Noi della 2^A, durante le vacanze di Natale, come compito di Educazione civica assegnato dalla prof.ssa Valenti, ci siamo cimentati nell’arte del riciclo. Il progetto consisteva nel trovare dei materiali di scarto presenti in casa e metterli insieme per creare qualcosa di utile o di design.
C’è chi ha costruito un faro con una confezione della panna spray e chi ha prodotto un portapenne, chi ha realizzato ghirlande, alberelli di Natale, contenitori, navi, vasi per le piante, maracas, presepi. Dobbiamo ammettere che siamo stati proprio bravi e molto fantasiosi.
Concludendo, ricordiamo che il riciclo è un ottimo modo per dare sfogo alla nostra fantasia in modo sostenibile e che tutti possono fare qualcosa con ciò che si scarta in casa.
E voi, non avete mai pensato di costruirvi un oggetto usando il metodo del riciclo?
Quest’anno, tutte le classi terze della nostra scuola hanno avuto la possibilità di lavorare ad un progetto riguardante i pregiudizi con lo scrittore ed ebraista Matteo Corradini. Abbiamo capito che giudicare una persona prima di conoscerla in modo approfondito è una cosa negativa: dobbiamo ammettere, però, che quasi tutti, almeno una volta, abbiamo avuto pregiudizi verso qualcuno.
Abbiamo provato a individuare diversi luoghi in cui si applicano pregiudizi, come a scuola, specialmente il primo giorno, al supermercato, sui mezzi pubblici, praticando uno sport: a volte ci immaginiamo chi siano le persone che ci circondano senza conoscerle e basandoci sulle nostre impressioni e sugli stereotipi. Situazioni nuove e vecchie sono ugualmente terreno per creare pregiudizi sulle persone che non conosciamo.
Soffermiamoci sull’esercizio svolto durante il primo incontro con l’esperto: ognuno di noi ha disegnato un autoritratto su un foglio bianco, scrivendo intorno i nostri lati positivi, per come ci vediamo noi. In seguito abbiamo sovrapposto un foglio azzurro ritagliando solo la parte centrale cosicché si vedesse la nostra faccia. Su questo foglio abbiamo scritto i pregiudizi che le persone potrebbero avere di noi. Ci siamo accorti che i pregiudizi coprono i lati positivi delle persone, come una coperta pesante e soffocante.
Quasi novant’anni fa, nel periodo delle dittature fascista e nazista, i pregiudizi sono diventati leggi, le “Leggi razziali”. Dobbiamo comprendere gli errori per costruire una società migliore e, grazie ad esperienze come questa, abbiamo la possibilità di riflettere e provare sulla nostra pelle il peso dei comportamenti degli altri.
D-il vostro gruppo è composto da sei persone: vi capita mai di non andare d’accordo su qualcosa o litigare?
R- in realtà praticamente mai, le nostre vibes sono tutte simili: amiamo i giochi da tavolo, siamo poco festaioli.
D-Il vostro è un nome molto singolare, ha una storia particolare?
R-Beh in effetti sì, deriva da una birra scozzese prodotta nel 2009 che avevamo visto a Liverpool e ci è sembrato molto singolare.
D-Abbiamo sentito che in realtà voi non siete i pinguini “originali”, è vero?
R-In effetti sì, prima di noi ci sono stati altri ragazzi che poi sono andati a fare altri lavori e siamo rimasti noi, quindi il nome non lo abbiamo inventato noi e infatti non ci piace tanto però ormai è tardi per cambiarlo.
D-A Sanremo, nel 2020 siete arrivati sul podio con “Ringo Starr”, ci spiegate la storia della canzone?
R-con questa canzone volevamo fare un omaggio a Ringo Starr, perché lui ha rivoluzionato il modo di suonare la batteria ed è molto sottovalutato.
D-Il primo concerto che avete annunciato quest’anno è andato sold out, ve lo sareste mai aspettato?
R-Assolutamente no, non ce lo aspettavamo minimamente e siamo veramente felicissimi per questo!
Vi ringraziamo per questa intervista e magari ci vedremo per un’intervista possibile dal vivo!
Di Carolina Rebecchi, Rachele Bertoni, Carlotta Liberali
13/2/2023
Nuovi rapporti da costruire, nuove materie, nuovi professori…
Noi di 1^A abbiamo iniziato il nostro percorso, nei mesi scorsi, con una filastrocca, unendo le capacità creative di ognuno di noi e imparando a interagire con i compagni. Il lavoro consisteva nello scrivere, secondo un modello preparato, una filastrocca in rima baciata nella quale bisognava raccontare qualcosa dei compagni di classe, per come li avevamo conosciuti: una loro caratteristica, cosa gli piace fare, dire, un dettaglio che ci aveva colpito. Ognuno si è poi disegnato, con un autoritratto colorato. Infine, abbiamo unito in modo collaborativo i versi della filastrocca e, con i disegni dei nostri volti, abbiamo creato un bellissimo video.
Gli alunni della classe 2A, aiutati dalla prof. Valenti, hanno realizzato un esperimento utilizzando la cartina tornasole per misurare il pH. Il pH è la concentrazione di ioni H+ sciolti in una soluzione, in pratica, è il potential of hydrogen, una grandezza fisica che indica l’acidità in soluzioni gassose e liquide. La cartina tornasole è una piccola striscia di carta che, imbevuta di una sostanza, cambia colore a seconda della soluzione in cui viene immersa e rivela il pH. La scala del pH parte da 0 e arriva a 14: se una soluzione appartiene a un numero tra 0 e 6 è acida e la cartina si colorerà di un colore tra il giallo e il rosso; se appartiene al numero 7 vuol dire che è neutra e si colorerà di verde; se appartiene a un numero tra l’8 e il 14 è basica e si colorerà di violetto.
Nelle soluzioni acide, la concentrazione di ioni H+ è maggiore di quella degli ioni (OH)-; in quelle neutre la quantità di ioni H+ è circa uguale a quella degli (OH)-; in quelle basiche la concentrazione di ioni (OH)- è quella più alta della soluzione.
Molti dei prodotti normalmente usati in casa, presentano caratteristiche acide o basiche. Ne sono esempi: saponi, detersivi, medicinali e alimenti. Noi abbiamo utilizzato sostanze che si possono trovare facilmente:
– l’aceto di vino bianco (pH 2- 2,5), la coca cola (pH 2,5), l’acqua ossigenata (pH 4), la salsa di soia (pH 4,5) e il sapone intimo diluito (pH 5,5) sono sostanze acide;
– il collutorio Oral B (pH 6), l’olio extra vergine d’oliva (pH 6,5), l’acqua per stirare distillata (pH 7), l’anticalcare per la lavatrice Calgon (pH 7) e l’alcol rosa denaturato (pH 7,33) sono sostanze neutre;
– l’ammoniaca (pH 11,11) è una sostanza basica;
– infine l’acqua del rubinetto abbiamo scoperto che cambia da città a città e può variare da 5 a 9,5.
L’esperimento è stato molto interessante, anche perché ci ha aiutato a conoscere meglio le caratteristiche delle sostanze che usiamo quotidianamente.
La diversità unisce, come racconta una favola scritta da noi!
di Rachele Bertoni
6/2/2023
Un’altra favola dalla classe 1 ^ A. Il testo si intitola: “Chiacchere tra amici” e i protagonisti sono un pappagallo e una televisione. Tra un litigio e l’altro, scopriranno di avere una passione in comune: quella di parlare. Ma chi parlerà meglio (e di più): il pappagallo o la televisione?
In un piccolo appartamento, una mattina, entrò un piccolo pappagallino e vide un oggetto strano, rettangolare e nero. All’ improvviso, lo strano oggetto si accese e iniziò a balbettare. Il pappagallo disse: – Cosa? – con la sua voce gracchiante; la televisione rispose: – Cosa vuoi? – e il pappagallo ripeté: – Cosa vuoi? – .
La televisione disse: – Io vorrei che tu smettessi di ripetere quello che dico! – Il pappagallo rispose: – Questa è la mia personalità- e la televisione: – Lo so bene perché sono intelligente – . Il pappagallo si arrabbiò: – Ma io parlo meglio – la televisione replicò: – Sono sicura che, oltre a essere intelligente, so parlare meglio di te perché non gracchio così tanto -.
Il pappagallo sentì che avevano qualcosa in comune e disse: -Visto che sappiamo parlare bene tutti e due chiacchieriamo un po’, sai la novità? L’elefante Piero si è sposato! – Così la televisione e il pappagallo iniziarono a parlare allegramente, da vecchi amici e riuscirono a superare ogni divisione.
La morale è: la diversità unisce anche quando non te lo aspetteresti mai!
Noi della classe 1^A, lavorando a gruppi, abbiamo scritto delle favole con protagonisti animali o oggetti personificati. Una di questi è “Un tipo strano”, scritta dai nostri amici Davide, Darius e Stefano. I protagonisti sono una balena e un brontosauro, creature diverse ma che, comunque, vincendo i pregiudizi, possono essere amiche. Buona lettura.
La balena Ariel viveva nell’oceano con il suo branco. Insieme alle sorelle, amava saltare e fare evoluzioni fuori dall’ acqua. Un giorno, avvicinandosi ad un’isola, videro uno strano animale.
– Guarda quel tipo- disse, sua sorella Betta
– Com’è strano e brutto con il suo collo lungo e le sue zampe corte!-
– E’ talmente brutto che sicuramente sarà anche cattivo, infatti è tutto solo: nessuno vorrà stare con lui- aggiunse Ariel.
Qualche giorno dopo, ci fu una forte tempesta e nell’oceano si crearono correnti fortissime. Le balene cercarono di stare unite ma Ariel fu spinta lontano, nonostante nuotasse con tutte le sue forze. A un certo punto svenne per la stanchezza e, quando riaprì gli occhi, si ritrovò su una spiaggia. Iniziò a muoversi freneticamente presa dal panico: – Se non riesco a raggiungere il mare morirò- pensò piangendo. Ad un tratto vide una gigantesca ombra avvicinarsi; era quella strana creatura che aveva visto qualche giorno prima.
– Ciao! Sono Arlo, hai bisogno di aiuto? –
– Non mangiarmi- urlò Ariel piena di paura.
– Non preoccuparti! Non ti farò del male; io sono un brontosauro non mangio altri animali, mi piacciono solo le tenere foglie degli alberi! Ti ho visto nuotare e fare splendidi salti qualche giorno fa. Cosa ci fai qui? –
– La tempesta mi ha spinto fino a questo punto. Se non raggiungo il mare morirò – disse Ariel.
– Non preoccuparti ci penso io – e con il suo muso Arlo iniziò a spingere Ariel verso l’acqua.
Quando la balena riuscì a raggiungere l’ oceano, piena di gratitudine si girò e disse al dinosauro:
– Grazie mille! Sei stato molto bravo e gentile. È proprio vero che non bisogna mai giudicare nessuno dalle apparenze!-
My class 2B, together with class 2A, participated in a language exchange project with a French school, with our English teacher Ms. Ceruti. We posted about ourselves on a Padlet board (a virtual notice board we sometimes use for our projects), then met the French kids online and introduced them to our Giuseppe Mazzini school. The French students then sent us some cards with their new year’s greetings. We too have reciprocated by making cards for them with our wishes.
This is the card I made for Sara, a French girl:
“Dear Sara, hello! Thank you for your beautiful card. My holidays were really nice, not boring and I spent time with my family and friends. I went to the seaside, and I visited different beaches. For the new year I ate dinner in a restaurant near the sea. Unfortunately when I came back I started my homework. These were my holidays. I hope you had a good holiday, too. Bye bye, Camilla”
A dicembre, la mia classe ed io abbiamo scritto dei testi narrativi che dovevano essere ispirati ad un quadro che la nostra professoressa ci ha proiettato alla LIM. L’immagine scelta rappresentava un quadro della Galleria Ricci Oddi di Piacenza, intitolato “Uomo con slitta sulla neve” del pittore Cesare Maggi, datato 1910. Inizialmente ero a corto di idee; poi, ho osservato meglio il quadro e mi sono accorta di una montagna sullo sfondo. Pensando a cosa scrivere, mi venne in mente una valanga, qualcosa di tragico. Non so esattamente perché, però, decisi di partire e che quella sarebbe stata una storia drammatica. Successivamente, pensai ai personaggi: una famiglia in lutto da diversi anni e una giornata come le altre, che però, alla fine, non si rivelasse tale. Fortunatamente, a quel punto, le idee cominciarono a nascere una dopo l’altra e scrissi senza quasi mai fermarmi. Questo racconto ha dato spazio alla mia creatività, spero che vi piacerà leggerlo!
Non era la prima volta che Albert si svegliava presto: doveva farlo, era obbligato ad andare nei boschi per raccogliere il legname e portarlo nella sua abitazione, prima che il sole tramontasse. Egli era un uomo mattiniero e abitudinario: si alzava quasi sempre verso le 6 di mattina, si vestiva, faceva colazione, salutava sua moglie Susanna e abbracciava dolcemente sua figlia Maeve, che, come tutti i giorni, partiva per andare in città a studiare. Mentre Albert camminava senza meta nella sua baita, si accorse che le fotografie di suo figlio erano cadute. Le raccolse subito, con le guance fredde, umide ed una lacrima al fondo del viso, diede un bacio ad ognuna: “Oh figliolo, se fossi ancora qui con me, se solo quel giorno fossi venuto anch’io con te nei boschi, forse… forse, oggi oltre ad abbracciare tua sorella, abbraccerei anche te ” pensò Albert, con il cuore in frantumi. Maeve, chiamò suo padre dalla finestra: “Papà, dato che finisco le lezioni prima, non venire a prendermi in stazione, riesco ad arrivare fino a casa da sola, c’è ancora luce nel primo pomeriggio” urlò la ragazza, cercando di farsi sentire all’interno della baita. “Va bene Maeve, però presta attenzione e per qualunque problema chiama me o tua madre, ok?” disse Albert. “Certo, ci vediamo dopo papà, saluta la mamma da parte mia!” esclamò Maeve.
L’uomo partì dal suo alloggio e, in tarda mattinata, arrivò di fronte ai primi alberi dopo una lunga distesa di candida neve. Impugnò la sua accetta e iniziò a tagliare i vari tronchi: dopo circa mezz’ora, decise di prendere lo slittino, appoggiare la legna sopra di esso e trainarlo verso l’altra zona di boscaglia. Passare davanti a quella montagna innevata suscitò in lui i ricordi tragici della morte di suo figlio. 15 Dicembre: quella sera, suo figlio Philip era andato a raccogliere la legna, quando una terribile valanga lo travolse. Albert era lì, ad osservare la morte certa del proprio figlio senza poter fare nulla. Da quel giorno, l’uomo aveva vissuto con innumerevoli sensi di colpa, incubi, continui ricordi delle grida d’aiuto e lo sguardo terrorizzato di un figlio che guarda il padre, e sa che sarà l’ultima volta che potrà farlo. Era tardi, ormai, per pensare a cosa sarebbe potuto accadere se fosse arrivato prima, o se fosse andato lui quella sera nei boschi, quindi decise di continuare il suo percorso. Quando arrivò all’inizio di un’altro bosco, vide lontano ma di fronte a lui, sua figlia. La salutò, e lei ricambiò. Maeve percorse qualche metro e Albert riuscì a vederla meglio, le disse (quasi urlando, data la distanza) se, terminato il lavoro, aveva intenzione di tornare a casa con lui o rientrare subito e lei rispose che l’avrebbe aspettato volentieri. La ragazza corse verso suo padre, quando, ad un certo punto si sentì una ventata d’aria. I due si girarono verso la montagna e si accorsero che la neve aveva formato una vera e propria valanga.
Albert era in preda al panico: non sarebbe riuscito a sopportare la morte della sua unica figlia. “Corri, Maeve, corri più veloce che puoi!”, “Ce la puoi fare tesoro, corri, ti prego!” gridò disperato Albert. La ragazza era consapevole che non ce l’avrebbe fatta, per questo, prese una decisione: fissò suo padre negli occhi stracolmi di lacrime, e pronunciò con un sorriso impaurito : “Vi amo”. Successivamente, la valanga la travolse, Albert cadde atterra per la disperazione: “Di nuovo” disse balbettando. “Di nuovo ho lasciato che una delle persone che amo di più morisse”. L’uomo aveva bisogno di tornare a casa. Decise di portare con sé la slitta e il legname. Arrivato nella baita cominciò a singhiozzare: la moglie gli fece mille domande ma lui non era in grado di rispondere a nessuna, era completamente sotto shock. La sua mente era immobile sull’immagine di sua figlia che sorrideva con gli occhi colmi di lacrime e coscienti della sua morte. Dopo qualche ora, si riprese e raccontò tutto. La donna non poté fare altro che piangere, stringendo suo marito a sé, cercando il conforto di una persona amata. I due vivono ancora in quella baita, ma dopo l’accaduto si fecero una promessa: non sarebbero mai e poi mai tornati su quel suolo maledetto. E così fu.
Wonder racconta la storia di un ragazzo di nome August Pullman. Lui ha dieci anni ed è nato con una grave malformazione cranio-facciale che gli rende difficili i rapporti con i coetanei. August non ha potuto frequentare la scuola e, fino ad oggi, si è avvalso dell’insegnamento parentale. Quest’anno, invece, i genitori di August decidono di mandare il figlio in prima media alla Beecher Prep School. All’inizio, il ragazzo non è assolutamente d’accordo ma dopo aver fatto un tour della scuola, accompagnato da tre ragazzi della sua età, Jack, Julian e Charlotte, si convince. Il ragazzo riesce a fare amicizia solo con Jack poichè lui lo prende subito in simpatia, mentre Julian si rivela molto arrogante e diffidente e Charlotte riesce a fare amicizia con qualche sforzo. Dopo che August e Jack diventano migliori amici, August viene a scoprire che Jack parla male di lui dicendo che è suo amico solo per richiesta del preside. Ma Jack non vuole rinunciare all’amicizia: supplica August di perdonarlo, e lui con qualche sforzo, lo fa. Julian bullizza August scrivendo biglietti offensivi e il preside, venendolo a sapere, mette in punizione Julian e convoca i suoi genitori, che risultano essere molto arroganti, come il figlio. Come andrà a finire questo difficile anno di scuola per August?
Io consiglio questo libro perché parla di una tematica molto importante che tocca proprio i ragazzi della nostra età. Spesso vedo che vengono presi in giro dei ragazzi, anche quelli che soffrono dei problemi simili a quelli di August e spero che questo libro faccia riflettere.