L’incontro con Margherita Asta

di Sheetel Adheen

23/3/2022

Sabato 12 marzo 2022, nella biblioteca del nostro istituto, si è tenuto l’incontro con  Margherita Asta, esponente dell’associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie” e testimone della strage mafiosa di Pizzolungo. E’ stato un momento importante ed emozionante per tutti, anche perché era atteso da tempo, fin dal 2018, ed era stato rimandato a causa della pandemia.

Erano presenti il sindaco, l’assessore all’istruzione, alcuni docenti, la responsabile provinciale dell’associazione Libera, Antonella Liotti e un gruppo di giovani aderenti all’associazione stessa.

I ragazzi rappresentanti delle terze presenti hanno portato le domande elaborate dalle loro classi. Io ero presente all’incontro, ho ascoltato con attenzione le domande che le venivano fatte e anche le risposte che lei stessa dava, ho visto i suoi occhi lucidi, la sua determinazione, la sua voglia di raccontare.

Abbiamo chiesto a Margherita Asta della sua vita di oggi, della sua esperienza come testimone nelle scuole, della sua idea di giustizia, di come ha fatto a trovare la forza di andare avanti dopo la tragedia della sua famiglia.

La domanda che più mi ha colpito è stata:

D: Ma dopo tutto quello che le è capitato, come fa ad avere ancora fiducia nella giustizia? 

R: Non, potrei non averne, perchè farei un torto a tutti quei magistrati che quotidianamente si impegnano per scrivere la verità, per affermare la giustizia, che sacrificano la famiglia, spesso lavorando nel silenzio.

Ecco un breve estratto dell’incontro:

Terminato questo momento, Margherita Asta ha visitato tutte le classi della scuola, acclamata dai ragazzi.

Quindi, tutti quanti ci siamo recati al parco giochi comunale di via “Fratelli Bandiera”, per inaugurare una targa dedicata a Giuseppe e Salvatore Asta, i gemellini di sei anni, fratelli di Margherita, vittime innocenti insieme alla madre Barbara Rizzo, della strage di Pizzolungo. Qui abbiamo ascoltato parole che ci hanno fatto riflettere, ancora una volta, sull’importanza della memoria e dell’impegno di tutti per la legalità.

Cara Anne… le nostre lettere sul “Corriere della Sera”

a cura di Luca Dantoni e Malak Es Sabahi

24/3/2022

Nel mese di gennaio, in corrispondenza della Giornata della Memoria, gli alunni delle classi 2 A e 3 A hanno ricevuto una richiesta dallo scrittore Matteo Corradini, con il quale stavano lavorando: scrivere alcune lettere destinate ad Anne Frank, alcune delle quali sarebbero state pubblicate su “Corriere della Sera”. I ragazzi hanno quindi riflettuto in classe con la prof. Antoniotti, sulla figura di Anne Frank, che, straordinariamente, è apparsa molto attuale a tutti e hanno scritto alcuni testi. Proponiamo alcune domande che sono state fatte agli autori delle lettere pubblicate.

Il primo autore è Luca Dantoni, classe 2 A.

D-Cosa hai provato quando hai visto il tuo testo sul giornale?

R-Quando ho visto il mio testo nell’inserto settimanale dedicato alla lettura del Corriere della Sera, mi sono sentito pienamente soddisfatto del lavoro svolto ed in qualche modo molto orgoglioso di me stesso. Della bella notizia ho avvisato subito i miei genitori ed assieme siamo andati a comprare il giornale in edicola… dopo averlo letto attentamente tutti assieme, anche loro si sono complimentati con me, sia per la fantasia del testo, sia per l’impegno dimostrato. 

D-Cosa custodirai di questa esperienza?

R-Non dimenticherò mai l’emozione che ho provato a leggere un mio testo su una delle più famose testate giornalistiche nazionali; è stata un’esperienza che consiglio a tutti perché ti rende fiero dell’impegno e del lavoro svolto. 

D-Che cosa ti ha colpito di più della storia di Anne Frank?

R-La parte che mi ha colpito di più è stato quando Anne e la sua famiglia furono costretti a nascondersi, per fuggire dalla cattura della Gestapo. Ancora non riesco a capire come questa ragazza sia stata chiusa in un’abitazione così piccola, senza uscire con amici e senza mai stare all’aria aperta. Se fossi stato in lei, non avrei resistito neanche per un’ora. 

D-Cosa ne pensi della Shoah?

R-A mio parere la Shoah non ha senso: nessuno si può ritenere superiore all’altro, ma purtroppo ancora oggi molte persone vengono discriminate per le loro diversità, come ad esempio per il colore della pelle. I fatti accaduti non dovranno mai più riaccadere ed è per questo che bisogna ricordarli attentamente in maniera tale che non si ripetano gli stessi errori commessi nel tempo.

Passiamo a Malak Es Sabahi.

D-Cosa hai provato quando hai visto il tuo testo sul giornale?

R-La mattina ero molto ansiosa ma quando ho visto il messaggio della prof su Whatsapp e leggendo i testi trovai il mio. Ero molto orgogliosa di me stessa!

D-Cosa ne pensi della Shoah?

R-Secondo me la Shoah è un evento che non dovrà più succedere. Alla shoah e ai nazisti dedico tre parole: “Rovina dell’umanità”.

D-Che cosa ti ha colpito della storia di Anne Frank?

R-Anne è una di quelle persone molto forti mentalmente perché è riuscita a superare anni dell’adolescenza in un alloggio segreto; anche se non è riuscita a sopravvivere mi ha trasmesso tanta tristezza e mi rispecchio molto in lei.

D-Cosa custodirai di questa esperienza?

R-Di questa esperienza custodirò la voglia e il coraggio di voler scrivere testi.

 

Sulle tracce di Anne Frank

Di Adheen Sheetel e Francesca Lakha

17/3/2022

Il gruppo dei ragazzi che ha aderito al progetto Erasmus + e segue il percorso “Sulle tracce di Anne Frank” ha incontrato uno dei massimi esperti della materia: lo scrittore Matteo Corradini. Vi racconteremo quello che abbiamo scoperto in tre puntate, vista la quantità di informazioni che abbiamo ricevuto dall’esperto.

Corradini ci ha spiegato che Anne Frank è la star della Shoah. Il suo diario sfiora i 100 milioni di copie, probabilmente. Niente male per una scrittrice che si chiedeva se il suo diario avrebbe mai interessato qualcuno! Molti credono di conoscere Anne Frank, ma in realtà circolano molti sbagli. È il simbolo della Shoah olandese ma non è nata in Olanda, bensì a Francoforte sul Meno. Il padre amava la Francia, infatti dà ad Anne e alla sorella Margot due nomi di origine francese. La sua era una famiglia benestante. Ed ebrea.Quando il partito nazista prende il potere, a Francoforte la situazione diventa pericolosissima per gli ebrei. Chi può, scappa all’estero e in questo la storia si ripete: chi vive situazioni di pericolo, come la guerra, scappa e cerca di salvarsi.

Così Otto Frank, il padre, decide di spostare la famiglia in Olanda: questo comporta il fatto di cambiare vita, lingua, città. Otto, con un suo parente, in Svizzera, aveva fondato una ditta che si chiamava “Opekta” e produceva pectina, un addensante per la marmellata. Sposta quindi anche la sede della ditta ad Amsterdam.

La famiglia Frank viveva a Merwedeplein n. 37, nella zona dove c’era il grattacielo più alto di tutta l’Olanda.A Margot, il 5 luglio 1942, arriva una cartolina che ordina di presentarsi per essere trasferita a lavorare in campi di lavoro non precisati (tutti sapevano che quelli che partivano non avrebbero fatto ritorno).Così la famiglia decide di nascondersi. Una mattina escono di casa indossando strati di vestiti e portando borse piene di vestiti. Oggi i bambini e ragazzi arrivano dall’Ucraina con zainetti e le loro mamme hanno borse piene di vestiti. Che differenza c’è tra loro e Anne Frank? Poca.

Quando Anne compie gli anni, il 12 giugno 1942, riceve in regalo un diario, che diventerà il suo confidente, l’amica che non aveva. Una volta finito, Anne userà altri tre diari e quaderni, lei scrive tanto ed, entro dicembre ha finito il primo. Un ministro olandese, in esilio, dice da Radio Londra di tenere i diari per documentare quello che succedeva.Quindi Anne ricopia i diari. Così abbiamo i quaderni e la ricopiatura, dove riscrive meglio alcune parti, altre le cancella o modifica. Secondo gli esperti manca un quaderno o due dell’anno 1944.

Ma dov’è il nascondiglio della famiglia Frank? Si nascondono in centro a Prinsengracht. Lasciano credere di essere fuggiti e si rifugiano nella soffitta della sede dell’azienda Opekta, in corrispondenza di una zona che era adibita a laboratorio chimico.Qui Otto Frank aveva accumulato cibo in scatola e vestiti. Anne chiama questa zona “La casa sul retro”, “Het Achterhuis” e vuole che questo sia il titolo del suo libro.

Come faranno a sopravvivere nascosti, senza poter uscire? Ve lo racconteremo nel prossimo articolo.

La giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

a cura della redazione

19/3/2022

Nel 2017,  con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata  la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Questa commemorazione è stata promossa e portata avanti dall’Associazione LIBERA, che dal 1996 celebra questa lettura come una preghiera di speranza. Anche i ragazzi del nostro istituto leggeranno i nomi delle vittime e si uniranno a tutte le voci che il 21 marzo si alzeranno per dire no alle ingiustizie.

Lo “Stendardo Nuovo” della classe 1 E

di Angela Rebecchi e Luca Dantoni

9/3/2022

Buongiorno, oggi siamo in compagnia della classe 1^E che, guidata dalla prof. Maria Antonia Rao, ha ricreato, modernizzandolo, lo Stendardo di Ur, un famoso reperto archeologico dell’epoca sumera, risalente a più di 2500 anni fa. Abbiamo intervistato i ragazzi della classe che ha portato a termine questo impegnativo e originale progetto artistico. 

Lo stendardo di Ur (http://www.didatticarte.it/Blog/?p=11406)
  1. Da dove è nato questo progetto? 

Studiando la civiltà sumera, ci ha colpito molto lo Stendardo di Ur, uno stendardo formato da due facciate rettangolari e due laterali di forma trapezoidale. Noi abbiamo cercato di riprodurlo rinominandolo “Stendardo Moderno”. L’antico stendardo è in legno mentre quello che abbiamo fatto noi è stato realizzato con carta e cartone. 

  1. Cosa rappresentano l’antico stendardo e quello “Moderno”?

L’antico stendardo di Ur, nei lati principali, che vanno letti dal basso verso l’alto, da una parte presenta scene di guerra mentre dall’altra scene di pace. Abbiamo deciso di rifarlo modernamente perché c’è un grande collegamento con l’attualità, infatti sullo Stendardo Moderno, sempre dalla parte dei lati, abbiamo pensato di rappresentare scene dedicate ai momenti vissuti durante il Corona Virus e scene, invece, che celebrano la normalità, la quotidianità e la spensieratezza. Sui fianchi, a forma di trapezio, invece, sono stati raffigurati temi che evocano pace e serenità, ma anche responsabilità e civiltà.

Un momento dell’intervista alla classe 1E
  1. Come avete realizzato il lavoro?

Abbiamo realizzato questo lavoro con carta, cartone e fogli da disegno. Abbiamo disegnato sui fogli le figure che poi abbiamo ritagliato e incollato sulle facce dello stendardo realizzato in cartone. 

  1. All’interno di quale percorso è stato ideato questo progetto?

In arte stavamo studiando la civiltà antica dei Sumeri che creò l’originale “Stendardo di Ur”, fatto in legno con figure costituite da piastre ricavate da grandi conchiglie; nel nostro Stendardo Moderno, invece, le figure sono in cartoncino a  rilievo dipinte con colori caldi, su sfondo blu intenso come nel vero stendardo, a cui ci siamo ispirati.

  1. Come definireste questa opera?

La definiamo un’opera istruttiva e divertente… e, a tratti, anche imbarazzante. Inizialmente, durante “l’esposizione” per le vie della nostra città, Castel San Giovanni,  eravamo timidi ma pian piano la timidezza ci è passata perché abbiamo notato che molti cittadini erano interessati al lavoro fatto da noi. I passanti che abbiamo intervistato, avevano preso seriamente il lavoro e l’hanno definito una raffigurazione che esprime solidarietà, parla di socialità, ecologia e che esprime buonumore e gioia. 

  1. Quanto tempo ci avete impiegato a realizzare questo lavoro?

Per realizzare quest’opera ci abbiamo impiegato circa un mese, il problema è che il tempo meteorologico ci aveva impedito di portarlo in città quindi abbiamo dovuto aspettare qualche altra settimana prima di presentarlo alla comunità Castellana. 

  1. Che significati ha per voi?

Noi volevamo ricordare a tutti l’uscita dalla pandemia dopo un periodo per noi ragazzi difficile, sia con la scuola che socialmente. Come avevamo detto prima ci è servito per sconfiggere la timidezza, l’imbarazzo e portare a tutti un po’ di felicità. 

  1. Quale parte del lavoro vi è piaciuta di più? 

La parte più bella è stata quando abbiamo lavorato in gruppo e sfilato per le strade della città con lo Stendardo Moderno in mano. Per noi è stato un lavoro divertente ma nello stesso momento anche educativo e di apprendimento, siamo davvero felici del risultato ottenuto!

Vi ringraziamo della disponibilità per questa intervista, vi facciamo i complimenti e vi auguriamo buona giornata, alla prossima!

Intervista alla professoressa Ludovica Chiesa

di Adele Gennai e Alessia Mozzi

9/3/2022

Buongiorno Professoressa Ludovica Chiesa, di lei conosciamo solo nome e cognome e la materia che ci insegna. Vorremmo farle alcune domande per saperne di più. Iniziamo!

D: Tre aggettivi per definirsi
R: Mi definisco sensibile, doverosa e disponibile.
D: Quali studi ha fatto?
R: Ho fatto la scuola elementare e la scuola media qui a Castel san Giovanni; poi ho frequentato il Liceo classico europeo al Gioia di Piacenza; poi il corso universitario Triennale di lettere classiche a Milano e adesso sto frequentando il corso universitario Magistrale di filologia moderna, sempre a Milano.

D: Quando e perché ha scelto di diventare insegnante?
R: L’insegnamento mi ha sempre attirata fin da piccola. Poi, mentre facevo l’Università mi sono appassionata anche ad altre cose. Quando mi si è presentata la possibilità, mi ha fatto molto piacere accettare l’incarico come professoressa, anche perché è un’esperienza da cui si impara molto. Essendo ancora all’Università però, vedo comunque i miei insegnanti che spiegano le varie lezioni, e quando sono io invece che devo spiegare a voi, ho spesso paura di non riuscire a spiegare in modo che tutti riescano a capire.

D: Abbiamo iniziato a frequentare le sue lezioni in DAD. Cosa pensa riguardo le differenze tra DAD e scuola in presenza?
R: La DAD si è subito presentata una validissima alternativa nel momento in cui non si poteva fare altro, ma per le scuole medie e le scuole elementari è molto importante poter interfacciarsi con gli altri, più di altre scuole. Già alle scuole superiori e all’Università, essendo più grandi, si può sopportare la situazione molto di più, e la DAD non crea grandi problemi come invece ai bambini e ai ragazzi come voi.

D: Se potesse insegnare un’altra materia per un giorno, quale sarebbe e perché?
R: Mi piacerebbe insegnare scienze, perché quando andavo alle scuole medie, ricordo che la professoressa Ricci mi appassionava quando spiegava questa materia. Vorrei avere la possibilità di insegnare scienze per appassionare anche gli altri.

D: Quale invece non vorrebbe mai insegnare?
R: Educazione fisica, anche perché siete tutti più alti di me, e non sono adatta per una materia come motoria.

D: Un mondo senza la sua materia, secondo lei, come sarebbe?
R: Penso che un mondo senza la mia materia sarebbe un mondo molto chiuso; un mondo dove non c’è spazio per combattere disparità e disuguaglianze, cioè un mondo cupo e quadrato.

D: Se potesse risolvere un grande problema nel mondo, quale sarebbe?
R: Vorrei rallentare il surriscaldamento globale, perché penso sia uno dei problemi più grandi che dobbiamo affrontare ora. Penso che sia giusto anche introdurre una dieta vegetariana per tutti perché può essere un fattore che aiuterebbe nel combattere il problema del clima.

D: Cosa apprezza e non apprezza del suo lavoro?
R: La cosa che apprezzo di più è il fatto di avere l’opportunità di mettersi alla prova. Essendo infatti ancora all’università, ho la possibilità di poter passare da davanti a dietro la cattedra. La cosa che apprezzo di meno è dare dei giudizi: non mi piace dare voti bassi, ma sono sicuramente giusti, anche perché servono per spronarvi e invitarvi a fare meglio.

D: Il suo sogno più grande?
R: Vorrei essere felice e soddisfatta. Vorrei trovare qualcosa che mi renda felice, sia a livello personale sia per quello lavorativo. Vorrei trovare una strada che non mi faccia rimpiangere di alcune scelte, ma che mi faccia arrivare alla fine soddisfatta; vorrei trovare la pace con me stessa. Questo è il mio sogno più grande.

La ringraziamo per la collaborazione e la disponibilità. Alla prossima!

La nostra Galleria d’Arte

di Alessia Mozzi

9/3/2022

Nella nostra scuola, durante le ore di arte e immagine, abbiamo la possibilità di disegnare e comporre quadri con varie tecniche e diversi soggetti, in base all’argomento affrontato riguardante un periodo storico o proposto dai nostri docenti. Ma non vogliamo più che i nostri lavori rimangano chiusi nell’armadio nel corridoio o in classe, vogliamo mostrarli a tutti quanti. Per questo, abbiamo deciso di creare uno spazio del nostro sito per esporre le nostre opere d’arte: la nostra Galleria d’Arte.

Cominciamo con alcuni quadri che ci sono pervenuti e che sono stati realizzati nei mesi scorsi nelle classi del prof. Bernini.

Composizioni create con la tecnica del collage, ispirate alle “teste composte” del pittore Giuseppe Arcimboldo (1527-1593).

Paesaggi di montagna, creati con tecnica mista.

Un progetto per abbellire la scuola

di Caterina Misso, Noemi Kercova, Alessia Mozzi

2/3/2022

Durante l’estate e l’autunno scorso, la nostra scuola ha cambiato aspetto: è stata ritinteggiata e poi decorata grazie ad un progetto guidato dalle professoresse Antoniotti e Cesena. Abbiamo rivolto alcune domande alla prof. Cesena per farci spiegare come è andata.

D- Da dove è partito il progetto?

R- “La scuola più bella” è un progetto che si è posto in continuità con il precedente “La scuola che vorrei” ed è stato finanziato dal Ministero dell’Istruzione. L’obiettivo del progetto era quello di migliorare l’accoglienza della scuola e rendere più gradevole la permanenza attraverso la decorazione di spazi comuni.

D – Com’è stato organizzato?

R – Il progetto è stato organizzato sotto forma di attività laboratoriale extra-curricolare pomeridiana. Ha coinvolto due gruppi successivi di circa 15 alunni ciascuno, che hanno svolto attività in campo artistico-figurativo, seguiti da un’esperta restauratrice, il martedì pomeriggio.

D – Che significato ha la balena che è stata dipinta in biblioteca?

R – La balena, ispirata a quella del romanzo “Moby Dick”, che nuota in un cielo azzurro, porta con sé alcune belle frasi che rappresentano i lunghi e variopinti secoli della storia della letteratura. Questo vuole essere il simbolo del bagaglio culturale e di emozioni che noi insegnanti vorremmo lasciarvi.

D – Quali sono e qual è il significato delle frasi che avete scelto per la scuola?

R – Le frasi scelte sono tratte da libri, opere, sono riflessioni di famosi scienziati che ben rappresentano il luogo in cui sono state scritte. Le frasi sono:

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”

“La poesia è il big bang del pensiero”

“La gioia nell’osservare e nel comprendere è il dono più bello della natura”

“Fatti dire che è impossibile e dimostra a tutti che puoi farcela”

D – Quali sono gli autori?

R – Malala Yousafzai, J.M. Maulpoix, A. Einstein, Bebe Vio

D – Il risultato è come ve lo immaginavate?

R – Il risultato di tutto il lavoro è stato soddisfacente, sia per quanto riguarda la qualità delle opere realizzate, sia per gli obiettivi educativi raggiunti con i ragazzi. La passione, l’entusiasmo, l’impegno che hanno dimostrato i ragazzi nel corso delle diverse attività hanno ripagato totalmente la fatica del mio lavoro.

D – È stato impegnativo il lavoro? Quanto ci avete impiegato?

R – Il lavoro è stato molto impegnativo sia per il tempo dedicato che per il peso della responsabilità relativa all’esito delle iniziative proposte. La fase progettuale è iniziata nel mese di luglio, è continuata in agosto e in settembre. La vera e propria attività laboratoriale con i ragazzi è stata effettuata da metà ottobre fino all’inizio delle vacanze natalizie.

D – L’idea di abbellire la scuola è un’idea pensata già in precedenza o venuta recentemente?

R – L’idea di abbellire la scuola è sempre stata portata avanti dagli insegnanti, ma in forma più ridotta e meno evidente. Solo nell’anno scolastico 2020-21, grazie agli interventi di tinteggiatura ad opera dell’amministrazione comunale e grazie ai fondi ministeriali, tutti i sogno di una scuola colorata e accogliente sono diventati realtà.

D – Oltre a lei e alla prof. Antoniotti, quali altre professoresse hanno collaborato?

R – Durante la fase di progettazione siamo state aiutate dalla prof. Pedretti, che ora non insegna più nel nostro istituto e per il riordino dei libri della biblioteca dalla prof. Murtas. È doveroso sottolineare che tutto il progetto è stato incoraggiato e sostenuto dalla ex Dirigente Scolastica prof. Maria Cristina Angeleri. 

L’intervista si conclude qui, grazie mille prof. per la collaborazione e per il suo impegno!

“Azione contro la fame” incontra le classi prime

di Mattia Verani, Giada Maiocchi e Noemi Kercova

2/3/2022

Siamo giornalisti delle classi prime e vi parleremo del progetto dell’organizzazione umanitaria internazionale “Azione Contro la Fame” che abbiamo conosciuto perché un’operatrice è venuta a trovarci nelle nostre classi e ci ha spiegato cosa fanno per aiutare i paesi più sfortunati.

Nel 1979 in Francia, più precisamente a Parigi, è nata l’“Associazione Contro la Fame”, perché in quell’anno era scoppiata una guerra in Afghanistan e si voleva aiutare le persone di quel paese donando cibo e acqua. Nel giro di pochi anni, questo progetto si è diffuso in America e in Europa; le basi si trovano negli Stati Uniti, Canada, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito e Italia. Questa associazione si occupa di combattere la malnutrizione con il cibo terapeutico, composto da pasta d’ arachidi, vitamine e sali minerali. Per salvare un bambino dalla malnutrizione, ci vogliono 8 buste di cibo terapeutico. Ogni anno, l’associazione sceglie, per inviare gli aiuti, uno stato da far conoscere alle persone e da presentare ai ragazzi delle scuole. Quest’anno si aiuterà il Madagascar (conosciuto da tutti per le sue meravigliose spiagge cristalline), la 4° isola più grande del mondo. Il Madagascar è il primo paese al mondo a non avere cibo per colpa del cambiamento climatico (per il quale non ha neanche la responsabilità). In questo paese, non è piovuto per 4 anni e quindi, per questo arco di tempo, gli agricoltori non hanno avuto l’opportunità di irrigare i campi per coltivare qualcosa, oppure neanche acqua da bere per loro e per i loro animali; di conseguenza le persone muoiono di fame. Ma non quest’anno, perché noi li aiuteremo. In questo paese ci sono 25 milioni di persone tra cui 5,7 milioni di bambini che soffrono la fame insieme a 13  milioni di adulti. Grazie ad “Azione contro la fame” abbiamo conosciuto questa difficile situazione e ci metteremo anche noi in azione: organizzeremo una corsa, a maggio, per raccogliere dei fondi. Ve ne parleremo più avanti in un altro articolo.