Le pandemie nei film

Numerosi film hanno, negli ultimi decenni, messo le pandemie al centro delle loro storie

di Mattia Repetti

24/3/2020

Di film che parlano di virus, contagi (umani o alieni), infezioni ce ne sono molti, forse perché quella di essere contagiati è una paura forte dell’uomo. Dato che questa paura la stiamo vivendo anche adesso, presenterò alcuni film che hanno fatto successo facendo spaventare milioni di persone.

Io sono leggenda

Una strana epidemia causata da un virus modificato per combattere il cancro ha sterminato la popolazione mondiale. I pochi sopravvissuti sono diventati delle creature a metà strada tra gli zombie rabbiosi e i vampiri. L’unico uomo rimasto nel pieno delle sue facoltà è Robert Neville che, solo a New York in compagnia di un cane, cerca un antidoto. Il film è tratto dal romanzo di Richard Matheson del 1954.

L’alba del pianeta delle scimmie

Il film si collega ad una saga di fantascienza degli anni Sessanta e Settanta ed è tratta dal libro di Pierre Boulle del 1963 “Il pianeta delle scimmie”.  Nella storia, lo scimpanzé Cesare è divenuto intelligente grazie agli esperimenti con un virus nato per curare l’Alzheimer e che aumenta i neuroni delle scimmie. Questo porterà le scimmie a fare una rivolta contro gli uomini per ribellarsi allo sfruttamento.

Virus letale

Racconta la scoperta di alcuni ricercatori intenti a studiare un misterioso virus trasmesso attraverso le scimmie in Africa. E’ pericolosissimo ma dovranno vedersela con le forze militari che stanno nascondendo questo virus simile all’ebola per usarlo come arma batteriologica. Ma il contagio comincia a diffondersi in California…

L’esercito delle 12 scimmie

Un detenuto viene mandato indietro nel tempo dal 2035 per scoprire le cause di una catastrofe che costringe i pochi uomini superstiti  a vivere nel sottosuolo. scoprirà che un gruppo ecologista, negli anni Novanta, aveva liberato un virus per punire la razza umana.

Insomma, vedere questi film fa paura ma può aiutarci a esorcizzare l’ansia che ogni tanto si prova in questo periodo!

Memoria a distanza: 21 marzo giornata della Memoria e dell’Impegno

di Emma Piva

24/03/2020

Il 21 marzo si sarebbe dovuta svolgere la Giornata della Memoria e dell’Impegno e la nostra scuola aveva organizzato una manifestazione, in collaborazione con l’associazione Libera, che consisteva nel rileggere tutti i nomi delle vittime innocenti di mafia; i lettori saremmo dovuti essere proprio noi studenti.

Purtroppo il tutto è stato cancellato per ovvi motivi e non abbiamo potuto stare insieme in quel giorno così importante.

Noi però non ci siamo fermati e siccome la memoria si può fare sempre, anche a casa, l’organizzazione Libera ci ha proposto un’attività alternativa, una campagna social a distanza.

Tutto ciò che dovevamo fare era semplicemente scattarci un selfie in cui fossero presenti dei fiori, non per forza reali, anche disegnati o creati nel più fantasioso dei modi e un foglio dove ci fosse scritto il nome della vittima di mafia che volevamo ricordare e dedicargli il fiore da noi scelto.

Quest’idea ci è piaciuta da subito e non abbiamo tardato a dare la nostra partecipazione. Grazie a quelle foto tutti i nomi di quelle persone sono stati riportati alla luce con un semplice gesto che facciamo comunemente, un selfie. Li abbiamo fatti rivivere nonostante la difficoltà della distanza.

Credo che fosse proprio questo che volessero le vittime di mafia, venire ricordate attraverso il continuo impegno, sempre.

Così, ecco a voi i nostri selfie:

 

Le video lezioni che vorremmo…

di Thomas Rapalli, Matilde Massari e Alessia Albo

24/03/2020

A causa del coronavirus molte attività lavorative sono state chiuse, ma fortunatamente la scuola va avanti… anche se c’è una nota stonata, perché le uniche lezioni che non facciamo sono quelle più divertenti: stiamo parlando delle ore di ginnastica con il fantastico prof. Beghi, che da quest’anno purtroppo potevamo vedere solo al gruppo sportivo pomeridiano, non essendo più un prof. della nostra classe, dopo averci accompagnato per due anni.

Da una settimana abbiamo iniziato a fare le video lezioni di italiano, storia, geografia, matematica, scienze e inglese, che ci occupano le mattinate, mentre nel pomeriggio abbiamo gran parte del tempo libero, dove sarebbe bello fare degli esercizi tutti insieme per tenerci in forma e per farci due risate con le battute che solo il nostro amato prof. riesce a fare.

A noi piacerebbe molto che nel programma settimanale delle lezioni venissero inserite un paio di ore così, per sfogarci, visto che siamo segregati in casa da parecchie settimane.

Le video lezioni a nostro parere sono più pesanti e tristi delle lezioni a scuola, stare attenti risulta molto più complicato e stancante, proprio per questo avremmo bisogno di passare del tempo con lui.

In più il prof., in certe situazioni, è l’unico che riesce a strapparci un sorriso, noi parliamo per la mitica 3B, visto che siamo una delle poche classi fortunate ad averlo avuto con noi.

In questi giorni più che mai sentiamo la mancanza della sua figura, perché proprio domenica saremmo dovuti partire per la settimana bianca, dove ci avrebbe accompagnato: questo è il momento dell’anno che preferiamo e che ci ha portato negli anni ad affezionarci così tanto a lui.

Come si può notare a noi manca tanto il prof. Beghi e non vediamo l’ora di poterlo rivedere!

Bill Gates: l’inquietante predizione

Invitato nel 2015 a una conferenza dall’organizzazione privata non-profit The Sapling Foundation, il fondatore di Microsoft aveva commentato gli effetti dell’epidemia di Ebola, abbattutasi in quell’anno in alcuni paesi dell’Africa Centrale con numerose vittime.

di Stefano Ratti, Davide Bergonzi e Giovanni Piombino

24/03/2020

In questo periodo di quarantena sono stati ritrovati video e articoli passati che in qualche modo, più o meno vago, avevano predetto questa catastrofe. In particolare c’è un’intervista a Bill Gates del 2015 in cui fa un’inquietante ipotesi: “Oggi il più grande rischio per una catastrofe mondiale non è una bomba nucleare, ma un virus”.
Da una parte questo potrebbe far sembrare Bill Gates un veggente, ma secondo noi invece quello che ha detto si può spiegare molto semplicemente.

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Nel video integrale infatti il multimiliardario criticava il fatto che altre esperienze con malattie pericolose (che però sono state arginate e non hanno avuto gli effetti del Coronavirus) tipo l’ebola, non ci avevano fatto da campanello d’allarme su quello che poteva essere una pandemia da virus: dopo quelle esperienze infatti non abbiamo sviluppato la ricerca medica come avremmo dovuto fare e ci siamo invece dedicati alla corsa agli armamenti per fronteggiare un’ipotetica III Guerra Mondiale. All’epoca Obama aveva anche creato un’unità di crisi permanente contro le pandemie, ma il governo di Trump poi la sciolse, ritenendola superflua. Quindi alla fine ci siamo ritrovati in questa situazione, che è sì una guerra, ma contro un nemico che non si sconfigge con mitra e bombe, ma con cure e vaccini, che però non abbiamo ancora trovato. Questo ci può anche far riflettere sulla fragilità umana e sul fatto che spesso la maggior parte di noi pensa a se stesso e solo pochi hanno la chiaroveggenza per capire quale sia il bene per l’umanità.
Speriamo che questa battaglia ci abbia fatto da lezione su quali sono le nostre priorità, sul fatto che dobbiamo pensare prima a come fare del bene per l’umanità intera e al suo sviluppo, piuttosto che a come annientarci a vicenda.

 

Sii gentile e coraggiosa

Alla ricerca dei pensieri di Anne con l’aiuto dell’ebraista e scrittore Matteo Corradini

 di Giulia Cagnani, Alice Gatti e Camilla Fanzini

11/02/2020

Matteo Corradini

Il 15 gennaio, dalle ore 11 alle ore 12, i ragazzi delle classi terze, con i loro professori, si sono recati al Teatro Verdi per assistere alla presentazione su Anne Frank da parte del celeberrimo scrittore ed ebraista Matteo Corradini. Matteo ha deciso di cogliere la ricorrenza dei novant’anni dalla nascita di Anne Frank come un’occasione per riuscire a presentare un altro lato della giovane ebrea ai ragazzi. Munito di leggìo, fogli e un piccolo portatile per far scorrere le immagini di Anne, Corradini ha iniziato a raccontare la storia e il diario di Anne con il suo sorriso, la sua tranquillità e ironia, trasportandoci in un mondo parallelo.

Pagine del Diario di Anne Frank

 

L’esperto ha presentato della figura di Anne in particolare i suoi sentimenti, le amicizie, gli amori e la sua vita da adolescente. Infatti molto spesso le persone si soffermano sulla parte esterna, sulla sua morte e sui dettagli che però non riescono a fare la differenza, perché per capire veramente Anne  bisogna  scavare nelle sue profondità, fermandosi sui sentimenti importanti e sulle riflessioni che ha sviluppato stando nascosta in una piccola stanza. Matteo si è aiutato utilizzando una versione digitale del diario contenente tutte le immagini e scritte fedeli a quello reale, che ha proiettato. Inoltre ha mostrato anche degli spezzoni di alcuni film dedicati alla vita e ai sentimenti di Anne come ad esempio il film “Il diario di Anne Frank”. Oltre a questo lo scrittore ha ripercorso insieme ai ragazzi la vita di Anne Frank, mostrando alcune immagini dei luoghi di Amsterdam dove lei ha vissuto, come la sua casa da fuori, ed inoltre ha ripercorso anche tutte le emozioni provate da lei specialmente nel periodo in cui doveva nascondersi.

Matteo Corradini ci ha anche letto alcuni passi del diario di Anne e c’è stata una cosa in particolare su cui si è soffermato: alla fine del diario Anne racconta di essere divisa in due, una parte è la Anne gentile e premurosa e una parte è la Anne superficiale e scontrosa e che lei, con suo dispiacere, mostra spesso la sua parte peggiore e chiude la Anne sincera all’interno del suo cuore. Noi pensiamo che tutti noi siamo divisi in due e quindi dobbiamo impegnarci per riuscire a mostrare il lato buono di noi, perché è quel lato buono che ci indica la via e che mostra veramente ciò che vogliamo essere.

A nome dei ragazzi delle terze ringraziamo Matteo Corradini per averci fatto da guida nella scoperta della storia di Anne e per averci fatto capire insegnamenti che ci saranno utili per costruire il nostro futuro.

 

90 voci per Anne Frank

Il prossimo 12 giugno 2019 compirebbe 90 anni. Anne Frank è stata ricordata attraverso un evento-maratona

di Matilde Massari, Giada Bongiorni, Alessia Albo e Lorena Gjordumi

11/02/2020

“Le storie di noi deportati sono piene di addii, rinunce, costrizioni, perdita di dignità”.

Un momento della manifestazione

Il 12 giugno 2019 sarebbe stato il 90esimo compleanno di Anne Frank, ragazzina ebrea vittima della shoah e morta nel campo di concentramento di Bergen Belsen nel 1945. Per ricordare questo giorno, lo scrittore Matteo Corradini ha trascorso alcune ore nelle classi terze della scuola media Giuseppe Mazzini di Castel San Giovanni, presentando il lavoro da lui svolto per questa ricorrenza e introducendo la storia di questa ragazza.

Lo scrittore ha progettato e organizzato, in collaborazione con Università Ca’ Foscari, un evento di pubblica lettura del diario di Anne Frank a Venezia. Una maratona di lettura che per 10 ore ha visto alternarsi 90 lettori e lettrici di diverse età provenienti da diverse parti d’Italia ed Europa, ai quali è stata assegnata una piccola parte del diario.

Campo di Ghetto Nuovo a Venezia

La parte da leggere era stata assegnata puramente a caso, ma, nonostante questo, molti lettori si sono ritrovati nelle parole di Anne.

 

Anne Frank, Diario

Anne è una ragazzina ebrea che prima delle persecuzioni aveva una vita normalissima, andava a scuola, aveva degli amici ecc., ma la sua vita cambiò quando a 10 anni le fu regalato un diario, ribattezzato da lei Kitty, che è la fonte che abbiamo noi oggi per conoscere la sua vita durante il periodo in cui lei, la sua famiglia e alcuni amici si nascosero, per sfuggire ai soldati nazisti.

Grazie al diario riusciamo a mantenere vivo il ricordo di questa nostra coetanea innocente insieme a quello di quel brutto periodo che segnò la storia. Proprio per questo noi ragazzi di terza media ci siamo cimentati nella lettura di questo importante libro, su cui abbiamo basato il progetto della memoria di quest’anno. Il progetto realizzato da questo scrittore per questa importante ricorrenza ci è piaciuto molto e lo abbiamo trovato una cosa innovativa, ma anche molto profonda.

 

 

 

 

Intervista all’assessore Federica Ferrari di Castel San Giovanni: un messaggio per i ragazzi delle scuole

Abbiamo intervistato a distanza il nostro assessore all’Istruzione per farci raccontare come vive questo difficile momento

a cura della redazione

14/3/2020

Ciao ragazzi,

innanzitutto mando a tutti voi un caro saluto. 

Apprezzo molto l’iniziativa della redazione del giornalino scolastico di seguire l’emergenza sanitaria in atto e di testimoniarla  attraverso i Vostri occhi, raccogliendo il punto di vista di altri cittadini castellani.

L’assessore Federica Ferrari con il sindaco Lucia Fontana

Rispondo alle domande che mi avete posto:

1.COME SI SENTE IN QUESTI GIORNI?

In questi giorni si vive una situazione surreale, sono state stravolte le nostre abitudini quotidiane sia a livello lavorativo che familiare. Ciò che si sente alla televisione e alla radio, e che si legge sui giornali e sui social, mi crea un po’ di ansia perché penso a come posso proteggere la salute delle persone a me più care, le mie figlie, i miei genitori anziani. La risposta è quella di seguire scrupolosamente tutte le indicazioni che vengono date dalla Sanità e dal Governo, con responsabilità e buon senso. Le mie preoccupazioni tuttavia non sono rivolte solo alla mia famiglia; come amministratore pubblico (sapete che sono Assessore comunale) sento anche la responsabilità di organizzare servizi in emergenza che possano essere d’aiuto alle persone più in difficoltà (anziani, disabili). Per questo sono quotidianamente impegnata a rimodulare i servizi già in essere per renderli idonei a fronteggiare l’emergenza, e a crearne di nuovi per affrontare i bisogni attuali.

A tarda sera, quando la giornata si sta concludendo, penso a ciò che ho fatto, se ho fatto bene e se posso ancora migliorare qualcosa perché ogni giorno è una nuova opportunità per fare  meglio.

2.C’E’ QUALCOSA CHE LE MANCA PARTICOLARMENTE?

La mia vita quotidiana è fatta di contatti diretti con le persone. Sia come avvocato (questa è la mia professione), sia come assessore comunale, incontro giornalmente tante persone con cui mi confronto e da cui raccolgo confidenze. Le relazioni interpersonali fanno parte della mia quotidianità e forse questa è la cosa che mi manca di più. Mi manca il contatto diretto con le persone, parlare loro guardandole negli occhi.

3.C’E’ QUALCOSA DI POSITIVO?

Due cose positive ci sono.

La prima è a livello personale. Il nostro “esilio” forzato mi da la possibilità di stare di più con la mia famiglia. Nonostante l’intensa attività lavorativa che mi trovo a svolgere anche da casa in questi giorni, c’è anche tempo per condividere momenti di vita familiare a cui abitualmente non possono dedicare tanto tempo ( fare i compiti con le mie figlie, preparare un pranzo un po’ più curato e non di corsa come al solito, aprire un cassetto ove erano stati riposti oggetti alla rinfusa per ridargli un po’ di ordine). Riassaporo quei gesti semplici e forse ovvi che la frenesia dei giorni abituali di lavoro non ci consente di mettere a fuoco.

La seconda è a livello pubblico. Come cittadino e amministratore comunale, vedo la  solidarietà di tanti cittadini che si mettono a disposizione delle persone anziane e disabili, chiedendo agli uffici comunali come possono aiutare e mettendosi a disposizione per i nuovi servizi che abbiamo attivato come la consegna della spesa e dei farmaci a domicilio. Percepisco poi la gratitudine di tutti verso i nostri medici e infermieri che si stanno prodigando per la nostra salute. 

Tutto questo conforta, è segno di una comunità viva e partecipe di cui dobbiamo essere orgogliosi di fare parte.

4.COSA VORREBBE DIRE AI RAGAZZI DELLE SCUOLE?

In questi giorni, a me come a molti, è tornato in mente l’11 settembre 2001 e la tragedia del crollo delle torri gemelle, ora come allora incollata alla TV per ascoltare le ultime notizie. Oggi, anche se chiusi in casa, siamo tutti testimoni di qualcosa che non dimenticheremo mai e che finirà nei libri di scuola perché è un momento straordinario della nostra storia umana, a livello internazionale, e ne avvertiamo la portata epocale. Ho letto oggi sul Corriere della Sera  questa bellissima frase “Quando la Storia arriva, bisogna cacciare fuori il coraggio ed esserne all’altezza”. Cosa significa? Significa che di questa Storia voi oggi ne siete parte, e quindi dovete avere il coraggio di fare la cosa giusta. In queste settimane di assenza da scuola non perdete il vostro tempo rimanendo spettatori di ciò che accade, non annegate le vostre giornate  nei videogiochi, o sui vostri smartphone, in chat infinite di messaggini con emoji e video esilaranti, non lasciate passare questi giorni come acqua che scorre e va, ma fate qualcosa di vero e concreto: mettete in pratica le vostre capacità e i vostri talenti. Leggete un libro che vi trasporterà in un mondo che in questo momento fisicamente non potete vivere dall’esterno, apprezzate le conversazioni  con i vostri genitori, fratelli e sorelle che di solito distrattamente affrontate, seguite la didattica on line dei Vostri insegnanti che stanno facendo sforzi inimmaginabili per giungere sino a Voi, perché, che ci crediate o no, anche a loro mancate e stanno lottando contro gli ostacoli che questo virus ci impone per arrivare fino a voi e fare quello che non è soltanto un lavoro ma la loro vocazione. Non lasciate che in futuro ripensando a questi giorni, vi venga in mente solo l’immagine di voi sprofondati sul divano davanti alla tv. La storia vi chiama. Siete pronti all’impresa?

Vi mando un grande abbraccio virtuale!

Federica Ferrari

 

“Il Diario” di Anne Frank: una riflessione personale

di Sara Bololoi

10/03/2020

“Cara Kitty”,

così cominciano le pagine de “Il Diario” di Anne Frank: una testimonianza di resistenza alla Shoah, un esempio di coraggio, che ci fa ricordare e fare memoria. Era il 12 giugno 1942 quando per il suo tredicesimo compleanno Anne ricevette un diario, a quadri rossi e bianchi: da quel giorno racconterà ogni sua scoperta e piccola avventura, esprimerà i suoi sogni e desideri, si emozionerà e piangerà, crescerà insieme ad esso. Tra litigi fra mamma, papà e Margot, tra abbracci e bacetti assieme a Peter (il suo Petel), tra speranze e aspirazioni, Anne vivrà la sua adolescenza nella Casa sul retro. Tutto fino al 1^ agosto 1944, dopo il quale si hanno pochissime notizie di lei: verrà arrestata e deportata a Bergen-Belsen e morirà nel febbraio del 1945 di tifo.

Quando riceve il diario, decide di dedicarlo ad un’amica immaginaria di nome Kitty, alla quale racconterà giorno per giorno piccole storie che avvengono ne la Casa sul retro. Mi piace molto quando Anne parla di se stessa: quando racconta dei cambiamenti che avvengono dentro e fuori al suo corpo; agli occhi di tutti sembra la classica ragazzina solare, allegra e spensierata ma dentro è molto fragile, soffre, vorrebbe uscire all’aria aperta e godersi la vita invece deve rimanere rinchiusa per non farsi scoprire. Il suo diario e la passione per lo studio della letteratura e della storia saranno i suoi mezzi di sfogo, il piccolo segreto per non impazzire. Anne è una ragazzina vivace, con molti sogni, coltiverà una grande passione per la scrittura, da grande vorrebbe fare la giornalista oppure la scrittrice, è ancora indecisa, sa solo di volere lasciare un segno, diventare qualcuno per poter aiutare il mondo ed essere felice: aspirazione che si infrange a causa della crudeltà di alcune persone, che si credevano superiori a chiunque. A causa loro, Anne, non potrà mai diventare una giornalista o scrittrice, ma diventerà una testimone della Shoah e la sua storia verrà raccontata in tutto il mondo.

Prima di leggere il diario, sapevo poco di Anne Frank, solo informazioni vaghe, e dopo averlo letto mi sembra di essere entrata nel suo mondo. Questo “libro” bisogna leggerlo almeno una volta nella vita: ricco di significato e pieno di vita, una storia che merita di essere raccontata. Consiglio la lettura dai 13 anni in avanti, perché nonostante tutto è una storia complessa e, leggendolo in quel periodo, si potrebbero capire meglio i pensieri della ragazza.

Ricordatevi quello che Anne scrisse alla fine del diario: “Soit gentil et tiens courage!”

“Il Diario” di Anne Frank: il commento di una coetanea

di Emma Piva

10/3/2020

Costretti a rimanere nell’ombra, all’insaputa di chi li sta cercando e con la paura di farsi scoprire e perdere la vita o andare incontro al proprio inevitabile destino.

Questa è la vita che tutto d’un tratto la famiglia di Anne ha dovuto passare quando sale al potere Adolf Hitler e prima rende effettive le “leggi razziali” per poi passare al sequestro di tutti gli ebrei e alla loro deportazione nei campi di concentramento. Dover sparire di colpo dal mondo intero, facendosi dimenticare da tutti per restare poi nascosti soli con la propria angoscia e la propria paura. Anne però può contare su una valvola di sfogo, la scrittura ed è per questo che dopo aver ricevuto in regalo per il suo compleanno un diario inizierà a scrivere documentando con precisione quello che le accade e tutti i suoi pensieri senza limiti o barriere. Cosa può aver provato una semplice ragazzina frivola e solare che fino a pochi minuti fa conduceva la sua classica vita da tredicenne mentre adesso è costretta a dover lasciare tutto per vivere nel terrore?

Questo libro mi è piaciuto perché sa raccontare dettagliatamente le emozioni che Anne provava mentre era chiusa nel suo nascondiglio e, inoltre, mostra come una convivenza forzata con la propria famiglia possa far emergere tratti del suo carattere, inizialmente dolce e sensibile, a tutti sconosciuti. Descrive le paure e le speranze che la ragazzina provava come solo lei stessa poteva fare e si può capire durante la lettura che Anne usa il suo diario come un vero e proprio mezzo di analisi di se’ e perciò arriviamo a conoscerla meglio.

Questo libro lo consiglio a tutti perché tratta di un tema avvenuto realmente; molto spesso non riusciamo bene a comprendere fino in fondo le sofferenze che gli ebrei e le altre persone hanno dovuto subire. Inoltre è fondamentale saper conoscere la storia per non ricommettere gli errori passati.