si evadono gli ordini dei clienti. Ciò significa ricevere, confezionare e spedire gli ordini entro scadenze specifiche e molto ravvicinate. In base alla richiesta del cliente e al periodo dell’anno, questi team cambiano per dimensione e possono crescere in maniera significativa durante le feste. Prima di tornare nella sala riunioni, abbiamo scattato una foto di gruppo. Tornati nella sala, abbiamo tolto le cuffie e la pettorina, dopodiché abbiamo svolto un quiz a sorpresa, divisi in gruppi da cinque. Le domande si basavano sulla storia raccontata all’inizio della visita. In palio, per la vittoria dei vincitori, un bellissimo gadget: un powerbank gratuito regalato da Amazon. Alla 10:50 siamo sfortunatamente dovuti tornare a scuola, facendo di questa esperienza un bel ricordo.
Ringraziamo Amazon e i suoi dipendenti per la bellissima mattinata!
Terezín, paese della Repubblica Ceca, nasce nel XVIII secolo, quando si decide di far costruire una piccola città-fortezza per proteggere Praga. Ma durante la Seconda Guerra Mondiale diventa un vero e proprio inferno, perché viene trasformato in campo di concentramento. Terezín però non viene modificata: le case, le strade e tutti gli edifici rimangono uguali. L’unica differenza è che ora al suo interno regnano solo violenza e tristezza e non vola più nemmeno una farfalla: ‘’le farfalle non volano nel ghetto’’. Tra le centinaia di migliaia di persone che vengono deportate a Terezín, c’è un gruppo di ragazzi che osservano, arrabbiati e stupiti, tutte le ingiustizie che accadono intorno a loro, per le strade, dove va in scena la tragedia degli ebrei perseguitati. Quando la rabbia aumenta e si trasforma in disperazione, hanno bisogno di sfogarsi, di trovare un modo per evadere, per rimanere esseri umani. Perciò decidono di riunirsi di nascosto ogni venerdì, attorno al semplice bagliore di una candela, per scambiarsi testi, disegni e poesie da inserire in ‘’Vedem’’, il loro giornale segreto. Ed è così che si forma una vera e propria redazione, di cui Petr Ginz è il capo. Tanti i ragazzi che lo aiutano: questo è l’unico momento in cui possono sentirsi liberi di esprimere le proprie idee, di sorridere, di vivere, alleggerire il peso del loro animo. Con “Vedem”, che significa “Avanguardia”, possono infrangere le regole disumane, contorte, sbagliate del campo, possono salire su di un missile e lasciare la terra, puntare verso la luna, verso la libertà, verso le stelle, quelle del cielo. Per questo giornalino rischiano tutto quanto, persino la propria vita, quando decidono di facilitare il lavoro accendendo una semplice lampadina, una piccola stella finalmente vicina…
Questo è un libro struggente ed emozionante che ci fa riflettere su come fosse difficile sopravvivere, perché non si può definire ‘’vivere’’ quello che facevano le persone in un campo di concentramento, private della libertà, della dignità e sottoposte a violenze continue. Eppure i ragazzi di “Vedem” lottavano per vivere, le loro anime come farfalle, fragili e preziose, le loro ali erano le pagine del giornalino. Scritto per non farci dimenticare che dietro i numeri ci sono persone, storie, speranze e i sogni che rendono le persone speciali permettendo loro di resistere senza perdere la loro umanità. Scritto anche per noi, oggi: quando ci dimentichiamo di vivere e rinunciamo a pensare ci rinchiudiamo in una prigione per uscire dalla quale, come le farfalle, dobbiamo spiegare le ali e puntare verso le stelle.
Sin dall’inizio dell’anno scolastico, abbiamo lavorato sul tema della legalità. Per noi delle classi terze, quest’anno è importante perché dobbiamo scegliere la scuola superiore che frequenteremo ma i nostri professori ci hanno voluto anche fare riflettere sul concetto di scelta: che persone vogliamo essere? Che persone scegliamo di essere ogni giorno? Così abbiamo iniziato ad approfondire il concetto di legalità, quali sono cioè le regole che ci permettono di fare le scelte giuste. Poi, con l’aiuto degli esperti dell’associazione Libera, abbiamo trattato un tema di attualità molto difficile e solo apparentemente lontano da noi, quello delle mafie.
Un libro letto dai ragazzi durante il percorso sulla legalità
Abbiamo letto libri, visto film e documentari. Abbiamo quindi scoperto che le mafie sono vicinissime a noi, presenti sul nostro territorio e che dobbiamo essere consapevoli di questo problema gravissimo conoscendolo in modo approfondito per poterlo combattere. Così abbiamo fatto ricerche e, guidati dagli esperti abbiamo imparato molte cose delle mafie e della loro storia.
Un altro libro- guida per i ragazzi
Abbiamo appreso che la mafia nasce nell’Ottocento nel sud Italia, soprattutto in Sicilia, Campania e Calabria. E’ un’associazione criminale suddivisa in famiglie che hanno il controllo di attività economiche e illegali. Guadagna soldi in modo facile e veloce attraverso furti, traffici di droga ed estorsioni nei negozi (pizzo) sostituendosi così allo stato come presunta organizzazione delle vite degli abitanti. La mafia ha diversi nomi in base alla ragione in cui si trova, per esempio: Cosa Nostra in Sicilia, Camorra in Campania, Sacra Corona Unita in Puglia e ‘Ndangheta in Calabria. Io ho letto un libro, cioè “Per questo mi chiamo Giovanni”, che parla della vita di Giovanni Falcone, giudice che combatté la mafia. Il bambino, protagonista, si vuole fare spiegare da suo papà il significato della mafia, così il papà paragona la mafia ad un “carciofo” con tante foglie che circondano il suo cuore. Le famiglie mafiose sono infatti guidate da un “Uomo D’onore” che è appunto a capo dell’organizzazione, il cuore del carciofo. Dopo l’uomo d’onore viene il consigliere, cioè colui che sta sempre al fianco dell’Uomo D’onore dandogli consigli e fornendogli informazioni. Infine viene il capodecina, cioè colui che è eletto dal capofamiglia, coordina i nuovi arrivati della famiglia e ha il compito di informare tutti i membri quando ci sono delle riunioni, proprio come un carciofo che chiude le sue foglie.
Lo striscione contro la mafia preparato dalla classe 3A
Sono esistite ed esistono ancora persone che combattono per sconfiggere la mafia. Alcuni dei magistrati più famosi che hanno fatto la storia per aver avuto il coraggio di mettersi contro la mafia a costo della vita sono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ma ne esistono centinaia meno noti. Don Pino Puglisi, invece, era un sacerdote ed insegnante di religione nelle scuole di Brancaccio, un quartiere molto difficile di Palermo, guidato dalla malavita. Nel 1963 fu istituita la prima commissione Antimafia; dopo molto lavoro, grazie a Falcone iniziò il famosissimo Maxiprocesso contro i principali capi mafiosi. Venne chiamato Maxiprocesso perché ci furono più di 475 imputati, tra cui Tommaso Buscetta, Giuseppe Graviano, Filippo Graviano e Totò Riina. Per far fronte a questo processo, Antonio Caponnetto, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino crearono il primo pool Antimafia. Ma la mafia, come una belva feroce, si è presto vendicata. La strage di Capaci fu un attentato mafioso progettato per uccidere Giovanni Falcone. Lui e la sua scorta morirono dopo lo scoppio di una bomba preparata dagli uomini di Riina. La strage di Via D’Amelio fu un attentato mafioso per uccidere Paolo Borsellino. Lui e la sua scorta rimasero uccisi dai 500 kg di tritolo nascosti in una macchina. Il 15 settembre 1993, il giorno del suo 56° compleanno, Don Pino Puglisi fu assassinato davanti al portone di casa sua, a Brancaccio, da due colpi di pistola, uno al petto e uno alla testa. Don Pino, prima che gli sparassero, sorrise agli assassini. I magistrati e chi ha combattuto fino alla fine ci hanno lasciato la loro eredità, in particolare il coraggio e la fiducia in se’ stessi.
Anche la nostra scuola ricorda questi personaggi: la nostra classe ha lavorato al progetto sulla legalità: abbiamo scritto testi, poesie, una canzone. Le mafie sono state rappresentate come un drago, una terribile belva per combattere la quale arrivano prodi cavalieri.
Un fotogramma del video della classe 3 A
Ma senza l’aiuto di tutti non è possibile sconfiggere il male: serve l’esercito della legalità!
L’esercito della legalità
Tutti noi siamo l’esercito, siamo chiamati a combattere. Il 21 marzo, tutte le terze della nostra scuola hanno partecipato alla Giornata della Memoria e Impegno contro le mafie e hanno letto ad alta voce i nomi delle vittime. E’ stato come raccogliere il loro testimone per impegnarsi a costruire una società migliore.
Giovedì 21 marzo in tutta Italia si celebra la Giornata della Memoria e Impegno promossa dall’associazione Libera “per una memoria viva che si fa impegno quotidiano”. Il nostro istituto ha deciso, nei mesi scorsi, di aderire all’associazione e di promuovere e organizzare la giornata del 21 marzo per la nostra città. Durante tale momento si leggono ad alta voce i circa 900 nomi delle vittime delle mafie; noi abbiamo deciso di intervallarli con brevi letture scritte dai ragazzi della scuola, da poesie e gesti. Inoltre abbiamo pensato ad un corteo che toccasse alcuni punti significativi della città: scuole, sede dei Carabinieri, oratorio. Così tutte le classi terze della scuola “G. Mazzini”, insieme ai bambini della scuola primaria “Tina Pesaro”, hanno dato vita a questa bellissima manifestazione, dopo averla attentamente preparata lavorando nelle classi guidati dagli insegnanti e dagli esperti di Libera. Hanno aderito alla manifestazione anche alcune classi del Polo “Volta” e dell’Istituto “Marcora” di Castel San Giovanni.
Lo striscione predisposto per la manifestazione
La nostra classe, la 3 A, ha preparato uno striscione su cui sono raffigurati i volti di alcune vittime della mafia affiancati dalla celebre citazione di Giovanni Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” La scelta di questa frase è stata fatta perché l’abbiamo trovata molto incisiva e incoraggiante, in quanto ci ricorda che è sempre nostro dovere portare avanti gli ideali contro la mafia e contro ogni forma di illegalità, ogni giorno, nel nostro piccolo. Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di non inserire nessuna data sullo striscione, perché esso rimanga sempre nella nostra scuola, perché sia sempre usato e riusato passato di mano in mano come un testimone.
La tappa presso la stazione dei Carabinieri
Il giorno 21 marzo siamo partiti dalla scuola media “G. Mazzini” ed abbiamo sfilato fino ad arrivare davanti alla stazione locale dei Carabinieri, dove ci siamo fermati per commemorare il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e per leggere alcuni dei nomi delle vittime che la mafia ha fatto tra le forze dell’ordine.
Un altro momento presso la stazione dei Carabinieri
Successivamente ci siamo recati alla scuola primaria “Tina Pesaro” e ci siamo uniti ai rappresentanti delle scuole superiori e ai bambini, che hanno letto altri nomi di vittime mostrando cartelloni e striscioni molto originali e creativi.
La lettura presso la scuola primaria
Purtroppo, infatti, ci sono molte vittime delle mafie anche tra i bambini.
L’impegno dei bambini della scuola primaria
Gli alunni della primaria hanno disegnato delle mani colorate per dimostrare con un gesto la loro voglia di essere presenti nella società con il loro entusiasmo e rivendicare il loro diritto ad un’esistenza serena, dove il futuro sia accogliente e colorato.
Il corteo in cammino
Come ultima tappa siamo tornati tutti insieme in Piazza “Card. Casaroli”, dove sono state ultimate le letture di nomi, testi e poesie.
I manifestanti in piazza “Card. Casaroli”
In piazza, a conclusione della manifestazione, la nostra classe ha cantato una canzone rap intitolata “L’esercito della legalità” che abbiamo scritto per esprimere il nostro voler provare a impegnarci perché di fronte ad un problema così grande dobbiamo essere uniti, prendere le “armi” che per noi sono la cultura, la musica, l’amicizia. Solo così saremo i protagonisti del nostro futuro, impegnandoci, fin da ora.
Le classi terze del nostro istituto hanno lavorato ad un progetto di “Didattica della Memoria” a partire dagli ultimi mesi del 2018, condotto da Matteo Corradini, esperto ebraista e scrittore. All’interno del percorso, dopo un’introduzione su pregiudizi e intolleranza, ogni classe ha lavorato basandosi su un particolare oggetto o idea-chiave: sasso, stella, giornale. Quando il 17 Gennaio 2019, le classi si sono recate al Teatro Verdi, a Castel San Giovanni, per assistere allo spettacolo diretto dallo stesso Corradini, hanno potuto vedere i video che avevano ideato, presentati dall’esperto e inseriti nel suo lavoro.
La classe 3A ha presentato un video dedicato a Petr Ginz, un ragazzo deportato a Terezin, un campo di concentramento in Repubblica Ceca, dove scrisse, con alcuni amici, clandestinamente, il giornale Vedem.
La classe 3B, invece, dopo aver lavorato con Matteo Corradini sulla parola chiave “sasso”, ha deciso di presentare un filmato dedicato proprio ai sassi, nel quale ognuno descriveva un sasso che gli assomigliava.
La classe 3C ha contribuito presentando un video sempre basato sulla parola “sasso” ma, a differenza dell’altra classe, il loro mostrava il punto di vista del sasso.
La 3D ha realizzato un video nel quale facevano parlare oggetti utilizzati a Terezin, come ad esempio il cucchiaio: se avevi uno di questi, per noi oggetti banali, potevi ritenerti molto fortunato.
La 3E ha registrato il video di una chat di WhatsApp nel quale gli alunni parlavano con una stella, la quale raccontava la sua storia da vari punti di vista, positivi e negativi, come la stella di David che indossavano gli Ebrei durante la Shoah.
La giornata si è conclusa con l’esecuzione di un brano ebraico da parte di Alice Bollani, di 1B, realizzata con un violino “della Memoria” costruito proprio a Terezin e probabilmente suonato l’ultima volta proprio nel campo di concentramento. Abbiamo risentito la sua voce dopo più di settant’anni.
Il percorso però non è finito qui: a inizio maggio un gruppo di ragazzi si recherà a Terezin accompagnato proprio dall’esperto Matteo Corradini. Al loro ritorno verrà inaugurata una mostra, presso il foyer del Teatro Verdi, basata sulla loro esperienza e sui lavori fatti dai ragazzi durante l’anno.
Una mostra dedicata ai gatti a Castel San Giovanni presso sala espositiva del Teatro Verdi
di Riccardo Maggi e Andrea Gazzola
11/4/2019
Dal 16 al 24 febbraio, in occasione della giornata mondiale del gatto, si è potuto visitare l’esposizione delle foto degli animali realizzate dai cittadini di Castel San Giovanni. Inoltre è stata anche allestita una mostra di acquerelli di Sabrina Garreffa che aveva i gatti come soggetto principale.
Nel periodo precedente alla mostra si poteva inviare un foto o un selfie dell’animale e del suo padrone che sarebbe stata stampata e messa in mostra dall’associazione Amici Animali.
Il sindaco Lucia Fontana, insieme agli assessori Federica Ferrari e Valentina Stragliati, ha incontrato i ragazzi di prima media con la pittrice Sabrina Garreffa ed una veterinaria che, attraverso un gioco, ci ha insegnato come “ascoltare” gli animali cioè aprire gli occhi sule diverse forme di vita.
Dopo il primo momento di conferenza, ci siamo recati alla sale del foyer del teatro Verdi dove erano appese le foto dei cittadini di Castel San Giovanni con i loro animali. Nei pressi del foyer del teatro, c’era un laboratorio dove i bambini più piccoli si erano riuniti per fare delle maschere di gatti con degli animatori.
Dopo aver visto tutto il materiale presente nell’esposizione, siamo rientrati a scuola e abbiamo ripreso a fare lezione.
La redazione in visita al Cinema Moderno per intervistare chi lo gestisce con tanta passione
di Panelli Elisa
11/04/2019
Lunedì 8 aprile ci siamo recati al Cinema Moderno di Castel San Giovanni per intervistare Giovanni Salsi, che dirige e gestisce il cinema, insieme all’Associazione Cine Moderno, da tanti anni con tanto entusiasmo ma anche con altrettanti sacrifici e impegno. Abbiamo scelto di intervistarlo perché crediamo che il Cinema Moderno sia un simbolo per la nostra comunità che ha attraversato la storia della nostra città portandosi con se’ moltissimi ricordi felici per chi non è più tanto giovane e costituendo un punto di riferimento culturale per tutti, anche per i giovani.
La redazione de “La voce dell’Olubra” in visita al Cinema Moderno
D: Come mai ha deciso di gestire un cinema quando molti altri, anche a Castel San Giovanni, avevano chiuso?
R: In realtà non ho deciso, ho agito d’istinto. Un tempo era gestito da un gruppo di persone legate alla parrocchia che però era giunta al punto di non riuscire più a sostenerne le spese e perciò voleva venderlo. Io, nel cuore, non volevo che chiudesse e così ho pensato di chiedere ad alcuni amici di aiutarmi a tenerlo in piedi e così è stato. Insomma, ho deciso di tenerlo aperto perché si vive di emozioni e dove ti emozioni se non al cinema, guardando un film con i tuoi amici?
Intervista a Giovanni Salsi
D: Qual è il suo mestiere e che scuola ha frequentato?
R: Ho frequentato il liceo scientifico e successivamente la facoltà d’ingegneria. Ho lavorato per vent’anni in un’azienda e poi ho deciso di cambiare vita: ho iniziato ad insegnare all’ITIS di Piacenza ed, avendo i pomeriggi liberi, riesco ad occuparmi del cinema.
D: Qual è il suo genere di film preferito? E il suo film preferito?
R: Non ho un genere preferito, mi piacciono i film emozionanti, divertenti, che piacciono alle persone, tra cui ‘’Quo Vado?’’ e ‘’Notte prima degli esami’’.
D: Che film le piaceva quando aveva la nostra età?
R: Quando ero ragazzo, la domenica pomeriggio proiettavano quasi sempre un film e davanti al cinema c’era sempre una lunga fila di ragazzi trepidanti, tra cui io. Perciò di film ne ho visti moltissimi, però posso dirvi che in generale i film che ricordo meglio della mia gioventù sono ‘’Grease’’ e ‘’La febbre del sabato sera’’.
Locandina originale di “Grease”
D: Ha mai pensato di fare l’attore o il regista?
R: No, perché per fare l’attore bisogna essere o molto belli o molto brutti, ma io non lo sono! Invece per fare il regista bisogna essere bravi, capaci e molto preparati e direi che anche in questo caso mi mancano i requisiti!
D: Meglio un film o un libro?
R: Non si può scegliere. Prima bisogna leggere il libro e poi guardare il film, si completano!
D: Il suo attore preferito qual è?
R: Alberto Sordi, sono un tipo tradizionale.
Locandina originale di un film di Alberto Sordi
D: Se dovesse consigliarci un film da non perdere assolutamente, quale sarebbe?
R: Il cinema è tutto bellissimo, sono troppi, se non tutti, i film da dover vedere! Bisogna vedere i classici della storia del cinema e anche i film più moderni.
D: Come e quando è nato il Cinema Moderno?
R: Nel 1965. Negli anni Sessanta il cinema era una forma importante di comunicazione ed era anche un luogo di ritrovo e perciò le parrocchie investivano molto su questo. È così che è nato il Cinema Moderno.
D: Quante persone in media frequentano il Cinema Moderno?
R: Dipende molto dal film, ad esempio proiettando ‘’Quo Vado’’, in poche settimane, ci sono stati 2500 spettatori. Invece, durante le vacanze natalizie, abbiamo proiettato ‘’Attenti al gorilla’’ e in tutto ci sono stati circa 30 spettatori. Pensate che una pellicola a noi costa 1000€ e quindi dovremmo avere almeno 200 spettatori a settimana perché i conti tornino, il problema è che a volte il pubblico non è sufficiente.
D: Ci può spiegare come funziona la gestione di un cinema?
R: Prima di tutto bisogna decidere il film da proiettare, poi serve prenotare la pellicola e successivamente contattare il corriere per capire i tempi di consegna, inoltre bisogna rifornire il bar, pagare le fatture e infine proiettare il film nel weekend. Tutto questo mi occupa circa quaranta ore a settimana. Vi chiederete perché lo faccio. Beh, non lo so nemmeno io! E’ la passione che mi guida, probabilmente!
D: Quali sono le altre attività del cinema, oltre alla proiezione dei film?
R: Capita che durante l’anno si tengano alcune commedie, concerti, eventi o piccoli spettacoli teatrali. La nostra attività principale è tuttavia il cinema e infatti abbiamo investito maggiormente su questo.
D: Abbiamo già frequentato la nuova sala: come è nata questa idea?
La seconda sala durante una proiezione
R: L’ idea è nata perché adesso escono anche 10 film a settimana ed i film invecchiano velocemente. Così, per cercare di avvicinare più gente, bisogna proiettare almeno due film a settimana. Con la seconda sala riusciamo ad accontentare più persone. Per costruirla abbiamo chiesto un finanziamento alla Regione Emilia Romagna che ci ha dato il 30% del totale della cifra. Poi abbiamo chiesto aiuto ad alcuni finanziatori e siamo riusciti a realizzare la nostra seconda sala.
D: Secondo lei il cinema dovrebbe essere inserito nella scuola e nella didattica? Perché?
R: Secondo me, se si vuole vedere un film, bisognerebbe guardarlo al cinema. Posso dire che non sono d’accordo con i professori che, per riempire il tempo, proiettano film scelti a caso sul momento. Il cinema è un’arte e si può insegnare la sua storia, oltre che inserire le storie raccontate nei film nei percorsi di studio perché il film suscita emozioni e riesce a divertire e comunicare dei contenuti.
Per concludere vi lascio una frase che ci ha detto Giovanni per salutarci: ‘’Ragazzi, spero che se vi venisse l’idea di lavorare nel settore del cinema lo facciate anche tenendo presente tutti gli aspetti sociali: oltre all’essere un luogo di cultura e intrattenimento, si va al cinema insieme agli amici, per stare e divertirsi con loro.’’
di Emma Luce Bosi, Elisabetta Melis, Alice Bollani
Con il professor Giuseppe Bernini, noi ragazzi della 1^B abbiamo realizzato dei fumetti. Il fumetto è una storia composta da immagini in sequenza, accostate l’una all’altra in modo da suggerire l’idea del movimento, i cui protagonisti parlano spesso per mezzo di ‘nuvole di fumo’ che provengono dalle loro bocche, i fumetti, appunto. Oggi esistono diversi generi di fumetto per adulti e bambini ma resiste comunque il successo di alcuni classici, a cominciare da quelli Disney e poi le serie che hanno come protagonisti Asterix, Batman, l’Uomo Ragno, i Peanuts.
Anche noi ci siamo cimentati in questa impresa e abbiamo realizzato dei fumetti seguendo la seguente consegna: dovevamo disegnare su di un foglio da disegno elementi presi dal mondo animale, minerale o vegetale (non umani e non fantasmi), la tecnica da usare era il disegno a matita e i pastelli, potevamo disegnare al massimo 4/5 scene con dialoghi non troppo lunghi.
Ognuno ha realizzato la propria opera con fantasia, e i risultati sono stati fumetti fantasiosi, divertenti e colorati. Ecco alcuni fumetti:
Fumetto di Alice Bollani “Una brutta esperienza”Fumetto di Emma Luce Bosi “I coniglietti”
Apprezziamo le diversità in un viaggio tra diverse etnie
di Zavattarelli Sara e Repetti Mattia
25/03/2019
Noi ragazzi della classe 2^A abbiamo partecipato al progetto interculturale ispirato al libro “ABC dei popoli”: l’obiettivo era riflettere sulla ricchezza delle diversità delle etnie presenti sul nostro pianeta e capire cosa invece ci rende tutti uguali. Il libro infatti mostra molte etnie raffigurate tutte con la tecnica del collage e utilizzando solo alcuni elementi geometrici per comporre i volti: questo significa che tutti siamo fatti degli stessi elementi costitutivi e quindi profondamente uguali.
Siccome nella classe sono presenti molti alunni di origine straniera, con la prof. Antionotti abbiamo creato dei gruppi in base alle loro provenienze per trovare informazioni sulle etnie del paese preso in considerazione. Poi è stata scelta un’etnia specifica per ogni paese: per l’India quella Punjabi, che è l’etnia di appartenenza della compagna Ambra. Insieme a lei abbiamo scoperto i luoghi, le tradizioni, i costumi tipici della terra d’origine della sua famiglia. In particolare ci ha mostrato le foto della zia Navdeep vestita con abiti tradizionali in occasione del suo matrimonio.
Navdeep in abiti nuziali punjabi
Noi abbiamo rielaborato il suo ritratto e l’abbiamo trasformato usando le tessere geometriche previste dal progetto per tutte le etnie:
Il ritratto di Navdeep rielaborato
Lo stesso procedimento è stato usato per gli altri paesi: per la Romania è stata scelta l’etnia Maramuresenii, per la Turchia quella Yörük, per il Perù l’etnia Queros, per l’Ecuador quella Tsáchila. Infine per il Marocco l’etnia Berbera, per Cuba quella Yoruba, per la Serbia quella Bunjevci. Anche per l’Italia è stata scelta un’etnia particolare: la Walser che vive ai piedi del Monte Rosa. Per ogni etnia abbiamo ricercato una descrizione da cui poi abbiamo elaborato anche una poesia di presentazione. Questa è la poesia di Navdeep:
A Villa Braghieri la mostra “Piacenza 1938-1945: le leggi razziali”
di Gobbi Giulia e Panelli Elisa
25/03/2019
Giovedì 14 gennaio, la classe 3A si è recata a Villa Braghieri che ospitava la mostra sulle leggi razziali a Piacenza. Nelle settimane precedenti, avevamo già trattato l’argomento inerente al periodo delle Grandi Dittature e, quindi, anche quelle delle leggi antisemite. Inoltre nel 2018 ricorreva l’ottantesimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali italiane. E’ stato molto interessante approfondire l’argomento e scoprire particolari più nascosti che hanno arricchito la nostra conoscenza della storia, soprattutto a livello locale.
La locandina della mostra.
La guida ci ha raccontato moltissime cose riguardo le leggi razziali in Italia e noi abbiamo scelto di raccontarvi gli argomenti che ci hanno colpito maggiormente. Per prima cosa ci è stato detto che, in Italia, tra il 1938 e il 1945, usciva periodicamente un giornale chiamato ”La difesa della razza”. Questo ci ha colpito molto perché abbiamo capito che quel titolo fu scelto in modo che sembrasse che gli italiani avessero bisogno di difendersi da una minaccia, quella del popolo ebreo: gli italiani dovevano difendersi da un grave pericolo, quello di essere “contaminati” da una razza non pura.
Alcuni dei pannelli illustrativi della mostra
Un’altro elemento che ci ha particolarmente colpite è che il nostro giornale locale, ”La Libertà”, sotto il regime dittatoriale di Mussolini cambiò nome in ”La Scure”. Questo perché, in ogni dittatura che abbiamo incontrato nel nostro percorso di studi, abbiamo visto che il dittatore toglie ogni tipo di libertà e le voci che arrivano al popolo devono mettere in mostra il regime solo per le azioni positive che compie -o che si inventa-. Da ciò possiamo immaginare che ogni giornale che veniva pubblicato nel periodo fascista, doveva prima subire una lunga serie di controlli ed essere censurato dai capi fascisti. In questo contesto, quindi, la libertà non esisteva.
Le classi in ascolto della guida
Ovviamente vorremmo andare avanti a raccontare la nostra visita alla mostra, ma per esporre tutto quanto ci metteremmo minimo una giornata intera! Perciò concludiamo dicendo che abbiamo vissuto una bellissima esperienza, da cui abbiamo tratto molti insegnamenti ed imparato moltissime cose di cui sapevamo davvero poco. Soprattutto abbiamo potuto riflettere, sia in classe che nel percorso della mostra, sul fatto che alcuni eventi terribili si sono verificati perché molti non hanno usato la loro ragione e riflettuto su quello che stava accadendo intorno a loro. L’ignoranza e l’indifferenza hanno portato e portano tutt’ora gli uomini ad essere complici di azioni disastrose.