Giochi di ieri e giochi di oggi

Un nostro giornalista ha riflettuto sulle differenze che ci sono tra i giochi di ieri e quelli di oggi…

di Alessandro Carrà

10/3/2020

Ho intervistato mio nonno sui giochi che faceva quando aveva la mia età e, mentre lui parlava, mi sono accorto di quanta diversità ci sia tra i giochi di “ieri” e quelli di “oggi”. I giochi che faceva il nonno richiedevano molta fantasia e pazienza in certi casi; il suo preferito era quello della fionda: doveva costruirsela, non come noi che se desideriamo qualcosa la chiediamo ai nostri genitori e la compriamo già fatta in negozio!

Usavano la fantasia e sapevano arrangiarsi con quello che trovavano… Un po’ invidio questa cosa, perché spesso, quando la mamma mi dice di spegnere la tv o la play e di giocare a qualcos’altro, mi sento un po’ perso non so cosa fare, non mi viene in mente niente, forse è colpa dell’abitudine di trovare le cose già pronte!

Il nonno mi ha raccontato che era sempre in compagnia di bambini della sua età, perché anni fa non c’erano tanti pericoli come adesso, quindi i ragazzi uscivano, giocavano, facevano tante sfide; ad esempio quella con lo yo-yo, l’hula hop o con le biglie; ogni giorno facevano delle partite a nascondino. Spesso si trovavano in tanti ed erano all’aperto, in grandi spazi e quindi c’ era molto divertimento! Anche a me nascondino piace molto, ci giocherei sempre, ma le occasioni sono poche, come la cena con i compagni di squadra o di classe, quando siamo in parecchi ed i nostri genitori cercano ristoranti dove dopo aver mangiato possiamo giocare; ma non tutti escono a correre, perché alcuni preferiscono giocare con il cellulare.

Mi ha stupito sapere che ai tempi del nonno che ha 78 anni , esistevano le figurine. Lui e i suoi amici seguivano il ciclismo perché conoscevano Fausto Coppi e suo fratello Serse, che abitavano a Castellania, poco lontano Tortona che è la città dove vive da sempre il nonno. Incollavano le figurine sui tappi delle gassose , preparavano la pista nella terra e iniziava la gara.

Il nonno raccontava ed io pensavo di provare a fare la stessa cosa con le figurine dei calciatori, creando un campo da calcio, come ho fatto a non pensarci prima? Alle volte credo che mi manchi la fantasia, il tempo di inventarmi queste cose o forse faccio prima ad accendere la console, trovo il gioco pronto per essere usato senza doverlo preparare.

Io gioco molto con il pallone, d’ inverno in casa, con la palla di gommapiuma, anche se la mamma spesso non è d’accordo perché capita che rompo qualcosa. Le serate che mi piacciono di più sono quelle in cui gioco con la mia famiglia: “Macchiavelli”, “Scala 40”, “Briscola”, o con altri giochi come: “Scarabeo”, “Monopoli”, “Caduta libera”, “I soliti ignoti” o altro.

Quando ho del tempo libero tra i compiti e gli allenamenti gioco con il telefono, con la play o guardo la tv.

Credo che siano migliori i giochi di “ieri” perché sviluppano creatività e fantasia; invidio i bambini di una volta perché erano altri tempi e potevano andare in giro più tranquilli, stare sempre insieme agli amici; noi invece stiamo spesso in compagnia, ma dietro a dei dispositivi elettronici. I cortili, una volta, erano sempre pieni di strilli e chiacchiere, invece ora mi accorgo che quando vado con i miei genitori e mio fratello a passeggiare per le vie del mio paesino, le strade sono vuote, quando torno a casa so già dove trovarli… Entro nelle amicizie della play e ritrovo tutti i bambini del “Cardazzo online”.

Sono contento di aver fatto l’intervista perché per un giorno mi è sembrato di vivere ai tempi del nonno, anche lui ha potuto ricordare i bei giochi che faceva. Speriamo che prima o poi qualcuno inventi la macchina del tempo!

macchina del tempo

Intervista ai ragazzi delle medie in quarantena

Di Emma Tosca, Alessandro Carrà, Marwa Adnani, Maiocchi Sofia, Sheetel Adheen

10/3/2020

“Come ti senti, in questi giorni?” “Cosa ti manca e cosa vorresti fare?”

Sono alcune delle domande che ci siamo fatti e che che tutti forse si fanno, vista la situazione difficile e insolita che viviamo. Hanno provato a rispondere alcuni giornalisti de “la Voce dell’Olubra”. Ecco le risposte.

D: Come ti senti?

R: Io mi sento disorientata e rinchiusa, io preoccupato e sfasato, io sola e preoccupata, io disorientata e triste.

D: Cosa ti manca? 

R: Mi manca passare del tempo stando con i miei compagni e i professori, la mia normalità di tutti i giorni, la settimana che trascorre tra scuola, compiti, calcio, chiacchiere con gli amici.

Mi mancano i miei amici, la scuola, giocare a pallavolo con i miei compagni insomma mi manca la mia realtà quotidiana.

Mi manca giocare a pallavolo con le mie compagne di squadra….e sì, anche la scuola!

D: Cosa vorresti fare ma non puoi?

R: Vorrei tanto tornare a scuola, perché in questo momento stando a casa non posso  fare nulla, mi annoio e non faccio niente a parte mangiare e fare i compiti.

Giocare a calcio, andare al cinema e al ristorante tranquillamente come ho sempre fatto.

La cosa che vorrei fare di più adesso è vivere la mia vita normale.

Quello che mi manca di più in questo giorni è la mia vita quotidiana.

D: C’è  qualcosa di positivo ?

R: Non c’è nulla di positivo, secondo me, perché  ci sono problemi economici, nei trasporti di merci e perché ci sono pregiudizi verso persone provenienti dall’oriente.

Trascorro tanto tempo con la mamma e mio fratello, con il papà un po’ meno perché lavora ugualmente. Inoltre posso andare a dormire più tardi alla sera.

Trascorro molto più tempo con la mia famiglia, posso leggere e dormire di più o andare a letto tardi la sera. 

Dormo molto più tempo e posso andare a letto più tardi. Posso leggere e fare molte altre attività che con la scuola e gli impegni pomeridiani nn potevo fare. 

Per me c’è poco di positivo, ci sono molti problemi anche economici.

 

 

 

 

A,B,C,D l’Alfabeto è qui!

10/3/2020

di Sofia Maiocchi

Gli alunni della 1 A hanno realizzato delle poesie molto speciali … Ogni parola del testo, infatti, inizia con una lettera dell’alfabeto in ordine. Ci abbiamo provato e vi mostriamo i risultati di questo lavoro di creatività (le congiunzioni, gli articoli, le preposizioni possono non essere in ordine alfabetico…)

ALFABETO DI SOFIA MAIOCCHI

Aurora Bolle Carote a Dadini E Finocchi, Griglia un Hot-dog per Ines e Luca.
 Mescola Noci, Olio, Pomodori e Quinoa,
Realizzando per Stasera Tanta, Unta, Variopinta Zuppa.
ALFABETO DI EMMA TOSCA
Amiche Ballano e Cantano Danzano Euforiche
Felici, Girano con l’ Hula-hoop. Ingannano
La Monotonia, Non Oziano Perchè Quando
Ridono Sembra Tutto Un Vero Zoo.
ALFABETO DI FRANCESCA SIGNORINO GELO
Anna e Bianca comprano un drink energetico,fresco e gustoso.
Hanno incontrato Laura che mangiava noci a ora di pranzo.
Quando rimasero da soli trovarono una varietà di zanzare.
ALFABETO DI ADHEEN SHEETEL

Alessia e Beatrice Comprano Delle Erbette, Fagiolini e i Gamberi.

Hanno Incontrato Ludovica al Mercato, con Noccioline, Ostriche, Pasta,

Quinoa, Rosmarino, e il salmone. Tutto in Uno zaino.

ALFABETO DI SERENA ALBO

Alessia ballerina, cantante e diva enormemente famosa,
grandiosa hippie inventa le  mode, novità originali per qualsiasi ragazza
stellare talmente unica; valore: “zaffiro”!

 

L’Inferno … secondo la 2^B

La classe 2^B , con la professoressa di italiano Chiara Postè, ha creato dei testi rielaborando la cantica infernale della “Divina Commedia” di Dante Alighieri

di Alice Bollani

10/03/2020

I ragazzi della classe 2^B, il giorno 24 gennaio 2020, con il supporto della professoressa Chiara Postè, hanno scritto dei temi ispirandosi all’ “Inferno” di Dante Alighieri, famoso poeta del Trecento. Gli alunni dovevano immaginare il “loro” inferno inserendo al suo interno personaggi famosi contemporanei.  I risultati sono stati molto critici … Per farvi avere un’ idea complessiva dei lavori, eccovi alcuni stralci dei testi scritti dagli studenti.

Luca, ad esempio, ha scritto: “Nel mezzo del cammino della mia adolescenza stavo andando a fare una gita in barca. Visto che ero andato a letto tardi, non mi accorsi che avevo perso il sentiero che mi avrebbe portato al molo. Ad un certo punto, ho sentito una voce che mi chiamava. Mi girai e scoprii che era l’ombra del sommo Dante Alighieri. Dopo una breve presentazione, mi disse che mi avrebbe accompagnato nel mondo ultraterreno, a patto che non avessi raccontato a nessuno della mia avventura. Io accettai e così scendemmo negli inferi. Il primo girone che visitammo fu quello degli influencer, intrappolati in telefoni giganti che ogni tanto davano una scossa. Nella schiera di dannati ho riconosciuto Fedez e Chiara Ferragni. Il secondo girone invece era quello degli anti-ecologisti, legati sopra ciminiere , che emettevano senza sosta fumo tossico. Tra questi dannati c’era anche Donald Trump.”

Alcuni studenti hanno iniziato il testo immaginandosi di sognare l’esperienza, altri di scendere negli inferi già da fantasmi. Alcuni alunni, invece di piazzare personaggi contemporanei reali, hanno optato per personaggi fantastici conosciuti, che provenivano da film come per esempio”Harry Potter”. Alcuni testi sono più legati all’opera letteraria, altri invece sono completamente inventati, insomma, il risultato sono stati dei testi divertenti ed emozionanti, tutti diversi gli uni dagli altri. Ci teniamo a sottolineare che alcune pene sono state durissime e molto originali nei confronti degli adulti trattati, questo dimostra che anche dei semplici alunni della scuola media possiedono un’ occhio critico nei confronti di quello che accade attorno a loro e riescono a tramutare quello che vedono in testo utilizzando una chiave fantastica.

 

La vera storia del “Ritratto di signora” di Gustav Klimt

Un testo ispirato al celebre quadro

di Emma Piva

10/3/2020

Di generazione in generazione

In quel ritratto la nonna Grazia era venuta particolarmente bene, secondo il mio parere. Non l’avevo mai vista con addosso dei vestiti tanto eleganti, neanche nelle vecchie foto di famiglia e la mamma mi aveva anche raccontato che solitamente metteva vestiti umili e poco costosi. Ma, probabilmente, in quell’occasione, aveva deciso di fare uno strappo alla regola. Indossava una sfarzosa camicia che pare una nuvola arricchita da piccole decorazioni con semplici forme geometriche sparse qua e là, rosse, verdi, gialle. Le maniche a sbuffo sembrano gonfiarsi attorno alle gracili braccia e terminano con un colletto semi aperto che dà spazio al suo lunghissimo collo. La forma del suo viso da giovane non era paffuta anzi, era leggermente allungata e ciò la rendeva più slanciata. I suoi capelli erano foltissimi, scuri, in alcuni tratti di un bel nero lucente.

La mamma mi ha raccontato che in quell’occasione, però, aveva deciso di raccogliere la liscia e di solito spettinata chioma in una specie di acconciatura simile a uno chignon che probabilmente solo lei sapeva come fare.  Il viso della nonna era molto fine ed elegante. La bocca era piccola e le labbra sottilissime; credo che quel giorno avesse proprio deciso di uscire dai suoi schemi e, anche se non era da lei, di mettersi un po’ di rossetto, nonostante lo odiasse tanto. Il naso era anche lui piccolo e molto fine, un po’ allungato verso il basso e leggermente aquilino. Gli occhi erano di un verde smeraldo che alla luce diventava dello stesso colore del mare e brillavano come goccioline al sole. La pelle è sempre stata chiara, anche se le sue guance erano arrossate, probabilmente per l’imbarazzo. Il neo sotto l’occhio sinistro fu il dettaglio che riconobbi per primo. Per me la rendeva unica e mi permetteva di distinguerla dalle altre signore quando, da piccola, mi capitava di andare in giro con lei e di perdermi tra la folla. Era come il suo personale marchio di riconoscimento. Nel quadro la nonna aveva uno sguardo sereno e rilassato ma allo stesso tempo gli occhi sono attenti come se stesse controllando la situazione. Se continuo a fissarlo per molto tempo, riesco a intravedere un piccolo ghigno di soddisfazione sul suo volto. Non era abituata ad essere al centro dell’attenzione e probabilmente stava cercando di apparire il più naturale possibile. 

La mamma mi aveva raccontato più volte il perché dell’esistenza di quel dipinto. Un giorno, la nonna stava visitando una mostra d’arte, visto che era solita a frequentarne e tra i visitatori c’era questo pittore di nome Gustav Klimt che la notò subito. Le disse che stava cercando un soggetto da ritrarre e che stava pensando ad una donna ma ancora non aveva trovato la persona giusta. Così l’uomo decise di dipingere proprio lei perché sosteneva che era molto raro a quei tempi trovare una tale bellezza e una tale semplicità messe insieme. Penso che non se lo aspettasse proprio, solitamente erano le figlie dei grandi signori a cui accadevano cose del genere e invece stavolta era toccato a lei. Ricordo benissimo che tipo di persona era la nonna: vivace, sempre in movimento, aveva tantissima voglia di fare e, nonostante la vecchiaia cercasse di impedirglielo, non le piaceva stare con le mani in mano. Passava ore e ore a cucire e ammetto che era anche brava anche se era naturale, dopo tutti gli anni di lavoro passati nel suo studio di sartoria. Da qualche parte devo ancora avere il cappello di lana che mi aveva appositamente fatto lei con l’uncinetto. Sapeva viziarmi quando poteva ma in modo giusto, senza esagerare e nei giorni in cui mamma e papà erano costretti ad andare fuori città o per lavoro o per altri impegni, mi accudiva con affetto e sapeva darmi tutto l’amore di cui avevo bisogno. Già nei miei primi anni di infanzia, la nonna aveva dimostrato un forte interesse verso la mia istruzione. Tutte le volte che andavo a trovarla si impegnava a leggermi una storia o a farmi fare giochi che stimolassero la mia mente. Questo perché quando lei era giovane si era fortemente appassionata alla scrittura e i suoi professori dicevano che aveva talento e avrebbe potuto fare carriera ma purtroppo ciò non accadde, a causa della grave povertà a cui era andata incontro la sua famiglia; infatti fu obbligata a trovarsi al più presto un lavoro. Nonostante questo per tutta la sua vita continuò a leggere e a scoprire cose nuove appena ne aveva tempo. Credo che stesse cercando di trasmettermi il suo stesso amore per la cultura e la bellezza, cosa di cui mi ricordo ogni volta che guardo il suo ritratto.

La scuola degli animali

Spesso gli uomini si rispecchiano negli animali…

di Adnani Marwa

10/3/2020

I ragazzi della classe 1 A hanno provato a immaginarsi una scuola fatta da animali. Ecco cosa hanno elaborato grazie alla loro creatività:

Nella scuola-deserto 

c’e’ un bimbo serpente 

che striscia tutto il giorno 

facendo inciampare la gente.

Matteo Dacrema

Nella scuola-bosco

C’è un professore gufo

Che insegna geografia 

e dice di aver visto un ufo.

Francesco Bianchi

Nella scuola-giungla

c’è un ragazzo pipistrello

che si vanta tutto il giorno

credendosi bello.

Marwa Adnani

Nella scuola-oceano

c’e’ un ragazzo squalo

che intristisce alcuni pesci

e ad altri fa un regalo.

Andrea Paone

Nella scuola-mare

c’è un bimbo balena 

che va in palestra 

e tutti i giorni si allena.

Sofia Maiocchi

Nella scuola-foresta 

c’è una ragazza volpina

che copia sempre i compiti

ed è molto birichina.

Francesca Signorino Gelo

Nella scuola-montagna 

c’è un bimbo castoro:

per i boschi tutto il giorno 

cerca un tesoro.

Alessio Labò

Nella scuola-prateria

c’è un bambino leone 

che adora giocare a calcio 

e infatti é un campione.

Emma Tosca

La Voce dell’Olubra non si ferma…

a cura della redazione

6/3/2020

Alcuni giornalisti de “La voce dell’Olubra” hanno deciso di organizzarsi in una redazione “a distanza” vista la difficile situazione generale. Continueremo a raccontarvi cosa è successo nella nostra scuola nelle settimane scorse e come vivono i ragazzi adesso, a casa. Perché La voce dell’Olubra non si ferma.

 

Al campo scout… minuto per minuto

di Matteo Canevari

3/3/2020

Uno dei primi giorni di scuola, ci hanno consegnato un avviso con scritto che il 26 settembre, noi di prima media saremmo andati alla sede degli scout di Castel San Giovanni a fare dei giochi per quasi tutta la mattinata.

La notte prima di andare, non riuscivo a dormire dall’emozione perché sapevo che mi sarei divertito.

Il giorno dell’uscita, alla prima ora abbiamo fatto inglese con la professoressa Ceruti, poi siamo andati a piedi alla sede degli scout. Appena arrivati, hanno diviso tutte le classi in due gruppi: io ero con Alessio, il mio migliore amico. Ogni gruppo era guidato da uno studente di terza che aveva un foglio con scritte le indicazioni di dove dovevamo andare.

Ci hanno fatto fare molti giochi. Il primo è stato trovare le differenze, e una… e due… e tre…  alla fine abbiamo trovato 18 differenze su 20.

Il secondo gioco era quello di fare canestro a turno. Sebbene con molta difficoltà, perché tutti tiravano contemporaneamente, abbiamo fatto 64 canestri. Questo gioco mi è piaciuto molto perché il mio secondo sport preferito è il basket.

Il terzo gioco è stato quello di guardare degli oggetti dentro una scatola trasparente per 30 secondi per memorizzarli. Noi ne abbiamo ricordati 18 su 27; purtroppo non sono molto bravo a memorizzare!

Il quarto gioco che abbiamo fatto è stato quello del mimo: uno di noi doveva mimare un oggetto o un posto e dovevamo indovinarlo. Le cose da mimare erano difficilissime e ne abbiamo indovinata soltanto una: l’aeroporto.

Il quinto gioco era la staffetta. Dovevamo correre con un cilindro in mano e poi tornare indietro. A me hanno fatto fare tre giri perché ero il più veloce e la nostra squadra aveva due giocatori in meno. Alla fine abbiamo fatto il record di velocità ed io ero molto felice.

Dopo abbiamo fatto il gioco delle tabelline che però era impossibile: abbiamo risposto soltanto ad una domanda. Io sono bravissimo in matematica ma quelle domande erano davvero difficili.

Poi abbiamo fatto un gioco simile alla pallavolo e abbiamo fatto 65 punti. Dopo aver fatto tutti quei punti, abbiamo scoperto che vinceva chi faceva meno punti e noi, avendo fatto più punti di tutti, eravamo messi malissimo! Però io mi stavo divertendo lo stesso.

A quel punto abbiamo fatto ricreazione e abbiamo giocato a calcio nel momento di pausa. Quindi sono ricominciati i giochi di squadra e questa volta lo scopo era di riordinare delle parole. Abbiamo sbagliato praticamente tutto! Poi c’è stato un cruciverba e anche qui siamo andati malissimo. È andata meglio con la corsa nei sacchi dove abbiamo fatto il miglior tempo.

Poi abbiamo fatto un gioco dove bisognava prendere una pallina da ping pong con un cucchiaio portarla fino dentro ad una scatola, sorpassando degli ostacoli: risultato 16 palline su 20! Infine l’ultima attività è stato il gioco che mi piace di più: il gioco del calcio. Con una porta alta circa 40 cm e larga circa mezzo metro, dovevamo tirare da 6 m di distanza. Io ho fatto due goal su tre; in totale abbiamo fatto 19 goal.

Appena finito, ci siamo radunati in gruppo, tutte le classi vicine, ci sono stati detti i punteggi e sono stati nominati i vincitori: la nostra classe è arrivata ultima però abbiamo ricevuto lo stesso un sacco di caramelle e ci siamo divertiti un mondo.

L’esperienza mi è piaciuta molto e spero di rifarla al più presto. Mi è piaciuto anche come abbiamo lavorato in gruppo. Secondo me gli insegnanti ci hanno fatto fare questa uscita soprattutto per farci divertire ma anche per conoscerci meglio, mettendo alla prova le nostre abilità e le nostre capacità. Mi sono divertito a raccontarvi tutto questo, ma adesso devo andare. Ciao!!!

Recensione del libro “Solo una parola” di Matteo Corradini

di Sofia Maiocchi, Emma Tosca, Francesca Signorino Gelo

02/03/2020

Autore: Matteo Corradini

Illustratrice: Sonia Cucculelli

Editore: Rizzoli

Questo libro racconta la storia di tre ragazzini di nome Roberto, Alvise, Lucia che vivono a Venezia nel periodo che precede la Seconda Guerra Mondiale. Erano tre bambini “normali”, o almeno, così avevano sempre creduto, finché, da un giorno all’altro, alla radio si sentì una notizia contro le persone con gli occhiali, chiamate con disprezzo “occhialuti”. Roberto, alcuni suoi familiari e alcuni amici portano gli occhiali. Il bambino prima è incredulo ma poi si accorge che molti credono al pregiudizio che gli occhialuti siano diversi e pericolosi. Addirittura alcuni scienziati hanno affermato che le persone con quegli oggetti sul naso appartengano a “razze inferiori”. Come conseguenza, il negozio di ottica del padre di Alvise, l’amico di Roberto, è stato rovinato da vandali e i maestri occhialuti sono stati licenziati. Non solo, anche i bambini e le bambine occhialute sono stati espulsi dalle scuole. Allora la famiglia di Alvise decide di scappare e la stessa cosa vorrebbero fare quelle di Roberto e Lucia ma non tutti ci riescono. Roberto si nasconde con i suoi in una soffitta abbandonata… riusciranno a salvarsi?

Se il libro fosse un colore, sarebbe di una tonalità triste e spenta da un lato, dall’altro dovrebbe ricordare la rabbia, come il nero. Se fosse un oggetto, sarebbe un coltello, perché ha “tagliato” in due la società. Se fosse un animale, sarebbe una pantera che aggredisce la società. Se il libro fosse un fiore, sarebbe appassito.

Questo libro ci è piaciuto molto, ci ha fatto riflettere su come le persone possano essere crudeli verso gli altri diversi da loro e a come una parola possa fare molto male se usata nel modo sbagliato per colpire invece di comunicare. Dobbiamo capire che la cosa più importante è ragionare con la propria testa.

Abbiamo inaugurato la Stele di Tina Pesaro

Ragazzi e bambini dell’istituto insieme per ricordare Tina Pesaro

di Giovanni Ferrari, Malak Es Sabahi e Francesco Cobianchi

Il giorno 29 gennaio è stato importante per il nostro istituto: davanti alla scuola primaria, è stata inaugurata una stele intitolata a Tina Pesaro, una nostra concittadina morta in un campo di sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale. A lei è intitolata la scuola primaria stessa.

Hanno partecipato all’evento le classi quinte della scuola primaria, le terze della scuola secondaria e il Gruppo Musicale dell’istituto. Tutti i ragazzi si sono riuniti nell’atrio della scuola primaria e sono stati accolti dalla musica del Gruppo Musicale diretto dal prof. Termine, che ha proposto alcuni canti adatti all’evento: “Auschwitz” di Francesco Guccini, “Gam Gam”, canto ebraico, “La vita è bella” di Nicola Piovani. Al momento musicale hanno partecipato anche i professori Sarro, Cruz e Max Repetti di “Arte e Musica”.

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Il gruppo musicale di istituto

Dopo aver ascoltato le canzoni del gruppo musicale, la preside Cristina Angeleri ha fatto un intervento, raccontando la storia delle Muse che erano figlie di Zeus e Mnemosine, dea della Memoria. Infatti attraverso l’arte delle Muse si può sconfiggere l’oblio e fare Memoria.

Le autorità intervenute alla manifestazione

Quindi i bambini di quinta hanno descritto i lavori che hanno fatto su Tina Pesaro e che sono stati caricati su di una piattaforma online che tutti possono consultare con lo smartphone attraverso un QR Code stampato sulla stele.

L'atrio della scuola "Tina Pesaro" affollato per l'evento
L’atrio affollato della scuola primaria

A questo punto, tutti i partecipanti si sono spostati all’esterno per l’inaugurazione vera e propria della stele, che è stata posizionata accanto all’ingresso della scuola, vicino alla pietra d’inciampo di Tina Pesaroooooooo.

La stele con Franco Pesaro, fratello di Tina e Giorgio Garolfi, nipote