Il nostro sguardo sul mondo di ieri e di oggi

L’associazione A.D.A. in collaborazione con UIL Pensionati Emilia Romagna ha indetto un concorso “Il nostro sguardo sul mondo di ieri e di oggi”, rivolto agli studenti delle scuole medie e superiori per promuovere una migliore conoscenza da parte dei giovani della storia, dell’ambiente e dell’economia del proprio territorio di ieri e di oggi.

I ragazzi di IIIC e di altre classi classi terze del nostro Istituto, aderendo a questa iniziativa, hanno affrontato diverse tematiche:
-temi sociali (lavoro, comunità, relazioni sociali..)
-temi ambientali (territorio, tradizioni, culture, prodotti della terra..)
Attraverso video, interviste, temi, presentazioni, foto… hanno realizzato un proprio progetto personale. A Maggio verrà comunicato il vincitore di questo concorso, che vincerà una somma di denaro.
Ecco alcuni esempi di elaborati dei ragazzi di 3C.

CORRIERE DELLA SERA

(Edizione straordinaria)

Qualche giorno fa, in una scuola media di Castel San Giovanni in provincia di Piacenza, abbiamo scoperto che molti ragazzi hanno deciso di partecipare ad un concorso: dovevano intervistare un nonno, una nonna, una zia, un vicino di casa, per scoprire cosa accadeva “nella loro epoca” e cosa accade oggi, in un determinsto. Riportiamo sotto un esempio di questi lavori, una ragazza Lucia della classe 3^C ha intervistato il nonno Giulio che da tanti anni, lavora nel settore navale ed è a capo di un’azienda. La sua idea è stata quella di fare il confronta tra l’azienda (nella quale lavora il nonno) come è oggi e come era all’inizio del suo sviluppo, inoltre ha voluto illustrare come la crisi economica possa aver influenzato il lavoro.

È bello notare che i ragazzi di oggi, nonostante abbiano solamente quattordici anni si interessino del passato, del presente e del loro futuro.

Ecco una semplice domanda che abbiamo posto a Lucia:

Lucia, sei ancora giovane, ma ti interessi della situazione economica del nostro paese? Come mai hai scelto di intervistare tuo nonno e parlare della sua azienda? Cosa sai di questa ditta?

“Sono molto giovane, ma anche da piccola mi sono sempre interessata di ciò che succedesse in Italia, nel mondo e nel mio piccolo paese. Essendo molto vergognosa, non ho mai parlato direttamente con mio nonno del suo lavoro, non ho mai avuto il coraggio di chiedere i dettagli dell’azienda, di cosa ci fosse al suo interno e come funzionasse lavorare nel settore navale, quindi quando ho avuto la possibilità di partecipare a questo progetto, ho colto l’occasione per scoprire cose e farle scoprire anche agli altri. Non sono molto informata a proposito dell’azienda, ma parlando in famiglia so che l’azienda si chiama “RTN” ed è la sigla di “Realizzazioni Tecniche Navali”.

Questa ditta si trova tra Castel San Giovanni e Borgonovo Val Tidone, negli anni ha cambiato spesso sede, oggi invece ha trovato stabilità in un grande edificio dove si trovano gli uffici nella quale lavorano gli ingegneri e l’officina, dove vengono costruite le macchine e i pezzi necessari alla produzione.

Il campo della costruzione di navi è molto importante sia nel campo economico sia nel campo lavorativo.”

 

Ecco l’intervista che Lucia ha posto a suo nonno:

Quando è nata l’azienda?

“L’azienda è nata il 2 marzo del 1968.”

Chi è che ha avuto l’idea di fondarla? A che età?

“Dopo essermi laureto in ingegneria meccanica ho lavorato per qualche anno allo stabilimento Fiat, mi sono appassionato ai motori, da allora ho deciso di fondare un’azienda che riguardasse le navi. Quando ho preso questa decisione avevo 33 anni benchè non sapessi ciò che mi aspettava.”

In quel periodo com’era l’economia?

“Quando ho fondato l’azienda l’economia era piuttosto stagnante.”

È stato difficile entrare a far parte del mercato navale?

“È stato molto difficile, perchè non è un settore molto sviluppato, è raro trovare aziende di questo tipo.”

Si è evoluta negli anni?

“Certamente si è evoluta negli anni, all’inizio è stato difficile portarla avanti, ma grazie alla collaborazione con altri paesi si è arrivati ad una fiorente attività. “

È aumentato il numero di collaboratori?

“Il numero di collaboratori è cresciuto di tanto in tanto, non sempre nel cammino abbiamo trovate persone all’altezza del proprio lavoro e consapevoli delle proprie responsabilità, oggi invece lavoro con persone giovani che hanno spirito di iniziativa e molte idee.”

operaio

[IERI- Un operaio al lavoro]

operaion oggi

[OGGI- Degli operai al lavoro]

 

Ci sono mai stati rapporti con paesi europei o extraeuropei?

“Nel corso degli anni abbiamo avuto rapporti con Germania, Spagna, Tunisia, Cecoslovacchia, Norvegia, Svezia, Cina, Argentina ed Inghilterra. Tutt’oggi ci sono stretti rapporti con questi paesi e si spera per un fiorente successo in campo mondiale.”

Ci sono delle differenze nel modo di costruire navi dal passato ad oggi?

“Le differenze ne l modo di costruire navi dal passato ad oggi sono molte, le principali però sono che in passato lo scafo veniva tutto chiodato ed era costruito in legno, mentre attualmente è saldato e vengono utilizzati vari materiali. Nel campo della propulsione  invece si è passato da motori lenti e pesanti a quelli veloci con risparmio in peso e  consumo.”

scafo

[IERI- Uno scafo antico]

Quante aziende di questo tipo ci sono in tutta Europa?

“In tutta Europa ci sono tre aziende di questo tipo.”

Come è strutturata?

“L’azienda è strutturata in diversi settori: “Reparto ricerca e sviluppo” dove alcuni ingegneri sono preposti allo sviluppo di nuovi prodotti. Esiste inoltre il “raparto commerciale” che si occupa della vendita mondiale dei prodotti, un altro è il “reparto assistenza tecnica” che si occupa della gestione delle macchine vendute. “Reparto ricambi” si occupa della fornitura nella post vendita, c’è il “reparto produzione” dove si costruiscono i prodotti per la vendita, “reparto contabilità e finanza” dove avvengono i controlli e le fatturazioni ed infine il “reparto spedizioni”.”

Un tempo, non c’erano tutti questi reparti, si sono sviluppati negli anni.

Cosa si è fatto per migliorare?

“Le ricerche si sono sviluppate negli anni, grazie a studi che hanno permesso di ottenere un prodotto che sia di giovamento sia in campo ecologico sia in campo energetico.”

parte motore

[OGGI- Una parte del motore]

motore

[OGGI- Un motore]

La crisi ha influenzato l’azienda?

“Si, la crisi attuale ha influenzato l’azienda, perchè in questo campo la crisi è dovuta al fatto che nel periodo del boom sono state prodotte molte navi che attualmente sono in disarmo e pertanto i cantieri non hanno nuovi ordini.”

Sono molte le richieste di produzione?

“Nel campo delle navi si ha l’indice della situazione economica mondiale, in quanto se esistono merci da trasportare si ha uno sviluppo economico, se le merci sono poche vuol dire che il lavoro è scarso. L’indice è rafforzato dal trasporto dato che tramite navi si trasportano merci e petrolio, a seconda delle merci trasportata si ha l’indice economico di una nazione in questo periodo di crisi e una timida variazione in aumento fa si che si abbia una ripresa economica e nel lavoro.

In controtendenza si ha un grosso sviluppo di panfili (grandi yacht) per uomini ricchi che non risentendo della crisi danno lavoro alle industrie.”

Sei ottimista o pessimista riguardo al futuro di questa azienda?

“Dato che l’azienda ha realizzato nuovi brevetti per il risparmio energetico si spera che in futuro si abbia un buono sviluppo in campo mondiale.”

nave

[IERI- Una nave mercantile]

peschereccio

[IERI- Un peschereccio]

II peschereccio

[IERI- Un peschereccio]

panfilo

 

[IERI- Uno dei primi panfili]

 panfilo oggi

 

 

[OGGI- Uno dei panfili più recenti]

moderno

 

[OGGI- Uno dei più moderni tra gli yacht recenti]

stemma

[Stemma della RTN]

Scritto da: Amici Lucia

Interviste di: Amici Lucia

Foto di: Amici Lucia

-Concorso sulla crisi 2012/2013 Amici Lucia 3^C-

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AI NOSTRI GIORNI…

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Valentina Fellegara

Terza C

La moda nel tempo

Come tutti gli aspetti della vita, anche la moda ha subito moltissimi cambiamenti nel corso della storia e soprattutto del 900, infatti le mie nonne si vestivano in modo completamente diverso da me e dai giovani di oggi, pur essendo nate sessanta anni fa! Il termine “moda” deriva dal latino modus, che significa maniera. Ogni epoca ha avuto una propria “maniera” di vestirsi. Oggi vi è grande curiosità per le mode passate. Attualmente il vintage (cioè la moda degli anni precedenti) sta assumendo il termine di “modo di vestire più elegante e raffinato“. Il vintage comprende larghi vestiti a ruota, gonne a palloncino e tubini, mini borse gioiello, scarpe con tacco alte, rossetto rosso e capelli raccolti in uno chignon. Nel corso del tempo, non è cambiata solamente la moda dei giovani, ma anche i vestiti da cerimonia quelli da sposa, ad esempio, hanno subito un forte cambiamento; tanti anni fa, i vestiti da sposa erano tutti chiusi senza scollature e quasi sempre erano a manica lunga, oppure a mezza manica; oggi, invece, si indossano vestiti da sposa con scollature sul petto e sulla schiena, che per i tempi delle mie nonne erano poco rispettosi nei confronti della chiesa dove si svolgeva la cerimonia. Anche il bouquet ha subito un’evoluzione, al tempo di mia nonna era un mazzo di fiori finti fatti di stoffa e perline, oggi è composto da fiori veri come ad esempio le rose. Oggi si utilizza il velo solamente nel momento in cui ci si sposa, un tempo non era così: le donne erano tenute a indossare veli di pizzo normali o a punta durante la messa e le celebrazioni in Chiesa, sempre per questioni di rispetto. Le ragazze indossano comunemente i jeans o i pantaloni, ma al tempo delle mie nonne le giovani indossavano sempre e solo gonne. Le acconciature non sono molte cambiate, un tempo si facevano le trecce e i tagli di capelli più frequenti erano quelli corti. Mia nonna faceva la sarta e quindi spesso aveva a che fare con la moda da vicino, infatti mi ha raccontato che le signore chiedevano spesso gonne con le pieghe, giacche larghe classiche in stoffa e i cappotti erano larghi, di panno. Le scarpe usate comunemente erano i sandali, mentre le signore più ricche indossavano sandali con tacco in sughero. A scuola, per evitare differenze di abbigliamento, tutti i bimbi indossavano i grembiulini neri. L’abbigliamento tipico delle bambine, al tempo di mia nonna, erano calze pesanti, gonne, camiciette, golfini ed era comune mettere in testa dei grossi fiocchi rosa o bianchi. Gli anni sessanta sono un periodo di grande cambiamento nel campo della moda in tutto il mondo occidentale. Dal punto di vista dell’estetica lineare, in questo periodo andò di moda soprattutto la linea trapezio, che venne presentata nel 1958: vestiti a forma di sacco che ignoravano il punto vita o cappotti stretti in alto e svasati verso il basso, spesso lunghi fino al ginocchio. Si iniziò ad introdurre anche la minigonna, che fece scalpore fra la gente, alcuni la definivano poco rispettosa e inadatta come abbigliamento di tutti i giorni. In quel tempo, i giovani rifiutavano totalmente i modelli esistenti e cercavano forme nuove che potevano rompere con il passato come il movimento Hippies, Mod e Rockers.  Lo stile mod nacque verso la fine degli anni Cinquanta a Londra. Si indossavano camicie bottom-down, giacche tre bottoni, pantaloni senza pences, cravattini fini, mocassini. I mods prendevano spunto dai diversi stimoli che la società consumistica del periodo, in pieno boom, offriva loro e li facevano propri reinterpretandoli in modo personale. Il pensiero dei mod era quello di prendere il meglio che la società offriva.  Quando verso il 1964 i media scoprirono questo fenomeno sotterraneo, esso perse molte delle sue caratteristiche fondamentali.

Verso il 1966, gli unici rimasti a portare avanti la bandiera dello stile mod, era una nuova generazione di giovani che si costituirono in gang di quartiere e si definirono “hard mods”. Il loro look era molto più spartano dei mods originali e molto più casual e da strada. Essi si erano allontanati dallo spirito originario del movimento mod che in seguito diedero vita al fenomeno hippy. Lo stile hippy si contrappone al modello borghese ed è molto semplice: jeans, tuniche in cotone naturale, gonne e pantaloni a vita bassa, sandali, assenza di trucco e capelli lunghi. Inizialmente indossavano stivaletti, maglia a righe e pantaloni attillati, in seguito subentrò la più sfrenata libertà di accostamenti di colori, materiali e stili. La moda si concentrò principalmente sui giovani; comparivano anche i primi collants colorati. I motivi fantasia che si ritrovarono sui mini-abiti, furono dati dall’influenza della pop-art (corrente artistica del 900 che significa arte del popolo). Furono diffusissimi i jeans: la moda diventò sempre più unisex. Gli hippies furono i primi ad indossare bandane, giacche di camoscio e collane di perline. Il glamour si affiancò all’etnico e così nacque la moda Vintage. Negli anni ’80 la filosofia degli hippy riaffiorò e diede vita alla corrente New Age (è la Nuova Era che sta influenzando il mondo occidentale ed interessa la cultura e il modo di vivere moderno). Rockers è il nome di una tribù giovanile degli anni ’50, le origini si hanno nel ’47; quando un gruppo di teppisti della California, effettuando scorribande su moto di grossa cilindrata, spesso arrivava a distruggere i locali pubblici. L’abbigliamento tipico si componeva di giubbotto di cuoio borchiato, stivali- sporchi con jeans macchiati e fazzoletto al collo. Negli ultimi anni si è verificata la proletarizzazione dell’abito con la produzione di vestiti in serie, la scomparsa della rigidità che determinava la selezione dell’abbigliamento in base all’occasione e la nascita del casual che costituisce la fusione tra abbigliamento normale e abbigliamento sportivo.

La minigonna

La minigonna divenne popolare negli anni sessanta, grazie alla sua inventrice Mary Quant. A partire dalla fine del XIX secolo, i primi gruppi femministi iniziarono a pensare che le gonne erano troppo scomode, costituite da tessuti pesanti, troppo lunghe. Durante la prima guerra mondiale si iniziò a diffondere l’uso dei pantaloni tra le donne che lavoravano in fabbrica al posto dei mariti partiti per il fronte; al termine della guerra la lunghezza delle gonne si accorciò rapidamente per favorire l’evoluzione della moda femminile. La rivoluzione nella moda femminile continuò comunque ad avanzare anche dopo la guerra, in cui iniziarono a fare la loro comparsa indumenti simili a minigonne. Anche nell’ambito dello spettacolo e della danza, si iniziarono ad utilizzare abiti sempre più corti e poi anche i tutù. Gli anni cinquanta vedono una riduzione della lunghezza della gonna, dovuta però alla carenza di materiale causata dalla seconda guerra mondiale. Nel 1963, a Londra Mary Quant inventò la minigonna come segno di rivoluzione all’interno della moda femminile di tutto il mondo.

Le Espadrillas e i Roy Rogers

Nella moda attuale, spesso si ritorna ad indossare capi di vecchia data, che sono molto di moda. Questo accade ad esempio con le espadrillas e i Roy Rogers. Un tempo entrambi erano capi dei “poveri” e costavano poco, a differenza di oggi. Attualmente, ad esempio, questi due capi ricoprono il ruolo di indumenti molto alla moda e diffusi tra i giovani.

 I Roy Rogers

Ogni americana, oggi, ne possiede in media quattordici paia, ma all’inizio degli anni Trenta il denim era il simbolo di una generazione di nuovi eroi che, a causa della Grande depressione, non possedevano nient’altro che un solo capo d’abbigliamento: la tuta da lavoro in jeans. Cowboy, vagabondi, cantanti folk, operai trasformano la loro “divisa” da abito da lavoro ad abito casual. Non solo: grazie a miti del cinema western come Roy Rogers, vestiti perennemente in jeans, il bleu de Gênes fa tendenza e diventa modaiolo. È in questo periodo che nascono i giubbotti, le camicie, i pantaloni con le frange, i bottoni luccicanti, le impunture. Le aziende iniziano a studiare nuove tecniche come la sanforizzazione per evitare che, una volta lavati, gli abiti si restringano.

Le espadrillas

Se chiedete ad uno spagnolo di raccontarvi la storia delle espadrillas, egli vi dirà sicuramente che sono calzature nate circa due secoli fa per mano dei pescatori della costa basca.
In realtà, sembra che la storia delle espadrillas sia molto più antica. Sembra che la prima vera e propria “azienda”  sia nata nel 1850 nei Pirenei. Inizialmente queste scarpe erano indossate solo dai lavoratori e dalla gente del luogo, erano calzature leggere e flessibili, costruite con una tela in cotone cucita a mano su una suola in sparto, una fibra naturale intrecciata.
Purtroppo, come spesso accade, l’aumento della domanda creò una vera e propria concorrenza dell’offerta da ogni parte del mondo, soprattutto asiatica.
Oggi la maggior parte delle espadrillas ha mantenuto la conformazione originale, tranne che per alcuni modelli più strutturati rifiniti con un sottile strato di gomma che separa la suola dal terreno. In Italia le espadrillas raggiungono il massimo successo negli anni 80.

Una opinione su "Il nostro sguardo sul mondo di ieri e di oggi"

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