Il disastro di Chernobyl 40 anni dopo

Di Federico Maiocchi

14/5/2026

“Chernobyl” è un nome che suscita preoccupazione, anche a distanza di 40 anni. Il disastro di Chernobyl ha stravolto la percezione del pericolo nucleare, trasformando un rischio tecnologico in un’ansia globale, poiché le radiazioni sono invisibili, inodori e i loro effetti sulla salute sono a lungo termine. La nube radioattiva arrivata nei primi giorni di maggio 1986, 40 anni fa, generò un clima di quasi apocalisse nella penisola Italiana. Questo stato di panico, unito ai divieti di consumo di verdure fresche e latte, spinse l’opinione pubblica a una netta rottura, che ha portato all’abbandono dell’energia nucleare tramite il referendum del 1987. Ma vediamo come si sviluppò l’incidente.

La città di Pripyat

Ore 1:23:40 del sabato 26 aprile 1986, centrale nucleare di Chernobyl, URSS

In questo momento il reattore 4 RBMK-1000 della centrale nucleare di Chernobyl è in stato critico. Uno dei dipendenti di questo turno, aziona l’arresto d’emergenza del reattore ma ormai è troppo tardi: la grafite è già in fiamme.

Ore 1:23:45

Un boato fortissimo. Il nocciolo del reattore 4 contenente l’uranio è esploso. Il tetto pesante 20000 quintali è stato scoperchiato. Dosi letali di radiazioni si stanno disperdendo nell’aria.

Ore 1:29

Arrivano i primi pompieri. Non sono attrezzati per l’evenienza e quindi molti muoiono. 

Ore 5:00

Dopo l’arrivo delle unità dei pompieri di Pripyat e di Kiev (e molti altri morti) l’incendio è finalmente spento. Ma le radiazioni continuano a disperdersi.

Ore 9:00/12:00 

I ragazzi di Pripyat vanno a scuola come sempre. Nessuno sa ancora niente, perché l’Unione Sovietica cerca di nascondere tutto. Alcuni bambini cominciano a stare male e quindi tutti vanno a casa (prima di uscire gli insegnanti hanno dato ai bambini delle compresse di ioduro di potassio, che evita che il corpo assorba l’isotopo radioattivo iodio-135).

Il reattore 4 esploso

Dopo alcuni giorni la popolazione di Pripyat viene evacuata tramite 1500 pullman. Gli viene detto che sarebbero ritornati entro 3 giorni, così non si sarebbero portati gli elettrodomestici (il governo dell’URSS sapeva che gli abitanti non sarebbero tornati presto nelle loro case). Intanto vengono mandati i liquidatori, lavoratori comuni che avevano i seguenti compiti:

  • Ripulire dal tetto del reattore 4 le macerie buttandole nella voragine sottostante (spesso lavoravano per meno di 2 minuti per non rischiare la morte per le radiazioni).
  • Gli elicotteristi buttavano boro e sabbia nel reattore per spegnere definitivamente l’incendio.
  • Costruire il sarcofago per il contenimento delle radiazioni.
  • L’abbattimento degli alberi della foresta circostante.

Ci sono stati anche 3 liquidatori eroici, che sono andati nella sala valvole (sommersa da acqua radioattiva) per drenare l’acqua presente.

Il sarcofago del reattore 4

Oggi il reattore 4 RBMK-1000 di Chernobyl è situato all’interno di un sarcofago progettato per durare 100 anni. La città di Pripyat, situata in Ucraina, a circa 3 km dalla centrale nucleare di Chernobyl, è una città fantasma. Fondata nel 1970 come città modello per ospitare i lavoratori della centrale, fu evacuata il 27 aprile 1986, all’indomani del disastro nucleare. Al momento dell’evacuazione, contava quasi 50.000 abitanti con un’età media di soli 26 anni. Oggi l’area è disabitata, ma è diventata una meta per il turismo. La flora è la fauna rimaste si sono adattate e sono mutate geneticamente (dato che ci abitano pochissime persone, quella di Chernobyl è la riserva naturale più grande d’Europa). Qui arrivavano tanti turisti (fino allo scoppio della guerra Russia-Ucraina, durante la quale, recentemente, un drone avrebbe bucato il sarcofago). Infine, dei robot appesi al sarcofago, hanno il compito di eliminare le scorie nucleari.

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