A Pinzolo anche le mucche sono felici…

I ragazzi delle prime e delle seconde, a Pinzolo, visitano l’azienda agricola “Antica Rendena”

di Lorenzo Bollani

23/3/2015

Lunedì 16 marzo, ore 17 circa: i ragazzi che, a Pinzolo, stanno partecipando alla gita “tre giorni sulla neve”, si recano, dopo una giornata sugli sci, a vistare l’Azienda Agricola “Fattoria Antica Rendena”.

Veniamo accolti dal personale molto gentile e condotti nella stalla dove vivono una trentina di vacche di razza rendena, dal manto bruno e dalle corna appuntite che gli allevatori considerano delle vere “regine”. Infatti hanno creato un’area dove gli animali possono rilassarsi: qui una spazzola rotante si attiva quando si avvicinano e le massaggia! Quando poi devono essere munte, camminano su un pavimento color del prato che le tranquillizza, così l’operazione avviene senza problemi. Oltre a questo, nell’azienda gli animali sono molto seguiti dal punto di vista igienico; anche l’alimentazione è molto controllata.

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La ” vacca regina”

Dopo la visita, abbiamo partecipato ad un laboratorio per creare un formaggio: la “caciotta Giacomina”, un tipo di ricotta fatta con il latte delle mucche felici e quindi buonissima -ve lo garantisco, l’ho assaggiata -.

Prima di tornare all’albergo, il proprietario ci ha dato uno yogurt da degustare, anche questo squisito.

Mi ha molto colpito questa visita, soprattutto per il rispetto che ho visto verso gli animali. Sicuramente ritornerò!

 

I giovani si interrogano: riflessioni sul futuro

Tre ragazzi della 2^D a confronto sui loro progetti di vita

di Alessia Pisani, Camilla Passerini e Manuel Mema

22/03/15

Oggi la maggioranza dei giovani italiani tende a privilegiare una dimensione dell’esistenza basata sul presente e caratterizzata da relazioni brevi ed immediate ed esprime una certa difficoltà a prefigurare i propri percorsi futuri. Tre ragazzi della classe 2^D hanno provato a confrontarsi con questa tematica così attuale e a superare la frammentarietà delle proprie esperienze quotidiane, per leggere in modo unitario la propria storia.

redazione: Come vi immaginate tra vent’anni?

ragazzi: Tra vent’anni saremo sicuramente più maturi rispetto ad oggi, avremo priorità diverse, vedremo le cose secondo un’altra prospettiva, ma speriamo che le nostre aspettative e i nostri sogni trovino una strada per concretizzarsi.

Camilla: Io immagino il mio futuro pieno di opportunità, con un lavoro possibilmente rispondente alle mie inclinazioni. Mi piacerebbe diventare medico, anche se sono ancora indecisa sul ramo in cui specializzarmi.

salute.pourfemme.it
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Alessia: Io immagino il mio futuro pieno di nuove persone e di soddisfazioni personali. Vorrei fare la tennista, sport che amo e che pratico da tempo.

http://www.corriere.it/sport/foto/06-2013/sharapova/roland-garros/roland-garros-sharapova-prima-finalista_44fb14ca-cec4-11e2-869d-f6978a004866.shtml#1
http://www.corriere.it/sport/foto/06-2013/sharapova/roland-garros/roland-garros-sharapova-prima-finalista_44fb14ca-cec4-11e2-869d-f6978a004866.shtml#1

Manuel: Io immagino il mio futuro come giocatore di basket, seguendo lo stile di Michael Jordan. Sogno di essere selezionato dai Chicago Bulls!

http://www.basketballphoto.com/Michael_Jordan.htm
http://www.basketballphoto.com/Michael_Jordan.htm

redazione: Vivrete ancora qui a Castel San Giovanni?

Manuel: Io non vorrei vivere a Castel San Giovanni, ma trasferirmi in America, tempio del basket, andrei con la mia famiglia.

Alessia: Io non vorrei restare a Castel San Giovanni, ma vivere a Miami con la mia famiglia, per dedicarmi al tennis, e prendere una villetta dove stare tutti insieme.

Camilla: Io invece non vorrei vivere a Castel San Giovanni, ma comunque in un posto vicino alla mia famiglia ed essere indipendente.

redazione: Perché avete in mente di lasciare l’Italia?

Alessia: Io vorrei lasciare l’Italia, prima di tutto perché è in crisi e poi perché mi piace molto l’estero e vorrei visitare nuovi paesi.

Camilla: Io non vorrei lasciare l’Italia definitivamente, ma mi piacerebbe comunque viaggiare, perché mi affascinano molto le culture europee e pian piano vorrei scoprirle tutte, facendo anche esperienze di studio e lavorative interessanti.

Manuel: Io  vorrei lasciare l’Italia, perché vorrei andare in America, per giocare con le squadre americane e vedere le città americane famose.

redazione: Avete già in mente il percorso di studi che vi permetterà di realizzare i vostri progetti?

Camilla: Io avrei in mente di iniziare con il liceo linguistico, proseguendo con l’Università di Medicina a Pavia, contesto in cui magari trascorrere un semestre di studi all’estero.

Alessia: Io vorrei fare il liceo sportivo a Piacenza, perché mi piace tantissimo fare educazione fisica e poi mi piacerebbe fare l’università, anche se non so ancora quale.

Manuel: Io vorrei fare l’Itis di Piacenza, perché mi piace meccanica e allo stesso tempo coltivare le mie passioni sportive.

Tracciare questo cammino significa costruire con fiducia la propria identità, vincendo le paure e le ansie, che spesso si accompagnano alla parola futuro. È l’augurio che la nostra redazione fa ad ogni adolescente di oggi!

 

Storia locale: la Resistenza a Castel San Giovanni

L’incontro dei ragazzi di terza con uno storico di Castel San Giovanni: Paolo Brega

di Matteo Calegari e Francesco Traversi

09/03/15

Venerdì 27 marzo, le classi terze si sono recate nella biblioteca scolastica per incontrare uno storico di Castel San Giovanni: Paolo Brega.

L’incontro ha riguardato la formazione dei gruppi partigiani nella provincia di Piacenza. Lo storico ha, inoltre, ricordato tutti i civili che furono uccisi durante la Seconda Guerra Mondiale a cui furono dedicate numerose vie e monumenti nella nostra città.

Paolo Araldi http://bongat.altervista.org

 

Numerosi i partigiani famosi nella provincia di Piacenza per le azioni che avevano compiuto; tra questi Giovanni Lazzetti (detto “Il Ballonaio”), Alberto Araldi (chiamato anche Paolo) che ricevette la medaglia d’oro al valore militare e Carlo Grazioli, che venne fucilato il 10 settembre 1944 sotto i portici del municipio di Castel San Giovanni.

Il Ballonaio http://bongat.altervista.org

In seguito, Paolo Brega ha elencato i nomi di alcuni civili che erano stati uccisi dai Nazi-Fascisti; tra questi Cesira Bonelli e, figura molto importante,  Don Giovanni Grandi che aveva avuto il coraggio di pronunciare un’omelia contro i fascisti.

Vari monumenti e vie furono dedicati ad alcuni di questi partigiani; ad esempio il Monumento ai Caduti, le due lapidi che si trovano sotto il municipio (ricordano i nomi di Carlo Grazioli, Giovanni Lazzetti, Enrico Amboli, Carlo Ciceri, Alfredo Valla, Pierino Varani, Giuseppe Albanesi, Angelo Grassi, Cesare Risposi, Daniele e Francesco Francia, Cesira Bonelli e Tina Pesaro).

Le strade che ricordano nella toponomastica personaggi di questo periodo sono le vie P. Araldi, Via G. Minzoni, F.lli Rosselli, Gobezzi, E. Curiel, F.lli Cervi e Don Mazzocchi.

L’incontro ha suscitato molto interesse tra i ragazzi di tutte le terze che faranno tesoro delle informazioni ricevute, anche per vivere con accresciuta consapevolezza il loro territorio.

Recensione del libro: ” La linea del traguardo”

di Camilla Nani in collaborazione con Sofia Dagradi

09/03/2015

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La copertina del libro

 

AUTRICE DEL LIBRO: Paola Zannoner

Editore: Mondadori

Il libro ci racconta le vite di Leo e di Viola, due liceali. Lui, dopo un incidente, è costretto a vivere su di una sedia a rotelle. Deve dire addio alle speranze di diventare calciatore e deve rifarsi una vita. Viola, invece, è una ragazza con una madre, in depressione per il divorzio, a cui sembra non importare quasi niente della figlia. L’unico posto dove si sente veramente accolta e compresa è la pista dove lei gareggia e si allena. Questi ragazzi vivranno delle nuove esperienze per crescere e maturare. Riusciranno a superare gli ostacoli che la vita metterà loro davanti?

Questo libro è bello e molto realistico. Racconta una storia che chiunque potrebbe vivere. E’ avvincente ed è anche molto coinvolgente capire e sapere cosa si prova a vivere in certe condizioni difficili anche dal punto di vista fisico. Certo che non è tutto rosa e fiori ma tu puoi migliorare con il tuo sforzo. Un libro che merita di essere letto.

 

Recensione del libro: “Cosa penso mentre volo”

di Sofia Dagradi in collaborazione di Tommaso Risposi, Andrea Marazzi e Daniele Oziegbe

09/03/2015

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La copertina del libro

 

AUTORE LIBRO: Carlotta Ferlito

Carlotta è una ragazza piena di se’ ed esuberante ma soprattutto è una ginnasta eccezionale che non si arrende mai. Fin da piccola ha capito che la sua vera passione era la ginnastica artistica. La sua carriera iniziò a nove anni a Catania, sua città natale. Dopo vari anni di allenamento, Carlotta si trasferisce a Milano per seguire il suo sogno: riuscire a partecipare ad un’ Olimpiade! Quando andrà a Milano, Carlotta  diventerà famosa per il programma trasmesso su MTV: “Ginnaste, vite parallele”. Carlotta spiega che la vita di una ginnasta non è semplice ed è ancora più difficile se ti alleni in una palestra privata e non studi in una normale scuola ma con insegnanti privati. Piano piano il sogno di Carlotta sembra avvicinarsi ma riuscirà la nostra amica a partecipare ad un’ Olimpiade?  Il libro è semplicemente bellissimo dato che racconta i sacrifici di uno sportivo: non è così semplice costruire una carriera a soli sedici anni! Naturalmente non è un libro perfetto  perché in alcuni punti è molto personale e non mi impazzire l’idea di sapere tutto di Carlotta. Dopotutto, nel complesso, è una lettura piacevole e avvincente.

Recensione del libro: “Teseo e il mostro del labirinto”

di Giulia Turati

09/03/15

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Autori del libro: Stefano Bordiglioni e Rita Aglietti

Editore: Einaudi Ragazzi

Il libro narra l’amicizia tra Crippo ed Elio. Crippo è un vecchio che vive in cima ad un colle ed è considerato da tutti pazzo. In gioventù ha conosciuto Teseo, figlio di Egeo, re di Atene. Elio è un ragazzo che vive in un villaggio assieme ad alcuni suoi amici. Crippo racconta ad Elio che molti anni prima, Androgeo, figlio di Minosse, re di Creta, andò a trovare Egeo, che lo convinse ad affrontare il toro di Maratona. Purtroppo il toro lo uccise. Allora Teseo, figlio di Egeo, decise di uccidere il mostro. Durante il viaggio per Maratona incontrò Ecale, una vecchia maga che gli predisse quale sarebbe stata la sua prossima impresa: uccidere il Minotauro. Quindi, dopo aver ucciso il toro di Maratona, si preparò per il viaggio a Creta e ad affrontare il Minotauro, un mostro enorme con occhi rossi che viveva nel famoso labirinto. Si cibava di carne umana e periodicamente venivano sacrificati quattordici ragazzi per poterlo sfamare. Quando Teseo sbarcò a Creta, assieme ai suoi compagni, incontrò Arianna, nipote di Minosse, che li aiutò nell’impresa.

Questo libro mi è piaciuto molto perché la storia, che si riferisce ad una leggenda, è narrata in modo coinvolgente e sembra che le avventure vissute siano reali.

Recensione del libro: “Due sotto canestro”

di Jandry Vega in collaborazione di Camilla Nani e Sofia Dagradi

09/03/2015

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La copertina del libro

 

AUTORE: Luca Cognolato

EDITORE: Einaudi

In questo libro si parla di Stefano, un ragazzino soprannominato Stekko perché era molto magro. Stekko un giorno dovette traslocare a Porto Vecchio, un piccolo paese di campagna. Appena arrivò, si fece subito un nuovo amico: Mattia soprannominato Fiacca perché non era bravo a scuola. Fiacca era un po’ strano, soprattutto perché si era fatto un tatuaggio, ed era seguito molto poco dai suoi genitori. Sia Stefano sia Mattia frequentavano la scuola media e avevano tutti e due dodici anni. I due, dopo un po’, divennero amici inseparabili, grazie anche alla passione per il basket. Stekko e Fiacca formarono una squadra con altri due ragazzi. Nella prima partita persero contro i Templari, perché questi erano più alti e più numerosi quindi potevano fare molti più  cambi. Nella seconda partita che fecero andò meglio e vinsero. Stekko e Fiacca, però, venivano perseguitati dai bulli: Frego, Veleno e Ceccio che li prendevano in giro per il loro abbigliamento e il loro fisico. Chissà se Stekko riuscirà liberarsi dai bulli, se riuscirà a imparare il gancio-cielo, la mossa che ha sempre desiderato fare e come andranno i risultati del Campionato!

Questo libro mi è piaciuto moltissimo perché parla del basket, lo sport che amo e la mia passione. Mi è piaciuto anche perché questo libro ti fa capire com’è il basket cioè un gioco di squadra al quale tutti devono partecipare se si vuole ottenere risultati positivi. Per me è un libro imperdibile.

 

Intervista im-possibile a… Dante Alighieri

Il padre della nostra lingua ci ha concesso una delle sue rarissime interviste

di Sara Muselli e Angela Bushi

02/03/2015

Dante Alighieri nasce a Firenze intorno al 1265. Politicamente schierato con i guelfi bianchi, era impegnato nel governo della città, della quale divenne priore. Fu ambasciatore a Roma ma, mentre si trovava lontano,  il partito dei guelfi neri, suo avversario, prese il potere a Firenze. Dante ne fu bandito e non riuscirà mai più a rientrarvi. Cominciò così la sua vita da esule che lo portò presso importanti corti italiane. Morì a Ravenna nel 1321.

E’ celebre in Italia e nel mondo per la sua opera poetica: la “Divina Commedia” è un capolavoro insuperato e straordinario per i temi trattati e per la lingua usata.

Monumento a Dante Piazza Santa Croce Firenze http://www.panoramio.com

 

 

INTERVISTATRICE: Buongiorno Dante, siamo un po’ emozionate e intimorite dalla sua presenza. Il suo celebre viaggio nei tre regni dell’oltretomba  è stato davvero eccezionale. Immaginiamo che per lei sia stato molto difficile raccontarlo. A chi si è ispirato?

DANTE: E’ stato un lavoro molto impegnativo. Mi sono dovuto inventare anche una lingua nuova. Per il contenuto, ho fatto riferimento alla Bibbia e ai testi sacri che andavano per la maggiore ai miei tempi. Ho anche inserito tutto quello che si conosceva dei classici antichi e della mitologia -compatibile con la religione, naturalmente-. Mi sono ispirato ai grandi maestri dell’antichità ma ho sempre cercato di fare qualcosa di unico. Credo di esserci riuscito.

INTERVISTATRICE: E tutte quelle rime…

DANTE: Non me ne parlate, è stato l’aspetto più complicato! 14.233 versi, per l’esattezza!

INTERVISTATRICE: Ci ha incuriosito la sua storia con Beatrice…

DANTE: All’epoca eravamo più precoci di oggi: l’ho conosciuta da bambino ed è stato un colpo di fulmine. Lei non ha avuto una vita lunga, purtroppo, ma è diventata immortale con la mia poesia.

INTERVISTATRICE: Vorremmo soddisfare alcune nostre curiosità riguardo alcuni episodi della “Divina Commedia”. Che impressione le ha fatto l’apparizione di Virgilio all’inizio del suo viaggio?

DANTE: All’inizio ero talmente sconvolto dall’oscurità nella quale mi trovavo che non lo avevo riconosciuto! Solo dopo, quando mi resi conto che era lui, il mio maestro e il mio idolo, mi sentii in imbarazzo e quindi abbassai il capo.

INTERVISTATRICE: Quale è stata la sua prima impressione sull’Inferno?

DANTE: Mi è sembrato molto triste e drammatico. Buio, fumo, urla dei dannati… mi sentivo svenire!

INTERVISTATRICE: Quale personaggio dell’Inferno le ha suscitato più pietà e simpatia e quale più ribrezzo?

DANTE: Beh, Paolo e Francesca, per cominciare, mi hanno intenerito; Ulisse è un grande ma un po’ presuntuoso… certi diavoli mi hanno davvero spaventato, per non parlare di Lucifero… Sono rimasto colpito dai golosi perché anch’io amo la buona tavola!

INTERVISTATRICE: La cosa più strana che le è capitata nell’Inferno?

DANTE: Quando ci siamo arrampicati sulle ali di Lucifero e siamo entrati in un tunnel: ad un certo punto abbiamo perso l’equilibrio e avevamo la sensazione di esserci ribaltati! In realtà avevamo cambiato emisfero e siamo sbucati sulla spiaggia del Purgatorio.

INTERVISTATRICE: Come le è sembrato il Purgatorio?

DANTE: Molto più rilassato dell’Inferno, anche se all’ingresso del regno si trova Catone, un guardiano molto severo e impaziente. Mi ha colpito l’angelo che mi ha segnato sulla fronte le sette “P” che rappresentavano i peccati di cui dovevo liberarmi.  Man mano che salivo mi sentivo sempre meglio, più leggero!

INTERVISTATRICE: Cosa succede a bere l’acqua del fiume Lete e del fiume Eunoé?

DANTE: Una sensazione stranissima: se bevi l’acqua nel fiume Lete dimentichi i peccati commessi, ti senti bene ma c’è come un vuoto. Il fiume Eunoé fa ricordare il bene compiuto: così il vuoto si riempie di felicità e sei pronto per il Paradiso!

INTERVISTATRICE: Come le è sembrato il Paradiso Terrestre?

DANTE: Molto bello. C’erano molti alberi pieni di fiori la serenità non mancava per niente. A un certo punto arrivò Beatrice per accompagnarmi nel viaggio nel paradiso ed ero molto felice. L’unico momento triste è stato quando mi sono girato verso Virgilio e non c’era più! Era scomparso perché non era battezzato: era tornato al limbo. E’ stato il momento più doloroso di tutto il viaggio.

INTERVISTATRICE: E finalmente ha rivisto Beatrice…

DANTE: Beatrice è scesa da un carro circondato da angeli e piovevano petali di fiori dappertutto. Era vestita di rosso, bianco e in testa aveva un velo verde e una corona di ulivi. Era illuminata da una luce abbagliante. Non mi sembrava vero, tutto troppo bello! Un sogno!

INTERVISTATRICE: Quindi siete saliti al Paradiso?

DANTE: Beatrice mi prese per mano e  volammo insieme. Era una sensazione mai provata e quasi indescrivibile, come i misteri del Paradiso.

INTERVISTATRICE: Grazie Dante, è stato un piacere studiare le sue opere -anche se sono davvero difficili- e ci ha molto colpito. Anche incontrarla di persona ci è piaciuto, non è affatto quel burbero che sembra sui ritratti!

DANTE: Anche a me è piaciuto essere intervistato, è un’esperienza insolita. Spero che possiate trarre insegnamento e apprezzare e amare la poesia come ho fatto io!

Aspettando EXPO: il padiglione Italia

Un’architettura davvero strabiliante!

di Beatrice Eusebio ed Elena Magistrali

9/03/2015

Risultati immagini per come è ora il Padiglione Italia
Com’è adesso… http://www.padiglioneitaliaexpo2015.com/it/padiglione_italia/progetto_architettonico

Mancano soltanto 53 giorni all’inizio dell’evento, ma questo notevole edificio non è ancora stato terminato. Gli architetti italiani riusciranno a finire questa impresa? Come ci presenteremo all’EXPO? Saremo solo un Paese che ospiterà questa mostra mondiale, oppure uno Stato in grado di farsi ricordare?

A tutte queste queste domande risponde una piccola descrizione del padiglione Italia.

Per posizione e architettura, il padiglione Italia è il cuore dell’area Expo. E’ stato progettato dagli architetti italiani dell0 “Studio Nemesi” ed ha l’aspetto di una foresta ramificata. Le linee si intrecciano tra luci e ombre, vuoti e pieni: l’architettura assomiglia ad una scultura.

L’albero è un elemento simbolico, presente anche nella piazza adiacente: simboleggia le profonde radici della cultura del nostro paese, il rapporto con la natura, la vita.

L’edificio è stato progettato in un’ottica sostenibile e concepito come edificio a energia quasi zero grazie anche al contributo del vetro fotovoltaico in copertura e alle proprietà fotocatalitiche del nuovo cemento per l’involucro esterno: a contatto con la luce del sole, infatti, il principio presente nel materiale consente di “catturare” alcuni inquinanti presenti nell’aria trasformandoli in sali inerti e contribuendo così a liberare l’atmosfera dallo smog.

padiglione ita
… e come sarà http://www.padiglioneitaliaexpo2015.com/it/padiglione_italia/progetto_architettonico

 

 

 

Dalla genetica un messaggio interculturale di tolleranza

La conferenza della dott.ssa Anna Olivieri nell’ambito del progetto “Uguali e unici”

Di Matteo Zambianchi ed Eglantina Baftjari. Fotografie di Beatrice Eusebio e Tommaso Risposi.

9/3/2015

Il giorno 28 febbraio, le classi dell’Istituto scolastico secondario di primo grado di Castel San Giovanni e Sarmato si sono recate al Cinema-Teatro Moderno per assistere alla conferenza della Dott.ssa Anna Olivieri,  ricercatrice genetista presso l’Università di Pavia.

La studiosa si dedica da anni all’analisi del DNA cellulare, in particolare di quello mitocondriale che si trasmette in via uniparentale femminile. Dato che il genoma non è immutabile nel tempo, ma ha subito modifiche,  studiando il DNA mitocondriale, si è riusciti a ricostruire le mutazioni e risalire alla prima molecola comune antenata del genere umano: l’Eva, la madre di tutti noi.

Abbiamo appreso che gli esseri umani derivano tutti dai sapiens vissuti in Africa e che le prime mutazioni sono avvenute circa 200.000 anni fa. L’uomo non è dunque l’evoluzione di una scimmia, ma ha un antenato in comune con i primati.

La genetica quindi ha indirizzato gli studi di paleontologia, in alcuni casi permettendo di riscrivere i libri di storia: ad esempio, gli uomini di Neanderthal non risultano essere parenti con i sapiens in alcun modo: sono stati gli stessi sapiens che hanno colonizzato il pianeta, soprattutto durante l’Era Glaciale.

Ma l’esito più esaltante della ricerca è che ha cancellato definitivamente il concetto di “razza”: non esistono razze umane, siamo tutti sapiens allo stesso modo.

Le differenze sono legate all’evoluzione e sono quasi esclusivamente esteriori – il patrimonio genetico dei sapiens, ovunque vivano nel mondo, ha una variabilità molto bassa -.

Diapositiva della Dott.ssa Olivieri che mostra il luogo d'origine del uomo.
Diapositiva della Dott.ssa Olivieri che mostra il luogo d’origine dell’ uomo.

Oggi le ricerche genetiche si sono molto evolute: con circa quattrocento dollari si possono scoprire le proprie origini. Molte persone sono interessate a scoprire le proprie radici, come per esempio molti afro-americani: come ha fatto l’attore Isaia Washington; dalle analisi sul suo DNA è emerso che le sue origini sono in Sierra Leone. Dopo averlo scoperto l’attore ha visitato questo luogo e lì ha fondato una scuola.

La dottoressa Olivieri illustra i cromosomi, la cui sequenza è stata ultimata solo nel 2001.
La dottoressa Olivieri illustra i cromosomi, la cui sequenza è stata ultimata solo nel 2001.

Anche il dirigente scolastico ha assistito con interesse alla conferenza commentando e facendo domande.
L’esperienza è stata molto positiva e molto seguita; la dottoressa Olivieri ha saputo spiegare “in parole semplici” anche gli argomenti più complicati, rendendoli fruibili a tutti.

Siamo tutti uguali e tutti unici: sta a noi costruire relazioni senza pregiudizi, considerando le differenze una ricchezza per le nostre vite.