In questi mesi, un argomento trattato nella mia classe è la poesia. Dopo avere letto e analizzato cosa dicono i poeti della poesia, io ed i miei compagni abbiamo cercato di esprimere quello che è per noi, per la nostra sensibilità, creando piccoli testi che potessero esprimere al meglio l’argomento in questione.
Questa attività ha avuto come obiettivo quello di “tirare fuori” le nostre personali opinioni e idee. Le nostre capacità creative, spesso, non hanno la possibilità di venire alla luce e devono essere continuamente stimolate. Con la poesia si può lavorare sulla creatività e liberare la fantasia. Questa è la mia poesia.
La poesia indecisa
La poesia è quando senti l’amore che provi per le persone,
è come un’ape che sogna.
La poesia è come un arcobaleno da seguire fino alla fine,
Rosie, un’anziana signora che sta passeggiando con la nipotina tra i sentieri di Central Park, a New York, si ferma davanti alla statua di un cane e, commossa, comincia a raccontare la vicenda di cui è stata protagonista, la storia vera e magnifica del cane-lupo Balto.
Questa storia è ambientata in Alaska, nella città di Nome dove vive Balto, un cane che le persone tengono alla larga perchè non si fidano di lui, essendo mezzo cane e mezzo lupo. Qui scoppia una pericolosa epidemia di difterite. Gli abitanti chiedono aiuto per avere l’antitossina ma i soccorsi non arrivano a causa delle condizioni meteorologiche difficili. Così le persone, soprattutto i bambini, cominciano a morire. L’unica speranza è che una slitta trainata da cani riesca a raggiungere la città più vicina ma i cani selezionati devono essere forti e coraggiosi… come Balto.
Nonostante tutte le difficoltà e i pregiudizi nei suoi confronti, riuscirà Balto a portare le antitossine in città e a mostrare il suo talento?
Secondo me questa storia insegna molto, poiché è importantissimo cercare di andare d’accordo con gli altri, quindi ogni giorno dobbiamo migliorare il nostro lavoro in squadra, ma soprattutto sopportarci a vicenda. Un po’ potremmo rispecchiarci in questa storia, perchè anche al giorno d’oggi la gente giudica una persona dall’aspetto fisico e non per quello che vale e questo, secondo me, è uno dei messaggi del film.
Io credo che, alla fine, tutto sommato, la nostra vita sia così, piena di insicurezze, paure, forze e che serva collaborazione, ma in ogni cosa bella e importante della vita noi dobbiamo impegnarci al massimo per cercare di realizzarla.
Domanda: Come nasce la tua passione d’ allenatore?
Risposta: La mia passione da allenatore è nata un po’ per caso; avevo appena smesso di giocare a calcio e una carissima persona, Pinotti, mi dice di andare ad allenare dei ragazzini a Gragano. Non sapevo a cosa sarei andato incontro, sul campo, con i giovani. Strada facendo, mi sono accorto che lavorare con loro, avere delle responsabilità, insegnare a stare in gruppo con educazione, preparare le partite tenendo a bada il clima pre-partita mi piaceva parecchio. Così ho intrapreso questo cammino, arrivando poi ad allenare fortunatamente la prima squadra.
D: Come gestisci l’ansia del momento pre-partita?
R: Riguardo l’ansia pre-partita, negli anni, sono migliorato; io sono un po’ superstizioso, quindi la domenica quando c’è la partita ho tutti i miei riti: faccio colazione e poi, per scaricare l’ansia, faccio una bella camminata nella mia campagna dove abito e, nel frattempo, organizzo la squadra.
D: Per la parte atletica ti appoggi ad un preparatore?
R: Sì,assolutamente sì. Fin da quando ho iniziato mi sono sempre appoggiato ad un preparatore che negli anni è anche cambiato. Per me è indispensabile perchè a volte non mi ritengo pronto a far svolgere certi esercizi atletici che potrebbero essere sbagliati ai miei giocatori.
D: Come ti rapporti con i tuoi giocatori?
R: Come allenatore, ho sempre cercato di imparare dai miei vecchi allenatori aggiungendo qualcosa di mio; odio le bugie, quindi la prima cosa importante con i miei ragazzi è la sincerità. “Meglio la carota che il bastone”: non mi piace essere l’allenatore severo ma mi piace avere un dialogo con i giocatori, capire se hanno dei problemi, insomma, a volte devo fare l’amico, o meglio, il papà.
D: Qual’è stata la tua prima impressione sull’ A.C.D. CASTELLANA FONTANA?
R: Come prima impressione direi ottima; quando mi hanno contattato, entrando nella Sede, ho capito che si entrava in una società importante che ha una storia e una tradizione dimostrata dai diversi trofei esposti e dalle foto di giocatori di alto livello. Tolto il Fiorenzuola, il Carpaneto e i professionisti del Piacenza, penso che Castello non ha niente da invidiare a nessun’altra società.
D: Che consigli ti senti di dare ad un giovane che vuole intraprendere la carriera da allenatore?
R: Di non farlo! E’ una battuta… io ho rivestito entrambi i ruoli ma c’è una bella differenza: fare il giocatore vuol dire non avere responsabilità e andare al campo e fare quello che ti dicono; quello dell’allenatore è un ruolo molto più delicato. Come ho detto prima, devi essere “amico” dei giocatori e secondo me un giocatore per rendere al meglio non ha bisogno di essere ripreso continuamente, a parte casi particolari. E sempre massima sincerità.
D: Secondo te chi vincerà lo scudetto italiano e la Champion league?
R: Per me lo Scudetto lo vince l’Inter e per quanto riguarda la Champions League il Manchester City.
Un taglialegna di nome Thomas si trasferisce, con il figlio Peter, in un piccolo villaggio di nome Chust, circondato da fitti boschi in una misteriosa regione dell’Europa dell’Est, la mitica Transilvania. Ma la tranquillità che credevano di avere s’interrompe con la notizia della morte violenta e inspiegabile di un uomo del villaggio, Radu, trovato impiccato ad un albero e sventrato: al cadavere mancava infatti il cuore. Tutti pensavano che si fosse trattato di un suicidio ma la realtà si rivelerà ben diversa. Infatti Radu ritornerà da non morto assetato di sangue… Riuscirà Peter a trovare il modo per salvare se stesso e i suoi amici dalla terribile maledizione che si è abbattuta sul villaggio?
Parto col dirvi che ciò che ho letto mi ha lasciato a bocca aperta, perché mi ha fatto scoprire un mondo che non conoscevo. Un mondo in cui i morti ritornano in vita. È un libro che mi ha fatto imparare che sia la morte che la nascita, sono due elementi fondamentali per la vita, in un cerchio infinito. È un romanzo molto emozionante, in alcuni momenti inquietante, che si collega a miti antichi e mette anche un po’ di brividi. Io lo consiglierei ai ragazzi che amano i libri horror come me.
Abbiamo intervistato il famoso padre della scienza moderna
Di Anna Elisa Guliciuc
27/2/2021
“Buongiorno! Buongiorno a tutti, e buongiorno anche a lei signor Galileo Galilei, è davvero un onore!”
“Buongiorno signorina! Sono molto felice di conoscerla, le devo dire che il vostro giornalino online mi garba molto, siete davvero molto bravi… anche a me sarebbe piaciuto avere questi mezzi, alla mia epoca!” “Grazie, sono emozionata. Visto che è qui con noi, vorrei cogliere l’occasione per farle alcune domande.” “Va bene, può procedere!”
D: La prima domanda che volevo porle è questa: perché non ha seguito la strada di suo padre? Le faccio questa domanda perché di solito nella vostra epoca, i figli seguono le orme del padre. Ma lei ha preso una strada totalmente diversa. R: Come la gente sa, mio padre fu un bravissimo musicista e suonava il liuto; io adoro la musica ma mi sono appassionato moltissimo soprattutto alla matematica, all’astronomia e alla filosofia. Secondo me non si deve per forza seguire il percorso dei propri genitori, io amo aprire strade nuove. D: Capisco, capisco. Mi piacerebbe saper come mai ha deciso di pubblicare la sua teoria che sostiene che è la terra a ruotare intorno al sole nonostante lei sapesse che queste parole contraddicevano la chiesa e le Sacre Scritture. R: Ho deciso di pubblicare la mia teoria perché se fossi riuscito a convincere molte persone, se tutti avessero compreso l’importanza del mio lavoro pensavo che la chiesa non mi avrebbe condannato. D: Ma alla fine lo ha fatto, purtroppo! Ora passiamo alla prossima domanda: come mai ha pensato di inventare il metodo scientifico? R: Ho inventato il metodo scientifico perché prima, per studiare la natura, gli scienziati non utilizzavano gli esperimenti e quindi non potevano provare le loro teorie. D: Scusi se la interrompo, potrebbe spiegarci anche in cosa consiste questo metodo? Per essere più precisa, ci può spiegare le fasi di questo metodo scientifico? R: Certo! La prima fase è quella dell’osservazione: per iniziare si deve osservare bene un fenomeno e provare a descrivere quello che si è visto. Poi si deve creare un’ipotesi che spieghi ciò che si è osservato e studiato. Quindi c’è la sperimentazione e questa per me è la parte più interessante. Infine c’è la verifica, si deve provare se l’ipotesi è corretta altrimenti si deve rifare tutto da capo. Se invece è corretta, da quella ipotesi si trae la formula e si scrive una legge matematica. D: Molto interessante, mi ha incuriosito. Un giorno penso che ci proverò. Riguardo a questo suo metodo, provi a farci un esempio: ci può spiegare la legge del pendolo? R: Va bene, va bene. Questa legge del pendolo l’ho concepita per la prima volta a messa mentre guardano un lampadario muoversi e dondolare (mi ero distratto, a voi non succede mai?). Comunque, osservando e sperimentando, ho scoperto che a parità di peso, la velocità di due pendoli dipende dalla loro lunghezza.
D: Ma è fantastico, non l’avrei mai detto, lei è davvero un genio, Galileo! Proseguiamo con domanda successiva: come si è sentito davanti al tribunale dell’Inquisizione? Ci può raccontare le emozioni che ha provato? R: Sì, certo che posso, nonostante quell’esperienza mi abbia profondamente addolorato. Davanti a tutte quelle persone ho avuto timore, pensavo che da un momento all’altro mi avrebbero ucciso ma allo stesso tempo sapevo di avere ragione. Quando mi hanno fatto leggere la dichiarazione per negare i miei studi, quasi quasi non riuscivo a parlare e sudavo. E’ stato un bruttissimo momento. So che solo ai vostri giorni sono stato riabilitato, mi fa piacere. D: Deve essere stato un momento tremendo, lo è per noi che non l’abbiamo vissuto! Passiamo ad una domanda meno triste: quando era giovane, le piaceva qualche sport?
R: Sì, mi piaceva muovermi. Di solito giocavo con gli altri bambini a palla, per esempio, calciandola o buttandola con le mani e osservavo dove finissero i rimbalzi, le traiettorie… altre volte facevo le gare di corsa; andavo a Firenze a guardare le partite di calcio fiorentino, davvero bei tempi… D: Posso capirla, da piccola giocavo a palla e mi divertivo molto. Ma ora passiamo ad un’ultima domanda che mi incuriosisce molto: qual è la sua invenzione preferita? In questo caso penso che ci sia l’imbarazzo della scelta…
R: In realtà ho un’invenzione preferita: il telescopio! Anche se ho preso spunto dagli olandesi, io ho migliorato questo oggetto, facendone un telescopio. E con il telescopio sono stato il primo a vedere la luna come è in realtà: sono davvero orgoglioso di questa invenzione! D: Anche tutti noi lo siamo di lei! La ringraziamo molto per essere stato con noi!
R: E’ stato un piacere! E adesso che abbiamo finito, mi può dire qualcosa di questa famosa rete, di internet…
La nostra classe ha lavorato, in questi mesi, sul rapporto uomo – animali, affrontando tanti aspetti di questo interessante argomento. Nelle scorse vacanze di Natale, la nostra prof. di italiano, come compito, ci ha assegnato l’invenzione di poesie che prendessero spunto da quelle di un noto scrittore: Roberto Piumini. Noi, con tanta fantasia, abbiamo cercato di rappresentare la nostra scuola e alcuni nostri compagni nella natura e in poesia. Ecco alcuni dei nostri testi.
Sin dall’antichità, i migliori amici dell'uomo sono stati gli animali. Gli uomini primitivi li cacciavano per sopravvivere, finché capirono che era meglio allevarli, per avere una risorsa alimentare a portata di mano. Nel corso dei secoli, la considerazione dell’animale è mutata notevolmente: pensiamo agli Egizi, che veneravano alcuni animali come divinità; nella religione induista ancora oggi la mucca è sacra. Molti animali, nella società contemporanea, soprattutto i cani, aiutano l’uomo, come ad esempio i cani da salvataggio, i cani molecolari, che ritrovano le persone scomparse, i cani antidroga e i cani antiesplosivi. La scienza ha dimostrato che alcuni animali possono essere considerati anche una terapia, conosciuta con il nome di “pet-therapy”, a favore di persone malate e anziani soli.
disegno di Diego Barilati
Parlando tuttavia del rapporto tra uomini e animali, si possono trovare anche aspetti negativi. Il pelo di molti animali, soprattutto di quelli appena nati, viene utilizzato per produrre pellicce di un certo valore, che vengono vendute e producono profitto (la vita di uno scoiattolo vale 80 centesimi). Esiste inoltre un reato molto grave e punibile dalla legge: è il bracconaggio, chiamato anche caccia di frodo. Gli animali cacciati, vengono catturati nelle foreste, nei boschi e nelle savane, grazie a trappole e reti. Vengono infine venduti, torturati o anche ammazzati. Le Guardie Forestali e altre Forze dell’Ordine stanno cercando di fermare questo traffico illegale di animali, soprattutto da quelli in via d’estinzione. Ci sono anche animali sfruttati nei circhi che vengono utilizzati per il divertimento del pubblico, anche se la maggioranza degli spettatori, oggi, preferirebbe assistere a spettacoli di trapezisti, giocolieri, maghi e presentatori.
L’altro giorno, riflettendo, ho pensato: “Come ci sentiremmo se gli animali ci trattassero male come molti uomini trattano loro? Ogni specie ha i suoi diritti che vanno rispettati.” Anche a me piacerebbe avere un animale da curare con il quale giocare. Vorrei un labrador dal pelo castano e a tratti castano scuro, con quegli occhi marroni che attirano ed è come se ti parlassero; mi piacerebbe averlo con orecchie grandi, che quando si raddrizzano sembra che diventi più alto ed elegante e la coda lunga di un color miele. Lo vorrei simile a quello del mio vicino di casa, che da piccolo era grande come un batuffolo di cotone, mentre adesso, se si alza su due zampe è alto come me. Nel fare del male ad un animale non ci si guadagna niente, anzi si perde e basta: curiamoli, aiutiamoli e rispettiamoli, come loro fanno con noi.
Il nostro istituto celebra come ogni anno la Giornata della Memoria presso la scuola primaria “Tina Pesaro” con una rappresentanza di alunni. La celebrazione verrà filmata e condivisa. Ecco il programma: