Recensione del film: “Mia e il leone bianco”

di Beatrice Zaccarotti

22/4/2021

In occasione della giornata della terra (Earth Day), io e la mia classe abbiamo guardato il film “Mia e il leone bianco”, che tratta degli argomenti come l’ecologia, la biodiversità, il rapporto degli uomini con gli animali. Il  film risale al  2018 ed è stato diretto da Gilles de Maistre. Le riprese sono durate tre anni in modo da seguire la naturale crescita della ragazza protagonista e del leone.

Mia Owen, la protagonista, è una ragazzina undicenne con un carattere ribelle che è stata costretta a trasferirsi dall’Inghilterra al Sudafrica a causa del lavoro del padre John, uno zoologo. Il suo umore cambia quando nell’allevamento di famiglia, durante il primo Natale dopo il trasferimento, nasce Charlie, un raro esemplare di leone bianco. Dopo un rifiuto iniziale, tra Mia e Charlie nasce una fortissima amicizia che causa molte preoccupazioni ai genitori della ragazza, convinti che il felino, una volta adulto, non saprà controllare i propri istinti da predatore. Ma le cose si complicano ulteriormente quando Mia, insieme a suo fratello Mick, viene a conoscenza di un segreto sull’allevamento che non avrebbe dovuto scoprire. 

“Mia e il leone bianco” mi è piaciuto molto, soprattutto perché è un film diverso dagli altri e tratta argomenti che non vengono spesso citati nei soggetti cinematografici. Vedere questa profonda amicizia tra esseri diversi, mi ha generato veramente tanta tenerezza. Sono presenti dei paesaggi naturali mozzafiato e i leoni non sono gli unici animali che vediamo nel film; sembra proprio di entrare negli ambienti africani!  La trama è semplice ma accattivante e commovente. Mi ha stupito il coraggio di Mia: avrebbe fatto di tutto pur di difendere e salvare il leone. E’ un film adatto tutti, in particolare agli amanti degli animali come me!

La scuola adotta un monumento: uno spot per l’Italia di domani

di Sofia Maiocchi

26/4/2021

Nel mese scorso la classe 2A, ha partecipato al concorso “Monumenti e identità nazionale – la scuola adotta un monumento, uno spot per l’Italia di domani”. L’obiettivo era valorizzare un bene culturale del nostro territorio e individuare i suoi collegamenti con l’identità nazionale italiana. Noi abbiamo prodotto un video per presentare Villa Braghieri in modo originale e creativo. Prima abbiamo iniziato ad organizzarci facendo ricerche sulla Villa e dividendoci i lavori: le parti da leggere, da disegnare, da fotografare.

Abbiamo scelto la tecnica dello stop motion, animando la Villa: a partire dai sotterranei fino all’ultimo piano abbiamo inserito elementi naturali simbolici: ad esempio, il museo etnografico rappresenta le radici del nostro territorio, la Villa con le sue opere d’arte i fiori, la Biblioteca le ali. I giorni seguenti, con il materiale pronto, io e altri quattro tra i miei compagni abbiamo scattato le foto per realizzare il filmato in stop motion: abbiamo realizzato una struttura costruita con i lego per posizionare la fotocamera sopra i fogli e le sagome con i disegni.

Per fare le foto ci sono voluti un po’ di giorni e tanta ma tanta pazienza, bisognava fare decine di fotografie per simulare il movimento degli oggetti ritagliati, una per ogni minimo spostamento. Così abbiamo ottenuto delle radici che escono dal pavimento della Villa, rami dalle finestre, libri che volano. C’è voluta molta precisione, non dovevamo fare spostamenti bruschi o muovere la telecamera, altrimenti bisognava rifare tutto il lavoro.

Le due settimane seguenti, purtroppo, tutta l’Emilia Romagna è andata in zona rossa e quindi anche noi, ma la prof.,  che aveva già le registrazioni degli audio e le fotografie pronte, ha assemblato il tutto e ha realizzato un video fantastico. Speriamo che contribuisca a valorizzare la nostra bellissima Villa Braghieri!

Educatori di strada: le dinamiche del gruppo

di Kasfiya Oboni Howlader e Nicolò Donato Cardillo

18/4/2021

Giovedì 15 aprile, con la nostra classe, abbiamo partecipato ad un incontro che faceva parte di un progetto condotto da Marco Piccoli, un educatore di strada. L’argomento riguardava le dinamiche del gruppo. Ci siamo recati presso il salone dell’oratorio alla prima ora con la nostra prof. d’arte. Come prima cosa, l’educatore si è presentato e poi è entrato nel vivo dell’argomento: ci ha spiegato che a tutti capita di sbagliare, infatti commettere degli sbagli è umano ma l’importante è saper rimediare agli sbagli commessi.

E a volte, per farci perdonare, bisogna chiedere scusa. Poi ci ha spiegato che bisogna avere una persona di cui si può fidare, che ti aiuta a superare momenti difficili, una persona che ti aiuta ad andare avanti. Per farci comprendere meglio l’argomento abbiamo visto un video, in cui una bambina provava a saltare su di uno sgabello. Aveva fatto diversi tentativi ma continuava a fallire; nel momento in cui aveva bisogno di qualche consiglio per non mollare, arrivò in soccorso il padre e, solo grazie a lui, la bambina raggiunse il suo obiettivo. L’esperto ci ha anche spiegato che noi non abbiamo scelto la nostra classe e con chi stare in classe. In una classe siamo tutti diversi ma tutti abbiamo un obiettivo in comune: quello di passare l’anno e quindi di non essere bocciati. Poi ci ha fatto notare che tutti noi abbiamo delle intelligenze diverse: linguistiche, logiche/matematiche, artistiche, sportive, tutte importanti ed essenziali perché il gruppo lavori bene.  Come ultimo aspetto, ci ha fatto riflettere su quanto sia  importante sviluppare l’autostima, infatti le persone che hanno affrontato e superato momenti molto difficili hanno un’autostima molto forte. L’incontro si è concluso con la compilazione di un documento in cui dovevamo valutare l’attività. È stato un incontro utile, in cui abbiamo compreso molti aspetti della vita dei gruppi.  

Erasmus + viaggia in rete

di Daniele Sacchi

28/4/2021

Erasmus Plus è il programma dell’Unione Europea per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport ed è talmente forte che neanche il Covid 19 l’ha fermato: quest’anno infatti si è fatto da casa in modalità virtuale. Anch’io ho partecipato insieme ad altri tre compagni di classe: Alice, Massimo e Luca. Lo scambio è avvenuto con gli studenti di Saragozza, una città spagnola.

Con curiosità, ci siamo incontrati sulla piattaforma Meet. Abbiamo approfondito la conoscenza reciproca, scambiandoci i progetti che descrivevano le nostre località di provenienza. Io e il mio gruppo abbiamo registrato un video mentre preparavamo piatti tipici della zona del Piacentino. Data la mia passione per la cucina e il buon cibo, è stato divertente mostrare la preparazione dello gnocco fritto, un antipasto famosissimo dalle nostre parti. La mia cucina era un disastro e l’odore di fritto si sentiva per tutto il quartiere ma è stato bello sentirsi un po’ cuochi dietro una telecamera formato telefonino, come nella trasmissione di MasterChef. I progetti sono stati assegnati dagli insegnanti ai gruppi delle classi terze, ognuno di noi era gemellato con un compagno o una compagna della scuola di Saragozza e abbiamo parlato esclusivamente in inglese. I lavori sono stati coordinati dalla nostra docente, la professoressa Ceruti. Le attività svolte, una volta terminate, sono state presentate durante un meeting comune in modalità online durante il quale siamo stati coinvolti anche in un’attività motoria con il professor Beghi. Ognuno di noi ha individuato nella propria casa uno spazio per fare gli esercizi fisici che l’insegnante ci proponeva e, ad accompagnarci, c’era una base musicale che rendeva l’attività molto divertente. Nel mese prossimo, lavoreremo per preparare il logo e per approfondire il tema dei diritti umani.

Booktrailer del libro: “Se la notte ha cuore”

di Alice Bollani

18/4/2021

Ho letto il libro “Se la notte ha cuore” di Matteo Corradini e mi è molto piaciuto. Mi hanno colpito i personaggi, molto originali e fantasiosi, ognuno da ricordare per una caratteristica particolare e l’intreccio della storia, che non segue l’ordine cronologico. Mi è piaciuto anche il senso di avventura che ho provato e il fatto che sia ambientato in una sola notte. Vi consiglio di leggerlo e vi svelo una curiosità: alla fine, l’autore scrive che ringrazia una bambina di nome Alice che gli ha suggerito l’espressione “Mercì cucù”… beh, quella bambina sono io!

Questo è il mio booktrailer, buona visione.

Recensione del libro: “Crash”

di Alice Schiavi

22/4/2021

Ed ecco a voi la recensione del libro che abbiamo letto in classe: “CRASH”, di Jerry Spinelli, storia di un bullo che impara a perdere.

Nella realtà, il protagonista non si chiama Crash, ma John. Viene chiamato Crash perché lui “crasha” la vita, la prende a calci e a testate con il suo casco da football. E’ infatti un giocatore di football americano, molto menefreghista e orgoglioso. Vicino a casa sua, un giorno, vede uno strano ragazzo, diversissimo da lui: minuto, solitario, malvestito… insomma, troppo snob per il nobile Crash. Si chiamava Penn Webb, nome scelto dal suo bisnonno che aveva partecipato alla gara sportiva chiamata Penn Relays. Webb era vegetariano e un quacchero, in poche parole non gli piace la violenza. Secondo voi un quacchero potrebbe mai essere amico del nostro Crash? Assolutamente no! Insomma, il giovane John Coogan aveva bisogno di una persona uguale a lui esteticamente e caratterialmente… così divenne amico di Mike, il suo nuovo compagno. Insieme avevano l’obiettivo di tormentare il povero Webb che, tuttavia, riesce a non dare molto peso alla cosa. Tornando a Webb, lui aveva un bisnonno. Crash invece aveva un nonno, di nome Scooter. Non si vedevano quasi mai, finché un giorno venne a vivere da lui, con grande gioia dei nipoti. Era molto bravo a cucinare e riuscì a portare un po’ di ordine nella vita a dir poco scombinata della famiglia di Crash. Ma i problemi e le difficoltà sono sempre in agguato e Crash dovrà fare i conti con il fatto che i bei vestiti e il record di touchdown non sempre possono rendere felici come l’amicizia vera e l’affetto dei propri cari. E’ possibile che succeda qualcosa che avvicini Crash e Webb? Che scoprano di avere qualcosa in comune? Lo scoprirete solo leggendo!

Se il libro fosse un colore sarebbe il marrone, perché mescola tutti i colori dell’arcobaleno, una confusione, insomma, come la vita di Crash. Se il libro fosse un animale sarebbe un ragno, perché, quando lo vedono, tutti scappano, come gli altri fanno davanti a Crash. Il personaggio che mi è piaciuto di più è stata Abby, perché è diventata vegetariana, ama gli animali ed è molto simpatica. La scena che mi è rimasta impressa è l’annuncio dell’ictus di scooter, perché anche il mio nonno ha avuto la stessa malattia. Il mio commento personale sul libro non può essere che buono: è un libro entusiasmante e divertente. Fa anche riflettere sul bullismo: nella storia chi sembra più indifeso, in realtà, è molto più forte dei bulli. Lo consiglio assolutamente a tutti, dai più grandi ai più piccoli!

Intervista alla prof. Maria Angela Ceruti

di Alice Bollani

16/4/2021

Ho deciso di fare un’intervista ad una delle professoresse della nostra scuola che, dal mio punto di vista, ha lasciato più il segno nel mio percorso di studi e personale. Ho avuto lei come prof. sin dalla prima media e mi ha avvicinato molto alle lingue, infatti ho deciso di seguire le sue orme: il prossimo anno farò una scuola linguistica al liceo “M. Gioia” di Piacenza. Un altro motivo per cui ho fatto questa intervista è perché la prof. è stata una delle prime, nel nostro istituto, ad aderire al progetto Erasmus: ha preparato e ha partecipato infatti a innumerevoli viaggi con la scuola e non.  Quindi, mi era sembrato interessante chiederle come aveva vissuto queste esperienze molto interessanti, cosa aveva provato ed approfondire alcune sue opinioni e gusti personali per conoscerla meglio. 

D: Quando e perché ha scelto di partecipare al progetto Erasmus?

R: La prima volta che mi è capitato di partecipare a un progetto europeo è stato nel 1997, tramite contatti personali con una collega di Santiago de Compostela conosciuta in Inghilterra. Come spesso accade è stato un po’ per caso, la scuola di cui era preside il marito di questa mia collega aveva in atto un progetto Comenius (il programma per le scuole si chiamava così allora) e cercavano nuovi partner. Io insegnavo a Calendasco e mi è sembrata una buona idea partecipare. Abbiamo organizzato brevi scambi di lettere tra studenti e attività comuni riguardanti le dipendenze da alcol e droga. Gli alunni delle scuole medie all’epoca non potevano viaggiare ma mi sono resa conto che le attività svolte li avevano entusiasmati e soprattutto avevano apprezzato usare la lingua inglese per comunicare in modo autentico. Da quella volta ho cercato di prendere familiarità  con i programmi di scambio tra alunni e insegnanti organizzati dalla Commissione Europea. Mi è sembrata un’opportunità da non perdere, da offrire agli studenti che incontro nel mio cammino, per aiutarli a migliorare sia nella comunicazione in lingua straniera, sia in quanto cittadini di una comunità multilingue e aperta a tante culture.

Oslo, 2017

D: Quali differenze ha trovato nelle varie scuole che ha conosciuto durante i suoi viaggi e quale modello scolastico la convince di più?

R: Ci sono tantissime differenze, ad esempio di distribuzione dell’orario durante la settimana e durante l’anno scolastico. Ci sono differenze di approccio alle discipline e di modalità di valutazione. E’ veramente difficile dire quante e quali siano. Ho invidiato moltissimo gli spazi e le risorse delle scuole del nord Europa, e la flessibilità di alcune scuole spagnole e inglesi riguardo all’orario e alla possibilità di creare gruppi di studenti tra classi diverse. In generale non si può non restare colpiti dall’organizzazione delle scuole finlandesi, i cui studenti risultano sempre tra i più preparati nelle indagini internazionali. Non credo però che il loro modello possa essere esportato così com’è nel nostro contesto, anche se potremmo adattare alcune buone pratiche (ad esempio lasciare spazi di decompressione agli studenti tra una lezione e l’altra e far trovare ambienti più accoglienti agli insegnanti) per far sì che la scuola diventi un luogo in cui vivere e non solo studiare e lavorare. Ci tengo però a dire che tutti gli insegnanti stranieri che hanno visitato la nostra scuola (finlandesi, spagnoli, norvegesi, turchi, lettoni, inglesi, bulgari, tedeschi, greci, sloveni, … spero di non aver dimenticato nessuno …) hanno trovato e portato con loro qualcosa di positivo anche dal nostro sistema. Spesso non ce ne accorgiamo, ed è un peccato.

Sofia, 2018

D: Ha mai partecipato ad un progetto Erasmus come studente?

R: Come indicato nel sito della Commissione Europea, ERASMUS è l’acronimo di European Region Action Scheme for the Mobility of University Students, sviluppato 31 anni fa a seguito dell’intuizione di Sofia Corradi, una pedagogista italiana, ma è bello che richiami il nome di Erasmo da Rotterdam, un grande umanista ed europeo del passato. Oggi sappiamo che il programma Erasmus+ non è più solo dedicato agli studenti universitari, ma è rivolto a chiunque in Europa sia ‘in formazione’ e comprende quindi anche i vecchi programmi Socrates/Comenius (per le scuole), Leonardo (per gli studenti degli istituti professionale e i giovani lavoratori) e altri più specifici. Quando ho frequentato l’università, negli anni ‘80, questi programmi non esistevano ancora, però ho avuto l’opportunità di usufruire di una borsa di studio Erasmus per studenti universitari nel 2010. Sono infatti stata distaccata dall’insegnamento dal 2008 al 2011 per un periodo di ricerca presso l’università di Pavia. Nel 2010 ho trascorso 8 mesi presso l’Università di Leiden nei Paesi Bassi. Certamente ero molto più ‘anziana’ degli altri studenti ma l’esperienza è stata indimenticabile e la consiglio vivamente a tutti!

D: Quanti viaggi ha fatto?

R: Non ricordo con precisione, sicuramente almeno una trentina. E spero di farne ancora qualcuno!

D: Quale viaggio ricorda con maggiore piacere?

R: Ci sono tre viaggi che ricordo con particolare piacere. Il viaggio in Finlandia nel 2008 durante il progetto Comenius INGAGE, perché il rapporto tra gli insegnanti partecipanti era già consolidato e si è trasformato in una bella amicizia che dura tuttora e poi perché ho potuto sperimentare attività per noi impensabili, quali camminare sul mare gelato o fare un picnic attorno al fuoco nel bosco tra la neve e sotto le stelle. Poi, per gli argomenti trattati e la sensibilità dimostrata da alunni e insegnanti ho particolarmente apprezzato il viaggio a Terezín con Matteo Corradini nel 2019 e il viaggio in Norvegia per il progetto Journeys for Peace, sempre nel 2019. Ho potuto visitare il Nobel Peace Prize Centre a Oslo e l’isola di Utøya. Esperienze molto toccanti e significative.

D: Dove le piacerebbe vivere?

R: Mi piacerebbe vivere in un posto che ha marginalmente a che fare con i miei viaggi Erasmus. Si tratta di La Croix Valmer, nelle vicinanze di Toulon, in Francia. Una carissima amica francese (conosciuta proprio durante un viaggio Erasmus in Finlandia) abita là, vicinissimo al mare. Ci sono stata alcune volte e devo dire che per dimensioni e clima rappresenta la mia idea di posto perfetto per vivere!

Terezin, 2019

D: Qual è la sua lingua preferita?

R: Non so dirlo. Ovviamente l’inglese è la lingua straniera che conosco meglio e che quindi mi permette di comunicare quasi ovunque. Conoscerla mi dà sicurezza e mi piace usarla. I libri che leggo, sia per lavoro che per diletto, sono quasi tutti in inglese e cerco sempre di guardare i film in lingua originale. Mi piace molto anche il francese ma non lo parlo spesso. Ho avuto anche l’occasione di imparare qualche frase in finlandese e in giapponese, e devo dire che mi piacciono moltissimo entrambe. Magari quando andrò in pensione mi dedicherò al loro studio in modo più approfondito!

D: Che musica ascolta / genere musicale?

R: Purtroppo non ne ascolto tanta ma mi piace il progressive rock.

D: Ha qualche animale preferito?

R: Amo tutti gli animali e da qualche anno sono diventata vegetariana per non contribuire all’orrore degli allevamenti intensivi. Non uccido nemmeno le zanzare o gli scarafaggi (li ‘accompagno’ alla porta). Ho un gatto monello, ex gatto randagio. Se avessi una casa con giardino probabilmente terrei anche un cane.

D: Ha mai praticato uno sport?

R: Sì, ho praticato il pattinaggio artistico a rotelle a livello agonistico e per un po’ di tempo sono stata anche istruttrice di questo sport. Poi ho praticato la ginnastica artistica alle scuole medie e la pallavolo al liceo e in seguito il judo e il nuoto, a livello molto amatoriale.

D: Un mondo senza inglese, come sarebbe?

R: Come sarebbe? Non saprei dirlo. Ovviamente non ci sarebbero capolavori letterari patrimonio dell’umanità, ma forse anche testi musicali emozionanti. Io però credo soprattutto nella funzione dell’inglese come lingua di comunicazione, e cerco di sensibilizzare gli studenti verso questo aspetto di ‘Lingua Franca’ che apre molte porte ma che si trasforma grazie ai contatti con le altre lingue e culture che incontra. Del resto tutte le lingue sono vive, cambiano e crescono nel tempo e si influenzano l’una con l’altra. Se non ci fosse l’inglese ci sarebbe sicuramente un’altra lingua per aiutarci a comunicare con tutti i nostri simili!

Recensione del libro: “L’inventore di sogni”

di Chantal Scrocchi

17/4/2021

Autore: Ian Mc Ewan

Editore: Einaudi

Il libro “L’inventore di sogni” è composto da tanti racconti, ognuno racchiude i sogni ad occhi aperti di Peter Fortune, un ragazzo che ama fantasticare e perdersi nella sua fantasia. Il racconto che mi ha più colpito si intitola “Il gatto”.

Inizia tutto un martedì quando Peter Fortune non voleva alzarsi dal letto ma sapeva che prima o poi avrebbe dovuto, visto che doveva andare a scuola. In casa Fortune durante la colazione regnava il disordine ma c’era una regola che si doveva rispettare: prima di uscir di casa la tavola doveva essere in ordine e pulita. Un solo membro della famiglia, nonostante avesse diciassette anni, non partecipava alla confusione: era Gatto William, che stava sdraiato sulla mensola sopra il calorifero. Che invidia provava Peter per la vita dei gatti! Un giorno, Peter si sdraiò sul tappeto per accarezzare William quando sentì qualcosa simile ad un osso che spuntava fuori dalla pelle; tirò per farlo uscire ma scoprì che, sotto al pelo, si nascondeva una cerniera che si aprì! Un raggio di luce uscì da Gatto William: come per magia lo spirito del gatto entrò nel corpo di Peter e quello di Peter entrò nel corpo di William. Peter, quindi, diventò Gatto William: era un’occasione per riposarsi, dormire tutto il giorno e vivere bellissime avventure. William era nel corpo di Peter e doveva andare a scuola come tutti i ragazzi. Quando, un giorno, gli spiriti ritornarono nei propri corpi e il sogno ad occhi aperti di Peter finì, sentì dall’altra stanza Kate piangere…

Questo racconto mi è piaciuto molto perché mi ha trasmesso molte emozioni: incredulità, all’inizio, tristezza nel finale e divertimento quando Peter vive le avventure di Gatto William. Secondo me questo racconto è molto originale perché l’autore descrive così bene il sogno ad occhi aperti che sembra proprio raccontare la realtà. E poi, in fondo, chi non vorrebbe vivere qualche ora da gatto?

Intervista al presidente Tennis Club “F. Campagnoli” di Castel San Giovanni

di Angela Rebecchi

10/4/2021

Uno sport da praticare da soli o in squadra, dietro ad una rete con una pallina da colpire, dove la strategia serve per vincere: oggi intervistiamo Andrea Rebecchi, il presidente del Tennis Club “F. Campagnoli” di Castel San Giovanni.

D: quando e` nato il circolo?

R: nel 1962, su un’area messa a disposizione dal comune all’interno dell’impianto sportivo “Pinetto Soressi”, viene fondato il Tennis Club “Castel San Giovanni” grazie all’iniziativa di un gruppo di cittadini che riescono a fondare il Club ottenendo una convenzione di 19 anni con il comune e tassandosi di 10.000 lire a testa. Viene così costituito il primo Consiglio Direttivo, grazie alla convenzione stipulata con il comune e viene costruito il primo campo da tennis in terra rossa, il campo numero 1 .

Il Tennis Club “F. Campagnoli”

D: questo circolo ha mai partecipato a gare importanti?

R: il circolo partecipa a campionati a squadre regionali e iscrive almeno 6 squadre all’anno. Grazie all’organizzazione del nostro maestro Beltrami siamo riusciti nell’impresa storica di essere promossi in serie C nazionale; come vedi il nostro circolo è trasversale e mette in primo piano il divertimento e la socialità, il gruppo di soci è eterogeneo e ci permette di partecipare a tante gare di carattere regionale .

D: si organizzano dei tornei?

R: il circolo organizza annualmente gare di livello nazionale; storicamente si sono organizzati tornei open femminili e maschili dove hanno partecipato atleti tra i primi 500 al mondo. Il circolo ha ospitato negli ultimi anni tante edizioni dei campionati provinciali con la partecipazione di numerosi tennisti.

D: c’è una scuola tennis? Chi sono gli istruttori?

R: sì, c’è una scuola tennis dal 2007, gli istruttori sono due maestri nazionali della federazione italiana tennis. Alla scuola partecipano circa sessanta ragazzi di tutte le età; oltre a lezioni di tecnica e gioco vengono fatte ore di preparazione atletica.

D: da che età si può iniziare a giocare?

R: lo sport del tennis può essere giocato a qualsiasi età; all’inizio è più un gioco, poi piano piano si cresce e si diventa più esperti.

D: quanti campi ci sono?

R: ci sono 5 campi, tre in terra battuta e due in sintetico coperti; durante il periodo invernale si utilizza una copertura e si copre un campo in terra. 

D: quando è nata la tua passione per questo sport?

R: sono sempre stato appassionato  ma la vera passione è nata nel 2005 quando ho deciso di abbandonare l’attività agonistica di pallacanestro per approcciarmi in modo più completo al tennis e devo dire che da allora la passione è sempre più aumentata.

D: cosa ti piace di più di questo sport?

R: il bello del tennis, a differenza di altri sport che ho praticato, è l’individualità. A differenza di altri sport di squadra dove si tende a distribuire le responsabilità a tutti i giocatori, nel tennis non si hanno alibi, sei tu contro il tuo avversario e non ci sono scuse .

D: ho sentito che state costruendo dei campi da paddle ci puoi spiegare qualcosa di più?

R: Sì, da qualche anno in Italia e già da molto tempo in Europa e nel resto del mondo, è nato questo sport che possiamo definire un “mini tennis”. La diversità rispetto al tennis è che l’approccio è più semplice e quindi alla portata di tutti; inoltre nel paddle si può usufruire anche del rimbalzo sulle pareti laterali e in questo modo la velocità di gioco aumenta con un garantito divertimento.

Ringrazio mia figlia Angela e il giornale della scuola per avermi dato l’opportunità di far conoscere una realtà sportiva castellana di rilievo e spero che chi leggerà questo articolo si incuriosisca e venga a provare il fantastico gioco del tennis!

Recensione del libro: “#Disobbediente!”

di Sebastian Hojda

17/4/2021

Autore: Andrea Franzoso

Editore: DE AGOSTINI

“#Disobbediente” è l’autobiografia di Andrea Franzoso che, dopo essere stato
capitano dei carabinieri e dopo aver passato quattro anni da gesuita, diventa funzionario del reparto Internal Audit di Ferrovie Nord Milano. Poco dopo, scopre che uno dei suoi superiori, il presidente Achille, rubava da anni: utilizzava i soldi dell’azienda per spese personali: vacanze, abiti firmati e persino per pagare le multe del figlio! Il furto arriva ad un valore di oltre 180 mila euro. Andrea non esita a denunciare queste “spese pazze”, pur sapendo delle possibili conseguenze che ci sarebbero state. Infatti, come scrive nel libro:《Ero consapevole dei rischi che correvo: qualcuno avrebbe potuto vendicarsi togliendomi il lavoro. Ma c’era in gioco qualcosa di più grande: la mia dignità. Ciò che sono. Ciò che voglio essere.》.
È un libro molto interessante, che insegna a non avere paura di fare quel che è
giusto. Ciò che mi ha lasciato a bocca aperta è che tutti coloro che sapevano delle
spese di Achille non avessero fatto niente per tutti quegli anni e che quando Andrea
Franzoso torna al suo lavoro, una volta che il presidente è stato smascherato, viene
accolto dai suoi colleghi come se fosse un eroe: essere onesti è una vera rivoluzione!