L’addio della terza B

Dopo tre anni, il nostro saluto alla redazione de “La voce dell’Olubra”, il nostro piccolo mondo per scrivere

di Alessia Albo, Alex Anelli, Davide Bergonzi, Valeria Brusamonti, Giulia Cagnani, Benedetta Curati, Camilla Fanzini, Alice Gatti, Matilde Massari, Giulia Parolini, Giovanni Piombino, Simone Prevedini, Thomas Rapalli, Stefano Ratti

4/06/2020

Questo è l’anno in cui la classe 3°B, dopo tre anni nella redazione de “La voce dell’Olubra”, concluderà questo progetto. Molti di noi hanno iniziato subito in prima e altri si sono aggiunti tempo dopo, spinti dall’entusiasmo dei compagni, però alla fine poco più della metà della classe ha aderito a questo progetto, infatti 14 degli alunni partecipano al Giornalino d’Istituto.

In questi anni abbiamo imparato tante cose tra cui lavorare in gruppo, collaborare, ascoltare, impaginare, produrre filmati, utilizzare in modo corretto elementi multimediali, ma abbiamo anche migliorato la nostra scrittura e il nostro lessico, scrivendo articoli e conducendo interviste. Con il giornalino abbiamo avuto la possibilità di approfondire le nostre passioni e di allargare i nostri orizzonti e le nostre conoscenze. Abbiamo argomentato e approfondito tematiche importanti che ci stanno a cuore, come ad esempio lo sport, gli esperimenti e la memoria e documentato la vita attiva del nostro Istituto.

Abbiamo partecipato a molti progetti e interviste fuori dall’ambito scolastico e territoriale come ad esempio la visita e l’intervista alla scuola dell’infanzia, il meeting “Giornaliamo” a Piacenza, l’intervista e l’incontro con il celebre scrittore Matteo Corradini e molto altro, ricoprendo vari ruoli, da semplici redattori, a responsabili dei più piccoli… e qualcuno è addirittura balzato agli onori di Direttore. Anche in questo periodo, nonostante la quarantena, ci siamo trovati su Skype per scrivere i nostri articoli, continuando questa avventura, nonostante la distanza.

Siamo molto felici di aver partecipato a questo progetto che ci ha insegnato molte cose che ci porteremo nei nostri anni di superiori, ma questo anche grazie alle professoresse Paola Bassi e Elena Antoniotti, che ci hanno accompagnato con passione e competenza. Non ci scorderemo mai di questa esperienza, in cui ci siamo divertiti, ma grazie alla quale abbiamo sicuramente imparato tanto.

Grazie, ci mancherete!

 

Il nostro viaggio nei Musei Capitolini

di Sofia Maiocchi

25/5/2020

Il 17-04-2020, noi ragazzi della 1^A abbiamo fatto una lezione a distanza con la preside che ci ha fatto fare un tour virtuale nel sito dei  Musei Capitolini che si trovano a Roma sul Campidoglio. Abbiamo girato varie stanze e abbiamo visto diverse statue e quadri, riguardo i quali la preside ci ha raccontato una leggenda o una storia. Poi, noi ragazzi abbiamo “adottato” un’opera ciascuno ed abbiamo avuto due settimane per fare un approfondimento.

Quindi ci siamo visti più volte con la prof. Antoniotti per provare a diventare noi le guide di un tour che avrebbe mostrato le bellezze dei Musei Capitolini ai nostri genitori, parenti, fratelli o sorelle, professori invitati appositamente.

 

Così è stato: il 14 maggio, alle 17,00 in punto, con un po’ di emozione abbiamo iniziato il giro per descrivere le stanze del museo, guidati dal nostro compagno Alessio. Tutti i partecipanti, inclusa la preside, sono stati molto colpiti dal nostro lavoro.

Ma non basta: un nostro compagno di nome Daniel, molto molto  bravo a disegnare, ha realizzato un fumetto ispirato al mito di Medusa e alla statua bellissima di Bernini presente nei musei che la raffigura. Ecco il suo lavoro.

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Erasmus 2K20 Spagna

Scambio culturale tra gli alunni delle scuole all’insegna dei diritti umani

di Virginia Dagradi, Stefano Ratti, Benedetta Curati e Camilla Fanzini

11/02/2020

Come ormai da qualche anno la nostra scuola media ha organizzato degli incontri Erasmus con scuole medie da tutta Europa. Uno di quelli di quest’anno prevedeva un viaggio in Spagna, che si sarebbe dovuto tenere dall’8 al 15 marzo. Prima di partire, alcuni professori, hanno organizzato degli incontri (di circa un’ora e mezzo) il martedì pomeriggio nel quale abbiamo preparato il viaggio e le attività che avremmo svolto a Saragozza e Barcellona. Abbiamo inoltre discusso dei diritti umani del mondo, di come vengono violati e rispettati nei vari paesi del mondo; abbiamo inoltre effettuato un test, in inglese, sui diritti umani, che abbiamo poi esteso ai nostri compagni di classe. Nell’ultimo incontro abbiamo trattato il tema attraverso la cinematografia, guardando dei trailer proposti dalla professoressa Ceruti.

Purtroppo a causa dell’emergenza Covid-19 gli incontri non sono continuati e purtroppo neanche il viaggio è stato fatto, ma abbiamo provato a immaginare come sarebbe potuta essere questa esperienza…

Partiamo la mattina dell’8 marzo dall’aeroporto e arriviamo in qualche ora a Saragozza. Subito veniamo accompagnati nelle case delle famiglie spagnole che ci avrebbero ospitato. Durante la settimana andiamo a scuola, come facevamo solitamente, e lì prendiamo parte ad attività su cui abbiamo lavorato nei mesi prima: ci siamo confrontati in classe su temi, testi e film che avevamo analizzato, e i temi principali sono stati quelli sui diritti umani. Durante il pomeriggio svolgiamo attività più particolari: visitiamo la città e i suoi monumenti con i professori e i nostri compagni, oppure passiamo del tempo con la famiglia che ci ospita. L’ultimo giorno lo abbiamo invece trascorso a Barcellona, visitandone i luoghi più caratteristi come il Camp Nou, la Sagrada Familia e Park Guell. Siamo infine ripartiti per casa il 15 marzo.

Da questa esperienza abbiamo colto molte cose positive: abbiamo parlato per la maggior parte del tempo inglese e spagnolo, il che ci aiutato a perfezionare l’uso della lingua straniera, inoltre questo scambio culturale ci ha  fatto conoscere le usanze, le tradizioni e la cucina spagnola che, anche se non molto diversa dalla nostra, ci ha arricchito di una cultura differente. Possiamo dire che non solo la permanenza, ma anche il viaggio verso e di ritorno dalla S pagna sono stati un’esperienza nuova, visto che per molti era la prima volta in aereo. Possiamo infine dire che questa esperienza è stata molto educativa e ci ha divertiti molto e speriamo di rifarla un giorno di nuovo…sul serio.

 

Intervista ai nostri amici liceali

Come affrontano i liceali questa situazione? Ecco le risposte

di Alessia Albo, Matilde Massari e Giada Bongiorni

07/04/2020

Dove aver riflettuto sulla nostra attuale situazione scolastica abbiamo pensato di chiedere ai liceali quale fosse il loro punto di vista.

Abbiamo notato che ormai tutte le scuole hanno intrapreso la didattica delle lezioni online e che le risposte solo simili tra loro e somiglianti alle nostre.

Una delle prime cose che ci siamo chieste è stata se anche loro stessero seguendo le lezioni virtuali e quali piattaforme utilizzassero. Dalle risposte abbiamo concluso che tutti svolgono regolarmente questo tipo di lezioni. Sul tipo di piattaforma usata abbiamo invece risposte diverse: gli studenti delle scuole di Piacenza usano Microsoft Teams mentre le classi del nostro liceo usano Edmodo e Classroom, tramite le quali gli insegnanti inviano i materiali da studiare e gli esercizi da svolgere, Zoom e Meet per svolgere le vere e proprie lezioni, mentre per le verifiche viene utilizzato principalmente Google Form.

Sicuramente vi starete chiedendo se tutti i prof abbiano aderito a questo modello di istruzione. La risposta, anche se con alcune eccezioni, è sì. La maggior parte degli alunni sostiene che molti professori riescano a fare le video-lezioni e anche interrogare attraverso esse. Nonostante ciò ci sono alcuni professori che hanno davvero poca connessione. Usano perciò registrazioni vocali per dare spiegazioni e stare in contatto con i propri alunni.

Successivamente ci è venuto istintivo chiedere loro come si trovassero e tutti ci hanno risposto in modo positivo, ma con alcuni pregi e alcuni difetti. Sono tutti d’accordo sul fatto che le lezioni online siano un vantaggio per chi normalmente deve viaggiare per raggiungere la scuola e per qualcuno è anche più facile prendere appunti. Alcuni studenti ritengono però che questo tipo di lezione sia svantaggioso dal punto di vista della connessione che parecchie volte è scarsa e perché ritengono che passare 4 ore davanti allo schermo del pc sia molto stancante.

Dopo ci siamo chieste se preferissero le lezioni da casa o quelle in classe. Due studenti su otto hanno affermato che secondo loro virtuali sono meglio, anche se sono tutti d’accordo che le lezioni siano più coinvolgenti se si ha il contatto diretto con il professore. Il resto ritiene che le lezioni in classe siano migliori. Alcuni studenti hanno espresso la mancanza dei loro compagni e dei professori. Nelle lezioni in classe affermano di riuscire ad apprendere meglio gli argomenti e di stare più concentrati. I professori durante la spiegazione in classe riescono a coinvolgere maggiormente tutti gli studenti rendendo le spiegazioni più piacevoli.

Noi che stiamo scrivendo questo articolo frequentiamo la terza media e quest’anno, anche se in modo diverso, dobbiamo sostenere il nostro esame. Ovviamente non siamo gli unici in questa situazione. Tra le persone intervistate sono presenti due ragazze che sosterranno l’esame di maturità. Loro dovranno affrontare un esame orale, che rispetto al solito sarà più complesso, dato che coprirà anche le prove scritte che quest’anno mancheranno. Questo naturalmente mette in difficoltà gli studenti, che però tengono molto a fare una bella maturità:  dopo cinque anni di duro lavoro meritano di poterlo dimostrare.

Questo non era il finale dell’anno scolastico che ci aspettavamo, ma ci auguriamo di poter tornare in classe a settembre. Auguriamo buona fortuna a tutti, in particolare a coloro che hanno degli esami da svolgere!

 

La scuola da casa mia!

di Emma Piva

15/05/2020

In questo periodo così movimentato, dove regna il caos e tutti sono spaesati, il comune di Castel San Giovanni ci ha proposto una bellissima iniziativa per riuscire ad esprimere il nostro pensiero riguardo ciò che ci sta succedendo, “La scuola da casa mia”.

L’attività prevedeva infatti che noi esprimessimo nel modo che più preferivamo, la nostra idea di vita in quarantena e come ce la stiamo passando. Subito abbiamo colto la palla al balzo e abbiamo iniziato a pensare ad un modo creativo per infondere un po’ di coraggio a tutte le persone che come noi hanno dovuto adattarsi ad una nuova e stravagante vita.

Alla fine siamo giunti alla conclusione che non c’era modo migliore per ridare un po’ di speranza ai nostri lettori con poche e semplici parole, se non con gli Haiku! Conoscevamo già questa tecnica di scrittura giapponese che ha lo scopo di esprimere pensieri profondi ma con poche frasi, in modo da tirar fuori l’essenziale.

Ognuno di noi si è divertito nei modi più creativi a lanciare un messaggio di solidarietà, cercando di far rinascere, tramite i nostri pensieri, un piccolo desiderio di speranza.

Questo è il mio e dice appunto che non c’è di che aver panico o paura ma anzi, se rimaniamo tutti insieme e uniti presto ogni cosa potrà tornare alla normalità.

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“I viaggi di… Carletto Viaggiamondo”

La classe 1 A sulle tracce di Gianni Rodari

Di Emma Tosca

25/5/2020

In questo strano periodo di didattica a distanza, abbiamo continuato a lavorare su Gianni Rodari. Nella classe 1^A abbiamo letto le avventure di Giovannino Perdigiorno, cioè un ragazzino inventato da Rodari che viaggia e che capita in paesi molto strani: in ogni paese che visita ci sono degli abitanti strampalati, con abitudini diverse che commettono degli errori o si comportano male. Giovannino riflette sui problemi e suggerisce delle possibili soluzioni. Le storie sono raccontate in rima. Nella classe abbiamo agito così: ci siamo divisi in gruppi nei quali ognuno aveva un compito e abbiamo cominciato a costruire il nostro testo. Abbiamo innanzitutto scelto un nuovo personaggio, Carletto Viaggiamondo, abbiamo inventato dei paesi che fossero la meta dei suoi viaggi e  quindi abbiamo scritto le filastrocche. Per completare il tutto, abbiamo disegnato le immagini che accompagnassero le nostre filastrocche. Queste sono alcune delle nostre poesie:

Carletto Viaggiamondo

 

 

 

Poesie in quarantena

La scuola da casa, gli amici a distanza…

di Alessandro Carrà

25/5/2020

Nel tremendo periodo della quarantena, la professoressa Antoniotti, rispondendo anche ad una sollecitazione del Comune di Castel San Giovanni, ha pensato di farci esprimere le nostre sensazioni ed emozioni chiedendoci di inventare delle poesie libere. Il tema era viaggiare stando in casa.  Con le poesie abbiamo notato che si riesce bene a far uscire quello che abbiamo dentro: oltre ad essermi piaciuto, questo lavoro ha fatto esprimere le mie sensazioni  sia positive che negative, che fino ad allora avevo tenuto per me. Per questo consiglio a tutti voi di provare ad inventare una  poesia, è molto efficace.  Ne propongo alcune:

 

 

NORVEGIA 2K19

di Giulia Parolini e Sara Milijkovic

30/05/2020

Dal 7 dicembre al 14 dicembre 2019, cinque alunne (Sara, Giulia, Klaudia, Alice e Giada – quest’ultima di Sarmato), fra cui noi, accompagnate dalle Prof. Ceruti e Bassi, sono partite per la Norvegia con il progetto Erasmus +.

Il ritrovo era alle 7:45 di sabato mattina dal parcheggio della Scuola Primaria “Tina Pesaro” con un pulmino privato, per arrivare all’aeroporto di Milano Linate. Dopo i controlli, ci siamo imbarcate verso Amsterdam, dove era previsto uno scalo, quindi abbiamo preso il secondo aereo per arrivare a Oslo. Dopo un lungo viaggio, siamo finalmente atterrate in Norvegia e abbiamo preso il treno per Kolbotn, per raggiungere le nostre famiglie ospitanti.

Domenica abbiamo trascorso l’intera giornata con le famiglie, durante la quale alcune hanno vistato la capitale, tra i magnifici e famosi mercatini di Natale di Oslo, mentre altre si sono cimentate in partite di pallavolo e gare di cavalli.

Il giorno seguente abbiamo passato la mattinata nella Ingerasen School, ovvero la scuola. Abbiamo fatto diversi giochi per conoscere non solo i norvegesi ma anche le spagnole, i tedeschi e i bulgari (anche loro hanno partecipato al progetto) e abbiamo presentato il lavoro della nostra scuola ”Act as hereos”. Il pomeriggio invece siamo andate da Rush, ovvero un parco di trampolini al chiuso e la sera l’abbiamo passata con le famiglie.

La mattinata di martedì l’abbiamo trascorsa sempre a scuola, divisi in gruppi misti di 5 persone dei 5 paesi: l’attività consisteva nel preparare una campagna per sostenere uno dei candidati individuati e assegnati a noi ragazzi per l’attribuzione del Premio Nobel per la Pace. Il candidato vincitore è stato quello del gruppo di Giulia: Greta Thumberg. Alle 16:50 invece abbiamo preso il treno per Oslo per la processione con le torce per vedere uscire sulla balconata del Grand Hotel il vero vincitore del Premio Nobel, Abiy Amhed Ali… una grade emozione!

Mercoledì abbiamo passato la prima ora a scuola, con i nostri studenti ospitanti, poi abbiamo preso il treno per Oslo e dopo ci siamo divisi in due gruppi. Alcuni hanno prima visitato la città (il parlamento, una chiesa e la famosa Opera House di Oslo) e altri hanno visitato il 22 Centre, in memoria delle vittime della strage del 22 aprile del 2011, per poi darsi il cambio. Il pomeriggio e la sera invece noi ragazze con le nostre studentesse ospitanti siamo andate al Centro Commerciale di Ski e abbiamo cenato insieme in compagnia.

Giovedì con un pullman ci siamo recate all’Isola di Utoya, famosa per l’attentato del 22 Luglio del 2011. Lì 78 ragazzi sono stati uccisi da un uomo avverso alle idee del Governo Norvegese. Abbiamo visitato l’Isola e i locali dove quei poveri ragazzi hanno cercato di scappare da quella orribile persona. Ma la giornata ha avuto non solo attimi tristi, ma si è conclusa  con una festa nella scuola con mercatini di Natale, pizza e balli di gruppo.

Venerdì è stata una giornata abbastanza calma e tranquilla: a scuola abbiamo ricevuto gli attestati, abbiamo visitato il museo delle navi vichinghe e abbiamo avuto del tempo libero nella capitale Oslo. La serata l’abbiamo passata in famiglia, creando i GingerBread Biscuits (dei biscotti molto famosi e mangiati in Norvegia) e abbiamo ballato canzoni di Natale con le famiglie.

Sabato abbiamo dovuto lasciare le nostre famiglie e ragazze ospitanti e ci siamo diretti da Kolbotn a Oslo e da Oslo all’aeroporto con il treno per il volo Norvegia->Amsterdam e Amsterdam-> Italia. Abbiamo fatto un lunghissimo viaggio, con vari pensieri dalla tristezza e il pezzo di cuore lasciato lì, all’ansia per le valigie visti i due scali, al desiderio di riabbracciare famigliari e amici. Arrivati in Italia abbiamo preso il pulmino che ci ha portato a Castel San Giovanni.

Consigliamo a tutti questa bellissima esperienza, un’esperienza che ti cambia la vita, ti fa conoscere nuove culture e ti mostra che puoi trovare anche un gruppo di persone, che non vedi tutti i giorni ma di cui ti puoi fidare, come una seconda famiglia.

 

 

 

Recensione del libro: “L’occhio del lupo”

di Alessio Labò in collaborazione con Adheen Sheetel e Adnani Marwa

19/5/2020

Autore: Daniel Pennac

Editore: Gl’Istrici

Questo libro racconta la storia di un lupo azzurro che proveniva dall’Alaska, con un occhio chiuso e costretto a vivere insieme con gli altri animali in uno zoo. Un giorno, però, arriva un ragazzo che si ferma davanti alla gabbia e comincia a fissarlo. All’inizio il lupo è imbarazzato, ma il ragazzo rimane davanti alla gabbia, immobile. Questo episodio si ripete per molti giorni, così il lupo cambia atteggiamento e inizia a fissare a sua volta il ragazzo.

A un certo punto, al lupo, scende una lacrima dall’occhio chiuso, non per il dolore ma per la collera; quindi il ragazzo, per calmare il lupo, chiude anche lui un occhio. Questo gesto crea un legame, un’amicizia particolare, come se riuscissero a mettersi nei panni uno dell’altro e iniziano a raccontarsi avventure del loro passato.

Il lupo rivive la storia della sua vita nel Grande Nord freddo, con fratelli, racconta il momento della cattura durante la caccia e la reclusione nello zoo. Anche il ragazzo racconta la sua breve vita, che non è stata facile e che parte da paesi africani caldi…

Questo libro mi è piaciuto molto perché spiega il vero significato dell’amicizia, in cui un bambino e un animale diventano amici guardandosi negli occhi, creando un collegamento speciale, mettendosi sullo stesso livello. È un romanzo triste perché i protagonisti hanno  sofferto tanto, ma comunque hanno anche trovato amici veri con cui tornare a essere felici. Questo libro lo consiglierei perché è emozionante e lo capirete leggendolo.

Cose che non sapete sui Vichinghi…

di Sofia Maiocchi

19/5/2020

Durante questo periodo di didattica a distanza, non sono mancati momenti di lavoro di ricerca, anche a gruppi. E’ quello che abbiamo fatto nelle ore di storia: la prof. ci ha divisi in gruppi per fare delle ricerche di approfondimento sul popolo dei Vichinghi.

Le nostre ricerche hanno toccato i vari aspetti della vita dei Vichinghi: economia, religione, tradizioni, le navi, personaggi famosi, i Vichinghi nei film e nell’animazione.  Una volta finito il lavoro, ci siamo confrontati durante la videolezione con il resto della classe e abbiamo scoperto cose che non immaginavamo: per esempio che sono diffusi tanti falsi miti su questo popolo.

Una nave vichinga conservata al museo di Oslo

Uno di questi riguarda gli elmi vichinghi, che non hanno le corna come si vedono nei film o nei cartoni, anche perché in formazione compatta o a bordo delle navi avrebbero reso molto pericoloso muoversi per i guerrieri della propria parte. Al contrario, il tipico elmo vichingo era conico, fatto di cuoio con rinforzi in legno e metallo per le truppe regolari; i capitani avevano invece un elmo di ferro, con maschera e corazza a maglia.

Inoltre esiste una credenza popolare che dice che i Vichinghi fossero uomini grandi e grossi. Sono stati condotti studi moderni che mostrano come essi avessero una statura media compresa fra i 168 e i 176 centimetri, un’altezza grossomodo simile a quella degli Anglosassoni loro contemporanei, leggermente superiore ai Franchi e ai Germani di quei tempi e nettamente superiore ai mediterranei. I Vichinghi di maggior rango erano più alti dei propri sudditi, fatto probabilmente dovuto a una migliore alimentazione.

L’immagine di un popolo di uomini sporchi, selvaggi dai capelli lunghi che a volte è associata ai Vichinghi nella cultura popolare, è una totale distorsione della realtà. Si sa che usavano una serie di oggetti per l’igiene personale come pettini, pinzette, rasoi o speciali “cucchiaini” per le orecchie. In particolare, negli scavi archeologici compiuti in antichi insediamenti vichinghi i pettini sono fra gli oggetti trovati più spesso. Producevano anche sapone, usato sia per la pulizia personale sia per schiarirsi i capelli (essendo tale sapone caratterizzato da elevata basicità), dal momento che nella cultura vichinga i capelli biondi o rossi erano l’ideale.

Tanti sono infine film e animazioni sui Vichinghi: a noi è molto piaciuto “Dragon Trainer”, un cartone animato che racconta come si può andare controcorrente e riuscire a far cambiare la mentalità delle persone, infatti il protagonista invece di uccidere i draghi, come tutti nel suo villaggio, riesce ad addestrarli salvando loro la vita!