Fratelli Faccioli, famiglia di corridori

Intervista della redazione a Juan Marco e Maria Teresa, dopo il successo nelle gare sportive di Istituto

di Davide Bergonzi e Stefano Ratti

9/04/2018

Alla fine di ottobre si è svolta la Corsa Campestre che ha visto protagonisti due fratelli: Maria Teresa e Juan Marco Faccioli. Si sono infatti classificati rispettivamente prima tra le ragazze di 1° media e primo tra i ragazzi di 2° media (con un tempo di 4:31 minuti). Entrambi sono molto magri ed esili, caratteristica che forse più di tutte li ha aiutati a raggiungere questo risultato. Che abbiano “rubato” un po’ del talento della grande atleta cubana Libania Grenot, loro connazionale?  Questo e molto altro scoprirete nell’intervista che abbiamo realizzato.

Libania Grenot

D. Qual è il vostro nome?

M: Maria Teresa Faccioli

J: Juan Marco Faccioli.

D. Quanti anni avete?

M: 11.

J: 13.

D. Praticate degli sport?

M: Purtroppo no, ma il prossimo anno voglio fare nuoto.

J: Mi dedico al calcio da alcuni anni.

D. Come vi siete posizionati alle corse campestri a cui avete preso parte quest’anno?

M: Prima in quella d’istituto, alle provinciali trentatreesima.

J: Primo in quella d’istituto, alle provinciali secondo.

D. Qual è stata la vostra esperienza alle provinciali?

M: Una bella esperienza, perché c’era tanta gente, ma devo migliorare il mio tempo per il prossimo anno!

J: Mi è piaciuta molto, anche perché ho saltato un giorno di scuola.

D. Vi siete preparati per la gara? Se sì, come?

M: Non mi sono allenata e soprattutto alle provinciali ho pagato la mia inesperienza.

J: Non mi sono preparato nello specifico per la campestre, ma siccome faccio calcio penso che gli allenamenti siano stati utili.

D. Che rapporti hai con tuo fratello/sorella?

M: Io e mio fratello abbiamo buoni rapporti, solo qualche volta litighiamo.

J: Riusciamo ad andare d’accordo, a volte.

Ringraziamo i nostri campioni e speriamo che anche in futuro possano cogliere importanti soddisfazioni sportive.

 

La poesia entra in 1^B

I ragazzi della 1^B lavorano sul padlet della poesia

di Alice Gatti e Camilla Fanzini

9/04/18

I ragazzi della 1^B, per affrontare il nuovo tema della poesia, hanno creato un padlet, appunto sulla poesia. Cos’è un padlet? Si tratta di una bacheca virtuale su cui si possono scrivere diversi argomenti a seconda della materia, corredarli con immagini, foto o video e decidere di condividerli con chi si vuole. La prima poesia scritta dai ragazzi era  molto breve, infatti gli alunni dovevano scrivere semplicemente cos’era per loro la poesia, usando un nome comune che iniziasse con la prima lettera del loro nome e un verbo che cominciasse con l’iniziale del cognome. La prof.ssa  aveva assegnato come compito a casa lo scrivere questa poesia, dopo aver presentato in classe diverse poesie, che avevano per tematica la definizione stessa di poesia secondo alcuni poeti, tutte corredate con musiche diverse di sottofondo, adatte ad interpretare ciò che le parole esprimevano. I risultati sono stati sorprendenti e originali, perché ognuno ha colto l’invito a riflettere sul valore e sul potere della scrittura. La seconda poesia era da creare a gruppi, inventando una  ricetta per “cucinare” una poesia, prendendo spunto da una poesia  di R. Queneau. In classe l’attività era stata introdotta da uno spezzone del film “La tigre e la neve”, di R. Benigni, che invitava a scegliere le parole e a non usarle a caso. Sotto la poesia i ragazzi dovevano inserire un’immagine del piatto che  loro ricetta immaginaria indicava. Nella terza poesia bisognava creare rime, immaginando di trasformare i libri nei nostri cibi preferiti. Per affrontare questo nuovo compito, in classe la prof.ssa  ha spiegato le rime: il significato, i diversi  tipi  di rime e come si utilizzano. Ogni volta che tutti avevano pubblicato  la  propria poesia, la prof.ssa le leggeva e le correggeva insieme agli alunni. Una volta, addirittura,  a mano a mano che la prof.ssa leggeva le poesie, i ragazzi, a votazione, facevano una gara per la poesia più originale e divertente.

In questo modo abbiamo iniziato ad occuparci di poesia a piccoli passi e da protagonisti… confrontandoci con grandi autori e rielaborando sempre ciò che ci veniva proposto. Il nostro progetto continua con la preparazione della “Zuppa di sasso” per la Festa interculturale del 4 maggio prossimo, occasione in cui saremo chiamati a riflettere anche sul delicato tema del diritto al cibo. Cattura

Auguri di buona Pasqua…in rima!

Gli auguri della Redazione della Voce dell’Olubra agli studenti e alle famiglie dell’I. C. di Castel San Giovanni e Sarmato

di Giulia Cagnani, Benedetta Curati, Valeria Brusamonti

26/03/2018

 

Auguri di buona Pasqua a tutti

a quelli belli e a quelli brutti

anche ai cani e agli uccellini

ma soprattutto ai bambini.

C’è un uovo per ognuno

e non mancherà a nessuno.

La Pasqua è un bel momento da passare in famiglia

e senza scuola è unaRisultati immagini per immagini di pasqua meraviglia!

Risultati immagini per immagini di pasqua

La Festa del papà

Data, storia e curiosità legate a questa festa molto amata da grandi e piccini

di Alessia Albo, Arianna Capelli e Alice Quichimbo; poesia di Giulia Cagnani e Valeria Brusamonti
19/03/2018

Il 19 marzo in Italia si festeggiano tutti i papà. La data non è casuale, infatti è stato scelto proprio il giorno di San Giuseppe, per ricordare la straordinaria umiltà e rettitudine del padre putativo di Gesù. I papà vengono celebrati il 19 marzo anche in Spagna, Portogallo, Svizzera e Liechtenstein.

In molte parti del mondo però le cose non stanno così: in Germania  la festa è associata a quella dell’ascensione di Cristo in cielo, 40 giorni dopo la Pasqua; nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Francia sono soliti celebrare la festa del papà la terza domenica di giugno, mentre altrove le date e i significati sono ancora differenti.

In Thailandia, ad esempio, la festa del papà coincide con il compleanno di re Rama IX, considerato il padre della nazione, mentre in Russia si celebrano gli uomini nel loro ruolo di ‘difensori della patria’. In Danimarca la festa del papà coincide con il giorno dedicato alla Costituzione, il 5 giugno. A Taiwan, invece, la festa del papà si festeggia l’8 agosto, e non poteva essere che così vista l’assonanza tra la data 8/8 e la parola papà (entrambe si pronunciano bà bà).

Pare che l’usanza ci pervenga dagli Stati Uniti e fu celebrata la prima volta intorno ai primi anni del 1900, quando una giovane donna decise di dedicare un giorno speciale a suo padre.

In ogni caso si tratta di una ricorrenza molto importante per i bambini (e per i grandi) che per l’occasione dedicano poesie e filastrocche all’amato papà!

Papà ti voglio tanto bene                                                                                                                      come nel mare ci sono le balene.

Sei il mio campione                                                                                                                                per te di uno spettacolo ho scritto un copione,

tu ci sei sempre per me                                                                                                                          fin da quando ero un bebè!

 

festa-del-papa
La festa del papà

Il dibattito nella classe 2^A

di Priscilla Ramirez e Nada Majjati

12/3/2018

Nel mese di febbraio, la classe 2 A si è ritrovata a fare un’attività particolare: un dibattito tra due gruppi. Come argomento è stata scelta la tecnologia con i suoi lati positivi e negativi. Da tempo infatti la classe aveva approfondito questo argomento con svariate ricerche, letture, video, riflessioni.

Abbiamo iniziato con il dividerci in due gruppi e abbiamo sorteggiato quale gruppo avrebbe difeso i lati positivi (pro) e quale quelli negativi (contro) della tecnologia.

Quindi, all’interno dei due gruppi, ci siamo divisi i ruoli: orientato al gruppo, orientato al compito, orientato al tempo, memoria e relatore. Ogni gruppo ha iniziato l’attività facendo uno schema nel quale riassumere le idee riguardo gli argomenti da trattare ed in seguito abbiamo cominciato il proprio e vero dibattito.

I due gruppi hanno proposto le loro idee e risposto correttamente alle provocazioni degli “avversari”, cercando di rispettare le idee di tutti e ascoltando con attenzione quello che veniva esposto. Nessuno dei due gruppi ha vinto o  perso, anche perché la tecnologia ha sia pregi che difetti per cui bisogna utilizzarla con molta responsabilità e attenzione.

E’ stata un’esperienza interessante, ci ha permesso di allenarci ad esporre le nostre idee e a rielaborarle con precisione per cercare di convincere gli altri.

 

 

Fiabe creative della classe 1°B


Rielaborazione in rima della fiaba di Cappuccetto rosso dal punto di vista del lupo

di Camilla Fanzini e Alice Gatti in collaborazione con Melissa Flutur e Mario Di Cianni

12/03/ 2018

http://www.donnamoderna.com/mamme/favole-per-bambini/cappuccetto-rosso/photo/lupo-mangia-nonna

C’era una volta in un luogo lontano

una bambina dal manto strano.

Non troppo distante, nel bosco scuro,

io, lupo, mi aggiravo minaccioso e sicuro.

Era da diversi giorni che non mangiavo

ed era per questo che una preda cercavo.

Mentre mi aggiravo nella natura,

tra me e me pensavo addirittura:

“Sono grande e grosso, ho i denti appuntiti,

mi andrebbero proprio dei conigli arrostiti!”

Guardandomi intorno vidi una macchietta rossa,

“Cos’è”, pensai, “Non è tanto grossa!”

Avvicinandomi, capii  che era una bambina

e subito mi venne  l’acquolina.

Con aria colpevole mi avvicinai

e così gentilmente le parlai:

“Dove vai, bambina dal rosso cappuccio?”

“Per andare dalla nonna sto seguendo questo sentieruccio”.

“Ma lo sai che c’è un cammino più breve?”

chiesi con  voce lieve.

“Allora seguirò quella strada,

in modo che dalla nonna più velocemente io vada”,

rispose cappuccetto, cascando nel mio trucchetto.

E poi tutto contento corsi per il boschetto!

Verso la casa della nonna mi precipitai

e in un sol boccone me la mangiai!

Quando la piccola arrivò alla casetta,

bussò alla porta in tutta fretta.

“Avanti cara”, dissi io dall’interno

imitando una voce dal tono materno.

“Ciao nonnina! Sono arrivata!”,

ed io risposi con una risata.

“Ti senti bene questa mattina?”

“Sì, grazie tesoro, ma vieni più vicina!”

La bimba, ignara del malefico inganno,

si avvicinò e notò il panno,

il panno che misi in testa

per nascondere la mia folta cresta.

“Che orecchie lunghe che hai “…

“Mi servono per non smettere di ascoltarti mai”.

“Ma che naso grande che hai”…

“È per non smetter di annusarti, sai”.

“E che bocca grande che hai” …

“È per mangiarti meglio… e non mi scapperai!”

Con un gran salto afferrai la bambina

e la ingoiai dopo la vecchina.

Finalmente soddisfatto e appagato,

un bel pisolino mi sembrava meritato!

Ma, ahimè,  non udii il cacciatore,

che passava con il cane accompagnatore.

Tutto quello che ricordo fu che al mio risveglio,

la pancia mi doleva e non stavo di certo meglio!

Mi sentivo più pesante

e mi recai al fiume per bere in modo abbondante.

…Adesso mi chino e prendo un bel sorso,

ma che succede? Mi serve soccorso!

Sto cadendo nelle acque profonde

e nessuno mi salverà da queste onde!

Ho un tremendo sospetto ora,

il cacciatore me l’ha fatta ancora!

Mi ha aperto la pancia mentre sonnecchiavo,

mettendo i sassi e intanto io sognavo.

Ha salvato la nonna e la nipote,

che avevo mangiato come se fossero carote.

Per me ora non c’è via d’uscita

ed è così che la fiaba è finita!

Intervista im-possibile al … Verbo

Alcuni giornalisti, insieme alla classe 1A, hanno compiuto un’impresa impossibile: intervistare il Verbo, il Re della frase!

di Buga Olga, Miljkovic Sara, Piva Emma, Repetti Mattia e Zavattarelli Sara in collaborazione con la classe 1 A

26/02/2018

Durante l’ultimo Festival della Canzone Italiana, abbiamo ascoltato una canzone un po’ particolare, intitolata “Il Congiuntivo”. L’autore, Lorenzo Baglioni, ha scritto un testo nel quale ricorda le caratteristiche di questo tempo verbale che spesso sbagliamo o usiamo male.

Così la nostra redazione, aiutata dalla classe 1 A, ha pensato di cercare di intervistare nientemeno che il Verbo in persona!

L’abbiamo rintracciato nel libro di grammatica e siamo giunti a lui dopo molto studio ed esercizio. Ecco l’intervista che ci ha concesso.

D: Come ha reagito quando ha sentito la canzone “Il Congiuntivo” al Festival di San Remo?

R: Mi sono sentito onorato, del resto io sono il Re della Grammatica, mi sono stupito che nessuno ci avesse pensato prima a dedicarmi una canzone! Sono indignato perché non ha vinto il Festival!

D: Che importanza ha nelle frasi?

R: Sono l’elemento fondamentale, se non ci fossi nessuna frase avrebbe senso!

D: Lei è il capo supremo della frase, si sente molto importante a dare sempre ordini agli altri ma ci risulta che ci siano anche altri elementi che deve rispettare…

R: Sì, è vero, mi devo spesso accordare con il soggetto, ma la frase va avanti anche senza di lui!

D: Essere e avere non si stancano mai di aiutare gli altri verbi?

R: No, perché ogni verbo ha un suo ruolo ed il loro è quello di aiutare; per questo sono molto aperti, generosi e disponibili.

D: La offende il fatto che sul dizionario ci sia solo la sua forma infinita?

R: No, modestamente, sono così vasto che se dovessero mettere tutti i miei modi, tempi, persone ed eccezioni per ogni verbo, il dizionario sarebbe ancora più enorme!

D: Lei è anche un po’ misterioso: alcuni modi possono trasformarsi in altri elementi della frase, alcuni sono molto insoliti, alcuni quasi incomprensibili…

R: Già, sono così potente che posso trasformarmi in aggettivo, creare tranelli per chi scrive e legge, ad esempio, voi riuscite a interpretare immediatamente un gerundio? No vero? Per non parlare dei verbi che derivano dal Latino,  il mio antenato!

D: Perché la gente sbaglia ad usare e scrivere i verbi?

R: Forse perché non danno loro importanza e quindi non li studiano bene.

D: Qual è il modo che le piace di più?

R: Di certo l’imperativo, senza di lui non potrei comandare nessuno e la frase sarebbe un treno senza locomotiva!

D: Qual’è la coniugazione che le sta più simpatica?

R: Sicuramente la prima: mangiare, giocare, rispettare, comandare…

D: si arrabbia quando le persone sbagliano ad usare i suoi tempi?

R: Una volta mi arrabbiavo ma ora mi rifugio nel futuro o nel passato!

Grazie per il suo tempo… presente e per il suo modo di rispondere, a presto!

 

 

 

 

 

 

 

Pensando al nostro futuro

di Benedetta Ferrari

12/03/2018

Eccoci qua… tre anni sono passati ed è già arrivato il momento di scegliere la scuola superiore! La terza media sembrava una meta così lontana e invece…

La terza è un anno speciale, perché ti senti più grande, ma è anche un anno importante, perché da questo anno dipenderà il nostro futuro. Ti immagini già catapultato in altro mondo dove sei più libero, ma hai anche più responsabilità, perché ormai ti considerano un ragazzo/a  maturo/a.

La scelta della scuola superiore non deve mettere in crisi, e ve lo dice una persona che ci è già passata, la cosa importante è chiudere gli occhi e pensare a cosa si vuole diventare un giorno. Dovete scegliere seguendo il vostro cuore e senza essere condizionati da fattori esterni, la scelta deve essere solo vostra. Deve essere una scelta sincera e va soppesata bene; se siete indecisi, non crucciatevi troppo e datevi tempo: pensate alle cose che vi piacciono e alle vostre materie preferite…poi fate due più due!

Il panorama fra cui scegliere è veramente ricco di opportunità: c’è il liceo classico che spaventa tutti, il liceo scientifico o delle scienze applicate per le persone “più matematiche”, il liceo linguistico per gli appassionati alle lingue e alle culture straniere, il liceo delle scienze umane per le persone che sanno ascoltare e capire gli altri, il liceo artistico per chi vuole fare dell’arte il proprio lavoro e tanti altri…diversi sono poi anche gli Istituti tecnici e i percorsi professionali. Per non restare disorientati di fronte a tanta varietà, molto utili sono gli stages, che il nostro Istituto organizza ogni anno, opportunità molto concreta per fare un salto nel futuro…dotati però di paracadute, nel caso ci si renda conto di aver sognato troppo in grande!

la-scelta1
La scelta della scuola superiore

 

 

 

 

 

 

Intervista a un famoso Barman: Gionata Repetti

di Mattia Repetti, Alice Quichimbo, Sara Zavattarelli, Emma Piva

12/02/2018

Alcuni giornalisti hanno intervistato il padre di un compagno, Mattia, che svolge con passione e capacità un lavoro molto particolare: il barman. E’ molto famoso nel suo settore, vincitore di premi e riconoscimenti. Questa l’intervista.

D:  Perché ha pensato di praticare questo lavoro?

R: Mio padre possedeva già un bar, io ho preso il suo posto perché in quel momento lavoravo come magazziniere ma non mi piaceva come tipo di mestiere.

Gionata Repetti con alcuni dei riconoscimenti avuti per il suo lavoro

D: Quando ha iniziato?

R: Ho iniziato quando avevo 24 anni ed avevo già provato altri tipi di lavoro.

D: Ha fatto dei corsi per imparare? Se sì quanto tempo ha impiegato?

R: All’inizio ho imparato da mio padre, ma nel corso degli anni ho frequentato vari corsi di specializzazione perchè in questo lavoro non si smette mai di imparare.

D: Ha partecipato a delle gare? Se sì quante ne ha vinte?

Una creazione di Gionata Repetti

R: Ho partecipato e tutt’ora partecipo a molti concorsi in cui bisogna creare nuovi cocktail e decorazioni particolari. Ho vinto numerose gare, tra le più importanti c’è quella di Roma in cui mi sono classificato primo e il festival Bar a Cancun in dove sono riuscito ad arrivare in finale.

Un’altra creazione del barman

D: Quante creazioni con la frutta ha fatto?

Opere d’arte di frutta

R: Ho fatto tante creazioni con la frutta per occasioni diverse, a partire dalle decorazioni per i cocktail dei clienti, a decorazioni per buffet, eventi e matrimoni o per inaugurazioni di negozi.

D: Le piace il suo lavoro? Quali sono i lati positivi e quelli negativi?

R: Mi piace molto il mio lavoro. I lati positivi sono che è un mestiere molto diverso rispetto agli altri e per niente monotono, i lati negativi sono che si lavora sempre anche nei giorni festivi e quindi non mi permette di trascorrere molto tempo con la mia famiglia.

D: Fa dei corsi per insegnare il suo lavoro? Le piace insegnare?

R: Fino ad un po’ di tempo fa tenevo dei corsi per giovani Barman e ho effettuato anche alcune lezioni nelle scuole superiori, ma ho dovuto smettere perché era troppo impegnativo e non mi rimaneva neanche un po’ di tempo libero.

D: Qual è l’ingrediente che preferisce?

R: Non ho una preferenza in particolare perché i prodotti sono così vari che non saprei scegliere, per le decorazioni invece mi piace usare come base l’anguria perché si può lavorare in tanti modi diversi.

Un’anguria spettacolare

D: Quale cocktail è più richiesto?

R:  Anche i cocktail seguono le mode e quelli più richiesti ultimamente sono “Spritz” e “Mojito”.

D: Le è mai scivolato di mano qualcosa davanti a un cliente?

R: E’ capitato molte volte ma non bisogna demoralizzarsi, si ricomincia da capo e si accontenta il cliente.

Grazie per l’intervista, è stata molto interessante, soprattutto per chi, nella nostra scuola, dovrà scegliere una scuola superiore e pensa di avvicinarsi ad un mestiere come il barman, impegnativo ma molto creativo!

 

Recensione del libro: “La notte in cui la guerra si fermò”

Un calcio alla guerra: la tregua di Natale del ’14, raccontata in un convincente testo realistico

di Aurora Bozzoni e Teresa Garilli

12/03/18

Image result for la notte in cui la guerra si fermò

Titolo: La notte in cui la guerra si fermò

Autore: J. Riordan

Editore: Mondadori

 

Nell’ultimo anno della scuola media si affrontano le due Guerre mondiali: la Prima Guerra mondiale, detta anche guerra di posizione, e la Seconda Guerra mondiale. Oggi vorremmo fare la recensione del libro: “La notte in cui la guerra si fermò”.

Tratta della notte della Vigilia di Natale del 1914, durante la quale ci fu una tregua delle ostilità tra Inghilterra e Germania.

I protagonisti del libro sono Harry e Jack, due amici e compagni di scuola, inglesi, che amano giocare a pallone e che dopo la dichiarazione della guerra sperano che molti titolari della squadra di calcio del Portsmouth, la squadra del paese, smettano di giocare per andare al fronte: così i due amici avrebbero avuto l’opportunità di  prendere il loro posto. I due ragazzi non vedono la guerra come una cosa devastante, sia fisicamente che  mentalmente,  ma come una cosa bella e come un’opportunità. Però si devono ricredere quando, a soli 16 anni, vengono chiamati a combattere al fronte contro i tedeschi. La notte della Vigilia di Natale del 1914 è particolarmente importante, perché i due eserciti nemici (Inghilterra e Germania) fanno una tregua e si mettono a giocare a calcio.

Nel libro, in realtà, i fatti sono narrati da Jack, che racconta a suo nipote Perry quello che ha passato in trincea, perché il ragazzo entusiasta di questa storia, vuole farsi raccontare quello che è successo nella Grande Guerra. Il nonno, per far capire a Perry quanto fossero difficili quegli anni, lo porta in Francia, nel cimitero in cui è sepolto l’amico Harry.

Il libro è commovente, realistico, crudele, duro e parlando di morte diventa anche un inno alla vita e un invito a non  perdere mai di vista valori come la solidarietà, la condivisione e l’amicizia. Approfondisce quello che un’intera generazione di giovani fu costretta a mettere da parte – cioè sogni, desideri, aspirazioni – per andare a morire in una delle più grandi tragedie dell’umanità.

Image result for la notte in cui la guerra si fermò
Partita di calcio in occasione della tregua di Natale