Il 17 febbraio 2025, due classi della scuola “G. Mazzini” hanno fatto una gita a Milano, per visitare alcuni luoghi rappresentativi della città.
La mattina ha avuto inizio con una visita al Binario 21 della Stazione Centrale, dove ci si ricorda di un importante fatto storico: la partenza dei treni per i campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il pomeriggio ha invece avuto come protagonista uno dei più famosi simboli della città di Milano: il Teatro alla Scala. Il teatro in questione, fu aperto nel 1778 e denominato “Teatro Nuovo”, ma cambiò nome un po’ più tardi in “Teatro alla Scala” a causa della chiesa di Santa Maria della Scala, che fu in gran parte demolita per la costruzione del teatro. Il teatro è stato più volte ristrutturato nel corso degli anni, ma ha sempre mantenuto il suo fascino e il suo ruolo di protagonista sulla scena musicale mondiale.
Recentemente, la Scala ha accolto un evento veramente unico: un concerto intitolato “Paganini Ripetente”, un omaggio al famoso violinista e compositore Niccolò Paganini. Questo spettacolo ha combinato musica e teatro, creando un’atmosfera unica che ha incantato il pubblico. Il concerto viene chiamato così proprio perché, secondo alcuni storici, Paganini non concedeva il bis, non perché fosse capriccioso o arrogante, ma perché spesso era solito improvvisare ed era quindi impossibile ripetere in maniera uguale una sua creazione, nata al momento. Il concerto è stato condotto da Mario Acampa, il quale ha raccontato tutta la storia e, attraverso diversi interventi tra un brano e l’altro, gli alunni sono riusciti a capire a fondo la storia di Paganini.
Quello che avete appena letto è un “haiku”, cioè una tipica poesia giapponese. Dopo aver letto in classe il libro “Come Un Germoglio Di Bambù”, scritto da Chiara Lorenzoni e Pino Pace, un libro piccolo e veloce da leggere, ma con un grande significato che tocca il cuore, ci siamo appassionati di haiku e abbiamo contagiato la redazione del nostro giornalino.
Ma facciamo un passo indietro: cos’è un haiku? Gli haiku sono stati inventati nel 17esimo secolo da Matsuo Munefusa, detto Bashō; figlio di un samurai, nato da una famiglia povera. Per questo andò a servizio da un nobile della sua stessa età e con la passione per la letteratura. Con lui cominciò a comporre e pubblicare le sue poesie. Yoshitada morì pochi anni dopo e Matsuo Munefusa si trasferì a Tokyo. I suoi componimenti piacevano e il giovane maestro aprì una scuola di poesia con centinaia di allievi. Qui prese il soprannome di Bashō (banano in giapponese), come la pianta che gli allievi avevano piantato di fronte a casa sua. Poi, stanco della vita di città, decise di intraprendere dei lunghi viaggi in tutto il Giappone. Durante uno dei suoi viaggi si ammalò e morì poco dopo, a cinquant’anni. I suoi allievi fecero pubblicare le sue opere. Ci è piaciuto molto il maestro degli haiku perché deciderà di non versare sangue come i Samurai, ma inchiostro, come i veri poeti.
Bashō raffigurato da Hokusai
Ma ora che ci siamo acculturati un po’, torniamo a questi haiku. Sono delle piccole poesie di 3 versi, senza rima e titolo. Devono per seguire uno schema preciso, il primo verso deve avere in tutto 5 sillabe, il secondo 7 e il terzo ancora 5. Dunque 5-7-5, per un totale di diciassette sillabe. I contenuti dell’haiku colgono l’attimo, l’emozione del momento che deriva dalla natura, dalle situazioni che si stanno vivendo. Quindi, attratti da queste piccole poesie, noi della redazione abbiamo provato a comporne qualcuna, ed ecco il risultato: “Gli haiku della redazione”.
di Alessandro Bricchi. Cristiano Gobbi, Leonardo Cantoni
2/3/2025
In un giorno di fine ottobre, alle porte di Halloween, la nostra prof di religione, Chiara Dionedi, ci ha proposto un lavoro di gruppo da fare in due settimane. L’obiettivo era quello di costruire una città con materiali da riciclo e di scriverne le leggi. Nella nostra classe, la 2 ^ A, abbiamo costruito tre città, ognuna con un tema diverso. Per esempio un gruppo ha creato: “La città del cinema”, dove ogni quartiere era dedicato ad un film o ad un genere cinematografico diverso. Gli altri gruppi si sono impegnati a costruire altre città con temi e idee diverse.
Costruite e ultimate le città, tutti gli alunni di tutte le squadre, dovevano creare e determinare delle leggi adatte. Il gruppo della città del Cinema, ad esempio, ha creato una città con quartieri con i nomi dei nostri film preferiti (Harry Potter, Ritorno al futuro, Cattivissimo Me, Scream, Top Gun, Pelé), governata da leggi legate all’ecologia e alla biodiversità. In questa città, ad esempio. si usavano solo bici, non si doveva produrre gas di scarico e non si doveva inquinare: era una città nella quale si utilizzavano soprattutto oggetti di riciclo. Ad esempio, una legge affermava che “È assolutamente vietato gettare rifiuti per strada, in quartiere troverete gli appositi cestini. In caso di non rispetto della regola la sanzione sarà di €50.”
Un’altra invece: “Non sono ammessi mezzi a motore, si può girare solo a piedi o in bicicletta.”, o anche: “Nel fiume è vietata la pesca, (tranne nelle apposite aree). In caso di non rispetto la sanzione sarà di euro €100”. Infine, ogni gruppo ha presentato alla classe la sua città con le relative leggi che sono state analizzate e valutate dall’opposizione, composta dai nostri compagni. Alla fine di questa attività, non c’erano né vincitori né perdenti: è stata un’attività molto interessante e divertente basata sulla riflessione, sul ragionamento e sulla capacità di collaborazione e organizzazione del lavoro di gruppo.
Per la prima volta, nella storia della nostra scuola, tutte le classi terze hanno due portavoce, ovvero studenti e studentesse, che rappresentano la propria classe nei vari eventi organizzati dalla scuola e nei consigli di classe. Inoltre, sono anche consultati per gestire e creare degli eventi insieme alla preside. Noi siamo rappresentanti dall’ottobre del 2024: in questi 6 mesi, abbiamo avuto tanti confronti con la dirigente per organizzare, confrontarci sulle idee per migliorare la nostra scuola, oppure anche solo per dirle il nostro punto di vista su vari argomenti. Siamo molto grate di avere la possibilità di poter rappresentare i nostri compagni, di avere certe responsabilità e soprattutto di essere delle persone di cui la preside si fida. Oggi abbiamo chiesto alla nostra coordinatrice Elena Antoniotti e alla nostra dirigente Maria Cristina Dragoni cosa ne pensano di questa iniziativa e la loro opinione.
D: Cosa ne pensa di questa idea dei rappresentanti?
Prof. Antoniotti: Credo che ogni esperienza che responsabilizza e mette al centro i ragazzi sia importante. Inoltre, quando decidiamo o progettiamo attività che ricadono sui ragazzi, spesso ci dimentichiamo di chiedere proprio il loro punto di vista. Coinvolgerli li fa sentire parte della scuola e sviluppa il loro spirito critico.
D: Noi rappresentanti siamo riusciti a raggiungere le sue aspettative?
Dirigente: A dire la verità, siete andati anche oltre le mie aspettative, lo avete dimostrato in più occasioni, ogni volta che ho chiesto il vostro aiuto, siete stati pronti a darmi la risposta che mi aspettavo. E’ un’esperienza, dal mio punto di vista, molto gratificante ma credo lo sia anche per i miei ragazzi. Con questo concludiamo il nostro articolo, grazie per essere arrivati alla fine. Vi lasciamo qui sotto una foto con la nostra preside, i sindaci di Castel San Giovanni e di Sarmato, il Sindaco del consiglio comunale dei ragazzi di Sarmato, i rappresentanti delle associazioni Avis, Lyons e Alpini, insieme agli alunni meritevoli dell’anno passato. E’ stato il nostro primo evento organizzato con la dirigente per la nostra scuola.
Il quattro novembre 2024, “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”, in ricordo della fine della Prima Guerra Mondiale, nella nostra scuola, si è svolto un momento di commemorazione, alla presenza delle autorità cittadine. Tale data coincideva, per le secondarie “Mazzini” e “Moia” di Sarmato, con l’inizio della settimana di accoglienza dei ragazzi finlandesi del progetto Erasmus “Be – tweens”. Quindi, la classe 3^A, i ragazzi finlandesi ed i partecipanti del progetto Erasmus, si sono ritrovati nella biblioteca della scuola ed hanno creato un “memoriale” per celebrare la Pace. Lo slogan è stato: “ Peace is in our hands “ che tradotto significa: “La pace è nelle nostre mani”. Questa frase ci ha fatto riflettere molto in merito al concetto per cui siamo noi, con i nostri gesti di tutti i giorni, a costruire la pace.
La stessa frase è stata tradotta in molte lingue provenienti da ogni parte del mondo. Il simbolo del 4 novembre è il papavero rosso, semplice, spontaneo, che cresce nei campi anche di guerra e, per il suo colore, ricorda il sangue dei soldati caduti, come ricorda la canzone “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè che dice:
“Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi”
Sul memoriale per la pace, quindi, abbiamo incollato delle foto con le nostre mani aperte e, sul palmo, dei papaveri rossi. Una volta predisposto tutto il materiale, la celebrazione poteva iniziare. La nostra dirigente ha accolto alunni e docenti stranieri e quindi abbiamo proiettato un video che spiegava il senso del nostro lavoro.
A seguire, abbiamo letto la poesia di Elio Pecora “Dite, ditelo agli uomini” sia in italiano che in inglese e i nostri compagni finlandesi l’hanno tradotta e letta addirittura in finlandese! Al termine della commemorazione, il nostro sindaco e i docenti stranieri si sono scambiati regali di benvenuto e di ringraziamento.
Concludiamo proponendovi la nostra rielaborazione della poesia di Elio Pecora che abbiamo intitolato: “Perché ciò che ci piace, è la pace!”:
Il 20 febbraio scorso, la classe 1^C, accompagnata dalla professoressa Vanessa Valenti, è andata nel laboratorio di scienze per fare tre esperimenti. Durante il primo esperimento, abbiamo utilizzato: un piattino di plastica, tre zollette di zucchero, colorante alimentare atossico, una beuta di vetro con acqua, una pipetta. Abbiamo messo due zollette di zucchero in un piatto contenente dell’acqua colorata. Dopo 15 minuti le zollette di zucchero della nostra squadra sono diventate blu, inoltre poco alla volta si sono sciolte. Abbiamo capito che l’acqua colorata risale per capillarità negli spazi piccolissimi tra lo zucchero.
Anche nel secondo esperimento abbiamo capito il concetto di capillarità. Abbiamo usato questi materiali: becher di vetro con acqua, colorante alimentare e un gambo di sedano fresco. Abbiamo immerso un gambo di sedano in un bicchiere con acqua colorata viola e abbiamo notato che dopo trenta minuti era diventato, nella parte inferiore, violastro. La prof. ssa Valenti ci ha spiegato che anche in questo caso l’acqua colorata risale nei canali del sedano per capillarità.Infine, per il terzo esperimento, la nostra insegnante aveva preparato: bicchiere di plastica, beuta di vetro con acqua, pepe macinato, piccolo becker con detersivo per i piatti, cotton fioc, pipetta di plastica. In questo caso abbiamo scoperto il concetto di tensione superficiale. Qui dovevano riempire fino all’orlo il bicchiere di acqua aiutandosi nei momenti finali con la pipetta ed osservare la superficie. Abbiamo capito che la superficie e’ curva e si riveste di uno strato sottile che si chiama tensione superficiale: questo strato ha la proprietà di non fare affondare oggetti che pesano pochissimo. Infatti versando in modo uniforme il pepe sullo strato di tensione superficiale vedevamo che il pepe non affondava ma restava a galla. Poi però abbiamo immerso il cotton fioc nel detersivo e con il cotton fioc abbiamo appoggiato il detersivo sul velo di superficie di pepe.
Il detersivo è un tensioattivo che ha rotto la tensione superficiale: per questo, sulla superficie, si osservavano spazi vuoti e il pepe si spostava lateralmente, finendo anche sul fondo del bicchiere. La protagonista dell’esperimento era infatti la proprietà di tensione superficiale. Questi esperimenti ci sono piaciuti tantissimo, abbiamo capito che la scienza è una materia molto vicina alla nostra vita, inoltre attraverso gli esperimenti abbiamo capito come funziona la realtà che ci circonda!
In occasione della giornata della Memoria 2025, la classe 3^A diretta dal professore di musica Pollastri Luca, ha voluto rendere omaggio al brano “Wiegala” di Ilse Weber. Ilse, una poetessa, scrittrice e compositrice ceca di origine ebraica, nacque nel 1903 a Praga. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la sua vita cambiò quando fu deportata insieme alla sua famiglia nel campo di concentramento di Theresienstadt.
Ilse Weber
Qui, Ilse lavorò come infermiera, si prendeva cura dei bambini e degli anziani. Era nota per il suo impegno nel fornire conforto e assistenza a coloro che erano malati o in difficoltà.Continuò a scrivere poesie e racconti, spesso per i bambini del campo, cercando di portare un po’ di conforto e speranza in un ambiente così terribile. Purtroppo, Ilse Weber fu deportata ad Auschwitz perché decise di seguire i bambini che assisteva, nel 1944, e lì finì la sua vita.
Noi alunni della classe, ci siamo cimentati nel canto, nella registrazione e nel montaggio. Ne siamo usciti tutti soddisfatti, insegnanti compresi, perchè a parer nostro è stata un’esperienza fuori dalle righe e significativa. In particolare, “Wiegala” è una ninna nanna, scritta in modo materno e rassicurante, in modo da cercare di ricreare delle immagini che possano essere serene per i bambini.
In una lezione di tecnologia di inizio febbraio la professoressa Cesena ci ha proposto un lavoro per approfondire il concetto di “regime alimentare” e altri aspetti per un’alimentazione sana ed equilibrata attraverso una modalità di rappresentazione grafica chiamata “piramide alimentare”. Abbiamo imparato che con il termine “dieta” non ci riferiamo ad un’alimentazione che ci fa perdere peso ma al nostro regime alimentare. Con una serie di esercizi, abbiamo approfondito questi argomenti da non trascurare. Dopo aver ascoltato con cura le spiegazioni, ci siamo messi all’opera. La prof. ci ha chiesto di costruire una vera e propria piramide alimentare 3D, colorata e con i disegni opportuni che rappresentassero gli alimenti. Dovete sapere che nella piramide alimentare i cibi che stanno alla base sono più salutari e quelli più in alto devono comparire raramente nel nostro regime alimentare.
Partendo dal basso, dove troviamo i cibi che vanno mangiati più volte al giorno, ci sono la verdura e la frutta che grazie alle loro vitamine fanno molto bene al nostro corpo. Appena sopra troviamo i cibi che dovrebbero godere di un consumo giornaliero, come i cereali e i loro derivati, ad esempio il pane. Nella fascia di consumo giornaliero troviamo anche i derivati del latte, come yogurt, latticini e formaggio. Passando alla fascia del consumo settimanale, troviamo la carne bianca, la carne rossa e il pesce. Infine, al vertice della piramide troviamo i grassi e gli zuccheri come le caramelle. Nel corso di due lezioni abbiamo progettato le piramidi, abbiamo fatto i disegni e infine abbiamo costruito la piramide che è stata valutata dalla professoressa. Questo articolo serve per ricordare a noi e a tutti quelli che stanno leggendo che un regime alimentare non equilibrato o troppo povero può danneggiare la nostra salute.
Ringraziamo quindi la professoressa Cesena e tutti i professori che cercano di sensibilizzarci su questi argomenti.
Di Rachele Bertoni, Sophia Cella, Federico Bonizzoni 2/2/2025
Venerdì 10 gennaio, un gruppo di alunni delle classi terze di Castel San Giovanni e di Sarmato è partito all’aeroporto di Bergamo: destinazione Saragozza! Il viaggio è stato fatto nell’ambito del progetto Erasmus+, che promuove lo scambio di studenti tra diverse nazioni dell’Unione Europea all’insegna della promozione di valori universali quali la cultura, le tradizioni, i diritti umani, il progresso. La nostra scuola è partner dell’istituto IES “Clara Campoamor Rodrìguez”, che si trova nel centro di Saragozza. Quest’anno, la prima mobilità si è svolta in Spagna, dove noi siamo stati ospitati dagli studenti spagnoli per poi ospitare loro, in Italia, dal 24 febbraio al 3 marzo.
Arrivati in aeroporto, i ragazzi spagnoli ci stavano aspettando ansiosi. Visto che eravamo arrivati di venerdì e avevamo il weekend a disposizione, prima dell’inizio delle attività con la scuola, abbiamo visitato la città di Saragozza, che è veramente immensa. Continuavano a passare tram e autobus e grandi palazzi solcavano il cielo. Si trova nella regione autonoma di Aragona, a nord della Spagna ed è la principale e la più grande della stessa regione. Il clima era magnifico, si poteva stare anche solo con la felpa. Lunedì siamo andati nella scuola dei nostri ospiti: era bellissima ma soprattutto molto vasta e attrezzata. Erano presenti un bar, tre campi da basket e laboratori di biologia e di chimica. Il nostro viaggio in Spagna non serviva solo per migliorare il nostro inglese e per fare nuove amicizie, ma anche per, come dice il titolo del progetto: “Exploring the past, designing the future” che tradotto significa: “Esplorare il passato, disegnare il futuro”. Infatti, con le nostre attività successive, avremmo scoperto come si viveva nel passato (circa 60 anni fa) e ci saremmo chiesti come sarebbe stato il nostro futuro.
Tra le varie attività che abbiamo fatto durante il soggiorno in Spagna, le nostre preferite sono state: la visita al museo dei pompieri “Fightfires’s museum”, quella all’ “Aljaferìa” un castello costruito nel IX secolo e al museo del futuro, il cui nome era “Mobility Museum”.
Nel museo dei pompieri, abbiamo scoperto le attrezzature che si usavano e che si usano anche oggi. Abbiamo scoperto che in passato era molto difficile spegnere o controllare incendi di grandi dimensioni, inoltre il lavoro dei pompieri era complicato, infatti venivano considerati dei supereroi. Il “Mobility museum” era un museo basato soprattutto sulla mobilità nel futuro, dove abbiamo potuto provare dei simulatori di guida di un’auto a scelta tra quella elettrica, ibrida, a gasolio e a idrogeno. Successivamente, le guide del museo ci hanno dato la possibilità di usare dei visori 3D in cui potevi fare un viaggio in un modello di città futuristica. L’ “Aljaferia” è un castello costruito nel IX secolo e inizialmente era molto decorato con soffitti d’oro e colori che variano dal blu, rosso e verde. Dopo la conquista dei cristiani, ha perso la sua bellezza iniziale, per diventare una fortezza militare. Molte stanze sono state ricostruite come si pensava fossero in passato. La costruzione è gigantesca, ricca di decori e ambienti enormi.
Durante il nostro soggiorno in Spagna, abbiamo potuto anche assaggiare diversi cibi tipici, come per esempio: tapas, paella, croquetas, churros, tortillas des patates, Jamón serrano. I tapas sono stuzzichini serviti nei caffè spagnoli insieme all’aperitivo, possono essere dei tipi più svariati: frutti di mare, cubetti di formaggio, frittata di patate, pezzetti di salsiccia piccante, olive, ecc. Le croquetas sono crocchette realizzate con un composto di besciamella e prosciutto crudo, successivamente impanate e fritte; molto simili alle nostre crocchette di patate. Le tortillas des patates sono una frittata di patate mentre i churros sono dei dolci, tipici della cucina spagnola, a base di una pastella fritta spolverata di zucchero a velo, con l’aggiunta, talvolta, di cannella e serviti con la cioccolata calda. Lo Jamon serrano è il loro prosciutto tipico
Quando non eravamo a scuola, trascorrevamo la maggior parte del tempo con la famiglia che ci ospitava, erano tutte molto accoglienti e disponibili. In casa, le abitudini erano molto simili a quelle italiane. L’unica cosa un po’ diversa erano gli orari: si pranzava alle tre e mezza di pomeriggio e si cenava alle nove. Ma nei weekend la cena si spostava addirittura alle 23! All’inizio abbiamo fatto un po’ di fatica ad abituarci ai nuovi orari, soprattutto il primo giorno, ma poi ci si adatta al nuovo ambiente. Per la comunicazione non c’erano problemi: parlavamo inglese e ci capivamo benissimo, alcuni di noi italiani utilizzavano anche lo spagnolo. Si notava però che gli spagnoli erano molto più esperti in inglese, infatti loro lo studiano per 5 ore alla settimana! L’ultimo giorno, eravamo un po’ tristi perché avremmo dovuto lasciare Saragozza: in quella settimana c’eravamo divertiti davvero tanto, conoscendo una cultura molto simile alla nostra ma anche con numerose differenze. La cosa più triste era lasciare le famiglie, ci sarebbero mancate davvero moltissimo! Per fortuna, con i nostri amici spagnoli ci vedremo presto, però in Italia!
Tutto l’Istituto Casaroli, da qualche settimana, è impegnato nel progetto “Everybody STEM”. STEM significa Science, Technology, Engineering and Mathematics: nel progetto sperimentiamo coding e robotica educativa per sviluppare il pensiero computazionale, cioè il modo di pensare logico e creativo che viene messo in atto ogni giorno per affrontare e risolvere problemi con strategie specifiche. A partire dalla scuola dell’infanzia, sia a Castel San Giovanni che a Sarmato, tutte le oltre 70 classi della nostra scuola stanno partecipando a questa iniziativa.
Ci guidano esperti che stimolano la scoperta e l’ingegno dandoci obiettivi (ad esempio muovere dei robot) e noi, attraverso i programmi (come Scratch o Spike) dobbiamo costruire le sequenze delle istruzioni corrette. Tra le altre cose, abbiamo capito che le materie STEM sono accessibili a tutti ed è molto importante, per il nostro futuro, comprenderle ed apprezzarle.
Questo progetto, inoltre, risponde alle indicazioni dell’Agenda 2030 (obiettivo numero 4), che prevede di incrementare le materie scientifiche, di eliminare le disparità di genere e favorire l’accesso all’istruzione anche alle persone più vulnerabili.
Secondo noi, apprezzare le materie scientifiche è importante perché bisogna capire che non bisogna sviluppare soltanto le materie che ci piacciono ma anche impararne altre che ci serviranno sempre di più in un prossimo futuro. E il futuro, sicuramente, parlerà la lingua STEM.