A cura della redazione
7/4/2025
La nostra Galleria d’Arte virtuale fa tappa in 3 ^ D per raccogliere i lavori realizzati a matita in bianco e nero e argomento libero di un talentuoso compagno.



I.C. "Cardinal Agostino Casaroli"
A cura della redazione
7/4/2025
La nostra Galleria d’Arte virtuale fa tappa in 3 ^ D per raccogliere i lavori realizzati a matita in bianco e nero e argomento libero di un talentuoso compagno.



di Beatrice Lavelli
7/4/2025
Qualche tempo fa, agli alunni della 2 ^ A, dopo avere letto e analizzato numerosi esempi, è stato assegnato un compito: elaborare una poesia sullo sport, facendosi guidare dalle proprie emozioni ed esperienze. Ognuno ha scritto qualcosa che riguardasse il suo sport preferito, quello che praticava o quello in cui eccelleva. La biro tracciava percorsi sconfinati, creava parole e ne univa diverse: ne sono uscite poesie profonde che trattavano di sport e dell’effetto che faceva sugli alunni. Esse riguardavano la danza, la pallavolo, il basket, il calcio, il nuoto. Nelle righe che seguono vi presentiamo due delle poesie scritte dai ragazzi, riuscite ad indovinare di che sport trattano?
IL SOGNO IN UN CESTO
“Era l’ennesimo sport che provavo,
uno tra i tanti ma non immaginavo
che come una freccia avrebbe centrato il mio cuore
con gran fragore,
ricordo di quando ho portato per la prima volta la palla a canestro,
di quando l’ho messa dentro con il destro,
di quando perdevo la palla,
di quando correvo come un gheoardo a recuperarla,
di quando per la prima volta dei miei campioni ho visto la partita,
di quando ho esultato con la mia squadra per una vittoria,
di quando ho perso e non c’era così tanta gloria,
di quando il basket è entrato nella mia vita,
di quando tracciavo canestri come la matita,
di quando da play maker come un regista costruivo l’azione,
di come, ancora oggi, un canestro mi regali tanta emozione.” (Beatrice Lavelli)

UNO DI UNDICI
“Essere un pittore.
Essere ghiaccio, essere granito,
essere nient’altro che infinito.
Essere un ruggito dentro la foresta,
essere un equilibrista col cielo sopra la testa.
Essere gigante.
Donare, pur essendo mendicante,
credere, pur essendo titubante.
Correre fino all’ultima goccia di fiato,
sognare in un successo insperato.
Essere fuoco.
Fuoco. Gigante. Pittore.
La passione fiorisce nel mio cuore.
Nessun re in questo reame,
Undici maglie, un solo legame.” (Cristiano Gobbi)

A cura della redazione
7/4/2025
Continuando la carrellata della nostra Galleria d’Arte virtuale, vi proponiamo alcuni lavori artisitici della classe 3 ^ C. Buona Visione!







Di Bertoni Rachele e Hu Katia
7/4/2025
In occasione della “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie 2025”, i rappresentanti dell’associazione “Libera” Lorenzo Piva e Antonella Liotti ci hanno consegnato dei vasetti contenti del terriccio e dei semi. Ogni classe terza ne ha ricevuti due e su ogni vasetto erano stati scritti i nomi di vittime innocenti della mafia. Avevamo il compito di far germogliare i semi e di informarci sulla vita e su cosa era successo alle vittime assegnateci. A noi della classe 3A, hanno affidato due vasetti con questi nomi: Caterina Nencioni e Peppino Basile.

Abbiamo scoperto che Caterina, una neonata di soli 50 giorni , è stata vittima, nel 1993, della Strage di via dei Georgofili a due passi dalla Torre dei Pulci e del museo degli Uffizi a Firenze, dove vivevano. Un’autobomba è esplosa: la Galleria degli Uffizi ne è uscita profondamente ferita, con il 25% delle opere d’arte conservate al suo interno gravemente danneggiata e la Torre dei Pulci sventrata. La famiglia Nencioni fu ritrovata sotto le macerie: Caterina, sua sorella di 9 anni Nadia, la madre Angela e il padre Fabrizio. Insieme a loro anche uno studente di Architettura Dario Capolicchio. È stata come un’onda d’urto di odio e violenza, che ha seminato distruzione e morte dove, fino a un attimo prima, c’era vita e bellezza.
Peppino Basile, 61 anni, era un amministratore pubblico di Ugento (Lecce), faceva parte della commissione provinciale Ambiente ed era impegnato in diverse battaglie politiche, amministrative e ambientali. Ucciso con 19 coltellate la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 davanti al cancello della sua abitazione. Indagava sulle infiltrazioni delle mafie nella gestione rifiuti.
Dopo due settimane di cure, nella nostra classe sono nati i primi germogli! Faremo nascere la vita e con la vita conserveremo la memoria.


A cura della redazione
7/4/2025
Arriva la primavera e, con il 21 marzo, la giornata in cui si tiene la lettura dei nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie.





Tutte le classi terze della nostra scuola hanno partecipato a questa iniziativa e si sono preparate ritagliando delle stelle sulle quali ogni ragazzo ha scritto alcuni nomi che avrebbe letto.





In biblioteca, era stato preparato uno striscione blu cielo che avremmo riempito con le nostre stelle per creare delle costellazioni di legalità: come le stelle ci guidano dal cielo, così la legalità ci deve guidare nelle nostre azioni sulla terra. A guidarci, le parole del poeta Pablo Neruda:
Oggi ho molte battaglie da vincere
Oggi ho molte ombre
Da squarciare e sconfiggere
Sono intervenuti l’assessore Cesario, Antonella Liotti e Lorenzo Piva dell’associazione Libera.




Via via che i ragazzi leggevano i nomi delle vittime, il cielo si popolava di nuove stelle: è stato un momento molto emozionante.
Melissa Tosca, Ameli Coku, Beatrice Lavelli
7/4/2025
Abbiamo deciso di intervistare il nostro prof. Claudio Ghioni, musicista e da due anni professore nella nostra scuola.
D:Tre aggettivi per descriversi.
R: Sognatore, determinato e riflessivo.
D:Il suo sogno nel cassetto?
R:Da giovane sognavo di suonare in una rock band americana tipo Bon Jovi o Guns’n’Roses e di fare i tour negli stadi… oggi sogno sempre di andare negli stadi, non più quelli statunitensi ma quelli europei, non più come protagonista, ma come spettatore, a vedere i miei figli giocare a calcio.
D:Quanti viaggi ha fatto e qual è stato il migliore?
R:Viaggi tanti, sia per piacere che per lavoro… il migliore deve ancora venire.

D:Che rapporto ha con gli studenti?
R:A questa domanda dovrebbero rispondere i miei studenti, ma dall’affetto che mi dimostrano direi “Toppissimo”.
D:Diventa un bambino, cosa cambierebbe?
R:Con la consapevolezza e le possibilità di oggi probabilmente tutto, l’unico punto fermo credo rimarrebbe la musica.
D:Come sarebbe un mondo senza musica?
R:sinceramente non riesco ad immaginarlo… direi semplicemente triste.
D:Che cosa voleva diventare da piccolo?
R:Da piccolo volevo fare il meccanico di moto, passione che non mi è mai passata, tanto da chiamare il mio primogenito Valentino… poi ho scoperto la musica
D:Ha praticato sport? Se sì, quali?
R: Sì, nuoto agonistico fino in prima media, poi rugby fino all’età di 17 anni.
D: Qual è il suo proverbio preferito?
R: Il primo che mi viene in mente è “Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi”… tipo quando mia moglie mi chiede di buttare la differenziata e lo faccio subito onde evitare di prendere dei nomi nei giorni seguenti…
D:Qual è il personaggio che per lei è di ispirazione?
R:Mark King dei Level 42.
D:Qual’è stata la svolta che la musica ha dato nella sua vita?
R:Premetto che ho avuto la fortuna di crescere e farmi esperienza musicalmente in un decennio, tra il 1990 ed il 2000, quando la musica dal vivo in Emilia Romagna ed in generale in tutto il nord Italia “spopolava”, quando i giovani della mia generazione erano abituati a sentire canzoni suonate da strumenti veri, esistevano ancora i negozi di dischi e la musica si sceglieva in base ai propri gusti… questo mi ha dato la possibilità di poter vivere di musica suonando nei locali e nelle feste, cosa che oggi non è più possibile fare o quantomeno molto difficile. Le nuove generazioni sono abituate ad ascoltare musica fatta al computer e le esibizioni dal vivo spesso sono limitate a dei vocalist accompagnati da basi musicali, o addirittura da Dj che mettono i dischi, anzi, neanche quelli perchè oggi è tutto digitale… detto questo, posso citare due momenti di svolta nella mia vita come musicista: il primo è stato suonare per 3 anni con la band di un partecipante di una edizione della trasmissione “Amici” e vincitore del festival di Sanremo nel 2010, periodo nel quale ho avuto la possibilità di calcare i palchi dei teatri, palazzetti e festival più importanti d’Italia; l’altro la possibilità di studiare e diplomarmi in conservatorio, scelta non facile perchè mi sono iscritto a 38 anni. Questo mi ha permesso, oltre che di crescere come musicista, anche di poter insegnare musica nella scuola pubblica e di essere qui oggi.
D:Che cosa vorrebbe dire ai ragazzi di oggi?
R:Di ragionare con la propria testa e non lasciarsi influenzare dalle masse.
Grazie prof. per la sua testimonianza e disponibilità!
Di Sara Hanbaly e Giacomo Misso
7/4/2025
Il progetto di Pet Therapy, che si è concluso in queste settimane, ci ha insegnato a interagire con gli animali traendone beneficio. Giorgia e Thelma, dell’Associazione Centro Cinofilo Val Luretta, ci hanno spiegato che l’addomesticamento degli animali da parte dell’uomo ha origini molto antiche, ma solo all’inizio del XX secolo si è capito quanto la vicinanza degli animali possa avere effetti positivi e terapeutici.





La dottoressa americana Erica Friedman, osservando per un anno pazienti dimessi dall’ospedale a seguito di problemi cardiaci, ha addirittura rilevato una correlazione tra la loro sopravvivenza ed il possesso di animali domestici. Dopo questa breve introduzione, Giorgia e Thelma ci hanno insegnato a prenderci cura di un animale dedicandogli tempo e attenzioni. Ci hanno anche detto che avere un cane da accudire contribuisce al nostro sviluppo cognitivo ed emotivo e ci insegna valori importanti come il rispetto, la fiducia, la pazienza; inoltre riduce l’ansia, l’aggressività e il senso di solitudine.
Grazie a questo progetto, abbiamo anche imparato che avere un cane è un vero impegno, perché va spazzolato, curato, alimentato, ma va soprattutto rispettato! Ad esempio, lo sapevate che per accarezzarlo non bisogna mai mettergli la mano in testa ma sotto il muso? Insomma i cani si fanno tanto amare e ci regalano affetto, forza e benessere, ma attenzione al nostro approccio! Prima ci vogliono conoscere, per poi capire che possono fidarsi di noi!





Di Leonardo Cantoni e Alessandro Bricchi
Buongiorno a tutti, oggi avremo l’onore di intervistare uno degli scienziati più importanti, che ha rivoluzionato la scienza umana e il modo di pensare, un vero genio! Il suo nome è Galileo Galilei! E allora lasciamo spazio all’intervista.
D: Buongiorno carissimo Galileo, e benvenuto. Le volevo chiedere come si è avvicinato alla scienza e a quale età.
R: Innanzitutto buongiorno a voi. Ho iniziato a studiare nel monastero di Vallombrosa, dove mi trovavo molto bene e imparavo molte nozioni utili e interessanti; in seguito, dovete sapere che è stato mio padre a dirmi di iscrivermi alla facoltà di medicina dell’università di Pisa, dove però non mi sono trovato bene. Quindi ho abbandonato e mi sono dedicato alla matematica, la mia passione, che ai miei tempi era un’arte.

D: Come potrebbe descrivere il suo carattere ?
R: Penso di essere curioso, testardo, imparziale e intelligente e giusto un po’ goloso.
D: Ci racconti una curiosità sulla sua famiglia.
R: Come già sapete, vengo da Pisa. La mia famiglia è numerosa, mio padre è un musicista piuttosto bravo ma non ricco come mia madre vorrebbe. Sono tutti molto affettuosi e gentili, ma c’è sempre stato solo un problema: la fame!
D: Senta signor Galileo, potrebbe indicarci le sue principali invenzioni e scoperte?
R: Allora, le prime due sono: il compasso militare e il microscopio. Successivamente ho ideato il telescopio, che ho modificato prendendo spunto da un progetto degli olandesi, che originariamente lo usavano per divertirsi e giocare. Poi, nel 1609, ho utilizzato per la prima volta il telescopio puntandolo verso la luna e scoprendo che non era una sfera perfetta come i libri sacri e gli antichi dicevano. Questo ha dato il via ad una vera e propria Rivoluzione! Una innovazione, che forse tutti nel mondo conosceranno, è il Metodo Scientifico Sperimentale, che si divide in fasi; la prima consiste nell’osservare il fenomeno naturale, nella seconda invece si deve formulare l’ipotesi sul fenomeno osservato, nella terza, si deve riprodurre il fenomeno attraverso una serie di esperimenti, che possono confermare o negare l’ipotesi iniziale. Quindi si descrive la legge che guida il fenomeno con la lingua della matematica.
Ai miei tempi, infine, c’erano delle teorie riguardo l’universo: la più nuova era detta “Copernicana”, formulata da uno scienziato polacco, Nicolò Copernico, che era stato il primo a dichiarare, secondo i suoi studi, che la terra ruota intorno al sole e non è al centro dell’universo. Questa teoria era “pericolosa” perché contraddiceva le Sacre Scritture ma era giusta e io l’ho sostenuta a rischio della vita.
D: Cosa ha fatto quando le hanno chiesto di misurare l’Inferno?
R: Lo ammetto, faceva ridere anche a me, ma come sempre ho rispettato tutte le richieste, e ho formulato una tesi, che, anche se non corretta, ha convinto tutti e questa è una bella soddisfazione. E inoltre, mi hanno pagato bene!
D: Quando è stato convocato a Roma, al Tribunale della Santa Inquisizione, ha provato paura, terrore o rabbia?
R: È stato un brutto momento. Ho provato a resistere ma ero vecchio e stanco; ho quindi preferito concludere la mia vita tranquillamente e abiurare, cioè dichiarare che la teoria copernicana è falsa. Un brutto colpo. Poi sono dovuto stare agli arresti domiciliari nella mia casa di Arcetri. Lì ho continuato a studiare. So che oggi, dove c’era la mia casa, sorge un importante osservatorio astronomico, una bella eredità per chi vorrà studiare l’universo, come ho fatto io.
Signor Galileo, è stato un immenso piacere stare in sua compagnia e intervistarla, la ringraziamo per la sua disponibilità e per essere stato capace di cambiare il mondo!
A cura di Katia Hu e Rachele Bertoni
7/4/2025
Nei primi mesi del 2025, la classe terza A ha lavorato, nelle ore di arte, per realizzare dei disegni seguendo la consegna data dal prof. Bernini: avremmo dovuto disegnare un viale alberato in prospettiva con sfondo libero. Vi proponiamo alcuni dei nostri lavori.


…




La redazione ha incontrato lo scrittore ed esperto ebraista
a cura della redazione
31/3/2025
Noi della redazione de “La voce dell’Olubra” abbiamo incontrato lo scrittore Matteo Corradini. Ci siamo preparati nelle settimane precedenti, leggendo i suoi libri ed esprimendo i nostri commenti e le impressioni. Chi non lo conosceva, ha provato a immaginarselo di persona, dopo aver conosciuto le sue opere, chi lo aveva incontrato in precedenza, ha provato a condividere un suo parere sul suo carattere e sul suo lavoro. Abbiamo anche preparato delle domande che gli abbiamo posto. Ecco la nostra intervista, buona lettura!
D: Ci ha un po’ lasciato in sospeso il finale aperto del libro “Solo una parola”, perché ha deciso di far continuare a noi la storia?
R: Il finale aperto si usa se si vuole scrivere una serie. Non è nella mia intenzione. Quindi, non è un finale aperto. Condivido una cosa con Leonardo Da Vinci: la data di nascita. Avete presente la Gioconda? Come sono le sue gambe? Non si vedono. Possiamo dire che la Gioconda non è finita? No. Non è neppure un quadro aperto. È finita così. Quello che non c’è, se lo immaginano i lettori. Roberto, protagonista del libro “Solo una parola” è davvero esistito, è ispirato a Roberto Bassi, che si è nascosto a Venezia, si è salvato, ha fatto il dermatologo, ha curato la pelle delle persone. Nel libro c’è un ricordo del suo lavoro: la pelle di Lucia con le lentiggini. È morto tre settimane fa. Chi legge il libro, si immagina il finale: io me lo immagino positivo.

D: Sappiamo che è stato chiamato dalla Juventus per fare un intervento sul campo dello Juventus Stadium: ci racconta com’è andata?
R: Gli ultras della Lazio avevano fatto una figurina con la faccia di Anne Frank. Il messaggio, non nuovo, era: “Voi siete ebrei -ed ebreo è inteso come un insulto- e farete una brutta fine”. Anne Frank è molto famosa e tutti conoscono la sua faccia. Allora la FIGC ha deciso che in tutti i campi sarebbe stata letta una parte del famoso diario di Anne, prima della partita. Così, mi chiedono di leggere allo Juventus stadium: 45000 persone, stadio al buio, nessuna pubblicità, silenzio totale. Temevo contestazioni forti ma non è stato così. Un’esperienza davvero singolare. Restando in tema di sport, il mio ultimo libro, “La spada non mi ha salvata”, è dedicato a Helene Mayer, fiorettista tedesca, campionessa assoluta in Germania e negli USA; la più grande schermitrice del Novecento, per il famoso periodico statunitense “Sport Illustrated”. L’unico neo di Helene, nella Germania di Hitler, era di avere un padre ebreo. Riuscì comunque a partecipare alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, per la nazionale tedesca. Come ci riuscì da ebrea, lo racconto nel libro in modo originale. Ho cercato di scrivere una storia nota con uno stile nuovo, particolare.
D: Come reagisce alle critiche negative riguardo ai suoi libri, se ci sono?
R: Fino a qualche tempo fa, avevo dei social, poi mi sono stufato, mi sembravano posti disumani. “La vita è troppo breve per aspettare che la chiavetta usb si disattivi” era scritto sulla t-shirt di un mio amico. La vita è breve, dico io, per dedicare troppo tempo ai social network. Quindi, ho chiuso tutto. Non mi sono mancati e non mi mancano. Quello che posso dire, è: “Uscite”. Non meritano il vostro tempo. Quando sarò ministro dell’istruzione, raddoppierò lo stipendio ai professori e renderò illegale la gomma da cancellare. Lo slogan sarà: “Cancelliamo le gomme”. Non siamo abituati a guardarci indietro e vedere gli errori fatti in modo da rifletterci sopra, solo ad accumulare nuovi post in modo che le cose vecchie vengano dimenticate e cancellate. In un testo scritto a computer, correggi gli errori e questi spariscono. Se scrivi a mano e non usi la gomma, però, puoi tirare una riga sull’errore ed andare a riguardare cosa c’è che non va. Così puoi imparare dai tuoi errori.
D: Spesso le sue letture pubbliche o i suoi spettacoli comprendono la musica dal vivo, insieme alle parole: cosa può dare, in più, la musica a chi ascolta le sue storie? E lei, di solito, ascolta musica mentre scrive? Se sì, quale?
R: 26 gennaio 2025, teatro della Fenice a Venezia, uno dei più bei teatri al mondo. Ore 7.30 del mattino. Teatro vuoto. Dopo qualche ora, sarei entrato in scena, con un mio spettacolo. La voce è strana, un po’ è dentro di te, un po’ finisce nelle orecchie degli altri. Il mio corpo sarebbe restato sul palco, il suono della voce se ne sarebbe andato in giro e avrebbe raggiunto tutti gli spettatori. Lo stesso vale per la musica. È la sorella della voce. A volte, quando scrivo, ho bisogno una compilation, di generare impressioni, di un mood giusto. Non è una colonna sonora, la musica mi accompagna, mi dà le sensazioni giuste. E ascolto veramente di tutto.

D: Dove riesce a recuperare gli oggetti originali dell’epoca della Shoah?
R: Ho molti oggetti del periodo della Shoah che ho recuperato a Praga, a Berlino, a Londra. Ci sono antiquari, mercati e mercatini. Gli oggetti sono importanti perché raccontano una storia, anche i più piccoli. Sono quello che resta quando i loro proprietari se ne sono andati, ci parlano di loro.
D: Lei ha incontrato molte persone famose, testimoni della storia: qual è l’incontro che le ha dato più emozioni?
Ogni testimone lascia un segno. Se devo sceglierne uno, scelgo Virginia Gattegno che era stata ad Auschwitz. Era veneziana e una cara amica, ho scritto un libro sulla sua vita. Quando ci siamo incontrati per scrivere la sua vita, ha preso una scatola con alcune foto e abbiamo cominciato da un’immagine che non mi aspettavo: non parlava di deportazione ma era una foto risalente a 12 anni dopo Auschwitz, dove peraltro lei aveva perso quasi tutta la famiglia. La foto era di una festa. Le ho chiesto che cosa aveva fatto prima. È la domanda che ci facciamo quando vogliamo sapere qualcosa di chi abbiamo davanti. Per Virginia, la vita non era solo Auschwitz ma molto di più, erano le feste, l’amore, le persone, i viaggi.
Concludendo, cosa abbiamo capito noi della redazione tra le righe di questa bellissima intervista? Innanzitutto che gli scrittori vedono la realtà con occhi diversi, colgono i dettagli delle parole, degli oggetti, delle cose che ci circondano e li interpretano, dando loro una veste nuova, una interpretazione nuova. Vivono le coincidenze, le collezionano. Amano gli scherzi creativi, non sono capaci di dire di no, sono aperti a quello che li circonda e per questo vivono fantastiche avventure che poi noi possiamo leggere nei loro libri.
