Dal progetto interculturale lo spunto per conoscere la storia di Pierpaolo Pergolotti e della repubblica caraibica di Haiti
di Antonio Giuliani e Luca Guasconi
13/05/2019
“La fabbrica dei colori” è un progetto di educazione all’intercultura e alla lettura che ha coinvolto varie classi della Scuola “G. Mazzini”. I ragazzi della 1^C hanno preso spunto dalle storie delle loro famiglie per raccontare la bellezza della diversità e per riflettere sulla comune origine di tutti i popoli della terra. Ritagliando i simboli con cui sono formati i volti contenuti nel libro “ABC DEI POPOLI” di Liuna Virardi, utilizzato come spunto dalle classi, i ragazzi hanno composto dei nuovi volti, accompagnati dalla descrizione dell’etnia corrispondente e da brevi poesie. Il progetto sta a significare che i popoli della terra sono tutti diversi in riti e in tradizioni, ma tutti sono accomunati dal fatto di essere composti da esseri umani. Il volto che fra tutti si contraddistingueva era quello del gruppo di Antonio Giuliani, Mirko Francesconi e Corrado Di Franco. Il volto ritraeva lo zio haitiano di Antonio, adottato da Antonietta e Piero Pergolotti, i nonni materni di Antonio. Loro avevano già due figlie e conoscevano molto bene la gioia di avere una famiglia e la volevano donare a un bambino meno fortunato, così hanno adottato Pierre. Il piccolo Pierre era in una condizione di disagio: i suoi genitori erano morti e lui era stato affidato alle suore Salesiane. Di quella congregazione religiosa faceva parte una sorella di Antonietta; la suora era una missionaria, a quel tempo era ad Haiti, così chiese alla sorella Antonietta se voleva adottare un ragazzo meno fortunato e lei accettò senza pensarci due volte. Il piccolo Pierre partì con la nuova zia e prese l’aereo verso l’Italia: fu un viaggio molto lungo. I suoi nuovi genitori non vedevano l’ora di incontrarlo. Pierre Paolo vive in Italia da 37 anni, si è laureato in Economia aziendale e spesso ritorna nel suo paese per portare aiuto concreto data la situazione umanitaria sempre più critica.
Ecco la poesia dedicata a Pierre Paolo e all’etnia Yoruba:
Sono Pier Paolo, dagli occhi grandi e neri
Che celano profondi misteri
Ma quando la mia bocca si apre al sorriso
Si coglie la gioia del Paradiso
Sono lo zio che è nato ad Haiti
Terra che celebra molti riti
La festa più grande dal mio popolo celebrata
È il carnevale dei fiori, tradizione da tutti apprezzata
Un gruppo di studenti della scuola secondaria “G. Mazzini” a Terezín per un viaggio della Memoria
di Elisa Panelli ed Elena Antoniotti
6/5/2019
Finalmente ci siamo, siamo a Terezín , nella campagna boema a 60 chilometri da Praga e la cittadella fortificata ci accoglie con le punte affilate dei suoi bastioni, utili a tenere fuori o a chiudere dentro. Dopo tanti studi, ricerche, letture, rielaborazioni siamo arrivati.
In questa stagione Terezín profuma di ippocastani in fiore; chissà se qualcuna di queste piante maestose avrà assistito al dramma del ghetto, custode muta di storie come l’ippocastano amico di Anne Frank! Terezín, in questa stagione, è immersa in una campagna gialla di fioriture gialle come le stelle che stiamo cercando di avvicinare. Qui la nostra missione è camminare nelle stesse strade, osservare gli stessi edifici, dormire sotto lo stesso tetto degli ebrei reclusi di settant’anni fa; vogliamo avvicinarci alla storia in punta di piedi, immaginare Petr Ginz che cammina nel cortile, la mente persa nelle sue storie avventurose, ascoltare la musica fioca dell’infermiera Ilse Weber che canta ninne nanne ai bambini malati, l’eco degli ordini e degli spari, le note di un pianoforte clandestino che nessuna catena può imprigionare.
Per aprire la porta di Terezín abbiamo usato una chiave, il libro “La Repubblica delle Farfalle” ed una guida, Matteo Corradini che ci ha introdotto con discrezione e rispetto nel campo, verso le ombre della storia e verso la vita delle persone che qui sono passate.
La piazza principale di Terezín
La cittadina non è proprio come ce l’eravamo immaginati: qui a Terezín tutto è normale e poche cose ci rimandano alle tragedie che sono avvenute tra queste mura. Forse è proprio questa la cosa più inquietante, il fatto che dobbiamo sovrapporre ciò che è successo alle immagini di un paese dove ora tutti vivono tranquillamente.
Appena arrivati ci siamo sistemati nelle nostre stanza nella foresteria del paese e successivamente ci siamo recati alla sinagoga per partecipare alla celebrazione di Yom Ha-Shoah, in ricordo delle vittime. Nel cortile della piccola sinagoga abbiamo incontrato e intervistato due importanti esperti professori universitari del Regno Unito che dedicano i loro studi alla musica e al teatro nei campi di concentramento e di sterminio: David Fligg e Lisa Peschel.
Nel cortile della sinagoga di Terezín
Abbiamo potuto riflettere sul fatto per noi apparentemente inconciliabile del rappresentare opere divertenti in un campo di concentramento; all’epoca era comprensibile per il fatto che le persone ricercavano qualcosa per evadere dalla quotidianità squallida del campo. Lo stesso discorso vale per la fede: la piccola sinagoga clandestina del ghetto sta a dimostrare la ricerca di restare ancorati alla speranza.
La piccola sinagoga
Camminare per le strade di Terezín è semplice: il reticolo delle strade è ortogonale, grandi edifici una volta caserme si susseguono con regolarità e precisione. L’ordine dell’esercito è matematico, come organizzato e pianificato è stato lo sterminio ad opera dei nazisti. La tappa successiva, infatti, la raggiungiamo camminando sui binari sui quali un tempo passavano i treni per Auschwitz. E’ stato un momento molto forte e toccante, soprattutto pensando che quelli per tanto tempo sono stati i ”binari della morte”.
Il passaggio sui binari
Dai binari alle “Colombaie”, dove troviamo lapidi e monumenti alla Memoria: ogni mattone del paese è un invito a ricordare. Qui, in particolare, osserviamo i contenitori di cartone che i nazisti usavano per riporre le ceneri in uscita dai forni crematori.
Le “Colombaie”
La tappa successiva è il cimitero ebraico dove ognuno di noi ha posto su di una tomba a piacere il proprio sasso, portato appositamente dai nostri paesi in Italia. Questo è stato uno dei momenti più emozionanti e commoventi, perché in qualche modo a Terezín è rimasto qualcosa di noi che non appassirà e non si distruggerà; allo stesso modo abbiamo prelevato un sasso dai binari del treno, perché noi e Terezín rimanessimo per sempre legati.
Il cimitero ebraico
Successivamente, la visita ai locali che ospitano i forni crematori del campo. In questa zona, resa sacra dalle iscrizioni bibliche che la precedono, solo silenzio e tristezza.
Il locale dei forni crematori
Al termine della giornata, la caserma Magdeburgo, altro luogo di detenzione. Quest’ultima attualmente è un museo e raccoglie gran parte degli oggetti raccolti a Terezín: disegni, quadri, spartiti musicali, testi e ricostruzioni della vita nel campo.
E’ ora di cena: ci fermiamo a mangiare piatti locali nella mensa della caserma stessa. Cala il sole, arriva il tramonto. Su Terezín scende il silenzio.
La piazza di Terezín
Le uniche voci sono le nostre: organizziamo una partita a pallone proprio nella piazza centrale, quella che agli ebrei era vietato attraversare.
Una partita nella piazza centrale del paese
Non abbiamo fretta, non dobbiamo prendere un autobus, passeremo la notte a Terezín, nella foresteria, a due passi dalla piazza. Quando rientriamo, decidiamo di passare la serata insieme, in una sala riservata a noi, giochiamo, ci conosciamo meglio; insieme è la parola chiave per allontanare l’inquietudine che la visita ha fatto nascere in noi.
Il giorno seguente, dopo la colazione, ci rechiamo a piedi alla “Piccola Fortezza”, esempio magistrale di architettura militare settecentesca, trasformata prima in carcere speciale e poi in campo di concentramento. Qui vivevano sia gli ebrei che i prigionieri che i capi dei nazisti. Ci accoglie la scritta ”Arbeit Macht Frei” sopra l’ingresso ed è un susseguirsi di celle, camerate, luoghi per le esecuzioni posizionati a fianco del cinema e della piscina per lo svago delle SS.
L’ingresso al campo della Piccola Fortezza
Dal campo siamo usciti tutti colpiti e sgomenti, dopo aver visto e toccato con mano il luogo in cui sono morte migliaia di uomini, donne e bambini.
Una zona della Piccola Fortezza
Per concludere la nostra esperienza ci siamo recati in visita al museo che raccoglie le testimonianze e la Memoria dei bambini e dei ragazzi di Terezín. In questo edificio è presente una stanza in cui, su ogni parete, sono incisi i nomi dei ragazzi morti o passati a Terezín e Matteo Corradini ci ha chiesto di collocare in ordine alfabetico il nostro nome su di una parete e di adottare i nomi accanto al nostro, serbandoli nel ricordo. E’ stato molto emozionante e angosciante perché ci siamo accorti che alcuni bambini erano davvero piccolissimi al momento della loro morte. Dei 150.000 ragazzi passati a Terezín, al termine della guerra, neanche 150 erano sopravvissuti.
Alcuni dei nomi dei ragazzi di Terezín
Nella mostra allestita in questo edificio, abbiamo ritrovato il disegno della farfalla che ha guidato le nostre riflessioni e rielaborazioni sulla Shoah. Ci aveva colpito soprattutto l’immagine contenuta in una poesia di un bambino che scriveva che le farfalle non volano nel ghetto, a simboleggiare la disperazione e la solitudine.
Disegno di un bambino di Terezín : la farfalla gialla
In una stanza dello stabile, inoltre, si trovavano clandestinamente i ragazzi di “Vedem”, il giornale che veniva scritto come forma di resistenza all’orrore del campo, a rischio della vita. Erano guidati da un quattordicenne di Praga, Petr Ginz, coraggioso e creativo, che scomparve ad Auschwitz.
Le finestre della stanza dove si trovava la redazione di “Vedem”, il giornale clandestino dei ragazzi di Terezín
Per concludere, a tutti noi è risultato molto chiaro che studiare storia sopra ad un libro è molto diverso dal viverla e toccarla con mano. Ci resteranno di Terezín il silenzio, qualche brivido, molte emozioni, gli occhi lucidi, i fiori di ippocastano, un sasso in tasca, finestre chiuse, stelle gialle, un tramonto.
La classe 2^F ha realizzato un progetto sulla corretta alimentazione di ogni giorno
di Arianna Capelli e Virginia Dagradi
6/05/2019
La classe 2^F, durante quest’anno scolastico ha affrontato con il prof. di Scienze Motorie e Sportive, Paolo Beghi, un progetto per imparare a mangiare sano ed equilibrato tutti i giorni. Si è affrontato in classe il tema dell’importanza della variazione degli alimenti, cioè di assumere cibi diversi ogni giorno.
Sempre collegato al lavoro con il prof. Beghi, gli alunni hanno compilato dei diari alimentari con la prof.ssa di Lettere, Mia Massarini, ragionando sulle pietanze che vengono consumate ogni giorno. Durante le lezioni non sono mancate le risate, per rendere l’argomento più divertente e per invogliare i ragazzi a mangiare più sano .
Finito il lavoro del diario alimentare, la prof.ssa Massarini ha proposto alla classe un’indagine sui cibi preferiti, invitando gli alunni a riflettere se fossero sani oppure no.
Con la prof.ssa di Tecnologia, Camilla Cesena, è stato quindi fatto un lavoro sui diversi tipi di alimentazione e su come sono prodotti i cibi che vengono quotidianamente ingeriti. Infine ogni ragazzo ha dovuto calcolare il proprio fabbisogno energetico, utilizzando il proprio peso, la propria altezza, il posto e il clima in cui vive e quante volte effettua attività fisica.
Il cibo che rappresenta tutta la piramide alimentare è la pizza Margherita, perché alla base ha i carboidrati, sopra la verdura (salsa di pomodoro), le proteine costituite dai latticini e i grassi costituiti dall’olio.
Il giorno 8 maggio, alle ore 17 verrà inaugurata la mostra “La Memoria, i Diritti, le Farfalle” che racchiude i lavori dei ragazzi della scuola secondaria “G. Mazzini” realizzati durante l’anno all’interno dei progetti di Didattica della Memoria, Intercultura, Erasmus+ “Journeys for peace”, PON “Tutti diversi, tutti uguali: storie colorate”.
La mostra si terrà presso il foyer del Teatro Verdi e lungo il corridoio al piano terra della scuola secondaria.
Molti studenti ed insegnanti sono al lavoro per allestire gli ambienti con i quadri, le foto e i materiali preparati dai ragazzi.
Insegnanti e alunni al lavoroL’allestimento della mostraRagazzi all’opera nel laboratorio di arte
Ed ecco la locandina della mostra, vi aspettiamo numerosi!
Anche quest’anno, nel nostro Istituto, le classi hanno lavorato ad un coinvolgente progetto interculturale: ecco il percorso della 2ªB
di Alex Anelli e Stefano Ratti
4/05/2019
Nella nostra scuola i progetti interculturali sono stati sempre ben accetti, essendo appunto quelli tra i più sviluppati. Nel mese di febbraio, la classe 2ªB ha lavorato su questo tema. Collaborando con i professori, gli iscritti al corso d’arte pomeridiano, inserito a sua volta nel più ampio PON “Competenze di cittadinanza globale”, e con altre classi ha realizzato un lavoro originale, basandosi su due libri: “ABC dei popoli”, di Liuna Virardi, proposto come stimolo a tutte le classi della Scuola Sec. di I grado, che presenta volti di diverse etnie, creati con gli stessi simboli, con relativa descrizione, e “Guerrieri di sogni”, di Viviana Mazza, scelto per noi dalla nostra insegnante di lettere. Questo libro narra storie reali di ragazzi provenienti da tutto il mondo, che hanno in comune l’obiettivo di realizzare i propri sogni con coraggio. Citiamo, per esempio, la storia di Wang Fuman, bambino “fiocco di neve”, dalla Cina, Aitzaz Hasan, martire anche per chi non lo meritava, dall’Afghanistan e Reshma Qureshi, ragazza coraggiosa rinata dall’acido, dall’India.
Com’è solito fare per questi lavori, ci siamo divisi in gruppi: 5 gruppi composti da 5 alunni. Ogni gruppo aveva lo stesso tipo di traccia da seguire, ma basandosi su storie diverse: ognuno doveva approfondire due personaggi presi dal libro “Guerrieri di sogni”, disegnarli con appositi simboli, quelli presenti nel libro della Virardi, fare una descrizione dell’etnia e creare una poesia sulla storia dei personaggi. I ragazzi hanno lavorato molto su queste storie e hanno preso come esempio questi personaggi per raggiungere i loro obiettivi, proprio come questi “guerrieri di sogni”. Una volta create le facce con gli appositi simboli, il laboratorio di arte ha preso spunto dalle creazioni per rielaborazioni più dettagliate. Questo lavoro è stato svolto nel mese di febbraio, quasi completamente in classe, impegnando molte ore di italiano. Tra marzo e aprile i ragazzi hanno presentato i loro lavori alla classe e l’8 maggio saranno esposti alla mostra “La memoria, i diritti e le farfalle”….non vi anticipiamo di più, venite a vederli!!!
Ai Giochi della Gioventù 2019 grande successo per la gara del salto in alto
di Giulia Parolini e Virginia Dagradi
4/05/2019
Il giorno 27/03/19, al campo sportivo “Soressi”, si sono svolti i giochi della Gioventù delle classi seconde e terze della Scuola Sec. del nostro Istituto. La specialità che andremo ad analizzare è il salto in alto sia maschile che femminile. Le gare sono iniziate subito dopo essere arrivati, ovvero alle ore 9.00.
Hanno gareggiato per prime le femmine, che si sono fermate a 118 cm, successivamente i maschi, che invece hanno saltato la bellezza di 135 cm.
Le prime 5 classificate sono state:
1. Giada Tirinti con un solo errore 118 cm (3 E)
2. Nada Majjati con due errori 118 cm (2 A)
3. Giulia Gobbi con 3 errori 118 cm (3 A)
4. Arianna Capelli (2 F)
5. Elisa Panelli (3 A)
I primi 5 classificati sono stati:
1. Jacopo Risposi con 0 errori 135 cm (3 D)
2. Matteo Mascaretti con 0 errori 130 cm (2 D)
3. Amedeo Berni con 0 errori 130 cm (3 E)
4. Mikele Tosku (3 B)
4. Walid Ramzane (3 C)
4. Elisei Morar (3 C)
Per concludere due video che documentano le avvincenti gare.
I risultati delle staffette delle classi seconde e terze, in scena al campo sportivo “Soressi”
di Benedetta Curati, Giada Bongiorni, Lorena Gjordumi
04/05/2019
Il giorno 27/03/2019 le classi seconde e terze della Scuola Sec. di I grado di Castel San Giovanni e Sarmato si sono recate al campo sportivo “Soressi” per affrontare i Giochi della Gioventù. Queste gare sportive avvengono ogni anno e si tengono per avvicinare i ragazzi allo sport. Durante la mattinata i ragazzi hanno svolto diverse discipline sportive, tra le quali: salto in alto, salto in lungo, resistenza, scatto, getto del peso e lancio del vortex. A queste attività si aggiunge anche la staffetta, nella quale le classi, rappresentate da 4 ragazzi e 4 ragazze, si sfidano con grande spirito agonistico in una gara di velocità.
Queste le classifiche generali maschili e femminili.
Maschi :
1°posto: Faccioli, Brusamonti, Ferrari, Tosku (3^B Csg) con un tempo di 57″94
2°posto: Orecchio, Agazzi, De Palma, Cullhaj (3^A Csg) con un tempo di 59″20
3°posto: Morar E., Ramzane, Morar A., Kerri (3^C Csg) con un tempo di 1’00″17
4°posto: Gerente, Martulli, Mascaretti, Gazzola (2^D Csg) con un tempo di 1’00″77
Femmine:
1°posto: Majjati, Panelli, Gobbi, Tosca (3^A Csg) con un tempo di 1’04″90
2°posto: Dagradi, Castagna, Saliu, Giori (2^F Csg) con un tempo di 1’06″93
3°posto: Gerente, Maloku, Manduco, Frattini (3^D Csg) con un tempo di 1’07″05
4°posto: Tirinti, Laurino, Gurgaj, Jaouani (3^E Csg) con un tempo di 1’07″54
I risultati del salto in lungo delle classi seconde e terze ai Giochi della Gioventù 2019
di Arianna Capelli
2/05/2019
Il giorno 27/03/2019 le classi seconde e terze della Scuola Sec. di Castel San Giovanni e Sarmato si sono recate al campo sportivo “Soressi” per i Giochi della Gioventù. Sempre molto sentita, sia dagli atleti coinvolti che dal pubblico sugli spalti è la gara di salto in lungo. Il salto in lungo è una specialità sia maschile che femminile dell’ atletica leggera, in cui gli atleti, dopo una rincorsa, raggiungono la zona limite dove poter saltare, detta “asse di battuta”, cercando di atterrare il più lontano possibile nella buca riempita di sabbia. La lunghezza del salto viene misurata dal limite di battuta, indipendentemente dal punto esatto dove l’atleta ha staccato. Il salto in lungo fa parte dei salti in estensione come il salto triplo.
La rincorsa varia da 30/34 metri fino ai 45 circa. Se la rincorsa è troppo breve non è possibile esprimere a pieno l’efficacia del salto.
I detentori del record mondiale sono due americani: Tianna Bartoletti e Jeff Henderson, imbattuti dal 2016.
Alle fasi provinciali parteciperanno i primi classificati di ogni fase (maschile e femminile). Ecco le classifiche, a cui segue un breve video che documenta la gara maschile:
SALTO IN LUNGO MASCHILE
Faccioli Juan Marco (3B)
Cordini Federico(2C)
Berni Amedeo (3E)
SALTO IN LUNGO FEMMINILE
Infantino Alessandra (3B)
Sava Giulia (3C), arrivata a pari merito con Alessandra ma, a seguito di uno spareggio, le è stato assegnato il secondo posto
Le classi della nostra scuola in visita alla Logistica di Amazon
di Alessia Albo e Giulia Parolini
18/04/2019
Tutte le classi del nostro istituto, nel mese di Gennaio, si sono recate in visita alla sede Amazon di Castel San Giovanni, su invito diretto dell’azienda stessa. Le classi 2°B, ovvero la nostra classe, e 1°D, il giorno 17/01/19.
Appena entrati in classe abbiamo lasciato gli zaini e con le rispettive professoresse ci siamo diretti verso la fermata dell’ autobus. Dopo dieci minuti siamo giunti a destinazione. Scesi dal pullman, per prima cosa abbiamo scattato delle foto dall’esterno dell’edificio. All’ingresso, ci ha accolto una dipendente di nome Gloria, che ci ha fatto da guida per tutta la mattinata. Per prima cosa ci ha fatto salire lunghe scale, per arrivare nella sala riunioni, raccomandandoci di mantenere la destra. Nella sala ci ha parlato della storia di questo enorme magazzino, spiegandoci ad esempio che il nome proviene da un fiume chiamato “Rio dell’Amazzoni” oppure che in Italia ci sono altri due magazzini più piccoli, uno a Roma e un altro a Vercelli. Poi, dopo averci dato la pettorina per i visitatori e le cuffie per sentire meglio la guida, ci siamo avviati verso le diverse tappe all’interno del magazzino. Abbiamo visto l’Inbound e l’Outbound, reparti importanti di questa logistica, occupati da diverse persone che ci lavorano. Nel primo si ricevono i prodotti dai molteplici fornitori e, una volta ricevuti, questi prodotti diventano disponibili sul sito web e possono essere ordinati; nel secondo, invece, si evadono gli ordini dei clienti. Ciò significa ricevere, confezionare e spedire gli ordini entro scadenze specifiche e molto ravvicinate. In base alla richiesta del cliente e al periodo dell’anno, questi team cambiano per dimensione e possono crescere in maniera significativa durante le feste. Prima di tornare nella sala riunioni, abbiamo scattato una foto di gruppo. Tornati nella sala, abbiamo tolto le cuffie e la pettorina, dopodiché abbiamo svolto un quiz a sorpresa, divisi in gruppi da cinque. Le domande si basavano sulla storia raccontata all’inizio della visita. In palio, per la vittoria dei vincitori, un bellissimo gadget: un powerbank gratuito regalato da Amazon. Alla 10:50 siamo sfortunatamente dovuti tornare a scuola, facendo di questa esperienza un bel ricordo.
Ringraziamo Amazon e i suoi dipendenti per la bellissima mattinata!
Terezín, paese della Repubblica Ceca, nasce nel XVIII secolo, quando si decide di far costruire una piccola città-fortezza per proteggere Praga. Ma durante la Seconda Guerra Mondiale diventa un vero e proprio inferno, perché viene trasformato in campo di concentramento. Terezín però non viene modificata: le case, le strade e tutti gli edifici rimangono uguali. L’unica differenza è che ora al suo interno regnano solo violenza e tristezza e non vola più nemmeno una farfalla: ‘’le farfalle non volano nel ghetto’’. Tra le centinaia di migliaia di persone che vengono deportate a Terezín, c’è un gruppo di ragazzi che osservano, arrabbiati e stupiti, tutte le ingiustizie che accadono intorno a loro, per le strade, dove va in scena la tragedia degli ebrei perseguitati. Quando la rabbia aumenta e si trasforma in disperazione, hanno bisogno di sfogarsi, di trovare un modo per evadere, per rimanere esseri umani. Perciò decidono di riunirsi di nascosto ogni venerdì, attorno al semplice bagliore di una candela, per scambiarsi testi, disegni e poesie da inserire in ‘’Vedem’’, il loro giornale segreto. Ed è così che si forma una vera e propria redazione, di cui Petr Ginz è il capo. Tanti i ragazzi che lo aiutano: questo è l’unico momento in cui possono sentirsi liberi di esprimere le proprie idee, di sorridere, di vivere, alleggerire il peso del loro animo. Con “Vedem”, che significa “Avanguardia”, possono infrangere le regole disumane, contorte, sbagliate del campo, possono salire su di un missile e lasciare la terra, puntare verso la luna, verso la libertà, verso le stelle, quelle del cielo. Per questo giornalino rischiano tutto quanto, persino la propria vita, quando decidono di facilitare il lavoro accendendo una semplice lampadina, una piccola stella finalmente vicina…
Questo è un libro struggente ed emozionante che ci fa riflettere su come fosse difficile sopravvivere, perché non si può definire ‘’vivere’’ quello che facevano le persone in un campo di concentramento, private della libertà, della dignità e sottoposte a violenze continue. Eppure i ragazzi di “Vedem” lottavano per vivere, le loro anime come farfalle, fragili e preziose, le loro ali erano le pagine del giornalino. Scritto per non farci dimenticare che dietro i numeri ci sono persone, storie, speranze e i sogni che rendono le persone speciali permettendo loro di resistere senza perdere la loro umanità. Scritto anche per noi, oggi: quando ci dimentichiamo di vivere e rinunciamo a pensare ci rinchiudiamo in una prigione per uscire dalla quale, come le farfalle, dobbiamo spiegare le ali e puntare verso le stelle.